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Dipendenza da smartphone: 3 tecniche di Difesa Personale Digitale (DPD™)

Avatar di Andrea Giuliodori di Andrea Giuliodori - aggiornato il 5 ottobre 2018 Home » Gestione del tempo 23 commenti

La dipendenza da smartphone sta diventando un problema serio per milioni di persone. Nel mio primo TEDx racconto come è stata progettata a tavolino nelle stanze segrete della Silicon Valley e quali strategie pratiche possiamo adottare per difenderci.

dipendenza da smartphone

“La differenza tra la tecnologia e la schiavitù e che gli schiavi sono perfettamente consapevoli di non essere liberi.”

Nassim Nicholas Taleb.

Amo i TED talks.

Da quando li ho scoperti, una decina di anni fa, ne ho “divorati” a centinaia, raccogliendo in ognuno di essi sempre qualche spunto interessante.

Potrai quindi immaginare la mia emozione quando sono stato invitato a tenere il mio primo TEDx.

Per settimane ho pensato a quale argomento avrei voluto affrontare su un palco così importante e alla fine ho deciso di trattare in quei famosi 18 minuti di intervento un tema a me molto caro: la dipendenza da smartphone.

A partire dal 2008 infatti i nostri amati smartphone ci hanno permesso di accedere a servizi e funzionalità fino ad allora inimmaginabili, ma al contempo ci hanno reso sempre più schiavi della tecnologia.

Basta prendere un qualsiasi mezzo pubblico o camminare per strada per osservare decine e decine di persone (di ogni età) con il collo piegato e lo sguardo fisso sullo schermo del proprio cellulare.

Come siamo arrivati a questo punto? Quanto è grave la situazione? Come possiamo riprendere il controllo del nostro tempo?

Sono proprio queste le domande a cui ho cercato di rispondere nel mio TEDx.

Buona visione!

3 tecniche di Difesa Personale Digitale (DPD™) per combattere la dipendenza da smartphone

Bene, mi auguro che il mio TEDx ti sia piaciuto! Se condividi il messaggio che ho cercato di trasmettere nel mio intervento, ti chiedo di condividerlo con i tuoi contatti: sono sicuro sarà utile a molte persone.

Ma prima di salutarti…

La trascrizione del TEDx talk

Una cosa che avevo intuito da “spettatore” dei TED talks è che questi brevi interventi sono in realtà il frutto di una lunga preparazione.

Ma solo come speaker mi sono davvero reso conto quanto certosina sia questa preparazione e ne approfitto per ringraziare tutto il team di TEDx Pescara per il supporto che mi hanno dato prima, durante e dopo l’intervento.

Particolare attenzione è stata data allo “script” (il testo) dell’intervento.

Ho pensato quindi di condividerlo con te qui sotto:

Il testo del mio intervento

Iniziamo con una semplice domanda:

Quanti di voi controllano lo smartphone come prima cosa appena svegli?
Quanti lo fanno come ultima cosa prima di andare a dormire?
Quanti lo fanno durante la notte?

Vi siete mai chiesti perché controlliamo il nostro cellulare così spesso, fino a 76 volte al giorno secondo una recente ricerca? Insomma cos’è che rende il nostro smartphone così irresistibile?

La ricerca sui piccioni

dipendenza-da-smartphone-piccione

Negli anni ‘70, Michael Zeiler, un ricercatore della Emory University di Atlanta, ha condotto un interessante esperimento con dei piccioni.

Ha preso alcuni di questi volatili e li ha messi in una gabbia, all’interno del quale era presente un pulsante e ha poi testato due scenari

  • Nel primo scenario, ogni volta che i piccioni premevano il pulsante col becco, venivano premiati con del cibo.
  • Nel secondo scenario invece, quando i piccioni premevano il pulsante col becco, venivano premiati solo nel 50 o 70% dei casi.

Secondo voi in quale dei due scenari i piccioni hanno premuto il pulsante con maggior frequenza?

Ecco, dagli studi di Zeiler è emerso un comportamento alquanto peculiare dei piccioni, un comportamento che è proprio anche degli esseri umani.

Se sappiamo con certezza che otterremo un certo premio, compiendo una determinata azione, tenderemo a ripetere questa azione con regolarità, ma ad intervalli piuttosto lunghi.

Se al contrario, ripetendo quell’azione, il premio alcune volte arriva e altre no, iniziamo ad agire in maniera compulsiva.

Questo perché quando il premio è imprevedibile, ogni volta che lo otteniamo, abbiamo un rush di dopamina (il famoso ormone del piacere) che è molto più grande rispetto alla dopamina rilasciata dai premi prevedibili.

In altre parole: i premi imprevedibili generano dipendenza.

Come il meccanismo dei premi imprevedibili è sfruttato dall’industria ludica e da quella tecnologica

E non è un caso che questo meccanismo psicologico sia ampiamente sfruttato da due industrie molto floride:

  • L’industria del gioco.
  • E l’industria del tech.

Ecco, non vedo in sala persone con in tasca una slot machine o un tavolo da Blackjack, scommetto però che tutti, tecnici compresi, hanno uno di questi:

Gli smartphone oggi sono l’equivalente di quel pulsante usato dai piccioni nell’esperimento di Zeiler, sono la slot machine dell’industria tecnologica.

Se li controlliamo appena svegli, prima di andare a dormire e decine di altre volte durante il giorno è perché queste mattonelle elettroniche e le app che le popolano, sono piene zeppe di meccanismi a premio imprevedibile.

Funzionalità progettate per creare dipendenza

dipendenza-da-smartphone-pollice

Pensate ad esempio la funzione “mi piace”.

È stata introdotta da Facebook nel 2008 e poi si è diffusa a macchia d’olio in tutti gli altri siti.

Questa funzione è un classico esempio di meccanismo a premio imprevedibile in grado di generare dipendenza.

Una dipendenza, che come è stato dimostrato da un team congiunto di ricercatori dell’Università cinese di Beibei e dell’Università della Southern California, comporta delle vere e proprie alterazioni anatomiche del nostro cervello.

Ogni volta che postiamo un nuovo contenuto infatti non sappiamo quanto successo avrà: siamo nella stessa situazione di quel piccione che preme il pulsante ma non è sicuro se riceverà il cibo oppure no. Noi premiamo il pulsante “pubblica” e non sappiamo se riceveremo l’approvazione degli altri oppure no.

Ogni post sui social network si trasforma quindi in una scommessa ad alto rischio: se i “mi piace” (o i cuoricini) o le visualizzazioni scarseggiano, la nostra autostima ne risente, ma se otteniamo un numero elevato di interazioni positive, avremo un rush di dopamina in grado di renderci ogni volta sempre più dipendenti dai nostri telefonini.

Eppure la funzione “mi piace” è solo un esempio delle funzioni usate dalle aziende tech per tenerci incollati ad uno schermo.

Esistono infatti interi team di ingegneri il cui unico scopo è quello di progettare, sviluppare e perfezionare funzionalità che sfruttino le nostre vulnerabilità psicologiche e ci spingano ad utilizzare questi servizi sempre più frequentemente e per sempre più tempo.

Dite che sto esagerando?

Le lacrime da coccodrillo dei Guru del Tech

Va beh, facciamo un indovinello. Secondo voi chi ha pronunciato queste parole?

“Il sito è stato progettato per sfruttare le vulnerabilità umane. Il ragionamento alla base dello sviluppo di determinate funzioni è stato il seguente: ‘in che modo possiamo consumare quanto più tempo ed attenzione possibili dei nostri utenti?”

Sicuramente delle parole di fuoco. Secondo voi chi le ha pronunciate in una recente intervista?

  • Maurizio Crozza mentre imita Mauro Corona.
  • Un ricercatore di qualche università sconosciuta, in cerca di facile pubblicità.
  • Il primo Presidente di Facebook.

Vi do un indizio: non è stato Maurizio Crozza.

La risposta vincente è la “C” (la terza): queste parole sono state pronunciate da Sean Parker, il primo presidente di Facebook, insomma, un insider a tutti gli effetti.

Sean Parker tra l’altro non è l’unico a pronunciare parole di fuoco su certe tattiche adottate dalle aziende tecnologiche per creare dipendenza nei propri utenti.

Sempre più spesso stanno emergendo interviste di ex dirigenti di aziende della Silicon Valley, pentiti del lavoro fatto negli ultimi 10 anni. Eppure questi dirigenti pentiti non sembrano offrirci una soluzione efficace al problema.

Intervistato da un giornalista, un altro dirigente di Facebook ha detto testualmente:

“Io purtroppo non ho una soluzione. La mia unica soluzione è non usare questi strumenti. Ai miei figli non è permesso utilizzare quella merda”.

Chamath Palihapitiya.

Ecco, noi non siamo degli ex-dirigenti multi-milionari della Silicon Valley. C’è chi gli smartphone e i social li utilizza per lavorare e c’è chi semplicemente non vuole rinunciare al piacere di utilizzare la tecnologia o rimanere in contatto con i propri amici.

Se non possiamo aspettarci una soluzione da chi il problema lo ha creato, come possiamo difenderci da questi meccanismi che sfruttano le nostre vulnerabilità psicologiche? Come possiamo evitare di diventare dei piccioni addestrati e riprendere finalmente il controllo del nostro tempo e della nostra attenzione?

Una soluzione per la dipendenza da smartphone: anzi tre

dipendenza-da-smartphone-judo

Negli ultimi 10 anni ho condiviso con miei lettori centinaia di strategie pratiche ed efficaci per riprendere in mano il proprio tempo. Tra l’altro ex-judoka ho sempre avuto un debole per le arti marziali.

Per questo oggi vorrei proporvi delle vere e proprie tecniche di Difesa Personale Digitale.

Dei semplici stratagemmi per contrastare i meccanismi utilizzati dalle aziende del tech per rubarci il tempo e l’attenzione.

Ne vedremo tre.

Iniziamo dalla prima tecnica, la più immediata. La potete mettere in pratica subito, appena terminato questo talk.

Usa il tuo smartphone in modalità bianco e nero

Uno dei meccanismi più subdoli messi in atto dalle aziende della Silicon Valley per tenerci incollati ai nostri telefonini è quello di utilizzare dei colori sgargianti che eccitino il nostro cervello.

Icone giallo fluo, notifiche rosso fuoco, schermi da zilioni di colori: la parola d’ordine è quella consumare l’attenzione del consumatore conquistando i suoi occhi.

Tristan Harris, un ex ingegnere di Google che per anni ha lavorato in uno di quei team che progettavano funzioni acchiappa-attenzione, ci suggerisce una soluzione tanto semplice quanto efficace per contrastare l’effetto “albero di natale” dei nostri telefonini.

Utilizzare gli smartphone in modalità bianco e nero.

Si tratta di una funzione nascosta tra i meandri delle impostazioni, ma se cercate su Google (ironia della sorte) “android in bianco e nero” o “iphone in bianco e nero”, troverete tutte le indicazioni per attivarla.

Vi anticipo subito che utilizzare il telefonino in modalità bianco e nero è alquanto strano, e non è detto che dobbiate farlo per tutto il tempo, se però vi ritrovate ad usare un po’ troppo spesso il vostro smartphone, attivatela dopo questo talk e vedete cosa succede.

Bene, passiamo alla tecnica numero due.

Elimina tutte le notifiche

Questa probabilmente la conoscete già, ma scommetto che in pochi la applicano davvero. Vediamo se darvi un nuovo punto di vista può aiutarvi a metterla in pratica.

La seconda strategia che voglio proporvi consiste nello sbarazzarsi delle notifiche push.

E intendo tutte le notifiche push: email, messaggini, social, disattivate le notifiche istantanee di tutte le vostre app.

Le notifiche push sono infatti l’ennesimo esempio di meccanismo a premio imprevedibile che crea dipendenza.

Ogni volta che ne riceviamo una siamo attratti come api dal miele e interrompiamo il flusso dei nostri pensieri e il nostro lavoro pur di controllarle.

Così facendo stiamo di fatto permettendo ad un’app, ad un collega o a chiunque altro di dettare l’agenda della nostra giornata.

Eliminare tutte le notifiche significa dunque riprendere il controllo del nostro tempo e controllare il telefonino solo nei nostri tempi.

E siamo arrivati alla terza ed ultima tecnica di Difesa Personale Digitale.

Riscopri il piacere di immergerti nella noia

dipendenza-da-smartphone-sala-di-attesa

Questa è una tecnica da cintura nera, richiede decisamente più allenamento, ma farla nostra significa imparare davvero a sfruttare la tecnologia e non ad esserne sfruttati.

Vediamola.

Qualche mese fa ero nella sala di attesa del mio dentista, a Londra. Eravamo in tre. Tutti e tre al cellulare naturalmente.

Quando ne ho preso consapevolezza, ho provato a fare qualcosa che non facevo da tempo: ho messo lo smartphone in tasca e mi sono semplicemente immerso nella noia e nella frustrazione dell’attesa.

È stato come rinascere.

Negli ultimi anni, abbiamo sviluppato questa tendenza a voler riempire qualsiasi tempo morto della nostra vita e lo smartphone sembra essere il tappa-buchi ideale.

Di fatto siamo ormai diventati incapaci di tollerare qualsiasi emozione negativa e appena se ne presenta una, la reprimiamo immergendoci nei nostri schermi e nelle nostre app succhia-tempo preferite.

Così facendo però abbiamo smesso di ascoltarci, di conoscerci.

Persi in questi feed infiniti che continuiamo a scrollare alla ricerca della prossima iniezione di dopamina, ci stiamo dimenticando di assaporare la nostra vita.

Eppure la noia, una delle funzioni negative che tendiamo a reprimere, ha una sua precisa funzione evoluzionistica. La natura non lascia mai nulla al caso.

Il vuoto ci permette di ricaricare le pile e alimenta la nostra creatività.

Come detto in un recente convegno dal premio Pulitzer Thomas Friedman:

“Quando premi il pulsante pausa di uno smartphone, questo si ferma. Ma quando premi il pulsante pausa di un essere umano, questo si avvia.”

Oggi più che mai è di fondamentale importanza saper creare e difendere questi momenti di vuoto e rigenerazione, momenti che danno al nostro corpo e alla nostra mente la possibilità di prendere fiato, riflettere, crescere.

Certo non è facile. Per anni siamo stati condizionati dai vari meccanismi a premio imprevedibile utilizzati dalle aziende tech.

Se però vogliamo tornare ad assaporare la nostra vita, dobbiamo almeno provarci. Di certo non mancheranno le occasioni per sperimentare questa terza tecnica di difesa personale digitale.

La prossima volta che vi ritroverete in una sala di attesa, in fila o magari tra un TED talk ed un altro, invece di agire meccanicamente, come piccioni addestrati, provate ad osservare l’impulso che avrete di tirar fuori la vostra mattonella elettronica e scegliete di non cedere a questo impulso.

Immergetevi piuttosto nella noia, accettatela, usatela come un balsamo lenitivo per il vostro corpo e la vostra mente.

Osservate chi vi sta attorno, perdetevi nei dettagli dell’ambiente.

Perché solo se avremo la forza di riprendere il controllo del nostro tempo e della nostra attenzione, potremo riscoprire la nostra umanità e la gentilezza che ci circonda.

Grazie.

Conclusioni

Come detto, mi auguro che questo intervento ti sia piaciuto, ma soprattutto che ti sia stato utile e che sarà utile a tutti i contatti con cui deciderai di condividerlo.

Se poi vuoi approfondire queste tematiche, ho dedicato un intero capitolo (il quarto) del mio nuovo libro “Riconquista il tuo tempo” proprio ai rischi della tecnologia e alle migliori strategie per contrastarli e riprendere in mano il nostro tempo.

Grazie come sempre per la tua attenzione e ci rileggiamo al prossimo articolo o alla prossima newsletter.

Andrea.

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23 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar di Lorenzo Miglietta

    Complimenti Andrea, traguardo personale stra-meritatissimo questo tuo TEDx, sono genuinamente contento per te! :)

    Rispondi
  2. Avatar di Francesco

    Francesco

    ha detto:

    Ciao Andrea , complimenti per il tuo Tedx , davvero interessante . Hai esposto ottime strategie , magari possiamo applicare anche qualche suggerimento di start! nel procrastinare questo impulso (quando procrastinare fa bene) .

    Rispondi
  3. Avatar di Matteo

    Matteo

    ha detto:

    Come al solito solo materiale di alta qualità. Nonostante tu abbia in passato già condiviso con i tuoi lettori quasi tutti i punti trattati, riascoltarli in un unico discorso è meraviglioso.

    Per gli interessati al bianco&nero con modelli Android non troppo recenti:
    Opzioni->Circa il telefono (“about phone” che non so bene come sia tradotto)->cliccate su Crea numero, per circa 5 volte.
    Ora siete uno sviluppatore!
    Sempre in opzioni, andate ora su Opzioni Sviluppatore-> scorrete finché non trovate Simulare lo spazio dei colori->selezionate Monocromatico ;)

    Rispondi
  4. Avatar di Giulio

    Giulio

    ha detto:

    Bravo Andrea! Congratulazioni per il tuo primo TED talk! Concetti interessanti, utili e ben racocntati

    Rispondi
  5. Avatar di Ilenia

    Ilenia

    ha detto:

    Per iPhone se volete metterlo in bianco e nero, per l’ultima versione del sistema operativo (iOS 11) (non so se cambia ma ho un SE): Impostazioni -> Generali -> Accessibilità -> Regolazione schermo -> Filtri colore -> Scala di grigi

    Poi se volete avere il modo di attivarlo e disattivarlo in fretta, che si sà, se volete usare il telefono per un giochino a volte in bianco e nero non si capisce nulla… Impostazioni -> Generali -> (giù giù giù) Abbreviazioni accessibilità -> Filtri colore (così potete attivare e disattivare premendo tre volte il tasto home)

    Rispondi
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