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Come affrontare i problemi della vita: il paradosso del lampione

Quando dobbiamo affrontare i problemi della vita spesso ci troviamo incastrati nel cosiddetto “Paradosso del Lampione”. Se non lo conosci, lo subisci.

affrontare i problemi

“La felicità non deriva dall’assenza di problemi, ma dalla capacità di affrontarli.”

Steve Maraboli.

Stazione ferroviaria di Bologna. Giovedì pomeriggio. Sono appena arrivato da Milano e mi avvio verso l’uscita.

Due tecnici hanno momentaneamente bloccato le scale mobili che risalgono dai binari, per una manutenzione straordinaria. Non è un orario di punta e i pochi passeggeri scesi dal treno prendono in mano trolley, borse e rassegnazione e si avviano verso le scale di servizio distanti una cinquantina di metri.

Tutti tranne uno.

Un signore distinto, sulla quarantina, decide di risalire, al CONTRARIO, le scale mobili che portano al binario (ancora attive). La scena ha del grottesco. “Mr. Fox” arranca in salita con tutte le sue forze: ad ogni gradino perde un paio di anni di vita, sbuffa, impreca, inciampa, ma come se fosse impossessato da quel “demonio” di Zatopek, insiste imperterrito nella sua lotta contro la gravità e la meccanica. Dopo interminabili minuti di agonia, il novello Don Chisciotte arriva finalmente in cima e se ne va, non prima però di aver lanciato agli altri passeggeri uno sguardo di disprezzo misto ad auto-celebrazione.

Insomma, un pirla.

Un pirla che però mi ha ricordato che quando ci troviamo ad affrontare i problemi della vita, spesso ci comportiamo esattamente alla stessa maniera. Non ce ne rendiamo conto, lo neghiamo, ma di fatto preferiamo di gran lunga:

“ripetere azioni sbagliate, ma in qualche modo familiari, piuttosto che provare nuove strade.”

Questo atteggiamento può essere ricondotto a quello che si definisce il “Paradosso del Lampione“.

Se da anni ti ritrovi a sbattere il muso contro lo stesso “muro”, in questo articolo scoprirai cos’è il “Paradosso del Lampione” e come liberartene utilizzando uno strumento pratico per affrontare i problemi della vita… EfficaceMente.

Il Paradosso del Lampione

La definizione “Paradosso del Lampione” deriva da questa storiella:

Sotto un lampione c’è un ubriaco che sta cercando qualcosa. Si avvicina un poliziotto e gli chiede che cosa abbia perduto. ‘La mia chiave’, risponde l’uomo, ed entrambi si mettono a cercarla. Dopo aver guardato a lungo, il poliziotto chiede all’uomo ubriaco se è proprio sicuro di averla persa lì. L’altro risponde: ‘No, non qui, là dietro; solo che là è troppo buio’.

Tratta da “Istruzioni per rendersi infelici” di Paul Watzlawick.

Il signore distinto alla stazione di Bologna, l’ubriaco della storiella, noi stessi, di fronte alle sfide della vita, siamo troppo spesso prigionieri dei “lampioni” che abbiamo in testa. Ovvero di quelle soluzioni che abbiamo adottato con successo in passato e che continuiamo a voler adattare con testardaggine a qualsiasi problema ci si pari di fronte.

Provare nuove strade ci costa troppa fatica. Pur consapevoli che non troveremo la “chiave” dei nostri problemi laddove la stiamo cercando, preferiamo rifugiarci sotto la calda luce dei nostri “lampioni”, piuttosto che iniziare a cercare soluzioni efficaci nel buio di ciò che è nuovo e sconosciuto. Esiste un’alternativa?

Affrontare i problemi attraverso il problem solving strategico

Se mi segui da un po’ saprai che sono un estimatore del Prof. Giorgio Nardone. Ho avuto modo di intervistarlo ed ascoltarlo dal vivo in più occasioni e ne apprezzo approccio, studi e carisma.

Nardone è il fondatore, insieme a Paul Watzlawick, del Centro di Terapia Strategica di Arezzo (CTS), ed è considerato un esponente di rilievo della Scuola di Palo Alto, uno dei più prestigiosi centri di psicoterapia statunitensi. Oltre all’attività clinica, il Prof. Nardone è famoso anche per aver ideato il modello di problem solving strategico.

Nell’articolo di oggi voglio mostrarti come applicare i principi cardine di questo modello per individuare soluzioni innovative agli inevitabili ostacoli presenti lungo il nostro percorso di crescita personale. Nello specifico vedremo quali sono i 3 passaggi chiave per affrontare un problema, evitando il “Paradosso del Lampione”.

1. Definisci il problema

“Se avessi un’ora per salvare il mondo, per 55 minuti definirei bene il problema.”

Albert Einstein.

Definire il problema: banale, giusto? Eppure quante volte lo facciamo sul serio? Quante volte ci ritagliamo un po’ di tempo per capire davvero cosa abbiamo di fronte, cosa ci sta bloccando? Direi che sono pochine. Privi del nostro “albero dei guai“, lasciamo invece che le preoccupazioni ci divorino da dentro, ingigantendo le ombre dei nostri problemi a dismisura.

In che modo, dunque, possiamo definire meglio il nostro problema?

Nardone naturalmente è un maestro del cosiddetto “dialogo strategico“, ovvero una sequenza di domande ben calibrate, sviluppata in anni di ricerche. Esiste tuttavia anche un’alternativa più semplice ed immediata, ovvero utilizzare le classiche domande dell’analisi logica:

  • In COSA consiste il problema che stiamo affrontando?
  • DOVE si presenta? Ovunque? solo in certi contesti?
  • QUANDO si manifesta? Sempre? Con cadenza regolare? In modo imprevisto?
  • Con CHI si presenta? E’ un problema che hai con i tuoi colleghi di lavoro? con il tuo partner?
  • COME si concretizza il problema?

Naturalmente non tutte le domande sono necessarie per definire il NOSTRO problema. Ce n’è però una che sicuramente NON dobbiamo porci: “PERCHE’ ho questo problema?”.

Questo passaggio del modello di problem solving strategico appare controverso, ma Nardone ne dà una spiegazione molto convincente. Se ti va, ne parliamo nei commenti dell’articolo ;-)

2. Individua gli obiettivi

“Nel momento in cui accettiamo i nostri problemi, le porte delle soluzioni si spalancano.”

Rumi.

Non solo non ci prendiamo la briga di definire correttamente i problemi che stiamo affrontando, spesso non pensiamo neanche a come vorremmo che andassero le cose una volta risolti.

Insomma, frigniamo di continuo per quello che non va nella nostra vita e al massimo ci limitiamo a generici: “voglio avere un lavoro migliore“, “voglio stare meglio“, “voglio andare bene all’università“, “voglio migliorare il mio aspetto fisico“, GneGneGne GneGneGne.

Così non andiamo da nessuna parte. Se vogliamo davvero affrontare i problemi della nostra vita, innanzitutto li dobbiamo “fotografare” in modo cristallino (cosa, dove, quando, chi, come), ma poi dobbiamo anche avere chiaro in testa quali sono i traguardi concreti che, una volta raggiunti, ci faranno affermare, senza ombra di dubbio, di aver risolto le nostre difficoltà.

Per intenderci, se hai un problema di soldi e magari lo hai anche ben “fotografato”, poi deve esserti altrettanto chiaro quando il problema può definirsi risolto. Magari non devi necessariamente diventare milionario, magari il tuo obiettivo primario è semplicemente quello di avere entrate sufficienti a coprire le tue uscite più importanti.

Ecco, se ti è chiaro il problema e ti è chiaro l’obiettivo che devi raggiungere, la tua “nebbia mentale” si dirada di molto. A tal proposito, per capire come definire degli obiettivi in modo efficace, ti rimando a questo mio articolo (come avrai modo di leggere, qui il “perché” è importante invece).

3. Affronta il problema in modo strategico

Ricapitolando: abbiamo chiarito quello che è il nostro punto di partenza (il problema), sappiamo dove vogliamo arrivare (l’obiettivo) e adesso ci tocca capire come caspita arrivarci! A tal proposito il Prof. Nardone suggerisce 3 tecniche davvero interessanti. Eccole:

  • La tecnica del come peggiorare. Se non hai la più pallida idea da dove iniziare per affrontare i problemi che stai incontrando nel tuo percorso, prova ad immaginare come peggiorarli. Sì, hai letto bene: cosa dovresti fare concretamente per rendere la situazione peggiore? Nel momento in cui troverai una risposta a questa domanda paradossale, avrai automaticamente anche una soluzione per migliorare la situazione (percorrere la strada opposta).

“Se vuoi drizzare una cosa impara prima tutti i modi per storcerla di più.”

Giorgio Nardone.

  • La tecnica dello scalatore. Questa è una delle mie preferite. Immagina di aver appena raggiunto il tuo obiettivo (ovvero, aver risolto il tuo problema) e adesso inizia ad andare a ritroso: qual è stato il passo che hai fatto subito prima di arrivare in cima? Quello prima ancora? Torna indietro finché non sarai arrivato alla tua situazione attuale. In questo modo avrai un chiaro piano d’azione da seguire per uscire dal pantano. La tecnica dello scalatore, tra l’altro, è alla base di uno dei migliori sistemi di pianificazione dello studio che suggerisco agli universitari: il backward planning.
  • La tecnica dello scenario oltre il problema. Come sarebbe la tua vita se riuscissi finalmente a sbarazzarti di questo maledetto problema? Prova ad immaginare una tua giornata ideale nei minimi dettagli, se necessario mettila per iscritto. Proiettare la nostra mente “oltre il problema” è uno dei modi più efficaci per farci uscire dai circoli viziosi in cui spesso ci cacciamo. Questo stratagemma è anche noto con il nome di “tecnica come se“. Se vuoi approfondirla ed imparare a metterla in pratica, trovi tutti i dettagli all’interno del mio manuale APP – Autostima Passo Passo.

Obiettivo di questo articolo era offrirti gli strumenti più efficaci per affrontare al meglio i problemi che stai incontrando lungo il tuo percorso e sfuggire così al pericoloso “Paradosso del Lampione”.

Sperimenta questi suggerimenti oggi stesso: (1) definisci chiaramente il tuo problema, (2) individua i risultati che vuoi ottenere e (3) sfrutta una delle 3 tecniche di problem solving strategico che abbiamo visto. Né più, né meno.

Ricorda però: conta solo quello che fai, non quello che leggi. Buona settimana, Andrea.

Foto di godzillante|photochopper

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  • Agnese Morgana Formenis Digreg

    È sempre un piacere svegliarsi e leggere un tuo articolo;) la tecnica dello scalatore io ormai la uso da un po’ e devo dire che “efficace” tra metodo amo e questa, credo di non poter più farne a meno;)

    • Cara Agnese, grazie davvero per il tuo commento. Buona giornata :-)

      • Agnese Morgana Formenis Digreg

        Grazie, anche a te : ) ps: la laurea è vicina grazie a studia meno studia meglio :)

      • Yeay! Voglio la foto con la corona d’alloro! ;-)

      • Agnese Morgana Formenis Digreg

        Sarà fatto :)

  • Mauro

    Anche per me è sempre un grande piacere svegliarsi ed iniziare la settimana con un tuo articolo!
    Dato che le citazioni ti piacciono tantissimo sono sicuro che ti farà piacere sapere che il racconto del “paradosso del lampione” nasce da un’antica storiellina del maestro sufi Nasreddin Hodja:

    Qui c’è più luce:
    Un tale vide Nasrudin che cercava qualcosa in terra.
    “Cos’hai perso, Mullah?” gli chiese. “La mia chiave,” disse il Mullah. Si inginocchiarono
    così entrambe a cercarla.
    Dopo un po’ di tempo l’altro uomo chiese: “Dove ti è caduta esattamente?”.
    “A casa mia.”
    “Allora perché la stai cercando qui?”
    “C’è più luce qui che dentro casa mia”

    • Ciao Mauro, grazie!

      Ho letto la storiella per la prima volta nel libro di Watzlawick: ero consapevole che non fosse lui l’autore, ma onestamente non sono riuscito a trovare la fonte. Ne esistono decine di varianti. Grazie per aver condiviso l’origine ;-)

      Buona giornata.

  • Roy Pasquini

    Ciao Andrea, mi limito a dire grazie e…
    Giorni fa, sia adattando la formula che citi in APP che utilizzando “la tecnica dello scalatore” sono arrivato alla stessa conclusions: devo meditare con costanza.
    E… Ci sto dando di brutto!

    Riguardo al “perché?”, una volta una mia cara amica mi disse di chiedermi sempre “come mai?”, offrendomi un: “per il motivo che ha una visione più ampia!”.
    Quindi oggi cerco qua una risposta più ampia: come mai non bisogna utilizzare il perché? :)

    • Ciao Roy,

      il motivo del perché non bisognerebbe mai sprecare troppo tempo ed energie nel chiedersi “perché” è quello che spiegavo a Gerardo: “certi problemi, sopratutto se parliamo di blocchi mentali, nascono spesso per via di una ragione contingente, specifica, ma poi si rafforzano nel tempo a causa di una moltitudine di altre motivazioni che non potremmo mai esplorare fino in fondo. Se rimaniamo incastrati nella ricerca ossessiva di una “ragione”, di un “perché”, non facciamo altro che sprecare risorse utili per uscire dalla psicotrappola in cui siamo finiti.”

      A presto.

      • Antonio Quaglietta

        Caro Roy,
        Domandarsi il perché un problema esista, domanda apparentemente normale e innocua, può in realtà nascondere diverse trappole insidiose:
        Il Perché può aprire a risposte infantili che diventano vere e proprie sentenze paralizzanti, come: perché sono fatto così, perché sono debole, perché mi sono mancate delle cose, perché ancora non sono in grado di…

        Il perché sposta inoltre il focus attentivo dalla ricerca di soluzioni alla ricerca di cause presupponendo che solo se trovo la causa posso risolvere un problema…

        Il perché ti porta nel passato e ti impedisce di investire quelle stesse energie, nel qui ed ora, per capire come funziona il problema è come uscirne.

        Il problem solving strategico in realtà inverte questa logica insegna a risolvere i problemi per conoscerli meglio… Il focus è quindi trovare soluzioni per poi, una volta risolto il problema, vedere dall’esterno come funziona
        Spero di averti dato un utile contributo.
        Ciao

  • Fabrizio

    Ciao.Grazie per il tuo articolo. Il problema più importante è quello proprio di definire lo stesso.Spesso ansia e preoccupazione non ci fanno ragionare correttamente e si tralascia sempre qualcosa. Spesse volte avevi trattato dell’importanza di scrivere i nostri pensieri. Vale anche in questo caso?

    • Sì, assolutamente Fabrizio. L’ideale sarebbe quello di rispondere alle famose domande che ho riportato nel post per iscritto. Quando mettiamo i nostri pensieri nero su bianco otteniamo infatti due vantaggi: 1) li facciamo uscire dalla nostra mente, dove spesso proiettano ombre indesiderate 2) dobbiamo sforzarci di dar loro un senso compiuto.

      • Fabrizio

        Grazie mille Andrea. Farò cosi

  • Pao

    Articolo utilissimo Andrea, è esattamente quello di cui avevo bisogno stamattina. Mi piacerebbe partecipare al seminario di cui parli, ma al momento essendo senza lavoro non posso permettermi l’iscrizione. Peccato perché avrei voluto conoscerti, in ogni caso quando sei a Bologna ricordati che Paola avrebbe piacere di offrirti un caffè…abito a che vicino alla stazione :)
    Ti auguro una buona giornata,
    Paola

  • Come solito, fantastico articolo Andrea! Semplice, chiaro, pratico.

    Al momento, sto leggendo “Leader di te stesso” di Roberto Re. In uno dei primi capitoli, c’è proprio un passaggio interessante sulle domande che abitualmente ci poniamo per affrontare i nostri problemi. Anche in questo testo, si afferma che si dovrebbero sostituire le domande che iniziano con “PERCHE'” con quelle che iniziano con “COME”: nelle prime spesso si cela più o meno implicitamente una rassegnazione generale (“Perché sono fatto cosi?”, “Perché non riesco a farcela?”, “Perché succedono tutte a me?”), nelle altre invece si configura la mente con un approccio risolutivo e dunque propositivo (“Come risolvo questa difficoltà?”, “Come devo agire per ottenere i risultati a cui aspiro?”).

    Un’ultima considerazione.

    Appena ho letto le prime due tecniche di problem solving mi sono venute in mente le basi di alcune tecniche studiate in Ricerca Operativa, ecco perché la amavo così tanto quella materia! Praticità al massimo livello!

    Ciao Andrea e un saluto a tutti i lettori di EfficaceMente!

    p.s. Ti aspettavo in Copernico Milano per l’evento dell’altro giorno di Elance-oDesk, sono un amico di Maurizio La Cava. Immagino sarai stato preso da altri impegni. Vorrà dire che sarà per la prossima volta, con molto piacere! ;-)

    • Ciao Gerardo,

      in realtà Nardone da una spiegazione diversa sul perché non bisogna chiedersi “perché”: niente pseudo-trucchetti di PNL. Il motivo è che certi problemi, sopratutto se parliamo di blocchi mentali, nascono spesso per via di una ragione contingente, specifica, ma poi si rafforzano nel tempo a causa di una moltitudine di altre motivazioni che non potremmo mai esplorare fino in fondo. Se rimaniamo incastrati nella ricerca ossessiva di una “ragione”, di un “perché”, non facciamo altro che sprecare risorse utili per uscire dalla psicotrappola in cui siamo finiti.

      Ottimo invece il riferimento alla ricerca operativa: sono d’accordo con te, una materia molto interessante e spesso sottovalutata.

      Mi spiace per l’evento Elance-oDesk, mi sono dovuto cancellare all’ultimo a causa di un’urgenza. Sono sicuro ci saranno altre occasioni.

      Andrea.

  • Enza Ansalone

    Mi sa che mi tocca riprendere il manuale APP e rafare l’esercizio del come se, mentre il libro di Nardone è già sul mio Kindle che aspetta solo di essere letto. Mi piacciono molto gli articoli che toccano questo tipo di argomenti :) Buona settimana

    • Enza, non mi ricordo se te l’avevo già inviata: lo sai vero che c’è la versione kindle di APP?

      • Enza Ansalone

        Ciao Andrea no purtroppo non possiedo la versione kindle non so cosa ti serve per poterla avere, qua ti lascio l’indirizzo mail con cui io e mio marito abbiamo effettuato l’acquisto e che corrisponde anche all’account amazon dei nostri kindle laurinorocco@hotmail.com
        Grazie :)

  • Francesco Colicchio

    Ciao Andrea!
    Ora sto studiando a Bologna, e visto che il seminario mi interessa ho chiesto più info. Ti faccio sapere, semmai ci si vede lì :-)

    • Certo. Io ancora non sono sicuro di andare, ma se ci sarò o meno, ascoltare Nardone dal vivo almeno una volta non guasta mai ;-)

      • Francesco Colicchio

        Hai ragione! Mi avrebbe fatto piacere esserci, ma il costo di partecipazione è davvero alto per me. Non so se sia il giusto prezzo, ma attualmente non posso permettermelo… Grazie comunque per gli articoli interessanti e soprattutto utili che ci offri.

  • Sabner

    Ciao, ho trovato un bellissimo articolo che parla di un argomento simile
    http://www.wired.it/scienza/2015/03/10/perche-non-crediamo-scienza/
    è brutto pensare quanto poco siamo predisposti a cambiare idea, quanto sia difficile valutare le cose senza farci condizionare dalle nostre convinzioni, quanti dati ignoriamo per pigrizia solo perché vanno contro le nostre convinzioni/abitudini
    quante occasioni per migliorarci perdiamo perché preferiamo chiuderci a riccio nel nostro attuale modo di vivere e di pensare
    se l’umanità vorrà evolvere dovrà necessariamente superare questo scoglio

    • Eh, non lo so: se hai letto l’articolo sui bias cognitivi Sabner, saprai che certi “limiti” della mente umana difficilmente possono essere superati.

      Vedremo…

      Andrea.

  • Architetto Giuseppe Barra

    Ciao Andrea.

    Ho notato con piacere che i tuoi articoli sono sempre più “efficaci”, nel senso che, non si perdono in tante belle parole e storie infiocchettate, come fanno tanti coprywater, ma vai all’essenziale e arrivi al punto in modo guidato.

    L’Articolo è un’esempio pratico di come fare. Il Tom Tom è stato acceso, il percorso è stato memorizzato, tocca mettersi in viaggio.

    • Ciao Giuseppe,
      grazie davvero, mi fa piacere. Effettivamente queste ultime settimane sono state particolarmente produttive per me e sono contento che si rispecchi anche nei contenuti che sto pubblicando.

      Alla prossima settimana,
      Andrea.

  • Lucia

    Eccolo lì l’articolo che prima o poi sapevo, mi avrebbe messo spalle al muro mannaggia a te mannaggia…

  • ermelynda

    La tecnica del come peggiorare ha del geniale! Appena l’ho letta ho provato ad applicarla…. ma non mi è riuscito semplice: qui mi ci vuole carta e penna!
    E poi sento una certa resistenza interiore a questa tecnica, secondo te è normale?
    Comunque la trovo davvero acuta, la applicherò senza alcun dubbio

    • Uuuuh… se è normale: i cambiamenti più importanti derivano proprio dall’agire su ciò a cui resistiamo maggiormente.

  • Roxy Bibix

    La tecnica di “peggiorare le cose” è l’esempio eclatante che le cose sono semplici se le fai semplici. Proverò sicuramente a metterla in atto!!

    • Molte delle strategie che propongo sono semplici. Il problema è che non sono facili (da applicare). Insomma, serve un po’ di tigna e determinazione.

      Fammi sapere come è andata con la tecnica del “peggiorare le cose”.

      Andrea.

  • Stefania Barbato

    Ciao. Ti scrivo solo per farti i complimenti. Ti seguo da un po’ ormai ed il tuo blog è uno dei migliori in assoluto in Italia. Una vera ispirazione.

  • Ambra Bertozzi

    La tecnica del “come se” è eccezionale, l’ho applicata un in un paio di occasioni ed ho ottenuto risultati stupefacenti! Mentre “peggiorare la situazione” è utilissima quando si casca nel circolo vizioso delle seghe mentali :D

    • Sì concordo: sembrano stratagemmi “banalotti”, ma è sorprendente il modo in cui sbloccano certi meccanismi mentali.

  • Alberto Amerio

    Conosco bene le attività di Nardone. Sono stato aiutato moltissimo a trovare un equilibrio “stabile” grazie alla Terapia Breve Strategica. Sono molto contento che anche tu l’apprezzi

    • Ciao Alberto, preferisco sempre separare, come in fondo fa lo stesso Nardone, la terapia dal miglioramento delle prestazioni (crescita personale). Le strategie di cui ho parlato fanno riferimento nello specifico al modello di problem solving strategico ideato da Nardone. Indubbiamente ci sono punti di contatto anche con la sua attività clinica, ma visto che nell’industria delle formazione si fa già troppa confusione su questi due ambiti, non voglio contribuire ad alimentarla ;-)

      • Alberto Amerio

        Assolutamente d’accordo con te. Il tuo blog mi piace proprio per questo approccio. Ovviamente non volevo creare confusione con il mio post, e trovo la tua precisazione doverosa e corretta.

      • Non ti preoccupare Alberto, diciamo che ho approfittato del tuo commento per ribadire un punto a cui tengo particolarmente ;-)

        Buona serata,
        Andrea.

  • Simone

    Ciao Andrea, ti suggerisco la visione di qesto documentario/intervista
    di Terzani poco prima che se ne andasse (dura un’oretta quindi ci vuole
    del tempo libero) Illuminante! https://www.youtube.com/watch?v=sNIL3Dc1bQY

  • Daniele Petralia

    Bello questo articolo Andrea, mi aiuta sempre leggere queste cose per non perdere di vista gli obiettivi, ma la tecnica dello scenario oltre il problema non è un po’ simile alla legge d’attrazione? hahaha

  • Antonio

    Come al solito arrivi con un tempismo eccezionale.
    Ultimamente infatti, dopo essermi iscritto alla specialistica in Ingegneria, sto valutando sempre di più la possibilità di abbandonare tutti i corsi e mettermi a studiare ‘in proprio’. Sono arrivato alla conclusione che seguire i corsi mi risulta inutile: non riesco a studiare, nè a trovare tempo per fare altro, risucchiato nelle energie da docenti pessimi e mezzi di trasporto che sono miraggi. Penso sempre: ora arriva la primavera, se seguo 1) non studio 2) mi perdo la bella stagione; poi arriva giugno e mi perdo anche l’estate e i suoi piaceri, non essendo riuscito a provvedere prima allo studio. Allora mi dico: be’, il problema ce l’hai (i corsi e il raggiungimento dell’uni ti ostacolano), l’obiettivo pure (arrivare alla sessione con già qualche esame pronto, senza dover cominciare lo studio durante la sessione e sottoporsi a grossi carichi di stress), sai come arrivarci (basterebbe lasciare i corsi e via, cominciare seriamente)… allora perché non ci riesco? :(
    Mi basta che qualcuno mi dia un’opinione contraria per mollare subito; mi basta un “secondo me sbagli, poi da solo non riesci, è un esame lungo e difficile” per restare in catene senza la possibilità di prendere una decisione ina utonomia. Come fossi schiavo delle opinioni altrui.

  • Architetto Giuseppe Barra

    Mi piace particolarmente questo articolo. Sarà il particolare periodo di cambiamenti che sto affrontando, chissà.

    Nel rileggerlo si apprende maggiormente l’importanza del contenuto ovviamente focalizzato sull’analisi introspettiva seguita dall’azione.

    Andrea mi sa che i tempi per il tuo libro personale cartaceo sono maturi. Quando lo farai sarò tra i primi ad ordinarlo.

  • Questo post, da quando è stato pubblicato, l’ho letto quattro volte. Una volta ogni settimana. Mai tempo buttato via. Grazie

  • Angelo

    Per quanto riguarda il paradosso del lampione, siamo così sicuri che l’ubriaco stia facendo la cosa sbagliata? Il poliziotto magari ha una torcia elettrica, quindi per lui la soluzione più ovvia è di andare a cercare le chiavi al buio (con la torcia può trovarle); ma l’ubriaco, che ha la vista annebbiata, e non ha una torcia, se va a cercare nel buio può passare a pochi centimetri dalle chiavi senza vederle (e rischia pure di cadere in un tombino, o farsi male in altri modi); andare a cercare le chiavi al buio non è la soluzione, perché è più probabile che ottenga di peggiorare la situazione piuttosto che migliorarla.

    La soluzione giusta, per l’ubriaco, è quella di aspettare il mattino: la sbornia gli sarà passata, e potrà cercare con la luce del giorno; quindi, può solo aspettare. Se le chiavi, però, non sono dove credeva di averle perdute, dovrà cercarle lì vicino, e poi in tutto il vicolo: per ora, l’unica parte del vicolo in cui può cercare è quella sotto il lampione, quindi tanto vale cercare lì (un posto in meno dove dovrà cercare l’indomani)

    E voi, cosa avreste fatto? Siete così sicuri che avreste trovato le chiavi… o forse sareste caduti nel tombino?

  • Articolo molto carino,
    però mi chiedevo…quando hai grassettato “lampione” era per la SEO o per il lettore?
    Non l’ho capito XD
    (sto facendo un corso di blogging e SEO e stiamo analizzando anche il tuo blog, che indicano
    fra quelli molto ben fatti).

    Ciao!

    • Ciao,
      no non faccio questo tipo di iper-ottimizzazioni SEO (al limite delle “seghe mentali”): grassetti, corsivi, paragrafi, citazioni, etc. sono tutti elementi pensati per aiutare il lettore a leggere l’articolo con più facilità :-)

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