Ecco i migliori articoli di EfficaceMente sulla Felicità.

In fondo la crescita personale non è altro che uno dei tanti sentieri che percorriamo per raggiungere la felicità.

La felicità è uno stato mentale e non dovrebbe dipendere dai risultati raggiunti nella vita, nello studio, nei soldi guadagnati o in qualsiasi altro fattore esterno.

Come dice il detto citato nelle nostre frasi sull’autostima preferite, sii sempre te stesso e ti sarà più facile essere felice!

Tuttavia capitano a tutti quei periodi in cui ci sentiamo frustrati, tristi o insoddisfatti.

Di seguito ho raccolto tutti gli articoli con strategie pratiche ed efficaci per ritrovare la serenità anche nei momenti più difficili che, inevitabilmente, la vita pone sul nostro cammino.

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                    [post_content] => Ti sei detto recentemente frasi come "non sono felice", "sono infelice" e così via?

Siamo convinti che essere infelici sia qualcosa che ci accada. In realtà scegliamo di esserlo ogni volta che commettiamo questi 4 errori.

infelice
"Niente e nessuno può renderti infelice, a meno che tu non glielo permetta."

E. Roosevelt.

Sei infelice? No, sei un salame!

Oh, cicciobello! Non siam mica qui a farci il vento in faccia con lo stuzzicadenti! Sì è vero, in questo periodo non sprizzo gioia da tutti i pori, ma salame lo dici a qualcun altro! Capito mi hai?!

Se può consolarti, allora siamo due salami.

Anche per me queste ultime settimane sono state dettate da frustrazione, delusione ed insoddisfazione.

In poche parole: infelicità.

Ma la sostanza non cambia: siamo entrambi dei salami, perché essere infelici è una nostra scelta.

Sì, hai letto bene.

Siamo noi a scegliere, più o meno consciamente, felicità o infelicità; ed ogni volta che commettiamo uno dei 4 errori di cui ti parlerò in questo post, di fatto stiamo dicendo a noi stessi: "voglio essere infelice".

Nello specifico, in questo articolo vedremo:

Bene, partiamo!

Prima di vedere le 4 trappole dell'infelicità (e come evitarle), vorrei convincerti del fatto che l'infelicità non è qualcosa che ci accade, ma piuttosto qualcosa che scegliamo.

Il modello ERE: ovvero perché scegliamo di essere infelici

Scommetto che se ti chiedessi perché sei infelice, sapresti esattamente che risposta darmi:
  • magari è per via dei soldi.
  • magari il problema è il lavoro frustrante (o peggio assente).
  • forse hai problemi con lo studio e sei rimasto indietro con i tuoi esami universitari.
  • ah no, aspetta, ho capito: problemi di cuore!

Soldi, lavoro/studio e amore sono generalmente al centro dei nostri pensieri e sono spesso causa della nostra infelicità: o almeno è quello di cui siamo convinti.

Sia mai che le cose vadano storte a causa nostra! Naturalmente è sempre colpa (in ordine): della crisi, del professore/capo bastardo, di quello str**zo/a del mio/a ex. Giusto?! Sbagliato...

Siamo convinti che ad ogni evento segua inevitabilmente una nostra emozione.

Ma non sono gli eventi a scatenare le nostre emozioni... sono le nostre personali reazioni ad essi a determinare cosa proveremo.

Il modello ERE dice esattamente questo: ogni evento origina una reazione; ogni reazione dà vita ad una determinata emozione.

Il modello ERE

Se vogliamo avere il controllo sulle nostre emozioni, in primis la felicità, dobbiamo innanzitutto prendere consapevolezza delle nostre reazioni (rileggiti il post sulla consapevolezza).

Uhm... interessante questo modello ERE. Devo ammettere, André, che non mi suona del tutto nuovo, ma così è spiegato molto bene. Solo una domanda: ma che min**ia sono queste reazioni?!

Le reazioni sono l'insieme dei pensieri e delle azioni con cui rispondiamo ad un determinato evento esogeno (ahhh! che soddisfazione, erano almeno 5 post che volevo utilizzare il termine "esogeno"! Il prossimo articolo è il turno di "sinergia" :-D).

Tornando a noi, se sei infelice dipende dai tuoi pensieri e dalle tue azioni.

In definitiva, come ti dicevo, è una tua scelta.

Esistono, in particolare modo, 4 reazioni errate alla base dell'infelicità. Se le conosci, le eviti.

1. Le tue aspettative non sono in linea con la realtà

"Felicità = Realtà - Aspettative."

Tom Magliozzi.

Gran parte della nostra infelicità è legata alle aspettative.

C'è chi sostiene che per essere felici dovremmo abbassare le nostre aspettative.

Non sono d'accordo.

Preferisco portare la mia realtà allo stesso livello delle mie aspettative; o meglio, preferisco che la mia realtà superi di gran lunga le mie più rosee aspettative.

Se sei d'accordo come me, allora smettila di concentrarti sulle tue aspettative ed inizia a focalizzarti sulla realtà.

Questo significa spostare il focus dai risultati che otterrai in un ipotetico domani, alle azioni che devi compiere oggi stesso.

Non puoi avere il pieno controllo sui risultati che otterrai tra 1, 2 o 5 anni, ma puoi sempre decidere cosa farai oggi per ottenere quei risultati.

Ma vediamo la motivazione/re-azione #2:

2. Sei un frigno-frignonis

"Se hai tempo per lamentarti, hai tempo per cambiare ciò di cui ti lamenti."

A.J. D'Angelo.

Scegliamo di essere infelici ogniqualvolta ci comportiamo da frigno-frignonis.

Lamentarci continuamente, infatti, non fa altro che accrescere il nostro senso di insoddisfazione e frustrazione.

Pensi davvero di poter cambiare il tuo stato d'animo focalizzandoti continuamente su ciò che non funziona?

In bocca al lupo...

Io ti propongo un approccio più efficace: ricordi quando ti ho detto che la vita è un'arancia?

Se in questo momento uno degli spicchi è fonte di frustrazione, smettila di accanirti su di esso.

Lascialo da parte per qualche settimana, concentrati su quegli "spicchi" che stanno andando alla grande: quando tornerai ad occuparti dello "spicchio problematico", lo potrai fare con nuove energie (e nuove idee).

3. Hai l'autostima di un bradipo nano

"Credi nei tuoi sogni per realizzare te stesso. Credi in te stesso per realizzare i tuoi sogni."

Anonimo.

Non è un caso che chi ha scarsa autostima tenda anche ad essere infelice.

Gli insicuri, più di chiunque altro, mettono in atto reazioni errate di fronte agli eventi esterni:

  • Si preoccupano ossessivamente di ciò che pensano gli altri.
  • Sono terrorizzati dai fallimenti.
  • Ripensano continuamente ai loro errori del passato e ai pericoli del futuro.

Gran parte della tua felicità deriva dalla capacità di credere in te stesso; ed ancora una volta, credere di più nei tuoi mezzi è una tua responsabilità.

Molti sono convinti che l'autostima si accresca con il successo ed il denaro: io ho parlato di autostima, non di palloni gonfiati.

La vera autostima non deriva infatti dagli status symbol, ma da una radicata convinzione di poter affrontare qualsiasi situazione ti si presenti.

Questo tipo di sicurezza la si può maturare solo grazie alla pratica quotidiana: perché non inizi ad applicare almeno una di queste 16 strategie rafforza-autostima.

4. Sei un procrastinatore seriale

"Se oggi non stai vivendo i tuoi sogni è perché ieri hai deciso di rimandare a domani."

Andrea Giuliodori.

Ammettilo, in questo post speravi di cavartela senza un accenno alla procrastinazione?!

Mi spiace deluderti, ma se dopo più di un anno di bombardamento continuo non hai ancora capito che smettere di rimandare a domani è la chiave di volta del tuo percorso di crescita personale, beh... dovrei darmi seriamente all'ippica :-D

Siamo infelici, eppure non siamo minimamente sfiorati dall'idea che forse (dico forse) solo grazie all'azione possiamo davvero cambiare la nostra attuale situazione.

Ci ritroviamo così a procrastinare bellamente, indulgendo in distrazioni e falsi piaceri.

Sai che ti dico, se vuoi continuare a raccontarti balle, accomodati: è la tua vita.

Se invece sei stanco di buttare le tue giornate nel cesso, se ne hai le scatole piene di infelicità, frustrazione e insoddisfazione, insomma, se vuoi davvero dare una svolta alla tua vita: impara, una volta e per tutte, come smettere di procrastinare.

Conclusioni

Ogni volta che ti sentirai frustrato, demotivato ed infelice, spero ti ricorderai di questo articolo, ma soprattutto spero ti ricorderai che puoi avere il controllo delle tue emozioni, che puoi scegliere le tue reazioni e prendere in mano il timone della tua vita.

Buona settimana,

Andrea.

Foto di jasohill

Ultimo aggiornamento il 22 Ottobre 2021 [post_title] => Infelicità: i 4 errori che stai commettendo se ti senti infelice [post_excerpt] => Siamo convinti che essere infelici sia qualcosa che ci accada. In realtà scegliamo di esserlo ogni volta che commettiamo questi 4 errori. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => infelice [to_ping] => [pinged] => http://www.efficacemente.com/2012/05/fare-soldi-senza-lavorare/ http://www.efficacemente.com/imparare-a-studiare/ http://www.efficacemente.com/2012/07/la-vita-e-un-arancia/ http://www.efficacemente.com/procrastinazione/ [post_modified] => 2021-10-22 00:28:31 [post_modified_gmt] => 2021-10-21 22:28:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.efficacemente.com/?p=9794 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 199 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 23030 [post_author] => 23 [post_date] => 2019-04-01 08:11:24 [post_date_gmt] => 2019-04-01 06:11:24 [post_content] =>

Eccoci qua anche oggi a trattare il nostro tema più caro, quello che ci spinge tutti a migliorarci e a lottare. Il tema che ha preso tantissime energie ai migliori filosofi di ogni tempo e anche ai più piccoli pensatori. Quell'argomento che sembra tanto vago da spiegare, quella domanda che attanaglia l'umanità da tutta la storia: cos'è la felicità?

 

La definizione di felicità

Ti do il benvenuto subito nel mondo della vaghezza e della varietà. La felicità è un concetto talmente vasto che è sempre risultato molto difficile da definire bene. Un po' come le emozioni: tutti sappiamo cosa sono, fino a quando non dobbiamo definirle.

Cominciamo col dire che nella storia dell'umanità sono state abbozzate molte definizioni di cos'è la felicità, più o meno utili. Per lo scopo di questo articolo e del nostro lavoro, però, ne useremo un paio: una mia e una di Sonia Lyubomirsky.

Ma prima, scopriamo cosa l'umanità ha chiamato felicità nel corso della storia.

Cos'è la felicità per i grandi filosofi

"Non c'è strada che porti alla felicità. La felicità è la strada."

Siddharta Gautama.

Chi meglio del Buddha poteva cominciare questo giro nel passato della felicità? Quando immaginiamo il Buddha, lo vediamo sempre nella sua posizione pacifica, con lo sguardo sorridente immerso nella serenità totale. Partiamo da lui e da alcuni suoi "contemporanei" per capire cosa dicevano gli uomini più saggi riguardo alla felicità.

Anche se a me basterebbe già ciò che ha detto Siddharta per spiegare tutto, allarghiamo comunque gli orizzonti a due grandi filosofi dello stesso periodo - Aristotele e Platone - che puntavano il dito su se stessi spiegando per primi di chi sia la responsabilità delle proprie emozioni.

Se penso che alcune persone puntano ancora il dito fuori da se stessi nel 2019... ma continuiamo coi filosofi di 2500 anni fa! Possiamo assimilare i due pensieri con la frase di Aristotele, che dice:

"La felicità dipende da noi stessi"

Aristotele.

Più complesso e completo il pensiero orientale del grande Confucio, che copre un altro aspetto di cos'è la felicità, talmente importante che non riesco a esimermi dal condividerlo. Il saggio tocca un punto fondamentale che non va sottovalutato mai: il nostro pensiero, unito alla nostra attenzione.

Una delle infinite perle che ci ha regalato, infatti, recita più o meno così:

"Più un uomo medita su pensieri buoni, migliore sarà il suo mondo e il mondo in generale."

Confucio.

Già prima ancora del nostro amico Gesù da cui prendiamo la calendarizzazione dei giorni, le idee e le conoscenze sulla felicità erano più che approfondite. Ma allora perché ci risulta ancora così difficile? Dov'è stato il corto circuito nella società umana che non è ancora riuscita a garantire un percorso di felicità che sia chiaro e perseguibile da tutti?

La felicità in tempi più "recenti"

felicità-tempi recenti

L'obiettivo di questo articolo, naturalmente, non è fare un excursus storico su cos'è la felicità. Ma ci tengo comunque, prima di passare alle nostre definizioni, a condividere una stupenda visione di qualche secolo più tardi... un po' più vicini al nostro periodo.

L'idea sulla felicità di cui parlo appartiene al grande Thoreau, che raccontava più o meno questo:

"La felicità è come una farfalla; più cerchi di inseguirla, più ti eluderà. Ma se sposti la tua attenzione su altre cose, si siederà dolcemente sulla tua spalla."

Henry David Thoreau.

Un po' come il Buddha, il caro vecchio Henry fa notare come il ricercare la felicità è un'attività inutile e deleteria, mentre essa è una presenza da lasciar esistere nella nostra realtà.

Fatte queste dovute premesse, possiamo arrivare alle due definizioni che sono più utili a noi. Quella della Lyubomirsky e la mia.

Cos'è la felicità per la scienza

Esatto, hai letto bene. La felicità, finalmente, è diventata una materia di studio. Lo è diventata quando alcuni psicologi hanno mosso dei passi verso lo studio delle emozioni positive e non solo dei disturbi e problemi causati da menti malfunzionanti e malattie.

La psicologia positiva ha fatto passi enormi negli ultimi cinquant'anni, scoprendo cosa funziona davvero e cosa no, nel percorso di costruzione della felicità personale.

Non solo, ha reso (più) misurabile qualcosa che è sempre stato un quesito puramente filosofico. Per cui, come viene definita la felicità dagli psicologi positivi? Anche qui in vari modi, ma per praticità ritengo che quella della Lyubomirsky sia la definizione più completa e funzionale:

“the experience of joy, contentment, or positive well-being, combined with a sense that one’s life is good, meaningful, and worthwhile.”

che, tradotto nella nostra lingua, fa più o meno così:

"L'esperienza di gioia, contentezza, o benessere positivo, unito alla sensazione che la propria vita sia buona, significativa e utile."

Dunque, in una sola frase possiamo apprendere che la felicità ha queste caratteristiche:

  • È un'esperienza presente
  • di un insieme di sensazioni positive e strutturate
  • unite all'utilità e al significato

Questi sono tutti elementi importanti per comprendere come costruirla e ne parliamo dopo, perché prima voglio dire la mia.

La mia definizione di cos'è la felicità

felicità-definizione

Per quanto il mio background sia fortemente influenzato dagli studi psicologici e di scienze della salute, non sono un tecnico e non voglio esserlo.

Ma c'è un mestiere in cui un tecnico lo sono: l'uso del linguaggio e della parola.

Per questo è per me fondamentale dare una visione personale e complementare a quella di Sonia Lyubomirsky, perché se lei definisce la felicità in termini psicologici e pratici, io preferisco definirla come parte di un percorso di costruzione di noi stessi.

"La felicità è il primo passo, il primo scalino, il primo mattone delle fondamenta del vivere. È la struttura che tiene insieme tutti i volti della nostra identità."

È importante per me definirla così, per evitare l'errore che spesso si compie e cioè di considerare la felicità come la conseguenza di qualcosa, mentre essa è il punto di partenza di ogni successo.

Per ogni cosa che vorremmo intraprendere, missione che intendiamo compiere, o progetto da costruire, se il nostro vero desiderio è portarlo a compimento, dobbiamo prima concentrarci sulla costruzione della nostra felicità personale.

Ed è qui che, di solito, ci si scontra con la seguente obiezione.

La felicità è soggettiva

Ammetto che come obiezione ha un certo appeal: in fondo siamo tutti diversi tra noi ed è inevitabile che quello che rende felice una persona, potrebbe non renderne felice un'altra.

Ma è altrettanto vero che siamo una specie e abbiamo caratteristiche che sono, appunto, proprie della nostra specie. A tal proposito, forse è un buon momento per distinguere le gratificazioni istantanee con la felicità strutturale.

Le gratificazioni istantanee sono certamente soggettive, ma non portano alla costruzione della felicità. Anzi, spesso sono proprio deleterie fino al limite della dipendenza patologica.

La costruzione della felicità si intraprende agendo sul livello base di felicità (che è "stabilito" geneticamente per ognuno di noi) che si sposta coltivando le dieci fette della positività.

Se dunque ho il coraggio di dire che la felicità non è soggettiva, sto sostenendo il contrario?

La felicità è oggettiva

Per quanto la mia autostima sia piuttosto alta, non sono così arrogante da sostenere una cosa come questa. Sarebbe intellettualmente disonesto. Ma, come detto precedentemente, vi sono fattori su cui lavorare che, in maniera inevitabile e misurabile, influiscono sui livelli percepiti di felicità.

E sono, appunto, le dieci fette della positività, che possono essere costruite e strutturate in maniera sistematica, dandoci la possibilità di essere veramente padroni della nostra felicità e soddisfazione personale. Ma, per completare il nostro quadro, dobbiamo tornare per un attimo alle due definizioni. C'è un fattore che abbiamo lasciato indietro e che è forse il più importante di tutti: il significato.

Il senso della vita

felicità-significato

No, non sto per dare la risposta a quest'altro enorme quesito. Lo tratto solo per un motivo: non ci sarà felicità strutturale senza che la nostra vita abbia un significato.

E questo sì, che è soggettivo: ognuno di noi è in grado di dare un significato alla propria storia e alle proprie azioni e motivazioni. E senza quel senso, saremo senza direzione.

Senza direzione, poi, non si arriva da nessuna parte e non si può provare un senso di progresso e crescita. Per questo, ciò che faremo oggi, è cominciare a cercare questo significato così che possiamo davvero iniziare a vivere come abbiamo sempre desiderato.

Come si trova il senso della vita?

Bella domanda. Riformuliamola per avere un po' più di controllo sul processo: come decidiamo il senso della nostra vita? Eh, sì, perché questa è la verità... il senso della nostra vita appartiene a noi e a nessun altro. Per poterlo comprendere dobbiamo entrare in contatto intimo con la nostra anima e ascoltarla. A tal proposito, ho creato un esercizio in più passi che ci permetta perlomeno di avvicinarci a cosa realmente ci appartiene e svelare, un pezzo alla volta, la nostra direzione attuale.

Nel farlo potresti scoprire delle cose abbastanza importanti, per cui ti chiedo di svolgerlo con attenzione, apertura mentale e accettazione.

Troverai il form per l'esercizio in fondo all'articolo e spero che ti sia di grande aiuto anche se è solo un piccolo passo iniziale.

Ma, come sappiamo, anche un viaggio di un milione di chilometri inizia con il primo passo.

Noi ci sentiamo alla prossima. Ti mando un abbraccio enorme.

Severino.

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Dopo l'arsenale di frasi positive che trovi nel mio articolo dedicato, oggi voglio darti un'altra "cassetta degli attrezzi" da usare nel momento del bisogno.

frasi sull'ottimismo
"Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano le stelle."

Oscar Wilde.

Oggi ti presto 7 frasi sull'ottimismo, una delle migliori abilità che puoi cominciare a coltivare già da oggi, qualora il tuo desiderio sia di vivere una vita felice e soddisfacente. Ne ho scelte sette, più una bonus, perché c'è sempre un modo per vedere le cose dal lato giusto, senza avere paura di esagerare nel farlo.

Perché è importante coltivare l'ottimismo? Semplicemente per tre ragioni:

Per cui, cominciamo a coltivare subito quest'ottima abitudine che ci salverà da malattie, isolamento sociale e depressione.

Frase ottimista n.1

"Ci sono solo due giorni all'anno in cui non puoi fare niente: ieri e domani."

Dalai Lama.

Qualunque sia la preoccupazione del momento, l'attimo difficile che stiamo vivendo o il risultato che vogliamo ottenere, questa frase è un cannone.

Non c'è momento migliore dell'adesso per fare qualcosa a riguardo, che sia semplicemente entrare nella situazione e viverla o occuparsi di un problema e cominciare a risolverlo.

Ogni volta che hai bisogno di ricordarti che devi agire, o smettere di procrastinare, oppure smettere di preoccuparti per qualcosa, puoi recitare ad alta voce questa frase e smuoverti all'istante.

Frase ottimista n.2

frasi sull'ottimismo
"Possiamo lamentarci perché le rose hanno le spine, oppure gioire perché le spine hanno le rose."

Alphonse Karr.

Questa frase ha bisogno di ben pochi commenti, è il vero e proprio inno alla scelta della prospettiva. Letteralmente ogni situazione ha molteplici punti di vista possibili. Parliamoci onestamente: chi ci obbliga a sceglierne uno che non sia il più vantaggioso?

È vero, ci sono delle situazioni in cui vedere il lato positivo di una cosa può apparire fuori luogo, ma ecco cosa ne penso io: chi se ne frega!

Persino nella morte e nella malattia ci sono cose da imparare e, anche se è l'unico lato buono della situazione, è quello il lato da scegliere di perseguire. A cosa serve aumentare la propria sofferenza o quella altrui, quando la si può perlomeno alleviare?

Come sempre, io preferisco essere contento che le spine abbiano le rose e agire di conseguenza.

Frase ottimista n.3

"Non troverai mai un arcobaleno, se guardi in basso."

Charlie Chaplin.

Sulla falsariga della prima citazione di questo articolo, quella di Oscar Wilde, il grande Chaplin ci invita a comprendere quale dev'essere la migliore attitudine per ottenere qualcosa in questo breve periodo di coscienza che ci è concesso.

Come la scienza ci insegna che troviamo solo quello che cerchiamo, mantenendo un profilo troppo basso e uno sguardo concentrato sul male... è esattamente ciò che troveremo. Spesso mi viene rimproverata una visione troppo "rosa" del mondo, ma la verità è che quasi tutte le cose assurde che ho pensato possibili, poi le ho rese reali.

Ed è per questo che oggi ti presto un pezzo del mio arsenale di frasi sull'ottimismo.

Si tratta semplicemente di non tagliarsi le gambe da soli dall'inizio, ma solo di camminare. Da lì in poi, altro che arcobaleni!

Frase ottimista n.4

"Il pessimismo non ha mai vinto nessuna battaglia."

Dwight Eisenhower.

Prova a immaginare di dover affrontare una prova, un esame o dover indovinare cosa ti succederà fra qualche giorno e tutto quello che ti passa per la testa sono tragedie, sconfitte e possibili scenari apocalittici.

Adesso pensa per un attimo a quante possibilità avrai che l'unico scenario che si avveri sia quello positivo.

Spesso, lo scenario positivo e di successo richiede che tu faccia, veda e pianifichi delle azioni ben precise. E perché dovresti fare queste azioni se:

  • Non le vedi
  • Non le consideri
  • Non hai la motivazione per portarle a termine?

Non solo il pessimismo fa danni alla salute psicofisica, ma restringerà il campo delle possibilità a quelle negative. Oddio, forse restringerà non è la parola giusta, visto che quando si comincia a pensare ai modi in cui una situazione può andare male se ne trovano sempre tantissimi. Ma si escludono comunque tutti gli outcome positivi, che possono essere altrettanti... quindi sì, in fondo si tratta di restringere il campo.

Ad ogni modo, sono felice di mantenere il mio bias culturale e restare d'accordo con uno che di mestiere ha fatto comunque il presidente degli Stati Uniti. Uno che prima faceva il generale.

Uno che, a quanto pare, di battaglie se ne intendeva abbastanza.

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Frase ottimista n.5

frasi sull'ottimismo
"L'ora più buia è sempre quella che precede l'arrivo del sole."

Paulo Coelho.

Avrai notato che ogni mattina, per quanto ci sforziamo di credere che il sole non sorgerà, lo fa lo stesso. Nonostante sia fuori dal nostro controllo. Nonostante il nostro Universo sia terribilmente ostile alla vita sulla carta.

Il sole sparisce dietro l'orizzonte e qualche ora dopo ricompare. La notte, però, rimane buia lo stesso. E così via.

Il grande Paulo, anche se è un po' stregonesco e sciamanico, ha sempre avuto un'ottima capacità di condensare concetti importanti in poche parole. Questa, secondo me, è una delle sue frasi sull'ottimismo più riuscite.

In generale, uno dei suoi colpi migliori.

Cosa importa se oggi è un giorno triste, tragico, nero? Cosa importa se stiamo soffrendo terribilmente per la perdita di qualcosa o qualcuno, per una malattia o per quella bestia immonda che è la depressione?

Tutto è in perenne transizione e cambierà. Noi possiamo decidere di attendere passivamente (e comunque in qualche modo cambierà) o prendere in mano le nostre energie e indirizzare il cambiamento.

Naturalmente senza la presunzione di diventare noi i padroni di quest'Universo, ma almeno i padroni del nostro tempo.

Oggi è la notte della vita, per noi? Va be', fra qualche ora sarà l'alba e nel frattempo godiamoci le stelle.

Frase ottimista n.6

"Ogni tanto quando sei nell'oscurità pensi di essere stato sepolto, ma sei stato seminato"

Christine Caine.

Questa è davvero un piccolo gioiello e credo che si spieghi da sola. Da par mio posso solo aggiungere che, finché non siamo morti, possiamo sempre crescere. E sono pochi i momenti della nostra vita in cui possiamo crescere e imparare di più dei momenti di oscurità.

Quando ci troviamo nel buio, scopriamo le cose di noi che illuminate perdono i dettagli. Conosciamo meglio le nostre forme più nascoste, prendiamo confidenza con le nostre paure.

E, più di tutto, conosciamo il dolore. Una volta usciti dal dolore, sarà infinito il piacere nell'essere in uno stato di normalità, una cosa che noi diamo spesso per scontato, finché non ce la tolgono.

Non c'è niente di scontato.

Frase ottimista n.7

frasi sull'ottimismo

Per questa ho deciso di rendere omaggio a uno dei più grandi e sottovalutati cantautori dei nostri tempi, e mi tocca mettere un pezzo di testo di una sua canzone.

Ma che vale assolutamente la pena.

"Dove andrai a cadere foglia bruna? dove ti porteranno il vento e la fortuna? Dondolando sopra il mio ramo non ci ho ancora pensato[...] Per il momento io danzo fino a quando mi dovrò staccare e dovunque io vada a cadere dirò che ho volato."

Davide Van De Sfroos.

Cosa si può aggiungere a una cosa come questa? Io di certo non ho né il talento, né l'intelligenza per dire questa cosa meglio. È un'immagine talmente limpida e forte, che preferisco solo invitarti a rileggerla.

E ad ascoltarla, come sempre, con la musica.

Frase ottimista bonus

"Rivolgi il viso verso il Sole e le ombre cadranno alle tue spalle"

Proverbio Maori.

Come abbiamo capito, l'ottimismo è uno stile di vita, una decisione cosciente di cercare sempre il lato buono e utile di ciò che, inevitabilmente ci accade.

Non significa, come fanno spesso presente alcuni che si definiscono "realisti", ignorare la realtà. Anzi proprio loro, escludendo le possibilità positive, ignorano un'enorme fetta di ciò che loro stessi ergono a idolo su cui basare  le scuse per non affrontare le loro paure e i propri desideri.

Essere ottimisti significa, piuttosto, essere aperti al fatto che da ogni tipo di trasformazione può nascere qualcosa di buono per il passo successivo.

Vuol dire essere in pace con qualsiasi presente ci venga fornito dalla vita.

Vuol dire rimanere nella speranza che le nostre sofferenze ci siano utili per le prossime sfide che saremo costretti ad affrontare da un futuro che non siamo in grado di prevedere.

Essere ottimisti e comportarsi come tali significa aprire le porte alla vita nella sua interezza, onorandola ancora più a fondo.

E oggi non mi regali niente?

Lo so, lo so che non posso lasciarti così.

Infatti anche oggi ho preparato qualcosa di carino (spero) con cui dilettarti e soprattutto imparare qualcosa di te.

Ho preparato un brevissimo test con cui puoi scoprire quanto sei ottimista o pessimista nella tua quotidianità.

Per fare il test, basta che tu prema il bottone qui sotto. Fammi sapere come va!

VAI AL TEST 》

Alla prossima,

Severino.

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"La sensazione di essere soli e non voluti è la più terribile povertà."

Madre Teresa di Calcutta.

Oggi vedremo cos'è che fa diventare la solitudine una compagna difficile e impareremo come trattarla meglio per portarla dalla nostra parte. Se per caso questo fosse proprio uno di quei periodi per te, spero che questo articolo ti possa aiutare a prendere questa situazione indubbiamente difficile con meno pesantezza, aiutandoti finalmente a trovare una soluzione a questo momento.

Sentirsi soli: quando è un problema

sentirsi soli

Se non hai mai passato un momento nella vita in cui sei stato felicissimo da solo, difficilmente crederai che sentirsi soli possa non essere un problema.

In effetti, se vogliamo proprio essere letterali, sentirsi soli non è essere soli.

Già questo è un primo modo di approcciare la questione e può aiutarti a capire se c'è un problema, oppure no.

Ma secondo me, il modo migliore per spiegarlo è usare l'inglese.

Ecco perché: per indicare questo disagio, in italiano usiamo la parola solitudine, che però è anche la stessa parola che usiamo per altri momenti in cui l'essere soli è un piacere.

"Vado a camminare sulla spiaggia, nella solitudine". Non so te, ma io in questa frase ci trovo solo un gran piacere.

In inglese, però, questo non avviene.

Solitude vs Loneliness

"Loneliness esprime il dolore dell'essere soli, solitude esprime la gloria dell'essere soli."

Paul Tillich.

Come puoi vedere dal titolo, la lingua anglosassone ha due parole simili ma ben distinte per indicare il disagio del sentirsi soli e la sensazione dell'essere soli.

  • Solitude esprime la situazione dell'essere solo, situazione che può essere neutra, piacevole o spiacevole. Indica chiaramente lo stato fisico del non essere in compagnia di nessuno.
  • Loneliness invece è la sensazione di tristezza di chi si sente solo e percepisce un senso di isolamento sociale, pur magari non essendo realmente solo.
Ma anche qui, non siamo ancora giunti al quando sentirsi soli è un problema.

A cosa serve sentirsi soli

Questo disagio è un meccanismo ben rodato del corpo e della mente umani. Ha una funzione ben precisa, in effetti.

Sentirsi soli serve ad aumentare l'attenzione in vista di possibili minacce, alza la percezione di vulnerabilità e accende il desiderio di connessione.

È chiaramente un meccanismo di sopravvivenza, specialmente per noi umani che sulla socialità abbiamo costruito non solo la nostra sopravvivenza, ma anche il nostro successo come specie.

Siamo sempre stati in grado di fronteggiare minacce più forti di noi grazie alle nostre comunità e alla nostra abilità empatica. È chiaro che la nostra fisiologia e neurologia cercheranno di promuovere un comportamento prosociale e di punirne uno antisociale.

Non è detto che uno o l'altro siano sempre giusti, sia chiaro, ma è così che ci siamo evoluti.

Chiamiamolo "isolamento"

Non mi piace mai intervenire a gamba tesa sulla nostra bellissima lingua, ma forse con questa definizione ci ritroviamo più facilmente.

Useremo isolamento come gli inglesi usano loneliness.

Questa parola non è l'esatta traduzione, ma ci renderà più semplice capirci... almeno per lo scopo di questo articolo.

Allora, quando l'isolamento è un problema?

Come abbiamo appena detto, è un importante meccanismo di sopravvivenza e autoregolazione, ma come ogni funzione temporanea del corpo, quando diventa cronico significa che c'è qualcosa che non va.

Come sempre, osserviamo il fatto che ci sentiamo soli e accettiamolo. Poi lasciamo che le giuste azioni (di riconnessione consapevole) avvengano in tempistiche e modalità di qualità. Di questo, comunque, parliamo dopo.

L'isolamento diventa un problema quando è vissuto come una sofferenza prolungata e si fatica a risolverlo, che sia di origine percettiva o fisico.

Secondo uno studio di Hawkley e Cacioppo (non il comico di Zelig :) ) oltre l'80% dei minorenni riporta di sentirsi solo e il numero diminuisce gradualmente fino agli over 65. Di questi ultimi, il 40% continua a riportare di provare isolamento sociale, almeno qualche volta.

Cosa mi succede quando mi sento isolato

sentirsi soli

Il sentirsi soli è un gigantesco problema per la salute umana. Senza esagerare, si può dire che sia uno dei più importanti segnali che permettono di prevedere:

  • Malattie cardiovascolari
  • Invecchiamento precoce
  • Mortalità

Sì, hai letto bene. Anche la mortalità.

Per quanto riguarda la parte "mentale" (se proprio vogliamo considerare il nostro corpo e la nostra mente enti separati), l'isolamento sociale è stato associato a rischi significativamente aumentati di:

  • Suicidio
  • Disturbi di personalità e psicosi
  • Perdita di capacità cognitiva
  • Morbo di Alzheimer
  • Depressione

Per quest'ultima, nonostante isolamento e depressione si influenzino a vicenda, il sentirsi soli permette di prevedere aumento dei sintomi depressivi a intervalli di un anno, cosa che non avviene in direzione contraria. Per cui il sentirsi soli aumenta i sintomi depressivi, ma la depressione non aumenta la sensazione di solitudine.

Ah, l'isolamento aumenta anche lo stress percepito, la paura, valutazioni negative, ansia e rabbia, diminuendo l'autostima e l'ottimismo.

Con queste ho solo toccato la punta dell'iceberg, in quanto i danni di questo tipo di solitudine continuerebbero in liste molto più lunghe e profonde, ma credo che ci siamo capiti.

Da questa comprensione possiamo passare a delle possibili soluzioni, prima che sia troppo tardi.

Come intervenire?

sentirsi soli
"Nella solitudine, la mente si rafforza e impara ad appoggiarsi a se stessa."

Laurence Sterne.

Cominciamo anche qui con un disclaimer importante: se hai bisogno di aiuto, cerca aiuto, specialmente da un professionista ove necessario.

Nell'articolo sulla tristezza ti ho suggerito di non intervenire mai in modo reattivo sulle emozioni: reagire direttamente su di esse, infatti, non fa altro che aggravarle e renderci incapaci di gestirle.

Lo stesso consiglio vale per l'isolamento: non cercare subito di intervenire appena senti il vuoto della solitudine. Facendo così, non avrai mai la possibilità di conoscerlo.

Ti garantisco che, lasciandogli il tempo e lo spazio di esistere, ti sembrerà molto meno profondo di quanto è.

In alcuni casi questo lavoro di accettazione (che può avvenire tramite la Mindfulness) porta direttamente il vuoto a dissolversi.

Ci sono invece dei casi in cui il vuoto è veramente molto profondo da portarti a fare persino fatica a respirare.

Ci sono stato, lo so. Facevo giorni interi con l'asma dall'ansia che quel vuoto mi provocava, quindi se ti trovi in questa situazione, ti capisco davvero.

In quel caso, valgono comunque gli stessi consigli, ma cerca aiuto.

E, per tornare a livelli accettabili di funzionalità, prova una delle soluzioni che ti propongo qui sotto.

Alcune possibili soluzioni per sentirsi meno soli

sentirsi soli

Ogni tanto, risolvere problemi anche gravi richiede soluzioni relativamente semplici. Questa frustrante semplicità ci fa sembrare tali soluzioni delle ovvietà o delle banalità.

Non significa che non siano soluzioni adatte.

Ci tengo a fare questa sottolineatura perché, chi si sente solo o depresso, spesso è portato a difendere con le unghie e con i denti la sua misera situazione e a sottovalutare soluzioni semplici e pratiche solo perché "sembrano cavolate".

Alcune volte possono esserlo, ma altre no. Se sei proprio in questa pagina, quelle che leggerai funzionano.

Dopotutto è la base che sta alla nostra idea di lavoro, dare strategie che funzionano davvero. La fuffologia, se vuoi, la puoi trovare in un sacco di altri posti! :D

Soluzione 1: Pratica Mindfulness

La Mindfulness sistema talmente tante cose che andrebbe comunque sempre praticata a prescindere. In questo caso non solo ti permetterà di conoscere meglio te stesso, le tue sensazioni e il tuo modo di provare la solitudine, ma probabilmente ti aiuterà a mitigarla in maniera consistente.

Potrebbe persino portarti ad amare solitudine e silenzio, così da ridurre enormemente gli effetti dell'isolamento.

Soluzione 2: Distraiti

Spesso questa soluzione viene sottovalutata, considerata alla stregua di una menzogna. Ma chi ci obbliga a passare le giornate in balia del dolore e dei pensieri spiacevoli?

Te lo dico io: NESSUNO.

Questa non può essere una strategia a lungo termine e non può essere usata come unica strategia. Anche per quello te la sto dicendo dopo la mindfulness.

Prima conosci, poi intervieni.

Ma distrarsi, con un'attività di flow, una passeggiata, un lavoro, qualcosa di impegnativo... non è per forza un male. Spesso è proprio la chiave per tornare funzionanti e chiedere aiuto dove necessario o intraprendere decisioni che richiedono un po' di coraggio come...

Soluzione 3: Inizia una conversazione con qualcuno

Se hai amici, sarà meno grande il coraggio richiesto. Ma se non li hai, dovrai approcciare un estraneo o qualcuno a cui non parli da tempo. Non sarà facilissimo, ma funzionerà.

Qualche piccolo consiglio: non approcciare qualcuno che sembri un assassino armato o che sia di corsa verso il lavoro. Lo so che sembra un'ovvietà, ma in queste situazioni la nostra capacità di giudizio può essere indebolita.

Cerca sempre di valutare se la situazione è adeguata e non dannosa. Sei già in un momento fragile e non vuoi peggiorarlo, ma allo stesso tempo vuoi uscire dal loop. Questa è una soluzione un po' particolare, ma funziona.

Soluzione 4: Rientra in contesti sociali

Questo è un consiglio piuttosto vago, ma perché questo articolo diventerebbe infinito se elencassimo tutti i singoli casi.

In questo caso le migliori scelte non sono feste, discoteche e locali pubblici, in quanto non sempre è possibile unirsi a gruppi diversi dal nostro. Buone idee invece sono:

  • Iscriviti a un corso offline. Un luogo dove devi andare di persona a imparare un'abilità o uno sport;
  • Unisciti a un circolo: i gruppi di lettura, cinematografici e club privati anche ludici sembrano una cosa di altri tempi, ma invece ci sono ancora e funzionano benissimo. Sono un'occasione stupenda per cominciare a coltivare nuove amicizie con un forte interesse comune;
  • Chiama un amico o un familiare. In alcuni casi, questo è difficile o impossibile. Ma dove è possibile, anche se non senti quella persona da decenni, prova a contattarla. I mezzi ci sono. L'unica cosa che ti chiedo, e lo faccio a titolo personale, è: digli la verità. Dì a questa persona che sei in un momento di solitudine e stai cercando di ristabilire i contatti con il mondo. Non inventare storie, non girare intorno alla verità. La verità vince su tutto.

Soluzione 5: Prendi un animale domestico

Mi rendo conto che questa non è una soluzione sempre praticabile: un animale dipende da te, quindi devi esserne consapevole, nel momento in cui fai questa scelta. Ma i vantaggi in termini di salute psicofisica e felicità possono essere abnormi.

Se hai spazio e tempo per permetterti un animale, che sia un pesce, un cane, un gatto o una salamandra... prendilo e prenditene cura. L'amore nelle due direzioni farà grandi cose.

Soluzione 6: Scrivi un diario

Nei momenti più difficili, scrivere delle proprie emozioni aiuta a trasformarle e renderle innocue. E, nel momento in cui è difficile trovare compagnia, il diario diventa comunque un compagno di dialogo.

Inoltre, è un luogo sicuro in cui dire la verità: nessuno lo leggerà e giudicherà, puoi liberarti di tutto ciò che pensi senza problemi di forma o censura. Tieni conto che i diari vengono usati in diverse terapie psicologiche, per cui puoi stare tranquillo sulla loro effettiva utilità.

Se non lo hai mai avuto, esci pure e comprane uno che ti piace. Vedrai che ti aiuterà a gestire questo momento.

A me ha salvato la vita in diverse situazioni.

Come posso approfondire ulteriormente?

Siccome ci sono stato tante volte in questa situazione, ho pensato che ti sarebbe piaciuto avere una mano diretta da prendere in questo momento di difficoltà. Nel 2012 mi sono trovato per un anno in stato di isolamento e mi sarebbe stato di grande aiuto qualcuno che mi potesse dare una mano.

Ho preparato, per questi giorni particolari, una serie di 4 e-mail per invitarti a smuovere questa situazione.

Una al giorno, arriveranno con un invito all'azione che ti aiuterà a uscire dai momenti di solitudine, in modo da renderli più sopportabili o farli proprio sparire.

Se ti andrà di farmi sapere se questi inviti hanno funzionato, sai dove trovarmi.

Nel frattempo, ci sentiamo alla prossima!

Severino.

[post_title] => Sentirsi soli: come accettare e gestire l'isolamento che sentiamo [post_excerpt] => In questo articolo trattiamo una piaga sociale in via di ampliamento: la solitudine. Il vero problema non è "essere soli", vediamo perché. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => sentirsi-soli [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-09-24 10:31:35 [post_modified_gmt] => 2021-09-24 08:31:35 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.efficacemente.com/?p=22574 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 23 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 11395 [post_author] => 3 [post_date] => 2013-12-23 01:10:45 [post_date_gmt] => 2013-12-23 00:10:45 [post_content] => Un articolo per chi non vuole vivere di rimpianti.  
"Tra 20 anni non sarai deluso per le cose che avrai fatto, ma per quelle che non avrai fatto."

M. Twain.

Alcuni sostengono che "noi siamo quello che non abbiamo fatto", intendendo che gli atti che non abbiamo compiuto, e a cui pensiamo di continuo, di fatto ci definiscono.

In altri termini, noi siamo i nostri rimpianti

Già, i rimpianti: come gli ingranaggi di un vecchio orologio, scandiscono l'inesorabile passare del tempo. Ci ricordano con malevola puntualità ciò che saremmo potuti essere, ma non abbiamo avuto il coraggio di essere. Sottolineano con sadica pignoleria i nostri fallimenti, ed ancor peggio, i nostri tentennamenti.

'E na miseria André! Metticelo un pizzico di ottimismo! Se il post continua con 'sto andazzo, giuro, preferisco darmi una martellata sulle spalle!

Sai che ti dico? Io ho scelto di non credere a chi afferma che siamo definiti dai nostri rimpianti: noi siamo le nostre decisioni. Ma dobbiamo imparare a prendere decisioni migliori e per farlo dobbiamo avere consapevolezza di ciò che rimpiangeremo tra vent'anni. Per aiutarti in questa presa di coscienza, ho pensato di scrivere una lista, una lista di rimpianti. Mi auguro che almeno un elemento di questa lista faccia scattare in te una scintilla, la scintilla della tua rivoluzione personale: se così fosse, non potrei immaginare regalo migliore da farti ;-)

Tra 20 anni ti pentirai di...

  1. Non aver vissuto la tua vita. Bronnie Ware è un'infermiera australiana ed è l'autrice di: "Vorrei averlo fatto", un breve libro in cui ha raccolto i cinque più grandi rimpianti dei pazienti in fin di vita che ha avuto l'onore di assistere nel corso degli anni. Il loro rimpianto più grande? Non aver vissuto fino in fondo la propria vita. Come biasimarli; troppo spesso ci ritroviamo ad inseguire sogni ed aspettative altrui (genitori, amici e società in generale), dimenticandoci di vivere la nostra vita, di rispettare i nostri valori, di inseguire i nostri sogni.
  2. Esserti preoccupato troppo di quello che pensavano gli altri. Ricordi come eri preoccupato del giudizio altrui alle scuole elementari? Esatto! Quando eri piccolino, te ne fregavi beatamente di quello che pensavano gli altri e se, per qualche strano motivo, te ne interessavi, scommetto che non riusciresti neanche a ricordartelo. Tra vent'anni sarà lo stesso. Vivi la tua vita e fregatene beatamente di quello che pensano gli altri: conta solo il giudizio che hai di te stesso.
  3. Aver procrastinato troppo a lungo quel progetto. Molti mi chiedono come mai abbia deciso di dedicare la prima guida di EfficaceMente proprio alla procrastinazione; diamine, l'80% degli italiani neanche sa cosa sia la procrastinazione! Eppure sappiamo benissimo cosa significa rimandare fino all'ultimo il progetto della nostra vita, per poi accorgerci che il treno è ormai passato. Se vuoi vivere senza rimpianti, piantala di procrastinare.
  4. Non aver imparato a suonare uno strumento. Lo ammetto, questo è un mio grande rimpianto. Amo il pianoforte ed ogni volta che posso mi piace perdermi tra le melodie di Ludovico Einaudi; eppure non ho mai imparato a suonare il piano. Tu quale strumento suoni? Quale strumento avresti voluto imparare?
link al video: Ludovico Einaudi - Experience
  1. Non aver imparato l'inglese. Puoi amare oppure odiare la lingua inglese, sono scelte personali, ma non puoi ignorarla. Secondo uno studio di Ethnologue, più di 1,3 miliardi di persone parlano inglese nel mondo. Non solo: il mondo del lavoro parla inglese, la scienza parla inglese, Internet parla inglese. Se trascuri questa lingua, ti stai facendo del male da solo. Questo non significa che devi spendere migliaia di euro per corsi in aula: personalmente ho imparato l'inglese attraverso un metodo non convenzionale (ed economico).
  2. Non esserti impegnato abbastanza all'Università. Senza dubbio un buon voto di laurea può aprirti molte porte. Questo però non è l'unico motivo per impegnarti di più all'Università. Tra qualche anno ti accorgerai che poterti dedicare allo studio a tempo pieno, in fondo non è così male; ma per goderti i tuoi anni universitari hai bisogno di un metodo di studio che funzioni davvero, un metodo di studio che ti faccia tornare l'entusiasmo per lo studio, insomma, hai bisogno del metodo Sm2 (Studia meno, Studia meglio) ;-)

"Vorrei vivere per studiare e non studiare per vivere".

Francis Bacon.

  1. Non aver avuto il coraggio di inseguire quell'obiettivo "Ollio". La settimana scorsa ti ho parlato degli obiettivi "Ollio": alcuni di noi non hanno ancora scoperto il proprio obiettivo primario, altri lo hanno ben in mente, ma hanno paura di inseguirlo, o semplicemente non sanno da dove iniziare. Beh, aspettare che si realizzi da solo, come per magia, ti posso assicurare che è una strategia molto efficace per avere un grosso rimpianto.
  2. Non esserti allenato con costanza. A 20 anni ci sentiamo invincibili. A 30 anni cominciamo ad avere alcuni dubbi sui nostri super poteri. A 40 anni il divano inizia ad avere un fascino esotico. A 50 anni... rischiamo di non arrivarci! Trova il tuo sport, innamoratene, ma soprattutto allenati con Costanza (la sorella di Filomena).
  3. Non aver curato i tuoi denti. Ci ricordiamo della salute dei nostri denti quando ormai è troppo tardi e uno strano tizio continua a farci domande sul meteo mentre ci infila le mani nella bocca per infliggerci un dolore atroce. Curare i denti è dannatamente noioso: devi spazzolarti i denti neanche fossi Van Gogh, devi passare il filo interdentale anche sotto le ascelle e, se non hai proprio nulla da fare, devi risciacquarti la bocca con quel fuoco liquido noto come collutorio. Eppure i denti hanno legami inaspettati con altre parti del nostro organismo e trascurarli può essere la causa primaria di non pochi disturbi (e rimpianti).
  4. Aver trascurato la tua alimentazione (e la tua salute). Siamo quello che mangiamo. La stragrande maggioranza delle malattie ha una qualche connessione con la nostra dieta alimentare: non darle peso ci allontana spesso dal nostro peso ideale. Dico giusto o ho ragione?
  5. Non aver detto cosa provavi a quella persona. Ogni lasciata è persa. Quanto pensi di aspettare prima di confessare quello che provi a quella persona speciale? Se non lo farai, rischi di pentirtene per il resto della tua vita (sì, questo è un segno del destino: fallo).
  6. Non aver coltivato le tue amicizie. In questi ultimi 30 anni ho vissuto in almeno 4 città diverse e conosciuto centinaia di persone; ma solo recentemente ho riscoperto l'importanza delle vere amicizie, di quelle che si contano sulle dita di una mano. Ma queste amicizie vanno coltivate con cura. Tu lo stai facendo?
  7. Esserti preoccupato troppo. Bobby McFerrin cantava "don't worry, be happy", sembra così banale, eppure è l'essenza della vita. Tra cinque anni, molto probabilmente, non ricorderai il 90% delle preoccupazioni che oggi ti affliggono: perché continuare a dar loro così tanto spazio? Riprenditi la tua vita. Se può esserti utile, utilizza una di queste 5 strategie per ritrovare la serenità.
  8. Non aver intrapreso quel viaggio. Ho sempre preferito regali che si potessero toccare con mano: poi ho iniziato a viaggiare. Un viaggio è un'esperienza che ti rimane dentro, per sempre. Se è già da un po' che pensi a quel viaggio: è arrivato il momento di partire.
  9. Non essere stato grato per quello che avevi. Ci accorgiamo di quanto fossimo fortunati tutte le volte che perdiamo qualcosa: è inevitabile, a meno che... a meno che non iniziamo ad essere grati, in questo preciso istante, per tutto ciò che abbiamo (sì, anche tu hai almeno una piccola cosa di cui essere grato).

"Ricordati che non essere felici significa non essere grati".

Elizabeth Carter.

  1. Non essere uscito dalla trappola del topo. Sveglia - Traffico - Ufficio - Pranzo - Ufficio - Traffico - Cena - Letto. Sveglia - Traffico... Dio quanto ho odiato questa routine! Ci sono stati giorni in cui mi sono sentito soffocare. Eppure non avevo il coraggio di mollare. Spesso preferiamo un comodo inferno, ad un paradiso impegnativo. Se non vuoi avere rimpianti, inizia oggi stesso a lavorare al tuo piano di fuga dalla trappola del topo.
  2. Essertela presa così tanto per colpa degli altri. Quante energie nervose sprechiamo per colpa degli altri? Lo st*!-zo che ci taglia la strada, il commesso scortese, il capo rompipalle. Passiamo le nostre giornate (e spesso anche le nottate) a rimuginare sui torti subiti. E se applicassimo più spesso la Legge del Camion della Spazzatura?
  3. Non aver affrontato quella paura. La nostra vita è definita dalle paure che affrontiamo. Più ti nascondi di fronte alle tue paure, più queste acquisiscono potere su di te. Smettila di nasconderti: affronta le tue paure a viso aperto, costi quel che costi.
  4. Non aver detto abbastanza "ti voglio bene" alle tue persone care. Hai mai pensato a cosa faresti se ti dicessero che ti rimangono appena 5 minuti di vita? Io vorrei sentire per un'ultima volta le persone a me più care. Ma perché aspettare quegli ultimi 5 minuti? Perché non farlo ora?
  5. Aver sprecato il tuo tempo. Non devi aspettare vent'anni per renderti conto di quanto tempo sprechi ogni giorno (e se non te ne rendi conto, ti consiglio di dare un'occhiata a questa tabellina del tempo). Prova ad immaginare cosa potresti realizzare se investissi tutto quel tempo sprecato nella tua crescita personale. Chi saresti tra 1 anno? Dove arriveresti? Quali obiettivi realizzeresti?

"Ci sono solo 2 cose che non tornano mai indietro: una freccia scagliata ed un’occasione persa".

J. Rohn

Quindi cosa hai deciso? Pensi di buttare nel gabinetto anche il nuovo anno o di trasformarlo finalmente nel migliore anno della tua vita? Per l'anno nuovo segui solo una regola: zero rimpianti. Buona settimana.

Andrea.

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"Niente e nessuno può renderti infelice, a meno che tu non glielo permetta."

E. Roosevelt.

Sei infelice? No, sei un salame!

Oh, cicciobello! Non siam mica qui a farci il vento in faccia con lo stuzzicadenti! Sì è vero, in questo periodo non sprizzo gioia da tutti i pori, ma salame lo dici a qualcun altro! Capito mi hai?!

Se può consolarti, allora siamo due salami.

Anche per me queste ultime settimane sono state dettate da frustrazione, delusione ed insoddisfazione.

In poche parole: infelicità.

Ma la sostanza non cambia: siamo entrambi dei salami, perché essere infelici è una nostra scelta.

Sì, hai letto bene.

Siamo noi a scegliere, più o meno consciamente, felicità o infelicità; ed ogni volta che commettiamo uno dei 4 errori di cui ti parlerò in questo post, di fatto stiamo dicendo a noi stessi: "voglio essere infelice".

Nello specifico, in questo articolo vedremo:

Bene, partiamo!

Prima di vedere le 4 trappole dell'infelicità (e come evitarle), vorrei convincerti del fatto che l'infelicità non è qualcosa che ci accade, ma piuttosto qualcosa che scegliamo.

Il modello ERE: ovvero perché scegliamo di essere infelici

Scommetto che se ti chiedessi perché sei infelice, sapresti esattamente che risposta darmi:
  • magari è per via dei soldi.
  • magari il problema è il lavoro frustrante (o peggio assente).
  • forse hai problemi con lo studio e sei rimasto indietro con i tuoi esami universitari.
  • ah no, aspetta, ho capito: problemi di cuore!

Soldi, lavoro/studio e amore sono generalmente al centro dei nostri pensieri e sono spesso causa della nostra infelicità: o almeno è quello di cui siamo convinti.

Sia mai che le cose vadano storte a causa nostra! Naturalmente è sempre colpa (in ordine): della crisi, del professore/capo bastardo, di quello str**zo/a del mio/a ex. Giusto?! Sbagliato...

Siamo convinti che ad ogni evento segua inevitabilmente una nostra emozione.

Ma non sono gli eventi a scatenare le nostre emozioni... sono le nostre personali reazioni ad essi a determinare cosa proveremo.

Il modello ERE dice esattamente questo: ogni evento origina una reazione; ogni reazione dà vita ad una determinata emozione.

Il modello ERE

Se vogliamo avere il controllo sulle nostre emozioni, in primis la felicità, dobbiamo innanzitutto prendere consapevolezza delle nostre reazioni (rileggiti il post sulla consapevolezza).

Uhm... interessante questo modello ERE. Devo ammettere, André, che non mi suona del tutto nuovo, ma così è spiegato molto bene. Solo una domanda: ma che min**ia sono queste reazioni?!

Le reazioni sono l'insieme dei pensieri e delle azioni con cui rispondiamo ad un determinato evento esogeno (ahhh! che soddisfazione, erano almeno 5 post che volevo utilizzare il termine "esogeno"! Il prossimo articolo è il turno di "sinergia" :-D).

Tornando a noi, se sei infelice dipende dai tuoi pensieri e dalle tue azioni.

In definitiva, come ti dicevo, è una tua scelta.

Esistono, in particolare modo, 4 reazioni errate alla base dell'infelicità. Se le conosci, le eviti.

1. Le tue aspettative non sono in linea con la realtà

"Felicità = Realtà - Aspettative."

Tom Magliozzi.

Gran parte della nostra infelicità è legata alle aspettative.

C'è chi sostiene che per essere felici dovremmo abbassare le nostre aspettative.

Non sono d'accordo.

Preferisco portare la mia realtà allo stesso livello delle mie aspettative; o meglio, preferisco che la mia realtà superi di gran lunga le mie più rosee aspettative.

Se sei d'accordo come me, allora smettila di concentrarti sulle tue aspettative ed inizia a focalizzarti sulla realtà.

Questo significa spostare il focus dai risultati che otterrai in un ipotetico domani, alle azioni che devi compiere oggi stesso.

Non puoi avere il pieno controllo sui risultati che otterrai tra 1, 2 o 5 anni, ma puoi sempre decidere cosa farai oggi per ottenere quei risultati.

Ma vediamo la motivazione/re-azione #2:

2. Sei un frigno-frignonis

"Se hai tempo per lamentarti, hai tempo per cambiare ciò di cui ti lamenti."

A.J. D'Angelo.

Scegliamo di essere infelici ogniqualvolta ci comportiamo da frigno-frignonis.

Lamentarci continuamente, infatti, non fa altro che accrescere il nostro senso di insoddisfazione e frustrazione.

Pensi davvero di poter cambiare il tuo stato d'animo focalizzandoti continuamente su ciò che non funziona?

In bocca al lupo...

Io ti propongo un approccio più efficace: ricordi quando ti ho detto che la vita è un'arancia?

Se in questo momento uno degli spicchi è fonte di frustrazione, smettila di accanirti su di esso.

Lascialo da parte per qualche settimana, concentrati su quegli "spicchi" che stanno andando alla grande: quando tornerai ad occuparti dello "spicchio problematico", lo potrai fare con nuove energie (e nuove idee).

3. Hai l'autostima di un bradipo nano

"Credi nei tuoi sogni per realizzare te stesso. Credi in te stesso per realizzare i tuoi sogni."

Anonimo.

Non è un caso che chi ha scarsa autostima tenda anche ad essere infelice.

Gli insicuri, più di chiunque altro, mettono in atto reazioni errate di fronte agli eventi esterni:

  • Si preoccupano ossessivamente di ciò che pensano gli altri.
  • Sono terrorizzati dai fallimenti.
  • Ripensano continuamente ai loro errori del passato e ai pericoli del futuro.

Gran parte della tua felicità deriva dalla capacità di credere in te stesso; ed ancora una volta, credere di più nei tuoi mezzi è una tua responsabilità.

Molti sono convinti che l'autostima si accresca con il successo ed il denaro: io ho parlato di autostima, non di palloni gonfiati.

La vera autostima non deriva infatti dagli status symbol, ma da una radicata convinzione di poter affrontare qualsiasi situazione ti si presenti.

Questo tipo di sicurezza la si può maturare solo grazie alla pratica quotidiana: perché non inizi ad applicare almeno una di queste 16 strategie rafforza-autostima.

4. Sei un procrastinatore seriale

"Se oggi non stai vivendo i tuoi sogni è perché ieri hai deciso di rimandare a domani."

Andrea Giuliodori.

Ammettilo, in questo post speravi di cavartela senza un accenno alla procrastinazione?!

Mi spiace deluderti, ma se dopo più di un anno di bombardamento continuo non hai ancora capito che smettere di rimandare a domani è la chiave di volta del tuo percorso di crescita personale, beh... dovrei darmi seriamente all'ippica :-D

Siamo infelici, eppure non siamo minimamente sfiorati dall'idea che forse (dico forse) solo grazie all'azione possiamo davvero cambiare la nostra attuale situazione.

Ci ritroviamo così a procrastinare bellamente, indulgendo in distrazioni e falsi piaceri.

Sai che ti dico, se vuoi continuare a raccontarti balle, accomodati: è la tua vita.

Se invece sei stanco di buttare le tue giornate nel cesso, se ne hai le scatole piene di infelicità, frustrazione e insoddisfazione, insomma, se vuoi davvero dare una svolta alla tua vita: impara, una volta e per tutte, come smettere di procrastinare.

Conclusioni

Ogni volta che ti sentirai frustrato, demotivato ed infelice, spero ti ricorderai di questo articolo, ma soprattutto spero ti ricorderai che puoi avere il controllo delle tue emozioni, che puoi scegliere le tue reazioni e prendere in mano il timone della tua vita.

Buona settimana,

Andrea.

Foto di jasohill

Ultimo aggiornamento il 22 Ottobre 2021 [post_title] => Infelicità: i 4 errori che stai commettendo se ti senti infelice [post_excerpt] => Siamo convinti che essere infelici sia qualcosa che ci accada. In realtà scegliamo di esserlo ogni volta che commettiamo questi 4 errori. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => infelice [to_ping] => [pinged] => http://www.efficacemente.com/2012/05/fare-soldi-senza-lavorare/ http://www.efficacemente.com/imparare-a-studiare/ http://www.efficacemente.com/2012/07/la-vita-e-un-arancia/ http://www.efficacemente.com/procrastinazione/ [post_modified] => 2021-10-22 00:28:31 [post_modified_gmt] => 2021-10-21 22:28:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.efficacemente.com/?p=9794 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 199 [filter] => raw ) [comment_count] => 0 [current_comment] => -1 [found_posts] => 10 [max_num_pages] => 2 [max_num_comment_pages] => 0 [is_single] => [is_preview] => [is_page] => [is_archive] => 1 [is_date] => [is_year] => [is_month] => [is_day] => [is_time] => [is_author] => [is_category] => 1 [is_tag] => [is_tax] => [is_search] => [is_feed] => [is_comment_feed] => [is_trackback] => [is_home] => [is_privacy_policy] => [is_404] => [is_embed] => [is_paged] => [is_admin] => [is_attachment] => [is_singular] => [is_robots] => [is_favicon] => [is_posts_page] => [is_post_type_archive] => [query_vars_hash:WP_Query:private] => acd59921ee8bcd2509c38fce35a39219 [query_vars_changed:WP_Query:private] => [thumbnails_cached] => [stopwords:WP_Query:private] => [compat_fields:WP_Query:private] => Array ( [0] => query_vars_hash [1] => query_vars_changed ) [compat_methods:WP_Query:private] => Array ( [0] => init_query_flags [1] => parse_tax_query ) )
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Quante volte hai sentito dei genitori dire: “Voglio soltanto che i miei figli siano felici!”?

Innumerevoli, vero?

E quante volte invece hai sentito quegli stessi genitori dire: “Voglio soltanto che i miei figli trovino il senso della vita”?

Nessuna, vero?

Sì, certo, spesso felicità e significato si sovrappongono: quando sentiamo che la nostra vita ha un senso e una direzione ben precisi, ci sentiamo bene.

Eppure, numerosi uomini e donne, nel corso della storia, hanno rinunciato di buon grado ad una vita facile e felice nel nome di uno scopo più grande.

Insomma, il rapporto tra felicità e senso non sempre è lineare.

Anzi, come cantava qualche anno fa Vasco Rossi, a volte continuiamo a cercare un senso alla nostra vita, anche se non siamo sicuri di poterlo trovare:

"Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l'ha."

Vasco Rossi.

Perché? 

Perché la società arriva quasi ad imporci di dover essere felici, in una sorta di "dittatura della felicità", anche se nel nostro intimo è trovare un senso ciò che agogniamo veramente?

Perché abbiamo bisogno di trovare il senso della vita?

In una recente ricerca, quattro psicologi sociali, Roy F. Baumeister, Kathleen Vohs, Jennifer Aaker ed Emily Garbinsky hanno cercato di rispondere a questa annosa domanda, esplorando il rapporto tra felicità e senso della vita.

Ciò che hanno scoperto è estremamente interessante.

La ricerca è stata condotta su 400 volontari, tra i 18 e i 78 anni, a cui sono state poste una serie di domande per comprendere quanto felice e significativa percepissero la propria vita.

I ricercatori non hanno fornito alcuna definizione né di senso della vita, né di felicità, così che le persone potessero rispondere in base alle proprie convinzioni e percezioni personali.

In questo modo, Baumeister e i suoi colleghi hanno potuto identificare con precisione quali elementi i volontari collegassero istintivamente ad una vita significativa e/o ad una vita felice.

I risultati iniziali dell'analisi, come c'era da aspettarsi, hanno dimostrato una stretta correlazione tra l'essere felici e l'aver trovato il senso della propria vita.

Ma scavando un po' più a fondo gli studiosi hanno scoperto che esistono almeno 5 ambiti in cui essere felici non necessariamente arricchisce la nostra vita di significato...

5 ambiti in cui essere felici non contribuisce a il senso della vita

1. Desideri e difficoltà

Il senso della vita e i desideri

Riuscire finalmente ad acquistare quella macchina che desideravi da tanto, soddisfare il tuo improvviso desiderio di gelato alla gianduia, guardare la nuova puntata della tua serie Netflix preferita: sono tutte azioni che ti fanno stare bene nell'immediato, ti rendono felice, ma non si può certo dire che diano un vero significato alla tua vita, giusto?

Stesso discorso per la salute: quando ci sentiamo in forma e non abbiamo malattie, siamo felici, ma non necessariamente appagati.

Al contempo, ci sono persone che hanno trovato un senso più profondo nella propria vita, nonostante o, addirittura, grazie alla malattia: ti sentiresti ad esempio di dire che la vita del fisico inglese Stephen Hawking non sia stata forse piena di significato?

Insomma, tendiamo ad essere felici quando otteniamo ciò che desideriamo e la nostra vita è facile, in discesa, senza problemi, ma per trovare un significato abbiamo spesso bisogno di affrontare delle difficoltà.

2. Tempo

il senso della vita e il tempo

Senso e felicità hanno poi un rapporto molto diverso con il tempo.

Il tempo della felicità è il presente, siamo felici quando ci immergiamo nel qui ed ora (o come preferisco chiamarla io:  la quiedora).

Il significato, al contrario, può essere trovato solo nel futuro, o meglio, nel sottile filo che collega passato, presente e futuro.

Più riflettiamo sul nostro passato e progettiamo il nostro futuro, più le nostre vite acquisiscono significato. Viviamo una vita significativa, infatti, proprio quando riusciamo a tenere insieme passato, presente e futuro in una storia coerente.

Ma le differenze tra felicità e significato non terminano qui...

3. Relazioni

il senso della vita e le relazioni

I rapporti umani sono fondamentali sia per la nostra felicità, sia per dare un senso alla nostra vita. Non a caso la solitudine ci rende infelici e priva la nostra esistenza di significato.

Tuttavia, è la natura e la profondità di queste relazioni ad impattare diversamente sulle due variabili che stiamo indagando.

Nello specifico...

  • (Natura) fare del bene agli altri dà senso alla nostra vita, mentre riceverlo ci fa sentire felici.
  • (Profondità) uscire con i nostri amici per berci una birra contribuisce sicuramente alla nostra felicità, ma non necessariamente arricchisce la nostra vita. Al contrario trascorrere del tempo con le persone che amiamo riempie le nostre giornate di significato, anche se a volte questi rapporti più profondi comportano discussioni, scontri e il dover affrontare emozioni difficili.

4. Stress e crisi

Il senso della vita e lo stress

Tra le varie domande della ricerca, gli psicologi hanno chiesto agli intervistati quanti eventi piacevoli e quanti invece stressanti avessero affrontato nell'ultimo periodo.

Chi aveva vissuto situazioni positive si sentiva mediamente felice e sentiva che la propria vita stava andando nella giusta direzione. Fin qui nulla di strano.

Eppure, i punteggi più elevati sul significato della propria vita, gli studiosi li hanno riscontrati in quei volontari che avevano dichiarato di aver affrontato numerosi eventi particolarmente stressanti.

Questo non significa certo che per dare un senso alla nostra vita dobbiamo cercare ogni giorno nuovi problemi.

Il punto è un altro.

Chi aveva dichiarato di aver vissuto eventi stressanti, lo aveva fatto nel percorso verso obiettivi ambiziosi.

Quando cerchiamo di realizzare qualcosa di importante nella nostra vita, ci ritroveremo inevitabilmente ad affrontare alti e bassi, momenti di soddisfazione e momenti di profondo sconforto, onori e oneri.

5. Identità

Il senso della vita e l'espressione di sé

Tutte le attività che hanno a che fare con l’espressione di sé sono estremamente gratificanti ma non sempre contribuiscono alla nostra gioia.

Pensiamo ai grandi artisti del passato e alla sofferenza, fisica ed emotiva, che spesso hanno dovuto sopportare per realizzare le loro opere più grandi.

Nel corso della ricerca gli studiosi hanno proposto agli intervistati 37 esempi di attività legate all'espressione di sé (lavorare, meditare, fare esercizio fisico, etc.).

25 di queste sono state classificate dai partecipanti come sicuramente utili a trovare il senso della vita e solo 2 sono state riconosciute come fonte certa di felicità.

Se dunque, come già visto nei precedenti paragrafi, la felicità è ottenere ciò che vogliamo, il senso della nostra vita lo troviamo esprimendo ciò che siamo.

  Bene, ora che ci sono chiare le differenze tra l'avere una vita felice e averne una significativa, è arrivato il momento di capire meglio cosa intendiamo di preciso per "il senso della vita" e "vita significativa" (e come possiamo viverne una).

La vita e il suo significato

Il senso della vita

Ti sei mai chiesto cosa sia la vita?

Sì, ok, forse non è una domanda da fare ai miei lettori così, a freddo, vorrei però condividere con te una definizione di vita molto bella che ho trovato nel romanzo "A Constellation of Vital Phenomena" di Anthony Marra. Marra definisce la vita come:

"una costellazione di fenomeni vitali: organizzazione, irritabilità, movimento, crescita, riproduzione, adattamento."

A ben pensarci, dal punto di vista chimico, le sostanze che compongono un corpo poco prima della morte sono le stesse che lo compongono subito dopo.

Come fenomeno materiale, la vita dunque è proprio quell'incredibile interazione tra queste diverse sostanze chimiche.

E per quanto riguarda il senso della vita invece?

Una stella polare nella danza cosmica dell'esistenza

Ricordo da piccolino di aver attraversato, come molti bambini, la fase dei "perché":

"Zia, perché il cielo è azzurro?", "Babbo, perché gli oggetti cadono a terra?", "Mamma, perché devo smettere di guardare i cartoni?!".

Come esseri senzienti tendiamo a porci domande fin dalla giovane età e man mano che cresciamo queste domande possono diventare sempre più complesse e profonde, fino ad arrivare a coinvolgere il significato stesso della vita:

  • Da dove è arrivata la vita?
  • Perché è stata creata?
  • Qual è il modo migliore e più giusto di viverla?

Ma queste domande non sono il frutto di semplice curiosità; l'idea che la nostra vita abbia uno scopo che non riusciamo ad afferrare e quindi, di conseguenza, l'idea che stiamo sprecando la nostra vita, è una delle paure umane più profonde.

Questo perché per un essere umano la vita non può ridursi a quell'interazione tra sostanze chimiche.

Riprendendo la parte iniziale di questo articolo, possiamo dire che quando le sostanze chimiche nel nostro corpo interagiscono in maniera favorevole proviamo felicità.

Trovare il senso della vita ci permette invece di trascendere la materialità corporea e l'imprevedibilità di quella "costellazione di fenomeni vitali" in continuo mutamento.

Trovare un significato ci dà stabilità e ci guida come una stella polare nella danza cosmica dell'esistenza.

Faust e il suo patto con il diavolo

In fin dei conti, come esseri umani desideriamo congelare nel tempo un attimo perfetto e poterlo vivere all'infinito.

È ciò che tentò di fare Faust con il suo patto col diavolo. Faust rinunciò alla sua anima sperando che un momento meraviglioso sarebbe durato per sempre.

"Fermati, attimo, sei bello!"

Johann Wolfgang von Goethe.

Ma quella "costellazione di fenomeni" che determina la vita non può smettere di cambiare, fino alla fine.

Non possiamo fermare gli istanti. Quello che possiamo fare è trovare una direzione stabile verso cui dirigerci ogni giorno: dare un senso alla nostra vita è ciò che ci consente di ottenere questa stabilità e superare i limiti della nostra fisicità.

Sì, ma come? Se il senso della vita è ciò che ci dà stabilità e ci guida nell'impermanenza, come possiamo arricchire la nostra quotidianità di significato?

Come trovare il senso della vita e vivere una vita significativa

Baumeister e i suoi colleghi hanno individuato 4 elementi in grado di arricchire la nostra vita di significato. Vediamoli insieme.

1. AVERE UNA META

Trovare il significato attraverso gli obiettivi

Fin qui siamo tutti d'accordo: nei periodi in cui non abbiamo una meta da raggiungere, la nostra vita ci appare routinaria e priva di significato.

Nello specifico esistono due tipologie di mete:

  1. Gli obiettivi specifici (una laurea, una promozione lavorativa, avere una famiglia).
  2. Le condizioni da raggiungere (serenità, saggezza, connessione umana).

Entrambe derivano da spinte biologiche, condizionamenti culturali e scelte personali.

Più scegliamo le nostre mete con consapevolezza, più ci avvicineremo al senso della nostra vita.

2. TROVARE (E VIVERE SEGUENDO) I NOSTRI VALORI

Valori

C'è una parte istintiva di noi che ci fa capire cos’è giusto e sbagliato, cos’è buono e cos’è cattivo.

Il giudizio etico è uno dei primi giudizi che formiamo nella nostra mente di fronte ad un nuovo evento.

Non sempre tale giudizio è corretto, ma è sicuramente radicato in profondità dentro di noi ed è profondamente condizionato da quelli che sono i nostri valori (più o meno consci).

Nel passato, le grandi religioni hanno fornito agli esseri umani dei set valoriali ben definiti. Con la secolarizzazione della società questi riferimenti dogmatici si sono gradualmente indeboliti, sostituiti da nuove "religioni", altrettanto dogmatiche (socialismo, comunismo, capitalismo, scientismo, dataismo, sovranismo, razzismo, anti-razzismo e molti altri -ismo).

Ecco perché per vivere una vita significativa dobbiamo innanzitutto essere in grado di far emergere e scegliere consapevolmente i nostri valori guida (in questo articolo spiego come farlo), prima che questi vengano sovrascritti indiscriminatamente dall'ideologia dominante del momento; ma soprattutto dobbiamo imparare e vivere ogni giorno della nostra vita coerentemente con questi valori.

3. FARE

Fare

Avere dei chiari obiettivi e conoscere i propri valori, senza però realizzare i primi o vivere seguendo i secondi, non è particolarmente appagante.

Per trovare il senso della vita non possiamo dunque limitarci alla "teoria", fermandoci ad una ricerca sterile del nostro scopo.

Dobbiamo "sporcarci le mani" e immergerci nella materialità della vita.

Il "fare" infatti non solo ci permette di realizzare concretamente il senso della nostra vita, ma può addirittura guidarci nella sua scoperta quando questo non ci è ancora chiaro.

E mi raccomando, ho scritto il "fare", non "l'ottenere".

Il senso della vita scaturisce e lo si trova nel:

  • Fare esperienze.
  • Fare viaggi.
  • Fare tentativi.
  • Fare scoperte.
  • Fare amicizie.
  • Fare errori.
  • Fare...

4. CREDERE (IN NOI STESSI)

Credere in noi stessi

Credere in noi stessi è al contempo causa e conseguenza di una vita piena di significato.

Se abbiamo fiducia nei nostri mezzi, tendiamo a fare di più, a riconoscere e a far valere i nostri valori e, infine, a perseguire mete ambiziose, insomma una maggiore autostima contribuisce positivamente agli altri 3 elementi che danno significato alla nostra vita.

Ma avere uno scopo, a sua volta, ci fa vedere noi stessi come meritevoli di rispetto, in un circolo virtuoso in cui senso e sicurezza si sostengono a vicenda.

Per concludere...

Mi auguro che questo viaggio che abbiamo intrapreso insieme alla scoperta del senso della vita sia stato per te stimolante. Affinché certi concetti non vadano persi nell'oblio digitale, ecco una breve sintesi di quanto abbiamo visto:

  • Viviamo in una sorta di "dittatura della felicità", in cui essere felici e provare piacere è diventato quasi un obbligo. Eppure ci sentiamo sempre più vuoti, perché ciò che manca davvero nelle nostre vite non sono i comfort, i piaceri materiali o i momenti di svago, ma un significato più profondo.
  • Certo, esistono molte aree di sovrapposizione tra una vita felice e una vita significativa, ma in almeno 5 ambiti essere felici non dà necessariamente senso alla nostra vita:
    • Soddisfare i nostri desideri ci dà un piacere effimero, ma raramente ci aiuta a trovare il senso della vita.
    • Vivere nel qui ed ora ci fa sentire appagati, ma se non riflettiamo sul nostro passato e non progettiamo il nostro futuro sentiamo che la nostra vita è priva di significato.
    • Ci sono relazioni che ci danno una gioia momentanea e ci sono relazioni, a volte complesse e faticose, che danno valore alla nostra vita.
    • Affrontare episodi stressanti è quanto di più lontano ci sia dalla definizione di vita felice, eppure tali eventi sono spesso imprescindibili lungo il percorso verso obiettivi ambiziosi, obiettivi in grado di dare un senso alla nostra esistenza e alle nostre giornate.
    • Infine, esprimere noi stessi non sempre è facile, anzi, molto spesso è fonte di sofferenza, ma ancora una volta contribuisce a farci vivere una vita significativa.
  • Ci siamo poi chiesti cosa si intenda di preciso con l'espressione "il senso della vita" e "vita significativa" e questo ci ha portato alla definizione di vita come "costellazione di fenomeni vitali" (ovvero l'interazione tra processi chimici), e a quella di significato come "la stella polare in grado di conferire stabilità a questa danza cosmica esistenziale a cui tutti partecipiamo".
  • Per concludere abbiamo esplorato i 4 elementi che contribuiscono a dare un senso alla nostra vita, ovvero:
    • Avere una meta.
    • Trovare (e vivere seguendo) i nostri valori.
    • Fare.
    • Credere in noi stessi.

Bene, questo articolo di approfondimento termina qui. Grazie per avermi accompagnato in questa esplorazione sul significato della nostra esistenza; se hai trovato questo contenuto di ispirazione condividilo con i tuoi contatti attraverso i pulsanti qui sotto.

Alla prossima

Andrea Giuliodori.

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Nell'articolo di oggi affrontiamo un problema sempre più comune: l'overthinking. Come avrai intuito e come dice la parola stessa, si tratta di pensare troppo, ma possiamo affermare con certezza che questo aspetto non sia l'unico problema. Cominciamo?

Cos'è l'overthinking?

Non si fa nemmeno in tempo a tradurre questa parola, che immediatamente la prima immagine che ci viene in mente è una testa che non smette di parlare e fare collegamenti. Questo potrebbe sembrare anche un vantaggio quando stiamo cercando di risolvere un problema (anche se vedremo che non è così), ma diventa un handicap quando diventa pesante ruminazione.

Immagino tu sappia benissimo di cosa si tratta: la mente inizia a pensare a qualcosa e in pochi minuti diventa un treno impazzito e irrefrenabile. Di conseguenza lo stress aumenta e insieme ad esso le sensazioni d'ansia e di rabbia per non riuscire a farla stare zitta. Di solito questo avviene in un momento in cui avresti proprio bisogno che la mente smettesse di parlare.

Ma è davvero un problema?

Mi è capitato di incontrare persone orgogliose del fatto che la loro mente fosse irrefrenabile, convinte che una mente senza freni sia una mente in controllo solo perché occupata.

Ogni volta, io chiedo se sono in grado di farla smettere di parlare e loro si rifiutano di provarci, convinti che non sia una cosa possibile e difendendo lo stato presente delle cose, quello in cui pensano molto. Troppo.

Parliamoci chiaro: l'overthinking è un problema, e anche piuttosto grosso. E non perché ci rende più intelligenti degli altri, anzi. Ma perché fa danni: vediamo quali.

Il primo e più devastante effetto del ruminare è l'aumentato rischio di depressione e sintomi di ansia in adulti e adolescenti quando questo meccanismo entra in gioco dopo eventi di vita stressanti. Non tutti reagiscono in maniera dannosa allo stress ma, chi usa questo meccanismo come metodo di gestione, ha un maggiore rischio di intaccare la propria salute mentale. Già questo potrebbe essere un campanello d'allarme bello grosso per convincerci a intervenire in nuove maniere.

Non solo aumenta i rischi di cadere in depressione e sintomi d'ansia, ma anche di disturbi da alimentazione incontrollata e altri comportamenti autodistruttivi.

Ma la cosa più notevole è che impedisce il problem-solving. Per chi non è vittima di questo problema, questa sembrerà un'ovvietà, ma spesso chi c'è dentro crede che una mente attiva sia una mente funzionale. In questo caso, è il contrario.

Ah, a proposito: rovina anche il sonno.

Ma non posso fermare la mia mente: sono io!

Già il concetto di poter intervenire dall'esterno sulla mente come oggetto dovrebbe farci riflettere. Se possiamo identificare la nostra mente come la nostra mente e non come io, significa che le due cose probabilmente sono distinte. E comunque, ci tengo a comunicare una notizia incredibile: sì, si può fermare la mente.

Naturalmente lo si può fare in modi diversi, e non stiamo parlando di metodi estremi o di sostanze psicotrope potentissime o anestesie, ma di meditazioni, azioni e condizioni specifiche.

Ricordo la prima volta che ho affrontato quest'argomento: ero a Montalcino con un mio collega insegnante, in una scuola privata molto particolare di cui ero il coordinatore. Eravamo nel bosco con i bambini e il mio amico ha chiesto agli studenti (tra i 5 e gli 8 anni):

"Secondo voi è possibile non pensare?"
Immediatamente i bambini hanno risposto, quasi all'unisono, con un secco NO.

In meno di 10 secondi, il mio collega gli ha dimostrato il contrario. Ha detto loro: seguite con lo sguardo il mio dito. E ha cominciato a muoverlo in maniera casuale, lenta, nello spazio davanti a loro. I bambini, attentissimi, non hanno lasciato lo sguardo per un istante. Dopo pochi secondi, il mio collega ha smesso di muovere il dito e ha chiesto ai bambini:

"A cosa stavate pensando?"

E in un attimo hanno capito che non stavano pensando a nulla.

Se davvero noi siamo le nostre menti, allora quei bambini hanno smesso di esistere per qualche secondo, o hanno avuto solo una mente silenziosa e disciplinata?

Come farla stare zitta e fermare l'overthinking

Abbiamo già parlato dello stato di flow in altri articoli e in qualche materiale aggiuntivo, torniamo dunque a parlarne qui. Nell'episodio che ti ho raccontato, anche se per un breve istante, tutti i bambini (io incluso) erano in uno stato di flow:

  • Attenzione focalizzata
  • Buon equilibrio tra sfida, sforzo e comfort
  • Piacere nell'azione da eseguire

La mente non solo ha smesso di parlare, ma lo ha fatto istantaneamente. Questo è un indizio ulteriore che si può intervenire abbastanza agevolmente per tornare a mettere un guinzaglio al nostro overthinking.

Se ti ritrovi in un momento problematico in cui la tua mente non la smette di infastidirti, puoi provare a intraprendere un'attività che ti metta in stato di flow. Se non conosci quali sono le attività che ti mandano nello stato di flow, ti rimando a questo articolo, dove troverai una piccola guida per scoprirle.

In ogni caso, puoi provare questo semplice esercizio:

Ovunque tu sia, inizia a descrivere in maniera oggettiva e asciutta il luogo in cui ti trovi.

Per farti capire cosa intendo con "oggettiva e asciutta", ti faccio un esempio del luogo in cui mi trovo ora:

  • Parete bianca
  • Quadro con scritto Viaggio in nero su bianco
  • Cassettiera da 120 bianca - 4 cassetti
  • 4 cubi libreria
  • Chitarra classica appesa alla parete

E così via. Posso andare più in dettaglio o descrivere altre cose, ma avrai notato che non ci sono opinioni: solo informazioni base inconfutabili. Prova per 3 minuti, dopo continua pure a leggere l'articolo.

Il miracolo dell'attenzione

L'attenzione focalizzata utilizza troppa energia perché ne rimanga altra disponibile. Per cui, se inizi qualcosa che ti richiede una focalizzazione abbastanza forte, la tua mente non potrà fare molto altro che seguire quell'attività e quella tua decisione.

Naturalmente questo non è l'unico modo per intervenire attivamente sull'overthinking. Di soluzioni ce ne sono anche altre, a breve e lungo termine. Quello che io farei (e ho effettivamente fatto quando ne soffrivo) è occuparmi di pensare a lungo termine: non cercare soluzioni immediate, ma di lavorare perché non mi serva nemmeno più una soluzione.

Un piccolo disclaimer a questo punto: pensare troppo, come abbiamo detto, può essere causa di disturbi anche seri e difficili da estirpare. In quei casi è sempre imperativo richiedere l'aiuto di uno specialista. Da non tutti i pozzi si può uscire da soli e richiedere una corda non è un fallimento... ma l'unica via di successo.

Detto questo, ci tengo a dirti che ci sono diverse meditazioni che fanno questo lavoro, sia per il breve che per il lungo termine. Al termine di questo articolo ti lascerò qualche istruzione per eseguire una meditazione particolare che dovrebbe darti una mano nell'immediato.

Per adesso ci tengo a dirti che non sei solo: l'overthinking si è preso per tanto tempo le vite di molti di noi e ne si può uscire, con il giusto mindset e pratiche che guardano alla costruzione di buone basi, piuttosto che soluzioni palliative.

Liberarsi della mente con il suono giusto

Immagino tu abbia sentito il suono Ohm: è famoso ed è quasi un cliché della meditazione. Nonostante abbia anche connotati religiosi, facciamo anche noi come gli scienziati e spogliamolo delle identità spirituali e religiose e prendiamolo come suono e basta. Esiste uno studio pilota che ha dimostrato come il cantare ripetutamente il suono Ohm disattivi significativamente le seguenti aree del cervello:

  • bilaterale orbitofrontale
  • cinglato anteriore
  • talamo
  • ippocampo
  • parte dell'amigdala. 

Al contrario, il suono Ohm non sembra aver attivato niente di particolare, solo una specifica disattivazione rispetto al cervello in situazione di riposo, quindi fuori da attività specifiche.

Quale migliore occasione di usare questa conoscenza per calmare un cervello troppo attivo?

Siccome questo tipo di meditazioni è molto potente ti consiglio di farle se ti senti bene, al sicuro e a tuo agio. La breve pratica che ti lascio in fondo all'articolo crea un rilassamento profondo, nel caso non spaventarti e piuttosto goditi il rilassamento.

Non vedo l'ora di sapere come sarà andata.

Noi ci sentiamo al prossimo articolo.

Ti abbraccio,

Severino.

 
[post_title] => Overthinking: quando pensare troppo diventa un problema [post_excerpt] => Overthinking significa pensare troppo: per alcuni può sembrare un bene ma non è così. Anzi, è proprio un problema da risolvere. Come? [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => overthinking [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-10-26 11:01:42 [post_modified_gmt] => 2019-10-26 09:01:42 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.efficacemente.com/?p=24497 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 5 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 24233 [post_author] => 23 [post_date] => 2019-09-16 08:11:08 [post_date_gmt] => 2019-09-16 06:11:08 [post_content] =>

L'equilibrio interiore viene sempre trattato come un punto di arrivo nella vita. Ma è davvero così? Da cosa è composto l'equilibrio dentro di noi che ci fa vivere sereni e cosa si nasconde al di là della nostra pace? Questi sono gli argomenti di cui parleremo in questo articolo e che spero ti aiuteranno nel tuo percorso personale, già da oggi.

Dove devo guardare per trovare il mio equilibrio interiore?

Sembra una domanda stupida, ma certamente è la prima che bisognerebbe farsi. Prima ancora del chiedersi perché non ce l'abbiamo, dobbiamo capire se stiamo guardando nella direzione giusta. Grandissime sono le probabilità che non sia così.

Anche la risposta può sembrare ovvia, stupida o fin troppo banale. Ma la risposta a quella domanda è: prima dentro.

Lo so, sembra un'ovvietà (come gran parte delle soluzioni a problemi esistenziali, d'altronde), ma ciò che è ovvio viene molto spesso ignorato. Si pensa troppo spesso che tutti problemi complessi debbano per forza avere soluzioni complesse. Ma l'equilibrio interiore non è un problema complesso: diventa complesso quando non sappiamo dove osservare.

L'errore più comune: la pace "fuori"

Parliamoci onestamente: quante persone conosci che non sono mai uscite da una relazione o che continuano a passare da una relazione all'altra, senza mai rimanere soli? E quante ne conosci che lavorano 50 ore alla settimana e sembrano non riposarsi mai? Quante ancora che si accendono una sigaretta dopo l'altra o, appena possono, cominciano a bere e finiscono tre o quattro ore dopo in condizioni dubbie?

Se c'è una costante, è che tutti questi soggetti sembrano preoccupati di rimanere soli con se stessi.

Naturalmente, se chiedi loro perché facciano quello che fanno hanno sempre pronte le risposte standard:

  • Non posso mica fermarmi adesso!
  • Ma a me piace fumare, mi rilassa.
  • È stato un incontro speciale

E così via. Questi sono solo tre esempi casuali di persone che cercano la "tranquillità" o un po' di pace dentro cose o persone all'infuori di loro. Come avrai visto, si ritrovano a rincorrere un oggetto di attenzione esterno che, quando manca, immediatamente causa reazioni di irritazione o ansia. È inevitabile, quando si sceglie di cercare qualcosa nel posto sbagliato: non la si trova mai.

La via maestra: affrontare l'abisso interiore

"Se vogliamo costruire la pace nel mondo, costruiamola in primo luogo dentro ciascuno di noi."

Dalai Lama.

L'equilibrio interiore è formato da diversi fattori, tutti concomitanti al risultato finale: l'impermeabilità alle disavventure della vita. La via primaria per trovarlo, o meglio ancora, costruirlo, è rivolgere lo sguardo all'interno.

Per poterlo fare c'è bisogno di alcune condizioni primarie ineluttabili:
  • Solitudine
  • Silenzio
  • Attenzione
  • Disponibilità
  • Coraggio

Si comincia da qui. La cosa bella è che comunque la vita, un giorno o l'altro, costringe tutti ad affrontare il proprio abisso. Non importa quanto demotivato possa farti sentire questa idea, perché in ogni caso da qui bisogna passare. Tanto vale quindi farlo con la situazione sotto controllo, consapevolmente e non quando si è costretti e molto probabilmente impreparati.

Non deve essere per forza difficile

L'equilibrio interiore è un'interazione di forze e fattori diversi che concorrono a un risultato finale unitario.

Nello specifico, noi siamo separati dal resto dell'universo solamente dalla conformazione dei nostri atomi, che ci rendono "il corpo" che vediamo allo specchio e sentiamo se abbiamo il senso del tatto funzionante. Quel corpo è il nostro mezzo di trasporto per tutto il tempo che resiste in vita.

Non può, naturalmente, essere escluso dal lavoro sull'equilibrio interiore, proprio perché per interiore si intende in senso non molto figurato, all'interno dei suoi confini.

Dovremo quindi prenderci cura, in ordine sparso, ma senza esclusioni, di quattro fattori principali:

  • Equilibrio corporeo
  • Controllo mentale
  • Pace spirituale
  • Connessioni

Sembra strano inserire le connessioni sociali dopo averle quasi demonizzate due paragrafi addietro, la realtà è che quelle non erano connessioni, ma dipendenze affettive. Per connessioni, in questo caso, intendo relazioni sociali che fanno parte interamente di chi siamo.

Vediamo dunque questi pezzi uno per uno.

Equilibrio interiore corporeo

Mi è sempre sembrata molto efficace l'analogia del corpo come un'automobile. Se la tua auto è a benzina e tu la riempi di succo di pompelmo, sabbia e fango, quale credi che sarà il risultato? Probabilmente non solo non si muoverà, ma verrà danneggiata e non durerà molto. Oltre a non poter fare quello per cui è stata progettata.

Il corpo, volenti o nolenti, è il mezzo di trasporto del nostro cervello, che dà vita alla nostra mente e al nostro essere coscienti. Senza corpo, niente cervello e complessità di connessioni, dunque niente "io".

Per questo e per nessun altro motivo, metto l'equilibrio corporeo in prima posizione. Perché da questo dipende anche tutto il resto ed è, detto fuori dai denti, l'equilibrio più semplice a cui dedicarsi. Come fare per ottenere il massimo dal corpo che abbiamo?

  • Conosciamolo: cerchiamo di osservare ogni minimo dettaglio, reazione, ogni volta che ce ne ricordiamo e studiamolo come se fosse esterno a noi. Ci aiuterà a stabilire il nostro punto di partenza.
  • Alleniamolo: avere un corpo prima sano e poi forte sono requisiti basilari perché sia in grado di rispondere e mantenerti funzionante e vigile in ogni tipo di situazione. Più avrai un corpo allenato, maggiore sarà la tua libertà di scelta.
  • Rispettiamolo: come detto prima, per funzionare bene, il nostro corpo ha bisogno di essere costruito bene. Sarà fondamentale conoscere come è fatta una dieta sana, seguirla religiosamente e eliminare ogni abitudine che vada a inficiarne i risultati. La gestione del corpo è un percorso per il lungo periodo, non concentrato sull'oggi.

Equilibrio interiore mentale

Mente e corpo si influenzano a vicenda, questo è un fatto assodato. Lavorare sul corpo, dunque, ti farà procedere anche nel lavoro sulla mente, almeno in parte. Ad ogni modo, preso in mano il controllo dell'involucro, dobbiamo fare ordine dentro i nostri pensieri.

La nostra mente è un generatore di pensieri random, basata su un'infinità di dati. Il successo di un pensiero piuttosto che un altro ha poi il bisogno del nostro permesso. Se la mia mente continua a ripetere "sono un incapace" e io ascolto quel pensiero, il cervello registrerà che funziona e lo riproporrà.

In breve, il nostro dialogo interiore sarà così fallimentare che influenzerà il corpo per confermare questa idea, rendendoci fisicamente incapaci di ogni cosa.

Sarà anche semplificato, ma ti sfido a dimostrarmi che non è così. Se si vuole essere pronti a un vero cambiamento, bisogna fare ordine nei propri pensieri.

Fare ordine nei propri pensieri significa:
  • Osservare la propria mente senza intervenire per qualche settimana
  • Eradicare i pensieri inutili, smettendo di seguirli in maniera sistematica
  • Ricostruire i nostri pensieri, rinforzandoli sulla base di un obiettivo chiaro
  • Lavorare con la meditazione quotidiana sulla lunghezza e la profondità della nostra attenzione

Equilibrio interiore spirituale

La spiritualità non è religione. È una consapevolezza che esiste un ordine superiore e più grande di quello che siamo noi. Buttandola sulla fisica di base: tu, come me, sei un agglomerato di atomi immerso in tutto il resto degli atomi e dello spazio.

Quel resto è l'ordine più grande.

All'interno di questo resto puoi e probabilmente dovresti, trovare una storia che lo racconti secondo la tua idea e che ti renda più sorridente ogni giorno che passa, senza per forza scomodare uomini con la barba o ciccioni meditanti.

Non siamo in grado di conoscere tutto e probabilmente mai lo saremo, e va bene così. Costruiamo già oggi il nostro senso delle cose, con la nostra narrativa interiore. Includerci con rispetto in un sistema più grande che non possiamo controllare ci aiuta a ridefinire tutte le proporzioni delle nostre vite, nel bene e nel male.

Ricercando la nostra vera dimensione, saremo in grado di guardare alla realtà con molto più equilibrio e tranquillità, anche di fronte a vere e proprie disgrazie. Che a quel punto saranno solo punti nello spaziotempo, o avvenimenti di una storia che andremo a terminare (forse) nel giorno in cui moriremo.

Le connessioni

Veniamo all'ultimo punto necessario per intraprendere questo percorso. Sarà anche l'ultimo in senso temporale. La qualità e il senso delle connessioni vere arriverà solamente dopo aver intrapreso i primi tre passi in questa strada. Perché? Perché andremo a spogliare tutte le corazze e le maschere false che ci separano dalla nostra identità più realistica. Questo ci permetterà di esistere in maniera differente, andando a influenzare persone diverse da quelle che abbiamo oggi nelle nostre vite.

Questa cosa avverrà in maniera naturale, ma andrà a completare il percorso. Quella parte del percorso che, per impossibilità materiale, non possiamo compiere da soli.

Il relazionarci con l'esterno (con gli altri agglomerati) ci permette di risvegliare, ripulire e far reagire punti di noi che non possiamo raggiungere in maniera indipendente e il modo migliore perché questo funzioni è che la direzione sia già intrapresa.

Dunque, che faccio?

Costruire il proprio equilibrio è un lavoro vitalizio, ma almeno possiamo capire a che punto siamo nel nostro percorso. A tal proposito ho creato una checklist di dieci domande a cui potrai cercare di rispondere e che ti aiuteranno a capire quale sia il tuo punto di partenza, oggi.

Puoi scaricare la checklist nel form qui sotto e lavorare alle risposte a quelle dieci domande. Spero che ti saranno di grande aiuto per decidere i tuoi prossimi passi.

Io ti abbraccio e ci sentiamo al prossimo articolo.

[post_title] => Equilibrio interiore: come raggiungerlo e mantenerlo nel tempo? [post_excerpt] => L'equilibrio interiore sembra una chimera. In realtà è una condizione perfettamente raggiungibile e costruibile con il percorso giusto. Vediamo quale. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => equilibrio-interiore [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-09-11 08:50:51 [post_modified_gmt] => 2019-09-11 06:50:51 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.efficacemente.com/?p=24233 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 3 [filter] => raw ) [3] => WP_Post Object ( [ID] => 24080 [post_author] => 23 [post_date] => 2019-08-12 05:11:15 [post_date_gmt] => 2019-08-12 03:11:15 [post_content] =>

Oggi parleremo di una strana parola Giapponese che ultimamente è tornata alla ribalta: Ikigai.

Le bellezze delle culture a noi estranee ci aiutano a cambiare le nostre prospettive e rendono appetibili concetti che nella nostra lingua, magari, non hanno la stessa incisività. Ecco perché questa parola ha ripreso un grande spazio specialmente sulle nostre librerie. Parliamone.

Cos'è Ikigai?

Personalmente, per quanto ami i linguaggi, non mi è mai piaciuta questa moda del prendere termini esotici e farli passare per panacee o soluzioni ai nostri mali: Ho'oponopono, Ikigai, Kintsukuroi e Kintsugi, Hygge... le nostre librerie sono letteralmente sommerse di libri con titoli accattivanti per spiegarci dove sbagliamo e in che direzione andare.

Per oggi metterò da parte questa mia avversione (ben conscio di avere analogo problema con l'Inglese) e proverò a guardare questo concetto con occhi di bambino, puliti dal pregiudizio.

Come sempre, le traduzioni dagli altri linguaggi sono incomplete, ma direi che possiamo provare a tradurre questa parola con:

"Quella cosa per cui vale la pena svegliarsi alla mattina"
o, con le parole di Vasco:
"Un senso a questa vita".

Come sappiamo, Vasco lo sta ancora cercando e così anche molti di noi. Alcuni passano l'intera vita a lottare e altri si arrendono. Altri navigano perfettamente consci del loro Ikigai. Ma cos'è?

La combinazione di quattro insiemi

Cercando Ikigai, molto probabilmente ti sei imbattuto in un grafico come questo:

Bene, questo grafico spiega molto bene come cercare e trovare il proprio Ikigai, o meglio il senso della propria esistenza.

Come vedi, i quattro insiemi che si intersecano vanno a toccare aree interiori ed esteriori: i bisogni del pianeta, le tue abilità, ciò che è monetizzabile e ciò che ti piace davvero. Non sono tutte la stessa cosa e focalizzarsi solo su alcuni degli insiemi intermedi non ti permetterà di percepire la totale soddisfazione. Di motivi, per questo, ce ne sono tanti. Alcuni li ho sperimentati nel tempo sulla mia pelle e sono sicuro che lo abbia fatto anche tu.

Immaginati di vivere una vita in cui fai qualcosa che ami fare, che sei bravo a fare, che serve agli altri e per cui sei pure pagato. Bingo, no?

Sì, bingo.

Ma lasciamo la filosofia orientale ed entriamo nel campo che ci piace di più: le prove tangibili. Se sei su questo blog, sai che la salaminchia qui non è ben vista, per cui ci piace riferirci alle autorità del campo, ogni volta che scriviamo di qualcosa o che ci permettiamo di dare consigli.

Quanto è importante l'Ikigai nella vita reale

Prendiamola larga e, prima di affrontare il Giappone, passiamo da Harvard e da Berkeley. In questi due posti sono presenti alcuni dei laboratori di studio di psicologia più avanzati del mondo e figuriamoci se non hanno fatto degli studi sul senso della vita.

E difatti è così: cominciamo, dunque, da Harvard. In questo studio, pubblicato su JAMA Psychiatry, i ricercatori si sono chiesti se percepire un senso, o una ragione, per la propria esistenza potesse in qualche modo rallentare il declino fisico.

Questo studio è stato fatto per vedere se questo tipo di influenza sulla nostra prospettiva possa portarci ad avere vite più lunghe e in salute. Per poterlo fare, hanno preso i dati due volte, nel 2006 e nel 2010 da uno studio nazionale continuo di adulti over 50 chiamato Health and Retirement Study.

Metà dei soggetti sono stati intervistati di persona e hanno subito misurazioni di parametri fisici come forza e velocità della camminata, mentre per misurare il loro "senso della vita" hanno compilato un questionario studiato appositamente.

Le persone con un senso della vita più presente presentavano dati migliori sia nella forza che nella velocità di camminata.

Sentire che la nostra vita ha un senso, dunque, pare aiutare il nostro corpo a funzionare meglio.

E Berkeley che dice?

Berkeley ha diverse sezioni della propria università dedicate al benessere e al bene in generale. In un articolo dedicato, Peter Jaret elenca una serie di studi condotti proprio per vedere che influenza ha una percezione del senso della propria vita sulla propria salute e sul benessere. Cosa hanno trovato questi studi?

Che chi percepisce che la propria vita ha una ragione, allo stesso tempo ha:

È importante sottolineare che questi studi tendono a mostrare associazioni, non ancora causalità. Per dimostrare quest'ultima, entrambe le università stanno continuando a ricercare, con altri studi più approfonditi.

Perché conoscere il proprio Ikigai dovrebbe migliorare la nostra vita?

Per quanto questa potrebbe risultare semplice speculazione, ricordiamo che mente e corpo sono collegati a doppio senso (e questo è comunque un fatto).

Conoscere il senso della propria vita significa conoscere sempre la direzione, indipendentemente dalle "curve" che la vita possa decidere di farci prendere. È un po' come avere sempre la via chiara, e avendo una via chiara si affronteranno più facilmente le deviazioni.

Questa chiarezza e la relativa sicurezza percepita, probabilmente, abbasseranno la nostra soglia di stress e aiuteranno la nostra mente a regolare le nostre risposte agli eventi avversi, mantenendo in equilibrio quegli ormoni che causano, appunto, reazioni croniche di stress e le cascate di altre decisioni anormali che si hanno quando non si è in controllo della propria quotidianità e della propria vita emozionale.

Ikigai e senso della vita

Come abbiamo imparato in questi mesi, non è una buona idea aspettare che varino le condizioni esterne per riuscire a stare bene. Possiamo cominciare, invece, a intervenire da dentro sulle nostre prospettive per POI trovare le condizioni fisiche per riprodurre quella prospettiva nella vita reale.

Trovare l'Ikigai potrebbe essere un modo per riconoscere alcuni elementi della nostra vita e per cominciare a porvi l'attenzione, una cosa che magari abbiamo tralasciato per lungo tempo.

Chiederci:

e dare risposte concrete a queste domande è un esercizio che potrebbe toglierci sì una mezzoretta della nostra vita, ma ridarci mesi o anni di esistenza felice... se abbiamo il coraggio di ascoltare quello che abbiamo scritto.

Prendi questo paragrafo come un invito silenzioso a fare questo esercizio, naturalmente. Sono informazioni preziosissime e non credo sia una buona idea lasciar scorrere i giorni senza conoscerle. In fondo, i nostri giorni non sono infiniti.

Come usare questa nuova conoscenza

Prima di tutto, fai quell'esercizio. Scoprire quale potrebbe essere il tuo Ikigai potrebbe radicalmente cambiare la direzione della tua vita e il tuo senso di benessere.

Ma possiamo (e magari dovremo) agire dal lato opposto: invece che ricercarlo, possiamo ricominciare a praticarlo prima di definirlo per bene. Quello che possiamo fare, mentre ci imbarchiamo per questo viaggio alla ricerca della nostra ragione di vita, è semplificarci il percorso coltivando attività come le seguenti:

  1. Torniamo in contatto con le nostre passioni: non importa che non paghino, ma se amiamo suonare, dipingere, leggere, ballare, prepariamo nel nostro calendario un quarto d'ora al giorno dove tornare ad AGIRE questi amori che magari abbiamo tralasciato;
  2. Cerchiamo un livello spirituale: non significa diventare religiosi o praticare, ma alzare il livello della nostra coscienza oltre i limiti del nostro ego, per contemplare livelli superiori di realtà;
  3. Torniamo nella natura: 30 minuti di camminata giornaliera (o in casi estremi settimanale) in luoghi dove domina la natura, cambieranno in maniera radicale il nostro senso di benessere personale;
  4. Facciamo volontariato per una causa in cui crediamo: il nostro tempo è una risorsa importante, l'unica che abbiamo veramente e donarlo a chi ne può giovare significa moltiplicarla. Aggiungere vita alla nostra vita.

Da dove comincio?

Spesso la troppa scelta ci può bloccare, oppure crediamo di non essere in grado di prendere una direzione, per la quale invece siamo più che capaci.

A tal proposito, qualche mese fa, ho creato un esercizio per i corsisti di ÈPPI, che aiuta a farsi un'idea di che cosa abbiamo dentro e della nostra direzione, senza esercitare un grande sforzo.

È un esercizio molto semplice da completare e ti darà una serie di idee per completare poi il diagramma dell'Ikigai e trovare così la tua direzione chiara.

Se lo vuoi fare, scarica pure le istruzioni in PDF qui sotto.

Spero che l'articolo di oggi ti aiuti a riprendere la tua direzione o a mantenerla e ti mando un abbraccio enorme.

Ci sentiamo alla prossima!

Severino.

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Oggi mi permetto di scrivere questo articolo con dei consigli di lettura, nello specifico su libri Mindfulness, perché credo che tutti dovrebbero intraprendere questo percorso verso una maggiore consapevolezza.

Siccome la mindfulness significa letteralmente "pienezza della consapevolezza", un libro è un buon inizio per un percorso che durerà tutta la vita.

Ho scelto solo quattro libri perché già questi contengono così tante informazioni che basteranno per qualche anno. La maggior parte dello spazio andrebbe poi lasciato alla pratica vera e propria, che è ciò che porterà i veri risultati.

Cominciamo? Cominciamo!

Per chi comincia

Iniziamo chiarendo che, per quanto la Mindfulness sia uno stato mentale di maggiore consapevolezza e presenza e minore stress, è anche alla base di alcuni protocolli di terapia per, appunto, la riduzione dello stress e un maggiore godimento del presente della vita.

L'ideatore di un primo protocollo di otto settimane è il biologo Jon Kabat-Zinn, mentre l'autore del libro che ti sto per consigliare propone una versione diversa, più vicina a una questione cognitiva che limitata alla riduzione dello stress.

Il libro in questione è piuttosto famoso e si chiama "Metodo Mindfulness. 56 giorni alla felicità", di Mark Williams e Danny Penman, che sono i creatori di questo protocollo.

Che cos'ha di speciale questo libro? Direi la chiarezza. Non solo spiega esattamente che cosa si otterrà alla fine del percorso, ma segue il lettore durante tutto questo percorso diviso per settimane.

In ogni settimana, gli autori hanno pensato a una serie di pratiche sia formali che informali (per la cronaca la pratica formale è la meditazione e le informali sono piccole azioni da intraprendere al di fuori della pratica meditativa) che aiuterebbero a raggiungere una maggiore consapevolezza, presenza e attenzione, oltre che benessere e senso di felicità.

Io ho letto e provato tutto il libro che indubbiamente richiede una certa disciplina, ma trovo che sia un ottimo punto di inizio per cominciare a conoscere il mondo dei libri mindfulness e le pratiche che aiutano a ottenere questo meraviglioso stato mentale.

Rimango sempre convinto che avere una guida fisica sia molto meglio per cominciare, ma è sempre meglio iniziare che non farlo.

Libri Mindfulness: Per chi vuole affilare l'attenzione

Il libro che vi sto per consigliare è, al momento della scrittura dell'articolo, disponibile solo in inglese. Ma, ragazzi, che super libro.

L'autore è Yates e propone una panoramica sulle nuove ricerche in neurofisiologia, accompagnata da un metodo di meditazione che parte da zero e arriva a livelli piuttosto avanzati.

Per quanto il percorso sia graduale e accessibile a tutti, mi sento di indirizzare verso questo libro chi ha già almeno un poco di esperienza con la meditazione e vuole passare a un livello successivo. Perché?

Perché le meditazioni di Yates sono molto concentrate sullo sviluppo di un'attenzione imperturbabile e, per allenare un'abilità come quella c'è bisogno di ENORME disciplina.

Le meditazioni che propone sono piuttosto lunghe, ma incredibilmente soddisfacenti e sfidanti. I livelli di autoconsapevolezza e di focus che si riescono a raggiungere in poche settimane sono incredibili, ma viene richiesto un discreto impegno e un ammontare di tempo un po' superiore a un percorso di mindfulness standard.

Di certo, i risultati che porta sono veramente incredibili e, dopo qualche settimana, si ha ancora la sensazione di aver toccato appena la punta dell'iceberg.

Uno dei migliori libri mindfulness sul mercato, si chiama The Mind Illuminated: A complete Meditation Guide Integrating Buddhist Wisdom and Brain Science for Greater Mindfulness.

Assolutamente consigliato per chi vuole essere il completo padrone della propria attenzione. E dunque del proprio presente.

Libri Mindfulness: per chi vuole ridurre lo stress

Come dicevo all'inizio dell'articolo, quando parlavo dei due protocolli di circa 8 settimane, uno dei primi ad essere creati è quello di Jon Kabat-Zinn, considerato uno dei padri della mindfulness moderna.

Nonostante siano disponibili diversi libri prodotti da lui, ho deciso di consigliarne uno solo, semplicemente per il fatto che contiene praticamente l'intero metodo.

Solo una cosa mi sento di dire: dato che questi libri contengono l'intero metodo da seguire, spesso ci troviamo a pensare di aver fatto quello che andava fatto solo perché abbiamo letto tutte le istruzioni.

C'è uno strano piacere che deriva dalla conoscenza che ci inebria e pare giustificarci quando poi non facciamo perché: ma sì, lo so già!

In realtà, facciamo bene attenzione: conoscere e fare sono cose molto diverse. Questi libri contengono metodi estremamente potenti, ma solo se questi metodi vengono poi effettivamente seguiti e praticati con costanza.

Leggere un libro non ti darà la mindfulness. Conoscere un metodo non significa praticarlo. Praticare per una settimana non significa meditare tutti i giorni per almeno due mesi.

Insomma, mi sento di dare questo warning a tutti quelli che, come me, si ingozzano di informazioni per il puro piacere di sapere. Non è questo il caso in cui ingoiare le informazioni senza portarle nella pratica.

Detto questo, posso finalmente dirti il titolo del libro che consiglio per la riduzione dello stress. Il libro di Jon Kabat-Zinn si intitola Vivere Momento Per Momento.

Ci sono davvero moltissimi libri che trattano l'argomento e ho deciso di scegliere solo quelli che considero i migliori e più utili.

Per l'ultimo, ci spingiamo un po' in là, ma sono sicuro che chi avrà la pazienza e soprattutto l'esperienza di provarlo, avrà grandissimi risultati.

Per chi ama sperimentare

Per l'ultimo dei libri mindfulness ho deciso di spingermi un pelino oltre i nostri normali limiti, mantenendo almeno un po' di autorità. Il libro che sto per consigliarti, infatti, è di Osho.

Osho è stato un personaggio particolare, estremamente eccentrico, che ha tentato di fare da ponte tra cultura orientale e occidentale. È stato una persona molto saggia e piuttosto estrema in modalità e idee, ma ha dato un grande contributo alla scena meditativa occidentale.

Tralasciamo i connotati politici o le derive new-age che ogni tanto vengono associate al suo personaggio (a volte con grande cognizione di causa) e addentriamoci nel libro che sto per consigliare.

Questo è un libro MOLTO particolare, che affido a voi qualora abbiate una mentalità molto aperta e un po' di dimestichezza con le pratiche meditative.

Un piccolo consiglio...

Non cominciate da questo libro.

Infatti, in questo libro, Osho propone tantissime pratiche meditative diverse, alcune molto avanzate e particolari, decisamente non adatte per persone che stanno cominciando adesso. Ma per chi ha preso confidenza con il proprio respiro e il proprio corpo, regala spazio per l'ampliamento dell'esperienza e, soprattutto, consiglia pratiche per ogni tipo di necessità.

Come prevedibile, nell'insegnamento, Osho si spinge molto in là nel raccontare le basi di ciò che spiega, spesso ben oltre i limiti del metodo scientifico. Prendine atto adesso, perché anche se il guru si spinge in dichiarazioni un po' esagerate o comunque molto difficili da provare, alcune delle meditazioni che lui propone hanno esattamente il risultato che promettono di causare e sono estremamente potenti.

Come per ogni pratica un po' particolare, ci tengo a ricordarti di non spingerti mai troppo oltre la tua zona di comfort: se qualcosa ti sembra troppo estremo per farlo oggi, procedi sempre per gradi.

Vale il solito consiglio: first, no harm. Per prima cosa, non fare danni.

In ogni caso, questo libro è una vera miniera d'oro per chi vuole sperimentare un po' con la sua mente e il suo corpo e si chiama "La verità che cura"

E se volessi di più?

È indubbiamente una domanda legittima. Di certo, in questi quattro libri c'è una quantità di informazioni sufficiente per un lavoro approfondito di qualche decennio. Come ho detto prima, però, c'è una grossa differenza tra la conoscenza e la pratica e la seconda è quella che fa la vera differenza.

Per cui, siamo sempre al solito vecchio consiglio: FAI!

Naturalmente, in questo ambito non è facilissimo cominciare, anche perché le istruzioni sono sempre piuttosto varie e ognuno ha la sua take sul problema e sulla soluzione.

Per questo, in fondo a questo articolo, ho deciso di preparare per te un possibile inizio a queste pratiche, diverso da quelli che ti ho consigliato in precedenza. (Se per caso te li sei persi, li trovi in fondo a questo articolo!)

Alla fine di questo articolo troverai un form dove puoi scaricare gratuitamente le istruzioni per questo esercizio che SEMBRA semplice. Una volta padroneggiato, però, avrai un livello di attenzione di gran lunga superiore alla media e una conoscenza delle sfumature del tuo corpo che in ben pochi hanno.

Che cosa aspetti? Io, come sempre, ti mando un forte abbraccio e ci sentiamo al prossimo articolo!
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Quante volte hai sentito dei genitori dire: “Voglio soltanto che i miei figli siano felici!”?

Innumerevoli, vero?

E quante volte invece hai sentito quegli stessi genitori dire: “Voglio soltanto che i miei figli trovino il senso della vita”?

Nessuna, vero?

Sì, certo, spesso felicità e significato si sovrappongono: quando sentiamo che la nostra vita ha un senso e una direzione ben precisi, ci sentiamo bene.

Eppure, numerosi uomini e donne, nel corso della storia, hanno rinunciato di buon grado ad una vita facile e felice nel nome di uno scopo più grande.

Insomma, il rapporto tra felicità e senso non sempre è lineare.

Anzi, come cantava qualche anno fa Vasco Rossi, a volte continuiamo a cercare un senso alla nostra vita, anche se non siamo sicuri di poterlo trovare:

"Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l'ha."

Vasco Rossi.

Perché? 

Perché la società arriva quasi ad imporci di dover essere felici, in una sorta di "dittatura della felicità", anche se nel nostro intimo è trovare un senso ciò che agogniamo veramente?

Perché abbiamo bisogno di trovare il senso della vita?

In una recente ricerca, quattro psicologi sociali, Roy F. Baumeister, Kathleen Vohs, Jennifer Aaker ed Emily Garbinsky hanno cercato di rispondere a questa annosa domanda, esplorando il rapporto tra felicità e senso della vita.

Ciò che hanno scoperto è estremamente interessante.

La ricerca è stata condotta su 400 volontari, tra i 18 e i 78 anni, a cui sono state poste una serie di domande per comprendere quanto felice e significativa percepissero la propria vita.

I ricercatori non hanno fornito alcuna definizione né di senso della vita, né di felicità, così che le persone potessero rispondere in base alle proprie convinzioni e percezioni personali.

In questo modo, Baumeister e i suoi colleghi hanno potuto identificare con precisione quali elementi i volontari collegassero istintivamente ad una vita significativa e/o ad una vita felice.

I risultati iniziali dell'analisi, come c'era da aspettarsi, hanno dimostrato una stretta correlazione tra l'essere felici e l'aver trovato il senso della propria vita.

Ma scavando un po' più a fondo gli studiosi hanno scoperto che esistono almeno 5 ambiti in cui essere felici non necessariamente arricchisce la nostra vita di significato...

5 ambiti in cui essere felici non contribuisce a il senso della vita

1. Desideri e difficoltà

Il senso della vita e i desideri

Riuscire finalmente ad acquistare quella macchina che desideravi da tanto, soddisfare il tuo improvviso desiderio di gelato alla gianduia, guardare la nuova puntata della tua serie Netflix preferita: sono tutte azioni che ti fanno stare bene nell'immediato, ti rendono felice, ma non si può certo dire che diano un vero significato alla tua vita, giusto?

Stesso discorso per la salute: quando ci sentiamo in forma e non abbiamo malattie, siamo felici, ma non necessariamente appagati.

Al contempo, ci sono persone che hanno trovato un senso più profondo nella propria vita, nonostante o, addirittura, grazie alla malattia: ti sentiresti ad esempio di dire che la vita del fisico inglese Stephen Hawking non sia stata forse piena di significato?

Insomma, tendiamo ad essere felici quando otteniamo ciò che desideriamo e la nostra vita è facile, in discesa, senza problemi, ma per trovare un significato abbiamo spesso bisogno di affrontare delle difficoltà.

2. Tempo

il senso della vita e il tempo

Senso e felicità hanno poi un rapporto molto diverso con il tempo.

Il tempo della felicità è il presente, siamo felici quando ci immergiamo nel qui ed ora (o come preferisco chiamarla io:  la quiedora).

Il significato, al contrario, può essere trovato solo nel futuro, o meglio, nel sottile filo che collega passato, presente e futuro.

Più riflettiamo sul nostro passato e progettiamo il nostro futuro, più le nostre vite acquisiscono significato. Viviamo una vita significativa, infatti, proprio quando riusciamo a tenere insieme passato, presente e futuro in una storia coerente.

Ma le differenze tra felicità e significato non terminano qui...

3. Relazioni

il senso della vita e le relazioni

I rapporti umani sono fondamentali sia per la nostra felicità, sia per dare un senso alla nostra vita. Non a caso la solitudine ci rende infelici e priva la nostra esistenza di significato.

Tuttavia, è la natura e la profondità di queste relazioni ad impattare diversamente sulle due variabili che stiamo indagando.

Nello specifico...

  • (Natura) fare del bene agli altri dà senso alla nostra vita, mentre riceverlo ci fa sentire felici.
  • (Profondità) uscire con i nostri amici per berci una birra contribuisce sicuramente alla nostra felicità, ma non necessariamente arricchisce la nostra vita. Al contrario trascorrere del tempo con le persone che amiamo riempie le nostre giornate di significato, anche se a volte questi rapporti più profondi comportano discussioni, scontri e il dover affrontare emozioni difficili.

4. Stress e crisi

Il senso della vita e lo stress

Tra le varie domande della ricerca, gli psicologi hanno chiesto agli intervistati quanti eventi piacevoli e quanti invece stressanti avessero affrontato nell'ultimo periodo.

Chi aveva vissuto situazioni positive si sentiva mediamente felice e sentiva che la propria vita stava andando nella giusta direzione. Fin qui nulla di strano.

Eppure, i punteggi più elevati sul significato della propria vita, gli studiosi li hanno riscontrati in quei volontari che avevano dichiarato di aver affrontato numerosi eventi particolarmente stressanti.

Questo non significa certo che per dare un senso alla nostra vita dobbiamo cercare ogni giorno nuovi problemi.

Il punto è un altro.

Chi aveva dichiarato di aver vissuto eventi stressanti, lo aveva fatto nel percorso verso obiettivi ambiziosi.

Quando cerchiamo di realizzare qualcosa di importante nella nostra vita, ci ritroveremo inevitabilmente ad affrontare alti e bassi, momenti di soddisfazione e momenti di profondo sconforto, onori e oneri.

5. Identità

Il senso della vita e l'espressione di sé

Tutte le attività che hanno a che fare con l’espressione di sé sono estremamente gratificanti ma non sempre contribuiscono alla nostra gioia.

Pensiamo ai grandi artisti del passato e alla sofferenza, fisica ed emotiva, che spesso hanno dovuto sopportare per realizzare le loro opere più grandi.

Nel corso della ricerca gli studiosi hanno proposto agli intervistati 37 esempi di attività legate all'espressione di sé (lavorare, meditare, fare esercizio fisico, etc.).

25 di queste sono state classificate dai partecipanti come sicuramente utili a trovare il senso della vita e solo 2 sono state riconosciute come fonte certa di felicità.

Se dunque, come già visto nei precedenti paragrafi, la felicità è ottenere ciò che vogliamo, il senso della nostra vita lo troviamo esprimendo ciò che siamo.

  Bene, ora che ci sono chiare le differenze tra l'avere una vita felice e averne una significativa, è arrivato il momento di capire meglio cosa intendiamo di preciso per "il senso della vita" e "vita significativa" (e come possiamo viverne una).

La vita e il suo significato

Il senso della vita

Ti sei mai chiesto cosa sia la vita?

Sì, ok, forse non è una domanda da fare ai miei lettori così, a freddo, vorrei però condividere con te una definizione di vita molto bella che ho trovato nel romanzo "A Constellation of Vital Phenomena" di Anthony Marra. Marra definisce la vita come:

"una costellazione di fenomeni vitali: organizzazione, irritabilità, movimento, crescita, riproduzione, adattamento."

A ben pensarci, dal punto di vista chimico, le sostanze che compongono un corpo poco prima della morte sono le stesse che lo compongono subito dopo.

Come fenomeno materiale, la vita dunque è proprio quell'incredibile interazione tra queste diverse sostanze chimiche.

E per quanto riguarda il senso della vita invece?

Una stella polare nella danza cosmica dell'esistenza

Ricordo da piccolino di aver attraversato, come molti bambini, la fase dei "perché":

"Zia, perché il cielo è azzurro?", "Babbo, perché gli oggetti cadono a terra?", "Mamma, perché devo smettere di guardare i cartoni?!".

Come esseri senzienti tendiamo a porci domande fin dalla giovane età e man mano che cresciamo queste domande possono diventare sempre più complesse e profonde, fino ad arrivare a coinvolgere il significato stesso della vita:

  • Da dove è arrivata la vita?
  • Perché è stata creata?
  • Qual è il modo migliore e più giusto di viverla?

Ma queste domande non sono il frutto di semplice curiosità; l'idea che la nostra vita abbia uno scopo che non riusciamo ad afferrare e quindi, di conseguenza, l'idea che stiamo sprecando la nostra vita, è una delle paure umane più profonde.

Questo perché per un essere umano la vita non può ridursi a quell'interazione tra sostanze chimiche.

Riprendendo la parte iniziale di questo articolo, possiamo dire che quando le sostanze chimiche nel nostro corpo interagiscono in maniera favorevole proviamo felicità.

Trovare il senso della vita ci permette invece di trascendere la materialità corporea e l'imprevedibilità di quella "costellazione di fenomeni vitali" in continuo mutamento.

Trovare un significato ci dà stabilità e ci guida come una stella polare nella danza cosmica dell'esistenza.

Faust e il suo patto con il diavolo

In fin dei conti, come esseri umani desideriamo congelare nel tempo un attimo perfetto e poterlo vivere all'infinito.

È ciò che tentò di fare Faust con il suo patto col diavolo. Faust rinunciò alla sua anima sperando che un momento meraviglioso sarebbe durato per sempre.

"Fermati, attimo, sei bello!"

Johann Wolfgang von Goethe.

Ma quella "costellazione di fenomeni" che determina la vita non può smettere di cambiare, fino alla fine.

Non possiamo fermare gli istanti. Quello che possiamo fare è trovare una direzione stabile verso cui dirigerci ogni giorno: dare un senso alla nostra vita è ciò che ci consente di ottenere questa stabilità e superare i limiti della nostra fisicità.

Sì, ma come? Se il senso della vita è ciò che ci dà stabilità e ci guida nell'impermanenza, come possiamo arricchire la nostra quotidianità di significato?

Come trovare il senso della vita e vivere una vita significativa

Baumeister e i suoi colleghi hanno individuato 4 elementi in grado di arricchire la nostra vita di significato. Vediamoli insieme.

1. AVERE UNA META

Trovare il significato attraverso gli obiettivi

Fin qui siamo tutti d'accordo: nei periodi in cui non abbiamo una meta da raggiungere, la nostra vita ci appare routinaria e priva di significato.

Nello specifico esistono due tipologie di mete:

  1. Gli obiettivi specifici (una laurea, una promozione lavorativa, avere una famiglia).
  2. Le condizioni da raggiungere (serenità, saggezza, connessione umana).

Entrambe derivano da spinte biologiche, condizionamenti culturali e scelte personali.

Più scegliamo le nostre mete con consapevolezza, più ci avvicineremo al senso della nostra vita.

2. TROVARE (E VIVERE SEGUENDO) I NOSTRI VALORI

Valori

C'è una parte istintiva di noi che ci fa capire cos’è giusto e sbagliato, cos’è buono e cos’è cattivo.

Il giudizio etico è uno dei primi giudizi che formiamo nella nostra mente di fronte ad un nuovo evento.

Non sempre tale giudizio è corretto, ma è sicuramente radicato in profondità dentro di noi ed è profondamente condizionato da quelli che sono i nostri valori (più o meno consci).

Nel passato, le grandi religioni hanno fornito agli esseri umani dei set valoriali ben definiti. Con la secolarizzazione della società questi riferimenti dogmatici si sono gradualmente indeboliti, sostituiti da nuove "religioni", altrettanto dogmatiche (socialismo, comunismo, capitalismo, scientismo, dataismo, sovranismo, razzismo, anti-razzismo e molti altri -ismo).

Ecco perché per vivere una vita significativa dobbiamo innanzitutto essere in grado di far emergere e scegliere consapevolmente i nostri valori guida (in questo articolo spiego come farlo), prima che questi vengano sovrascritti indiscriminatamente dall'ideologia dominante del momento; ma soprattutto dobbiamo imparare e vivere ogni giorno della nostra vita coerentemente con questi valori.

3. FARE

Fare

Avere dei chiari obiettivi e conoscere i propri valori, senza però realizzare i primi o vivere seguendo i secondi, non è particolarmente appagante.

Per trovare il senso della vita non possiamo dunque limitarci alla "teoria", fermandoci ad una ricerca sterile del nostro scopo.

Dobbiamo "sporcarci le mani" e immergerci nella materialità della vita.

Il "fare" infatti non solo ci permette di realizzare concretamente il senso della nostra vita, ma può addirittura guidarci nella sua scoperta quando questo non ci è ancora chiaro.

E mi raccomando, ho scritto il "fare", non "l'ottenere".

Il senso della vita scaturisce e lo si trova nel:

  • Fare esperienze.
  • Fare viaggi.
  • Fare tentativi.
  • Fare scoperte.
  • Fare amicizie.
  • Fare errori.
  • Fare...

4. CREDERE (IN NOI STESSI)

Credere in noi stessi

Credere in noi stessi è al contempo causa e conseguenza di una vita piena di significato.

Se abbiamo fiducia nei nostri mezzi, tendiamo a fare di più, a riconoscere e a far valere i nostri valori e, infine, a perseguire mete ambiziose, insomma una maggiore autostima contribuisce positivamente agli altri 3 elementi che danno significato alla nostra vita.

Ma avere uno scopo, a sua volta, ci fa vedere noi stessi come meritevoli di rispetto, in un circolo virtuoso in cui senso e sicurezza si sostengono a vicenda.

Per concludere...

Mi auguro che questo viaggio che abbiamo intrapreso insieme alla scoperta del senso della vita sia stato per te stimolante. Affinché certi concetti non vadano persi nell'oblio digitale, ecco una breve sintesi di quanto abbiamo visto:

  • Viviamo in una sorta di "dittatura della felicità", in cui essere felici e provare piacere è diventato quasi un obbligo. Eppure ci sentiamo sempre più vuoti, perché ciò che manca davvero nelle nostre vite non sono i comfort, i piaceri materiali o i momenti di svago, ma un significato più profondo.
  • Certo, esistono molte aree di sovrapposizione tra una vita felice e una vita significativa, ma in almeno 5 ambiti essere felici non dà necessariamente senso alla nostra vita:
    • Soddisfare i nostri desideri ci dà un piacere effimero, ma raramente ci aiuta a trovare il senso della vita.
    • Vivere nel qui ed ora ci fa sentire appagati, ma se non riflettiamo sul nostro passato e non progettiamo il nostro futuro sentiamo che la nostra vita è priva di significato.
    • Ci sono relazioni che ci danno una gioia momentanea e ci sono relazioni, a volte complesse e faticose, che danno valore alla nostra vita.
    • Affrontare episodi stressanti è quanto di più lontano ci sia dalla definizione di vita felice, eppure tali eventi sono spesso imprescindibili lungo il percorso verso obiettivi ambiziosi, obiettivi in grado di dare un senso alla nostra esistenza e alle nostre giornate.
    • Infine, esprimere noi stessi non sempre è facile, anzi, molto spesso è fonte di sofferenza, ma ancora una volta contribuisce a farci vivere una vita significativa.
  • Ci siamo poi chiesti cosa si intenda di preciso con l'espressione "il senso della vita" e "vita significativa" e questo ci ha portato alla definizione di vita come "costellazione di fenomeni vitali" (ovvero l'interazione tra processi chimici), e a quella di significato come "la stella polare in grado di conferire stabilità a questa danza cosmica esistenziale a cui tutti partecipiamo".
  • Per concludere abbiamo esplorato i 4 elementi che contribuiscono a dare un senso alla nostra vita, ovvero:
    • Avere una meta.
    • Trovare (e vivere seguendo) i nostri valori.
    • Fare.
    • Credere in noi stessi.

Bene, questo articolo di approfondimento termina qui. Grazie per avermi accompagnato in questa esplorazione sul significato della nostra esistenza; se hai trovato questo contenuto di ispirazione condividilo con i tuoi contatti attraverso i pulsanti qui sotto.

Alla prossima

Andrea Giuliodori.

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