Soldi il 25 maggio 2009

commenti per Investire in borsa e… quel 2% al mese27 commenti

Investire in borsa e… quel 2% al mese

Per costruire un capitale non hai bisogno di fortuna, hai bisogno di metodo. Un articolo sul trading on-line e come ottenere quel rendimento del 2% al mese sul capitale.

wall_street

“Il miglior modo per fare soldi divertendosi è quello di trasformare i soldi nel tuo hobby e non nel tuo dio.”

Scott Alexander.

In un recente articolo, parlando di abitudini per cambiare vita, ho sottolineato quanto possa essere importante risparmiare per costruire un capitale. Ma l’esempio del rendimento del 2% non è proprio piaciuto a tooby:

“2% mensile significa che 100 euro dopo un anno diventano intorno ai 125-130 (dipende dal tipo di interesse corrisposto). Non esiste un investimento che possa garantire un tasso del 25% annuo, a meno di non garantire un rischio altrettanto stratosferico. E per arrivare a simili rendimenti, perdonami il francesismo, ma serve una gran botta di c**o, da sostenere per 20 anni. Roba che neanche Gastone…”

Sono d’accordo con tooby: credo che sia difficile avere un rendimento sul capitale del 2% al mese, ma non impossibile. Perché dovrei precludermi ogni possibilità? Per quanto mi riguarda preferisco chiedermi: come posso avere quel 2% al mese?

In questo articolo voglio parlarti di una delle possibili risposte a questa domanda.

Da ormai qualche anno sono appassionato di trading on-line. In realtà la finanza mi ha da sempre affascinato: film come Wall Street di Oliver Stone o libri come Reminiscences of a Stock Operator, fanno da tempo parte della mia lista degli “imperdibili”. Ma solo nell’ultimo periodo ho deciso di operare in prima persona.

Ogni giorno le borse mondiali sono attraversate da miliardi di euro che si muovono come le onde di un oceano smisurato. Facendo trading on-line hai la possibilità di surfare quelle onde o di esserne travolto.

Mi reputo un surfer… pardon, un trader principiante, ma mi piacerebbe condividere con te qualche consiglio pratico per approcciare il mondo del trading on-line e magari ottenere proprio quel 2% al mese:

  • Non investire i soldi per il supermercato. Se decidi di iniziare ad investire in borsa, avrai bisogno di un piccolo capitale da cui partire. 2.000 € possono essere più che sufficienti per fare i primi esperimenti. Ciò che conta è che i soldi che decidi di impegnare siano soldi di cui non hai urgente bisogno. Perché questo? Per almeno 2 motivi: a) molto probabilmente prima di iniziare a guadagnare seriamente in borsa, perderai gran parte del tuo capitale iniziale. b) per fare trading on-line devi avere a disposizione un capitale dedicato per sfruttare al meglio le occasioni che si presentano.
  • Scegli gli strumenti giusti. Internet oggi offre decine di piattaforme per il trading on-line. In Italia puoi scegliere di iniziare con Fineco o con Directa. Per quanto mi riguarda ho scelto Fineco: i servizi di trading offerti sono completi ed i costi totali di gestione del conto sono accettabili.
  • Specializzati. Futures, opzioni, forex, azioni, ETF, fondi, PAC, Wall Street, DAX. Investire oggi è un po’ come andare al mercato del pesce: trovi di tutto e di più. Ma il segreto del successo in borsa è la specializzazione. Scegli uno strumento, scegli una piazza su cui operare ed impara tutto ciò che puoi imparare. Il resto è rumore di fondo.
  • Studia. Il mondo della crescita personale è stato invaso da venditori di fumo che promettono rendimenti in borsa a due cifre grazie alla frequentazione di un weekend di corsi (dal costo a 4 cifre!). Non voglio commentare, ti riporto solo una citazione molto nota tra i traders professionisti: “Chi sa operare…opera, chi non sa operare…insegna, chi non sa insegnare…fa consulenza, chi non sa fare consulenza…gestisce patrimoni”. Non farti abbindolare da questi ciarlatani: una volta scelto lo strumento finanziario su cui operare, studialo utilizzando le risorse gratuite in rete o i buoni vecchi libri di testo.
  • Adotta un metodo. Investendo in borsa perderai soldi. Questo però non significa che non riuscirai ad accrescere il tuo capitale. Puoi chiudere 8 operazioni su 10 in perdita e continuare ad ottenere quel famoso 2% (o più) al mese. Si tratta solo di avere il giusto metodo. Per quanto mi riguarda ho scelto di adottare il metodo ShoTrading. Ho scoperto questo sito grazie ad un mio amico di una investment bank londinese. ShoTrading è un sito di traders professionisti indipendenti che operano al rialzo e al ribasso sui titoli blue chips di Piazza Affari (ricordi il punto sulla specializzazione?). Il servizio a numero chiuso, unico in Italia, permette di accedere quotidianamente alle strategie dettagliate adottate dai traders di ShoTrading. Che tu scelga di seguire il trading system di un professionista o un tuo metodo, ciò che conta è che impari ad adottare regole di investimento ferree. Investire in borsa non è come scommettere sui cavalli: consistenza, costanza e metodo contano molto più di singoli colpi di fortuna.

Fai anche tu trading on-line? Fammi sapere quali sono state le tue esperienze nei commenti.

Foto di Stuck in Customs

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27 Commenti

  1. L’ho fatto molti anni fa durante l’università, la lezione che IO (è solo la mia personale opinione) ne ho tratto è che devi investire i soldi appunto per INVESTIRE: cioè devi studiare i fondamentali delle aziende a cui vuoi dare i tuoi soldi per decidere sulla crescita di quale azienda vale la pena puntare. Sì, perchè investire vuol dire dare fiducia ad un’azienda perchè pensi che nel tempo il valore che essa crea ai suoi clienti aumenterà, l’investitore in pratica finanzia questa crescita, nella speranza di essere ripagato un giorno. Ci vuole una cultura finanziaria di base (che si può acquisire, ma che non è nel mio bagaglio), l’obiettivo di investire a lungo termine e disciplina.

    Io invece saltavo dentro e fuori facendo intraday trading che consumava tutto il mio tempo e le mie energie, a quel punto era diventato un lavoro e quello non è il lavoro che mi piace fare. Perciò ho smesso e preferisco focalizzarmi sulla costruzione di nuovi business miei, possibilmente che siano (pseudo) passivi e che possano in qualche modo migliorare la vita del prossimo.

    ciao
    alexander

  2. Il tuo post mi capita a fagiolo: ho cominciato a fare trading giusto una settimana fa. Conscio di quel post (che ho preso per provocazione, per spingere a porsi dei traguardi) mi sono dato un obiettivo ambizioso, difficile ma non impossibile. Quindi non il 2% (che continuo a ritenere impossibile per chi ha un capitale piccolo, visto che le commissioni mangiano maggiormente i piccoli importi).

    E se mi permetti un aiuto, dal basso dei miei studi, aggiungerei che per i piccoli importi gli ETF sono l’ideale, poiché grazie alla diversificazione totale, annullano il rischio “firm specific” delle azioni e degli strumenti legati a singole aziende, lasciando solo quello di mercato (che è ineliminabile).

    (Ecco, forse questo aggiungerei al tuo post: non mettere le uova nello stesso paniere, perché altrimenti rischi di romperle tutte).

  3. Vincenzo

    Ciao a tutti,

    non sono un esperto di trading e non ho operato in prima persona.
    Tuttavia ho avuto modo di avvicinarmi alla materia grazie a mio cugino con il quale ho condiviso la mia camera universitaria a Bologna per tre anni :-)!!
    Lui faceva trading intraday (nessuna posizione aperta a fine giornata) sulla piattaforma di IWBANK e il metodo che utilizzava, piuttosto che sull’analisi fondamentale, si basava sull’analisi tecnica dell’andamento del titolo.
    Insieme ad un altro suo amico avevano sviluppato e testato algoritmi su determinati titoli che, in base all’andamento, suggerivano quando entrare e quando uscire e con quale strategia (short o long).
    Li testavano in simulazione per 2/3 settimane , se andavano bene, li appplicavano alla lettera per altre 2/3 settimane, con riusultati molto positivi!

    Per il momento, non avendo molto tempo, io vado su investimenti di lungo con gli ETF, ma il tema resta cmq di grande interesse.

    Spero di avervi dato qualche spunto di discussione :-)

    Ciao

    Vincenzo

  4. Scusatemi per la risposta in ritardo: giornata intensa.

    @Alex
    Penso che l’investimento speculativo (di breve) e l’investimento basato sull’analisi fondamentale siano 2 mondi completamente diversi. In questo articolo mi sono concentrato sul primo tipo di trading.

    Non credo tuttavia al trading ossessivo. Il metodo che seguo al contrario ti permette di evitare l’overtrading. In generale non dedico mai più di 5-10 minuti al giorno al trading: imposto l’ordine automatico su Fineco alle 8:15 sulla base dei segnali di ShoTrading, controllo che sia tutto regolare e passo ad altro.

    Per il resto ho molto apprezzato il tuo ultimo passaggio. Credo che il segreto del successo di un’attività imprenditoriale sia proprio nel creare valore… ma la mia passione per la finanza rimane! ;-)

  5. @Tooby

    Questa volta voglio essere provocatorio io.

    Un punto che aggiungerei è: metti tutte le uova nello stesso paniere

    Non credo molto nella diversificazione, penso che sia l’invenzione di qualche promotore finanziario non molto pratico. Per quanto mi riguarda ho solo una regola: 50% del capitale in investimenti sicuri, 50% in investi speculativi. Ogni gain realizzato lo ridistribuisco fifty fifty in investimenti sicuri ed investimenti speculativi.

  6. @Vincenzo

    Grazie mille! Bisogna che mi presenti tuo cugino!
    A parte gli scherzi, il metodo che sto seguendo è molto simile a quello di tuo cugino, si basa su un trading system che suggerisce livelli di ingresso e di uscita (sia long che short) e naturalmente, come per ogni trading system, i risultati arrivano con una applicazione “priva di emozioni” dei segnali.

    Andrea

  7. @Andrea: Tu metti il 50% delle uova nel paniere investimenti sicuri, e un altro 50% nel paniere speculazione. Hai diversificato. :-)

  8. (Perdonami, prima andavo un po’ di fretta, quindi aggiungo una cosina). Io ho cominciato da poco a fare trading, ma non sono l’ultimo arrivato (ero appassionato di borsa già alle medie e oggi sono al terzo anno di economia aziendale).

    Ti posso dire che la diversificazione è oggetto di studio della finanza aziendale, ed è nata a seguito di una evidenza empirica: il mercato ha uno scarto quadratico medio minore rispetto ai titoli che lo compongono (mentre i singoli titoli veleggiano spesso e volentieri sopra i 35, il mercato si ferma intorno a 20). Basti pensare che sentiamo spesso di azioni che un giorno vanno su del 40% e il giorno dopo scendono del 60%, tuttavia in quei giorni il mercato, magari, si è mosso di pochi decimi di punto.

    Dunque no, la diversificazione riduce la variabilità e dunque il rischio. Non è l’invenzione di investitori poco pratici, ma di premi Nobel. :-)

  9. Non fraintendermi Tooby, non penso che la diversificazione sia un male in assoluto. Ritengo che i premi Nobel a cui accenni abbiano realizzato tali studi con i grossi fondi di investimento in mente, fondi da miliardi di euro, per i quali diventa fondamentale la gestione del rischio (risk management).

    Per chi investe poche migliaia di euro in azioni, diversificare significa pagare ingenti somme in commissioni per ottenere rendimenti ridicoli a fronte di un rischio superiore a molti altri strumenti finanziari.

    Generalmente sono proprio i promotori finanziari inesperti a suggerire ai loro clienti di “diversificare”, presentandola come la panacea a tutti i rischi finanziari, ma senza in realtà conoscere l’applicabilità pratica delle teorie di money management e risk management.

    Sarei curioso di conoscere i rendimenti negli ultimi 12 mesi dei portafogli diversificati… ;-)

  10. Comincio dalla fine: la diversificazione riduce il rischio, perché elimina quello specifico dell’impresa. Il rischio ineliminabile è quello di mercato. La diversificazione funziona, ma contro l’orso c’è poco da fare (a parte uscire o andare corti, ovviamente finché la consob te lo permette). Soddisfo la tua curiosità http://dshort.com/articles/2009/diversification-overview.html

    Quanto al resto, è vero che chi ha poche migliaia di euro non può diversificare come fanno i grandi investitori. Ed è proprio per ovviare a questo problema che sono nati i fondi e gli ETF: invece di diversificare il proprio portafoglio, si comprano quote di portafogli già diversificati. Commissioni contenute e ampia scelta (che poi siano stati inventati per attirare i piccoli investitori, non mi sembra sia un male). Fra gli ETF, poi, ci sono anche strumenti a leva, per chi vuole rischiare di più, per replicare più volte l’andamento del sottostante, insomma ce n’è per tutti i gusti: tutti possono e secondo me dovrebbero diversificare.

    E ti dico una cosa che ti farà piacere: un mercato sano cresce del 2% al mese, dunque scegliere un ETF che ne replichi l’andamento ci farebbe raggiungere il famoso obiettivo.

    Poi non capisco: i piccoli non dovrebbero fare risk management? Qui non mi troveresti d’accordo: ovviamente non dovrebbero inventarsi chissà quali grandi (e costosi) sistemi, ma anche semplicemente studiare, come suggerisci tu, è gestire il rischio.

  11. Ciao Tooby,
    grazie per i continui commenti dettagliati e ragionati.

    Vorrei riportarti il mio pensiero finale sulla diversificazione. Riprendo un commento di un trader professionista, che la mia esperienza (seppur breve) mi ha spinto a condividere al 100%:

    Altro week end di tanto gioioso relax grazie al gran gain che abbiamo incassato su Fiat che va a far compagnia col colpaccio della settimana scorsa …… Un’ottima serie e dei bei passi avanti nei rendimenti dei due TS. Ora non vorrei star qui a fare quello che posta i complimenti a Nardini dopo ogni gain (anche perché lo seguo da 11 anni…) ma secondo me c’è una caratteristica che negli ultimi anni è maturata nella sua operatività che fa davvero capire quanto quest’uomo sia un TRADER di quelli veri (rarissimi) e con la T maiuscola: la capacità di SELEZIONE. Signori….non so se qualcuno conosce un po’ di storia dei grandi traders di borsa, ma una caratteristica che spesso distingue i “fuoriclasse” dal resto è la selezione di un numero limitatissimo di titoli, se non uno solo o due, su cui entrare in maniera pesante. Ha ragione Nardini quando dice che ciò che insegnano oggi su Gann non c’entra nulla con ciò che faceva lui, per esempio la famosa regola della diversificazione in 10 posizioni di Gann…..lui non la applicava, quando era il momento entrava pesante su una o due cose… . Il fatto è che solo quelli con le P**** CUBICHE possono permettersi di stare fermi e liquidi per giorni per poi di colpo dirti: < > e te lo dicono indicandoti UN SOLO titolo o DUE. Lavoro nei trading desks da anni, spesso sono a Londra in un trading desk dove c’è gente anche abbastanza in gamba (ma anche loro erano quelli con gli ansiolitici sul tavolo durante il crash dell’estate scorsa mentre io dovevo trattenermi per non esultare sugli short che stavamo facendo qui…..) negli anni ho conosciuto tanti tanti tanti che “volevano esere traders”….ma quelli che lo sono davvero li conti sulle dita di una mano… e quando arrivi al DUNQUE tutti si arrampicano sugli specchi della DIVERSIFICAZIONE, del tipo < >. Bene…vi dico una cosa: DIFFIDATE DI CHI DA’ SEGNALI SU TANTI TITOLI. In verità NON FA TRADING XCHE’ NON E”FATTIBILE NELLA REALTA’, perché non è possibile fare trading su 10 o 15 posizioni se sei un trader unico o un piccolo privato …..eppure questa è addirittura una REGOLA considerata classica. Perchè ? Perchè gente che sa davvero come si sta nel mercato (cioè con una disciplina ferrea e l’emotività di un ghiacciolo) in giro ce ne è pochissima….perciò tutti diversificano PERCHE NON SANNO COSA ALTRO FARE e la diversificazione da loro l’ILLUSIONE DI ESSERE PRUDENTI e protetti. In verità appena il mercato diventa direzionale, e va in direzione contraria con volatilità spinta…..loro sono decisionalmente BLOCCATI …. (come le gestisci 10 o 15 posizioni nel pieno dell’onda contraria ?). Ah…..se potessi fare i nomi….ne conosco certi che finiscono intervistati sui giornali e a fare gli sponsor per le sim e le gare di trading….. No Comment. Il punto è che se daà segnali pesanti solo su una cosa o due….o sei un pazzo e sei uno che sa come si sta nel mercato. Seguo Nardini dal 1997, posso asserire con certezza che non è pazzo. Buon we a tutti
    Funkytrader

    Fonte

    A parte il linguaggio a tratti colorito, direi che rende l’idea. Se la diversificazione nella teoria è ottima per la gestione del rischio, nella pratica di trading quotidiano, oggetto dell’articolo, non è di fatto applicabile.

    Andrea.

  12. Vincenzo

    Ciao Andrea,
    se posso ti volevo chiedere il costo di Iscrizione a ShoTrading (dopo la settimana gratuita di prova).
    Da quanto tempo segui le loro strategie?

  13. Ciao Vincè,

    Credo che i ragazzi di ShoTrading preferiscano comunicare il prezzo dell’abbonamento durante il periodo di prova gratuito. Inoltre, se hai la possibilità di avere accesso al numero chiuso, penso che la settimana di prova sia un ottimo modo per testare il trading system. Come ripeto spesso negli articoli, con le belle parole si fa poco: sperimentate in prima persona e traete le vostre conclusioni.

    Io sono venuto a conoscenza di ShoTranding 4 mesi fa.

    Un saluto.

  14. inciampo in patologia sociale? qualcuno (o quasi tutti!) si sono dimenticati cosa SONO i soldi?
    PROMEMORIA
    i soldi sono un corrispettivo temporaneo della produzione di beni o servizi!
    se vuoi guadagnare dei soldi produci beni o servizi.
    in realtà, se ci pensi un po’ meglio, nessuno vuole veramente guadagnare dei soldi, tutti (salvo patologie) vogliono essere felici. visto che la felicità spesso si può ‘comprare’, la gente tende a sovrapporre le due cose. nulla di male, di solito… ma poi c’è il trading online. in questi casi (come nel superenalotto) non produci né beni, né servizi, parassiti dentro un sistema autoreferenziale che non fa che farti dimenticare il senso del lavoro, il senso della creatività, il senso degli oggetti e il (non) senso dei soldi.
    chiudo: commutare la domanda in ‘come posso guadagnare il 2%’ in ‘come posso meritare il 2%’ o meglio ancora come posso produrre beni o servizi utili alla società in modo che mi sia giustamente corrisposto quel 2% in denaro?

  15. Ciao Giacuomo,
    bentornato.

    Trovo i tuoi commenti sempre… sfidanti ;-)

    Inutile nascondersi dietro un dito: il trading di cui si parla in questo articolo è un trading speculativo che non ha nulla a che fare con l’investire a cui accennava Alex.

    Sono quindi d’accordo ed in disaccordo con te allo stesso tempo.

    *Sono d’accordo perché credo che prima di pensare a come fare soldi, sia necessario pensare a come creare valore. Per quanto mi riguarda, anche avendone la possibilità, non farei mai del trading on-line un lavoro: lo trovo purposeless.

    *Sono in disaccordo perché credo che sviluppare la propria sagacia finanziaria, la propria capacità di gestire soldi sia estremamente apprezzabile. La finanza senza economia è come la benzina senza macchina: rischiosa, infiammabile e tossica. Ma l’economia senza la finanza è come la macchina senza benzina: un bell’oggetto che non può esprimere le sue potenzialità.

    Concludo unendo le nostre due domande: come posso meritare l’1% e trasformarlo in 2% utilizzando le mie competenze finanziarie?

    Buona serata,
    Andrea.

  16. buona serata anche a te, andrea.
    guarda come è subdolamente entrato nella mente quel pensiero! perché devi trasformarlo in 2%? l’hai meritato? ovvero ‘hai corrisposto un valore sociale’? hai restituito del valore, ovvero beni o servizi? ma soprattutto: perché ti preoccupi di avere più soldi, anziché produrre più lavoro? suggerisco la risposta bastarda: perché, visto che i soldi sono la misura del lavoro (qualità e quantità), il fatto che ne prenda di più, vuol dire che valgo di più! capisci che è un inganno? una puttanata?
    ma lo so, lo so… lo ammetto:
    nella tua risposta c’è del buon senso e del ‘mondo’. ovvero, quello che dici è vero… in questo mondo, ma non per questo è giusto, anzi… meglio: ma non per questo ha un senso. allora per ‘giustificare’ il nostro disaccordo devo di nuovo spostare la domanda: il mondo lo voglio spremere e tirarci fuori un po’ di succo (marcio) anche per me, o mi voglio sbattere per rimetterlo in piedi?
    ti dico queste cose, andrea, perché vedo che hai voglia (per passione o per lavoro) di aiutarti e aiutare a migliorarsi. la finanza è un tumore sociale che va combattuto e stroncato, non alimentato. ti viene difficile da pensarlo per quell’ ‘errore’ di cui prima: dal momento in cui lavorare/produrre e guadagnare soldi divengono sinonimi, se uno guadagna soldi allora ha anche lavorato/prodotto. il fatto che spesso sia vero, non vuol dire che lo è sempre.
    non insisto oltre. ma ti invito a rifletterci andando oltre l’uso e l’abitudine: è un inganno subdolo che ha distrutto la logica e il senso del valore del lavoro con gravissime conseguenze sociali.

  17. Ciao Giacuomo,
    grazie per la riflessione.

    Il nostro disaccordo probabilmente nasce proprio dal legame tra soldi e lavoro. Tu li vedi indissolubilmente legati, io no.

    Scambiare il proprio tempo, lavoro, per dei soldi è solo una possibilità, la più diffusa e forse la più deleteria, in quanto distrugge ogni spirito di iniziativa e ci spinge a vendere il nostro tempo per qualcosa che magari disprezziamo.

    Al contrario io credo che possa e debba esistere lavoro senza soldi, come è giusto che possano e debbano esistere soldi senza lavoro.

    Due esempi legati a questo blog per comprendere nella giusta ottica questa mia ultima affermazione:

    *Curare questo blog, scrivere articoli che possano stimolare la riflessione, condividere le mie esperienze e raccogliere quelle degli altri è di per se un impegno, un lavoro, ed è un lavoro senza soldi, ed è giusto che sia così. Se gli articoli fossero prezzolati, fossero marchette, perderebbero proprio di quel volore sociale a cui ti riferivi.

    Allo stesso tempo…

    *Creare attorno al blog un sistema che generi entrate, una volta a regime, di fatto, sono soldi senza lavoro, e anche in questo caso è giusto che sia così: se dovessi impegnare il mio tempo ad occuparmi costantemente di queste entrate, non potrei più dedicarlo a creare contenuti di valore (o almeno spero che siano percepiti così! ;-).

    Andrea.

  18. Il nostro disaccordo probabilmente nasce proprio dal legame tra soldi e lavoro. Tu li vedi indissolubilmente legati, io no.
    nono. neanch’io li vedo legati a doppia mandata.
    Beni (oggetti o prodotti del lavoro) e Servizi (il lavoro stesso che non necessariamente produce un bene/oggetto, tipo l’insegnamento…) sono le uniche cose a cui riconosco un valore correspondibile in denaro. Il fatto che possa esserlo, non vuol dire che lo sia. In realtà, potremmo decidere di chiamare ‘volontariato’ il lavoro non retribuito e allora il lavoro sarebbe davvero sempre e solo quello retribuito. Ma questo è solo un fatto di definizioni.
    Infatti, il punto per me non è che ‘possa esistere del lavoro senza soldi’ (ma mai del lavoro senza valore, dovremmo procedere alla distinzione valore, costo e prezzo, ma la broda s’allunga…), ma che non possano esistere ’soldi senza lavoro’. mai e poi mai!
    Pensa al valore sociale del lavoro, al valore umano; e pensa che, per comodità, questo valore rimane scritto su un foglietto affinché tu possa scambiarlo con ALTRE persone e con lavori di natura DIVERSA da cui il mutuo e equo beneficio. Senza il lavoro, questo foglietto che senso ha?
    Il denaro è un ‘promemoria’ del valore del lavoro o del bene che hai prodotto.
    Per rispondere al tuo esempio, bisogna mettere in gioco il fatto che in questo mondo le cose non sono come dovrebbero essere; alle volte (come faccio anch’io) con un lavoro di (per me) basso valore e bassa qualità mi ripago un lavoro di altissima qualità il cui valore non è riconosciuto ovvero corrisposto. lungi da me pensare che sia giusto così!
    Più di una volta poi mi è successo che un lavoro sul quale la gente non credeva e al quale non corrispondeva un valore, e tanto meno un prezzo, nel tempo ha guadagnato la credibilità necessaria per ripagarmi anche degli sforzi iniziali non retribuiti: questo è il senso dell’investimento fatto sul lavoro per il lavoro.

  19. Ti seguo Giacuomo, e sinceramente mi riesce difficile essere in disaccordo. Probabilmente la parolina che unisce i nostri discorsi è proprio “valore”.

    Posso creare valore lavorando (inteso nella sua accezione usuale), ovvero impegnando il mio tempo, oppure posso creare valore creando un sistema, che non necessariamente debba impegnare il mio tempo una volta a regime.

    E fin qui credo che possiamo essere d’accordo… ma effettivamente il trading è un problema… dove lo mettiamo?

    Mi riservo la possibilità di rifletterci Giacuomo.

    Buona serata.

  20. E fin qui credo che possiamo essere d’accordo… ma effettivamente il trading è un problema… dove lo mettiamo?

    IMHO il daytrading non aggiunge valore, ma cerca di sfruttare delle falle del “sistema” di investimento. L’investimento a lungo termine *può* valorizzare una società.

    Just my 2 cents

    ciao
    alex

  21. mentre rifletti (e ringrazio alex per il contributo) faccio una proposta di risposta per il… trading, che salva capra e cavoli, fintanto che il mondo rimane quello che è.
    ovvero, invece che investire a caso solo in funzione del fatto che un investimento è più o meno fruttuoso, investi su un lavoro/azienda/progetto in cui credi. in pratica, non potendolo fare tu, dai i tuoi soldi affinché un’iniziativa commerciale in cui credi possa crescere e, quando è il momento, ne riscuoti i frutti o *sigh* condividi le perdite.
    ed ancora: l’altro lato della medaglia. come rimarresti scoprendo che sei riuscito a guadagnare quel 2% investendo su un’azienda quotata che (diciamo per assurdo) gestisce traffici illeciti?
    in attesa che qualche economista illuminato rimetta in fila questa patologia sociale a livello mondiale, io continuo comunque a preferire investire sul MIO lavoro.
    il messaggio che voglio passare con tutta questa tiritera è lo spostare la domanda da ‘come guadagnare più soldi’ a ‘come produrre più lavoro’ nell’accezione più estesa di ’servizio alla società’ e la consueta ideologica speranza che all’incremento di servizio sia corrisposto l’incremento di soldi (lo so, lo so, non è sempre così, anzi…)
    di modo che l’aumento di guadagno sia una disinteressata, non premeditata, ma inevitabile conseguenza del nostro impegno all’autorealizzazione sociale attraverso il lavoro. sounds cool, doesn’t it?

  22. Ciao Andrea
    io opero in borsa da oltre 3 anni e non posso assolutamente lamentarmi,in questo anno il mio capitale è aumentato del 19% è quello che dici è sacrosanto. Credo non esista un metodo o un mercato (forex, opzioni, future ecc) migliore o più reddittizzio, il mio motto è : metodo, metodo e metodo.
    Il metodo deve essere personalizzato in base alla propria propensione al rischio, solo questo e la disciplina può salvare il trader principiante dall’emotività . Quindi io riassumo con: metodo, disciplina, studio, stop loss e take profit.
    buon trading a tutti

  23. Grazie Giacuomo e grazie Alex. Ho apprezzato le vostre riflessioni, ma sono giunto alla conclusione che non sia possibile confondere lavoro e risparmi.

    Per quanto riguarda il lavoro, ritengo che il nostro primo obiettivo debba essere quello di creare valore ed in questo concordo appieno con i vostri ragionamenti.

    Per quanto riguarda i risparmi, ritengo che sia saggio sviluppare le competenze che ci aiutino a gestirli e ad accrescerli, non solo per un puro tornaconto personale, ma anche perché una società costruita sul risparmio è una società più sana.

    Tornando al tema dell’articolo, penso che il trading veloce non crei quel valore di cui abbiamo parlato per il lavoro, ma permetta comunque di acquisire un metodo, utile per gestire questa risorsa del “mondo” in cui viviamo.

    Andrea.

  24. Ciao Michele,
    grazie per aver condiviso la tua filosofia di trading. ;-)

  25. spostare la domanda da ‘come guadagnare più soldi’ a ‘come produrre più lavoro’ nell’accezione più estesa di ’servizio alla società’ e la consueta ideologica speranza che all’incremento di servizio sia corrisposto l’incremento di soldi (lo so, lo so, non è sempre così, anzi…)
    di modo che l’aumento di guadagno sia una disinteressata, non premeditata, ma inevitabile conseguenza del nostro impegno all’autorealizzazione sociale attraverso il lavoro. sounds cool, doesn’t it?

    Condivido totalmente: il vedere i soldi come UNA (non l’unica possibile) contropartita per del VALORE che ho aggiunto all’universo è il mio obiettivo. Nel frattempo – sinceramente – mi trovo da qualche parte a metà strada, nel senso che faccio anche un pò di soldi con blogs mediante Adsense, che io considero alla stessa stregua del day-trading: non fornisce vero valore, ma mi permette in questo momento di finanziarmi libri, corsi di crescita personale e vacanze. Il mio obiettivo di medio-lungo termine è di arrivare a molteplici canali di guadagno (pseudo)-passivi e non che forniscono tutti un valore.

    un abbraccio
    alexander

  26. ok. permettimi andrea di alzare il tiro (toni provocatori, intendo) a fin di bene, promesso. nel tuo ultimo messaggio (e nei precedenti) ci sono buoni presupposti e conclusioni discordanti con i presupposti, ma in accordo con quello che (immagino) sia quello che vorresti…
    il punto è che, quando ciò che è giusto e ciò che vorremmo lo fosse non coincidono, le scelte sono due: quella religiosa (inventi un gioco di parole che dimostri anche l’assurdo!) e quella etica (adatti ciò che vorresti a ciò che realmente è). il tuo commento mi è sembrato molto… religioso!
    entro nel dettaglio (a rischio di dilungarmi…)
    …non sia possibile confondere lavoro e risparmi.
    neanche da mettere in dubbio: il lavoro è qualcosa che fai e che ti dà un senso sociale, i risparmi sono un foglietto dove c’è scritto cosa hai fatto e quanto; è come confondere julia roberts con la sua ombra.
    ma anche perché una società costruita sul risparmio è una società più sana.
    se il risparmio è la misura del lavoro che hai fatto fino ad ora, la società è più sana perché qualcuno ha lavorato, non per i soldi cumulati. il fatto che vadano di pari passo, non vuol dire che sono la stessa cosa! metafora: se scrivi su un foglio tutte le volte che hai portato a letto una modella per vantartene con gli amici, il fatto che tu lo scriva senza esserci andato a letto funziona ancora con gli amici, ma non è esattamente lo stesso… inoltre, trasferire il ragionamento della gestione del risparmio attraverso il *sigh* trading dal singolo al sociale, non funziona. mentre tu guadagni senza produrre (e questa è una legge fisica), qualcun altro sta perdendo. l’unico modo che hai per aumentare la ricchezza (in senso esteso) di una società è producendola, non spostandola.
    utile per gestire questa risorsa del “mondo” in cui viviamo.
    questo è il punto. se vuoi dirmi ‘viviamo in un mondo sbagliato, chi sono io per oppormi?’ allora posso batterti la mano sulla spalla e dirti ‘tranquillo, lo farò io al posto tuo’. ma ho più gusto nel rilanciare la sfida. aumentare la posta. renderla più difficile, quasi impossibile. ma con tutti i consigli dei tuoi vari post (e link) diventa quasi doveroso, no? PRODUZIONE +10% mensile, TEMPO LAVORATO -5% mensile, TEMPO alla formazione +5% mensile, guadagno proporzionale alla produzione (lavoro ben fatto e riconosciuto tale, è un fatto di immagine ;-) ) Lo stesso dico anche ad Alex: trovare strada produttiva! ho cominciato a studiare le varie arti quasi per gioco e mano a mano che le mettevo a frutto mi permettevano di finanziarmi altra formazione e migliorare le mie performance, e cosi anche i cachet, e così via. ma ognuno ha la sua strada…

  27. il vedere i soldi come UNA (non l’unica possibile) contropartita per del VALORE che ho aggiunto all’universo è il mio obiettivo
    scusa la pignoleria, ma non voglio che questa frase mi sia attribuita. i soldi non sono una contropartita. i soldi NON SONO NULLA! non si mangiano, non ti scaldano (un poco sì, a dirla tutta), non ti trasportano, non fanno nulla. lo stesso direi (quasi) dei diamanti, che invece sono utili per le punte delle scavatrici ed altro e dell’oro, utilizzato come conduttore elettrico o per altre proprietà (una volta anche per i denti finti, no?)
    i soldi servono (dovrebbero servire) solo per TEMPORIZZARE uno scambio di beni e/o servizi. faccio un lavoro ora e scrivo che l’ho fatto. domani mi serve un lavoro, ti porto il biglietto dove c’è scritto che ho fatto il lavoro di cui sopra che scambio con il tuo (puoi sostituire a lavoro il termine ‘bene’). questo è quanto.
    tutte le altre sovrastrutture a questo banalissimo concetto a livello ECONOMICO, SOCIALE, UMANO (purtroppo avere dei soldi è uno status simbol indipendentemente da come te li sei procurati) sono PATOLOGIE del sistema monetario che andrebbero COMBATTUTE E RIMOSSE. il problema è che questo sistema (SBAGLIATO) è comodo per chi è ricco (di solito è anche potente… o è la stessa cosa?) e accettato da chi non ci ragiona (quasi tutti), per cui quando ne parlo, mi guardano come un alieno, ma ancora non ho sentito contro.argomenti neppure minimamente decenti.
    il danno peggiore è che mentalmente molta gente non solo sovrappone il lavorare con il guadagnare, ma di fronte ad un miglior lavoro peggio retribuito, preferisce il peggior lavoro meglio retribuito, sostenuto dall’opinione pubblica e convinto olte ogni ragionevole dubbio che è l’unica scelta possibile.

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