Ecco i migliori articoli di EfficaceMente sulle Relazioni.

Molto spesso chi si avvicina al mondo della crescita personale viene tacciato di essere troppo concentrato su se stesso. Tecniche per migliorare il metodo di studio, strategie per raggiungere il successo e imparare a non procrastinare… Tutto questo sembra escludere le relazioni con gli altri.

La verità è che per stare bene con le altre persone dobbiamo prima imparare a stare bene con noi stessi, per questo è importante intraprendere un percorso per lavorare sul nostro carattere, sviluppare nuove competenze, aumentare la nostra autostima.

Tuttavia, come già sosteneva nel 1600 il poeta inglese John Done:

“Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.”

J. Donne.

Questo vuol dire che essere capaci di relazionarsi con gli altri in maniera efficace è fondamentale per avere una vita gratificante e piena di soddisfazioni.

Proprio così, le buone relazioni sono il vero trucco delle persone di successo.

In questa sezione troverai tanti consigli e strategie su come comunicare in maniera efficace, come farti rispettare, come piacere agli altri e tante altre tecniche per imparare a stare bene con gli altri e con te stesso.

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Continua a leggere e scoprirai le 3 cose da fare e 3 cose da non fare assolutamente per attirare l'uomo che vorresti nella tua vita.

Sedurre un uomo
"Gli uomini veri impazziscono per le ragazze che sanno dire di no. Gli stupidi si accontentano delle facili."

Marilyn Monroe.

La seduzione è una tematica importante nell'ambito della crescita personale, così come le relazioni rappresentano una delle fondamenta della nostra vita.

Già in passato ho ospitato guest post di esperti di seduzione, ma a dirla tutta sono stato un pelino... scorretto! Scorretto nei confronti di quella categoria che rappresenta più del 50% dei lettori del blog: le lettrici.

Ho deciso così di farmi perdonare per questo grave torto chiedendo ad Ilaria Cardani, autrice de LaPersonaGiusta.com, di scrivere un articolo sulla seduzione femminile per EfficaceMente. Ilaria ha accettato e di seguito puoi leggere il risultato ;-)

Quello che devi sapere sulla seduzione femminile

C’è un atteggiamento naturale degli uomini che la maggior parte delle donne non conosce o preferisce ignorare: se un uomo non è attratto da una donna, è inutile che lei si impegni e si sforzi con trucchi e strategie per conquistarlo e convincerlo ad amarla e legarsi a lei.

Alcuni trucchi e strategie non solo non funzionano, ma peggiorano le cose.

Ma che cosa significa questo? Quindi mi vuoi dire che non è possibile conquistare un uomo?

Al contrario. Significa che, se vuoi conquistarlo, è utile che tu sappia come comunicare e come impostare la relazione con lui, evitando di mettere in campo proprio quelle strategie istintive che tutte le donne usano e che non solo non sono utili, ma sono molto dannose.

Mi preme darti qualche indicazione per evitare di infilarti nel prossimo futuro in alcune delle più classiche situazioni sentimentali dolorose e frustranti per il genere femminile. Perché - e questa è un’avvertenza importante - quasi tutte le donne assumono atteggiamenti che le mettono in queste situazioni, ma non se ne accorgono nemmeno, non ne sono consapevoli!

Come conquistare un uomo

Le donne, in genere, sviluppano alcune specifiche strategie ripetitive che pensano possano servire a catturare l’interesse e l’attenzione di un uomo e invece sono distruttive. Sono strategie deboli. Ti parlo di 3 delle più importanti.

Le 3 cose da non fare per sedurre un uomo

1) La "corruzione"

La prima delle strategie deboli è la “corruzione”. Cioè compiacere in tutto e per tutto l’uomo desiderato nella speranza di farlo capitolare.

Che cosa succede in questo caso?

Succede che la donna si adopera in ogni modo per essere carina, gentile, presente e sempre “sul pezzo” per l’uomo che desidera. Gli fa piccoli regali, si rende disperatamente utile facendogli favori di ogni tipo e cercando di aiutarlo a risolvere i suoi problemi senza chiedergli parere o autorizzazione (terribile!).

Insomma, fa di tutto per mostrargli quanto lei pensa e tiene a lui. E quanto potrebbe essere indispensabile alla sua vita. Ebbene: se c’è un uomo che ti piace e non ti corrisponde, tieni presente che se lo compiaci in tutto e per tutto non solo lui NON sentirà maggiore attrazione, ma prenderà le distanze, arrivando addirittura a non sopportarti. Perché, quando cominci a occuparti di lui e a parlargli di quello che senti, crei una tensione negativa. Lui proverà una insopportabile sensazione di “rottura di scatole” e di pesantezza e lo perderai per sempre.

Tra uomo e donna ci deve essere tensione (e come no!), ma ci deve essere una tensione positiva, a livello di desiderio e di desiderio sessuale e la strategia debole della “corruzione” va esattamente nella direzione opposta.

2) La "conversione"

La seconda strategia debole è la “conversione”, cioè tentare di sedurlo con la persuasione, portarlo a convertirsi (letteralmente) alla religione di cui tu sei la dea o, perlomeno, la sacerdotessa. Per inciso: tentare di convertire i propri uomini è lo sport - micidiale - preferito dalle donne di tutto il pianeta! Smettila e di’ alle tue amiche di smetterla!

Quando entri nell’atteggiamento di “conversione”?

Ci entri quando ad un uomo che ti piace (e con il quale non hai una relazione) cominci a dire tutto quello che provi per lui e quanto ti piacerebbe frequentarlo, stargli vicino, realizzare qualcosa insieme (terrificante!). E lo fai nella (falsissima) speranza che prima o poi lui si “illuminerà”, si convertirà e cadrà ai tuoi piedi proclamando ai quattro angoli del mondo tutto il suo immenso amore per te...

Il problema è che molte donne sono convinte che questo sia un passo necessario e indispensabile per conquistare un uomo. La verità è che questo passo ti conduce certamente al più duro dei rifiuti.

Gli uomini sanno riconoscere quando sentono attrazione per una donna e, per loro, in genere, l’attrazione non ha nulla a che vedere con lo struggimento, il patimento e i sentimentalismi “sofferti”. Per loro è soprattutto una vibrazione positiva ed eccitante (Andrea: confermo! ;-).

Se tu sei “pesante” con le parole e con il tuo atteggiamento appiccicoso, crei una tensione negativa, che gli uomini detestano e dalla quale scappano.

3) La "concessione"

La terza delle stategie deboli (la più debole delle tre) è: concederti sessualmente, cioè usare la leva del sesso al solo scopo di farlo innamorare di te. E’ uno strumento incredibilmente inutile, a meno che tu ti voglia creare una montagna di false illusioni e di grandi sofferenze.

E sai perché? Perché tu, più fai sesso con un uomo che ti piace, più ti leghi a lui di sentimenti profondi.

E credi che per lui sia lo stesso, giusto? No cara, è sbagliatissimo. E’ esattamente il contrario.

Perché tu confondi la “chimica” con i sentimenti. Gli uomini possono andare a letto con una donna e avere intimità con lei senza per questo sentirsi legati a lei in nessun modo (questa l’hai già sentita, vero?).

In questo non c’è nulla di male, né in sé e per sé, né da parte loro.

E’ il loro modo di vivere il rapporto e il sesso con una donna.

Sta a te tenerlo presente e sapere come regolarti e sta sempre a te sapere che per lui si tratta solo di sesso e che né con il tempo, né per la costanza lui si legherà a te, se non prova attrazione autentica.

Non solo: se gli chiederai un maggior impegno sentimentale e/o formale, aspettati che il tuo “amato amante” scappi a gambe levate.

Ora: sai perché nessuna di queste tre strategie funziona?

Perché queste strategie provengono da una tua posizione molto precisa, che è una posizione di paura e di debolezza.

Comunicano il fatto che tu ti senta fragile e bisognosa per tutto quello che riguarda gli uomini e le relazioni con loro. Anche se magari non ne hai la percezione.

E lo stato di fragilità e di paura gli uomini lo percepiscono forte, anche solo istintivamente magari, e non lo sopportano proprio.

Ma ci sono altre strategie, che sono tipiche delle donne che hanno autostima e che sanno sedurre naturalmente.

Sono strategie che trasmettono all’uomo un approccio sicuro e forte alla vita e che gli fanno “sentire” di avere a che fare con una donna tosta e determinata.

Capace di costruirsi la vita che vuole. Sono strategie forti. Anche di queste te ne presento tre.

Le 3 cose da fare per sedurre un uomo

1) Prendi le distanze

La prima delle tre strategie forti è: stai alla larga e/o prendi le distanze da un uomo che si mostra titubante nei tuoi confronti, il cui interesse per te è altalenante o ambiguo.

Non riesce a capire o a dirti che cosa prova per te? Nutre un po’ di interesse, ma questo non basta a smuoverlo? Ottimo!

Distaccati, allontanati, occupati di altro (ma per davvero, non per finta). Stai tranquilla che questo tuo atteggiamento chiarirà subito le idee: o a lui o a te o a entrambi. E ti fonirà utili indicazioni di comportamento.

2) Frequenta più uomini

La seconda delle strategie forti è: conosci più uomini possibile ed esci con più uomini contemporaneamente.

Sei libera, giusto? E allora chi te lo fa fare di fossilizzarti su una sola persona che, per giunta, non ti muore dietro?

Uscire con più uomini contemporaneamente ti permette di fare confronti, aprire i tuoi orizzonti e tenere alta la tua autostima. Con tutto quel che ne consegue.

3) Osserva gli uomini

La terza delle strategie forti è: osserva gli uomini, impara a capirli e impara a comunicare con chi ti piace intercettando le sue emozioni.

Prendi il controllo delle tue emozioni, non offrire attenzione, affetto e sesso fuori luogo e fuori tempo, ma assumi un punto di vista maschile (con amore e senza critica) per sintonizzarti con l’uomo che ti interessa e per suscitare in lui quella vibrazione positiva ed eccitante di cui abbiamo parlato prima.

Ringrazio Andrea per la cortese ospitalità sul suo bel blog, che leggo con regolarità e apprezzo per il taglio personale, equilibrato e molto pratico.

Un caro saluto a tutti coloro che leggono (uomini compresi, ovviamente!).

Cordialmente,

Ilaria Cardani

Grazie ancora ad Ilaria per l'articolo, anche se mi affido alle lettrici del blog per un commento più obiettivo! Insomma ti è piaciuto questo articolo? Lascia un commento e/o utilizza uno di quei bei pulsantini qui a fianco.

Buona settimana.

Foto tratta da Internet.

  Ultimo aggiornamento il 22 Ottobre 2021 [post_title] => Come sedurre un uomo [post_excerpt] => 3 cose da fare e 3 cose da non fare per sedurre un uomo. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => sedurre-un-uomo [to_ping] => [pinged] => http://www.lapersonagiusta.com/relazioni/come-conquistare-un-uomo-quello-che-devi-sapere-fin-dall%E2%80%99inizio/ [post_modified] => 2021-10-22 01:16:47 [post_modified_gmt] => 2021-10-21 23:16:47 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.efficacemente.com/?p=6789 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 210 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 25837 [post_author] => 3 [post_date] => 2020-07-05 19:11:27 [post_date_gmt] => 2020-07-05 17:11:27 [post_content] =>

L'interpretazione del linguaggio del corpo ti ha sempre incuriosito? Sei arrivato sull'articolo giusto per te.

linguaggio del corpo

Mi ricordo ancora questa scena dai tempi dell'università.

C'era questo ragazzo seduto di fronte a me in aula studio: continuava a tormentarsi le mani e a mordicchiarsi le labbra davanti a un manuale aperto sul tavolo, probabilmente in preda all'ansia da esame.

Qualunque fosse la motivazione, io che mi trovavo lì allo stesso tavolo non ho potuto fare a meno di percepire quella tensione – e, a lungo andare, di farmene contagiare. Dopo qualche minuto mi sentivo nervoso anch’io, e mi sono reso conto che non avevo memorizzato nulla di quanto stavo studiando!

Fatto sta che appena si è liberato un posto mi sono allontanato e ho finalmente ritrovato la concentrazione per studiare.

Magari è capitato anche a te qualcosa di simile.

Ti trovi a parlare più volentieri con un interlocutore che ti sorride, ti guarda negli occhi e ha una postura rilassata, mentre in compagnia di una persona che si mordicchia le unghie finisci per sentirti a disagio e agitato come era capitato a me.

Questo accade perché il linguaggio del corpo è una delle forme di comunicazione umana più potenti.

Anzi, a detta degli esperti è LA forma di comunicazione più potente in assoluto.

La componente non verbale (quindi tutto ciò che comunichiamo senza l'uso delle parole) costituisce oltre il 65% della comunicazione complessiva, ed è praticamente universale.

Conoscere il linguaggio del corpo, significa dunque poter comunicare meglio con il mondo esterno.

Nello specifico, grazie alla comunicazione non verbale possiamo...

  1. Interpretare gli stati emotivi delle persone che ci circondano.
  2. Esprimere i nostri sentimenti e le nostre idee in maniera più efficace.
  3. Evitare fraintendimenti.
  4. Capire se una persona ci sta mentendo.
  5. Sedurre una persona (eh già: il linguaggio del corpo maschile nel corteggiamento ha particolari codici, così come quello femminile).
  6. Dimostrare maggiore assertività quando interloquiamo con gli altri.
  7. Aumentare la nostra energia personale (qui spiego come farlo nel dettaglio).

In questo articolo vedremo dunque cos'è il linguaggio del corpo e quali sono i segnali più importanti a cui dovresti prestare attenzione.

Partiamo.

Linguaggio del corpo, un codice universale

Il linguaggio del corpo è l'insieme dei segnali non verbali che usiamo ogni giorno (e spesso inconsapevolmente) per comunicare con il mondo esterno. Nello specifico:

  • le espressioni del nostro volto,
  • i movimenti del nostro corpo,
  • le posture che assumiamo,
  • la distanza che teniamo rispetto all’interlocutore,
  • l’abbigliamento.

Questi segnali sono immediati e universali.

Già Darwin aveva osservato come gli esseri umani e gli animali assumano posture simili per esprimere emozioni quali rabbia, felicità e paura.

In seguito, negli anni '70, ricercatori come Ekman e Friesen hanno confermato questa teoria con uno studio interculturale che ha dimostrato come individui appartenenti a società e continenti diversissimi comprendessero e usassero le stesse espressioni non verbali.

La prova del nove è stata l'osservazione dei membri di una tribù isolata in Papua Nuova Guinea, che non avevano mai visto o letto una trasmissione tv o un giornale.

Gli individui esaminati furono infatti in grado di riconoscere in modo corretto le espressioni del viso di uomini e donne occidentali, pur non avendo mai avuto contatti con queste persone.

...e a proposito della corretta interpretazione delle espressioni del viso e degli altri segni del linguaggio del corpo, scopriamo come farlo EfficaceMente, imparando a cogliere anche i segnali più deboli e nascosti ;-) Prima di farlo però, sgombriamo il campo da due falsi miti sulla comunicazione non verbale.

2 falsi miti sul linguaggio del corpo

Falso mito #1: Un segnale ha sempre un significato univoco

I segni del corpo vanno sempre interpretati in base al contesto. Un identico segnale, infatti, potrebbe significare cose ben diverse a seconda della situazione in cui ci si trova.

Ignorare questa semplice realtà può portarci a prendere delle cantonate pazzesche.

Una postura accasciata su una sedia, ad esempio, potrebbe indicare una scarsa autostima in un contesto professionale così come potrebbe essere semplicemente un segnale di rilassatezza in un contesto informale.

Falso mito #2: Un segnale basta per definire una persona o una comunicazione

Una rondine non fa primavera e le braccia incrociate non fanno una persona sulla difensiva!

Ironie a parte, i segnali del corpo vanno sempre letti nel loro insieme. Ci sono determinati gesti o espressioni che ricorrono più frequentemente? Sono coerenti tra loro?

Non accontentarti mai di un solo segnale per definire una persona o un suo stato emotivo.

Ok, fatta questa breve premessa sugli errori da non fare, vediamo come interpretare i più comuni segnali della comunicazione non verbale.

Come capire il linguaggio del corpo: interpretare i segnali più comuni

Partiamo da quello che guardiamo prima di tutto in un’altra persona: il viso.

SAPER LEGGERE LE ESPRESSIONI DEL VISO

L'espressione sul volto di una persona ci spinge a provare un'immediata antipatia o riesce a farci innamorare.

Alcune ricerche suggeriscono addirittura che formuliamo giudizi sull'intelligenza degli altri basandoci sui loro volti.

Un esempio? Le persone con espressioni sorridenti e gioiose sono mediamente percepite come più intelligenti rispetto a quelle dal volto imbronciato, quindi... sorridi!

In generale, tutte le espressioni del nostro viso, dalle più evidenti alle più sottili, possono dire molto sulle nostre emozioni e sui nostri pensieri.

Impariamo dunque a leggerle, partendo dagli occhi.

Gli occhi

Gli antichi, a ragion veduta, sostenevano che gli occhi fossero lo specchio dell'anima.

E se avevi dubbi a riguardo, pensa a questo periodo di pandemia: con la diffusione delle mascherine, gli occhi sono rimasti l'unico pezzettino del viso grazie al quale possiamo intuire lo stato emotivo dei nostri interlocutori (e spesso ci azzecchiamo!).

Ma quali sono i segni dello sguardo a cui dovremmo prestare particolare attenzione e come possiamo interpretarli al meglio? Te ne consiglio tre:

  • CONTATTO VISIVO. Nella maggior parte dei casi, un buon contatto visivo è un segnale che va interpretato positivamente. Un interlocutore che ti risponde guardandoti direttamente negli occhi dimostra attenzione e interesse; al contrario, se distoglie più volte lo sguardo è possibile che sia distratto da altri pensieri, che si annoi o che voglia nascondere i propri sentimenti. In merito al tuo di contatto visivo, ricorda che un oratore che parla ai suoi ascoltatori con uno sguardo franco e diretto dimostra più onestà e determinazione rispetto a chi abbassa lo sguardo o continua a vagare con gli occhi in giro per la stanza. Occhio però a non mantenere il contatto visivo con i tuoi interlocutori troppo a lungo: può essere infatti interpretato come un segnale di minaccia e onestamente fa molto... psycho!
  • BATTITO DELLE PALPEBRE. Battere le palpebre è un movimento naturale che facciamo centinaia di volte al giorno. Diventa però un segnale interessante quando è più rapido o meno frequente del solito. In generale chi è nervoso tende a sbattere le palpebre più rapidamente. Al contrario, gli psycho che ti tengono addosso lo sguardo "fisso" e che sbattono le palpebre di rado, stanno controllando e sopprimendo le loro emozioni, quindi... occhio! A tal riguardo, pensa che Steve Jobs utilizzava questa tecnica per intimorire e manipolare i suoi interlocutori. Come racconta Walter Isaacson nella celebre biografia di Jobs, durante delle conversazioni particolarmente tese, il fondatore di Apple riusciva a fissare i suoi collaboratori negli occhi per un tempo che doveva sembrare lunghissimo... senza batter ciglio!
  • DIMENSIONI DELLA PUPILLA. La dilatazione della pupilla è un segnale di comunicazione non verbale davvero molto sottile (ma potente). Quando non è influenzata dalla luce, infatti, la pupilla tende a dilatarsi per interesse e/o eccitazione sessuale. Un dettaglio da non sottovalutare durante la seduzione ;-)

Naturalmente esistono molti altri segnali che possiamo leggere nello sguardo di un'altra persona, come ad esempio l'inclinazione dello sguardo durante una conversazione. Se vuoi scoprirne di più, in questo articolo spiego come "leggere nel pensiero" grazie proprio al movimento degli occhi.

Ma passiamo ad un'altra area del nostro viso ricca di espressioni da leggere.

La bocca

Quando si parla di interpretazione del linguaggio del corpo, le microespressioni della bocca sono tra le più importanti da leggere e comprendere. Dalla felicità al disgusto, i movimenti dei muscoli attorno alle nostre labbra possono veicolare tantissime sfumature emotive.

Vediamo le principali:
  • SORRISO. È sicuramente uno dei più importanti segnali del linguaggio del corpo, e, a seconda della posizione delle labbra, può essere interpretato in moltissimi modi (Paul Ekman, luminare delle microespressioni facciali, ha addirittura individuato 18 tipi diversi di sorriso!). Vuoi sapere, ad esempio, se il sorriso di una persona è sincero? Quando è genuino il sorriso si irradia in tutto il viso: gli angoli delle labbra si sollevano, spingendo le gote verso l’alto, e facendo comparire diverse piccole rughe d’espressione – dagli angoli della bocca verso il naso e verso le estremità degli occhi – puoi notare inoltre anche un delicato arricciarsi delle palpebre. Al contrario, quando il sorriso è falso, ti accorgi subito che non c’è corrispondenza tra i movimenti delle diverse parti del viso, e i muscoli delle guance risultano contratti. Un sorriso inoltre può essere usato anche per esprimere sarcasmo o cinismo, e in questi casi a sollevarsi sarà solo un angolo delle labbra. Infine quando una persona sorride a bocca chiusa, il suo potrebbe essere un tipico sorriso "d’ordinanza", sfoderato per le occasioni più formali, ma potrebbe anche indicare un'indole riservata o addirittura una rabbia celata o un sottile timore.
  • LABBRA INCRESPATE. Stringere le labbra è un indicatore di avversione, disapprovazione o sfiducia. Ci mordiamo le labbra quando siamo preoccupati, ansiosi o stressati. Mordicchiarsi il labbro inferiore è anche un gesto di stampo infantile che dimostra insicurezza. Insomma, evita di morderti le labbra durante un colloquio di lavoro! ;-)
  • LABBRO ALZATO O ABBASSATO. Ogni movimento delle labbra rivela una sensazione o un’emozione. Se la bocca è leggermente alzata, come se si preparasse ad un sorriso, può significare che la persona si sente ottimista e felice. Al contrario, una bocca che tende verso il basso non è un buon segno: rivela amarezza, tristezza e disapprovazione.
  • COPRIRE LA BOCCA. Questo è un gesto tipico di quando si vuole nascondere qualche espressione. Spesso la mano davanti alla bocca serve a mascherare sorrisi ironici o smorfie di disapprovazione che non si vogliono far percepire all'esterno.

Bene, ora che abbiamo analizzato le principali espressioni del viso, vediamo come leggere al meglio i segnali del resto del corpo.

INTERPRETARE I GESTI DEL CORPO 

Come si muove il tuo interlocutore? Gesticola o tiene le braccia fisse lungo i fianchi? Si avvicina a te o fa dei passi indietro?

I movimenti del corpo ci dicono molto sulle preferenze di ciascuno, sulla loro sicurezza o su un eventuale nervosismo latente. Ecco cosa puoi capire osservando queste parti del corpo...

Le mani

Come italiani siamo dei veri e propri artisti del gesticolare, ma in generale le nostre mani possono raccontare molto di noi.

Appoggiamo una mano sulla spalla di un amico per fargli sentire la nostra vicinanza, stringiamo una mano con forza durante una presentazione per far percepire la nostra determinazione, facciamo una carezza sulla guancia di un bambino per esprimergli affetto e ci sfreghiamo le mani per la soddisfazione.

Le mani, insomma, veicolano la nostra forza personale e trasmettono fiducia:

  • una persona a proprio agio muoverà le mani con gesti ampi e frequenti,
  • mentre la gestualità sarà contratta in caso di insicurezza ed emozioni negative.
Non solo. Le nostre mani possono anche comunicare quanto siamo aperti e disponibili:
  • Le mani aperte con i palmi verso l'alto rappresentano massima disponibilità,
  • mentre chiuse a pugno rivelano fastidio e aggressività nei confronti di una persona o di una situazione,
  • infine, se intrecciate, indicano tensione.

In aggiunta, nascondere le mani dietro la schiena, in tasca, sotto il tavolo o sotto qualche altro oggetto significa che non vogliamo rivelarci completamente all’interlocutore.

Insomma, anche quando non ce ne accorgiamo le nostre mani "parlano" e saper accompagnare i nostri interventi con una gestualità coerente può essere un'arma comunicativa molto potente.

Osserva ad esempio l'utilizzo che Barack Obama fa delle mani in questo celebre discorso e nota come ogni suo gesto trasuda carisma:

https://www.youtube.com/watch?v=ueMNqdB1QIE

Le braccia e le gambe

Se le mani "parlano", anche i movimenti di braccia e gambe possono dire molto di una persona.

Distendere le braccia e fare gesti ampi è un segnale di buona autostima; in generale, nel regno animale, i gesti che hanno come obiettivo quello di ampliare il volume occupato da un'animale, vengono interpretati come segnali di dominanza.

Di riflesso, tenere le braccia vicine al corpo può essere visto come un gesto per "farsi piccoli" e sottrarsi all'attenzione.

...e arriviamo così alle famose braccia incrociate, il gesto conosciuto anche dalla zia Pina. La classica interpretazione delle braccia incrociate è quella di una persona sulla difensiva, ma in questo caso, più che mai, il contesto è essenziale: se ad esempio sei fuori, a gennaio, e il tuo interlocutore tiene le braccia incrociate, potrebbe avere semplicemente freddo! ;-)

Per quanto riguarda invece le gambe incrociate queste indicano quasi sempre chiusura o bisogno di privacy (o qualcuno a cui scappa la pipì!).

Infine, tornando alla posizione delle braccia, tenere le mani sui fianchi e avere le gambe leggermente divaricate è un forte segnale di potenza e controllo, un segnale talmente diretto che possiamo usarlo anche su noi stessi per aumentare la nostra autostima prima di un'importante prova.

Vorrei concludere questa carrellata dei più comuni segnali della comunicazione non verbale parlando di vestiti (e non solo).

IL SIGNIFICATO DEI VESTITI E ALTRI ORNAMENTI

Nel corso dei millenni l'essere umano ha arricchito la propria comunicazione non verbale anche grazie agli indumenti e ad altri ornamenti.

I vestiti, i gioielli, gli occhiali da sole, le acconciature, i colori che indossiamo e il modo con cui interagiamo con i nostri oggetti personali sono estensioni del nostro linguaggio del corpo.

Un esempio? Hai mai notato quelle persone che durante le riunioni di lavoro si slacciano e si riallacciano continuamente il cinturino dell'orologio? È un classico gesto per scacciare il nervosismo.

E quelle che continuano ad accarezzarsi i capelli? Probabilmente hanno un debole per la persona che stanno guardando.

Insomma, se impariamo ad osservare con attenzione, qualsiasi dettaglio e qualsiasi gesto può svelarci un mondo sulle persone che abbiamo davanti. In questo articolo ho cercato di sintetizzare per te i segnali più importanti, ma il linguaggio del corpo è un argomento estremamente vasto e spesso ricco di informazioni non propriamente scientifiche. Come possiamo sfruttare da subito quanto imparato oggi? Per arricchire questo post ho preparato per te un contenuto extra che ti aiuterà a volgere a tuo vantaggio il potere del linguaggio del corpo. Nello specifico, ho raccolto in una one-page i 9 gesti poco conosciuti che ti faranno sentire ed apparire più sicuro di te in qualsiasi situazione. Puoi scaricare questo bonus gratuito completando il form qui sotto:
  Ti auguro una settimana di osservazioni e soddisfazioni ;-) Ci leggiamo nei commenti.

Andrea Giuliodori.

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"Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre."

Cos'è l'empatia? Una delle abilità umane più invisibili. Ma anche una delle più celebrate quando si presenta nel suo splendore.

Il problema è che l'empatia è in declino.

“Si va avanti solo se si è i più forti e si schiacciano gli altri.”

Questo, più o meno, è il mantra di una competizione eccessiva che dimentica i benefici della collaborazione.

È una linea guida radicata in molti ambiti: dall'educazione, al commercio, al mondo delle relazioni.

L'individualismo ha tolto allenamento alla nostra empatia, relegandola a un lontano angolino della nostra mente.

Ma oggi vediamo perché è importante.

Cos'è l'empatia e a cosa serve?

empatia significato L'empatia è la capacità di riconoscere e comprendere a pieno le emozioni altrui. È caratterizzata da processi cognitivi e un'attivazione emozionale nel soggetto che la prova. È un tentativo attivo di comprendere la prospettiva degli altri e le loro emozioni: in pratica come percepiscono e come vivono la loro realtà. Se vogliamo crescere, è un'abilità cruciale per noi e le nostre relazioni: ci permette infatti di ampliare la nostra percezione sfruttando esperienze diverse dalla nostra.

Cosa non è l'empatia

È importante non fare confusione dando questo nome a emozioni diverse.

L'empatia non è:

  • compassione: quest'ultima è una forma di empatia unita al desiderio attivo di aiutare il prossimo;
  • imitazione: essere empatici non significa imitare i sentimenti dell’altra persona e il suo comportamento;
  • pietà: questa è infatti la preoccupazione per lo stato di un’altra persona percepita come inferiore.

A cosa serve?

L’empatia porta con sé un enorme vantaggio sociale.

L’umano è un animale che ha sempre fatto di socialità e cooperazione i suoi punti di forza. Grazie a loro siamo riusciti a stabilirci in cima alla piramide alimentare e a inventare la nostra tecnologia.

Riusciamo a far funzionare comunità enormi e complesse grazie all’uso della parola, della scrittura e del pensiero razionale.

Ma come riusciamo a comunicare quando non abbiamo lo stesso linguaggio?

Riconoscere le emozioni degli altri e avere la certezza che gli altri riconoscano le nostre, facilita le nostre interazioni.

Accade sia nel piacere, che nel dolore: quando vediamo qualcuno sbattere la testa contro un muro, "sentiamo" il suo dolore.

Se invece osserviamo delle persone gioire, quella gioia è in grado di riflettersi dentro di noi.

Dove sono le prove che l'empatia esiste davvero?

Secondo uno studio del Max Planck Institute in Germania, l'area del nostro cervello che si attiva nelle reazioni empatiche (e che resta spenta in abitudini egocentriche) è la circonvoluzione sopramarginale destra, una regione del lobo parietale.

Quest'area è centrale nella distinzione delle nostre emozioni rispetto a quelle degli altri.

Inoltre si attiva per darci l'abilità di osservare e valutare le emozioni che gli altri stanno provando in tempo reale.

La ricerca ha dimostrato che un funzionamento subottimale di quell'area ci porta a proiettare le nostre emozioni sugli altri, facendoci diventare egocentrici, dimenticando appunto cos'è l'empatia.

Dimenticandolo fisicamente.

Inoltre, quando siamo costretti a prendere decisioni rapide, la nostra empatia viene frenata o inibita completamente, portandoci a giudizi scorretti o imprecisi.

Non solo, in quest'area sono presenti i Neuroni Specchio che ci fanno imitare le azioni degli altri: per esempio quando una persona sbadiglia, ci troviamo a sbadigliare a nostra volta.

Quali vantaggi dà l’empatia?

empatia in azione

Come abbiamo intuito aiuta nelle aree sociali: nella gestione delle relazioni, in quelle delle nostre comunità e soprattutto nella consapevolezza di noi stessi.

"Sapere come riconoscere le emozioni degli altri, ci dà dei parametri per riconoscere le nostre."

Migliora anche le scelte morali: se abbiamo provato dolore sarà più difficile desiderare di infliggerlo agli altri e se abbiamo provato gioia, sarà più facile gioire della felicità altrui.

Infine la ricerca ha evidenziato altri aspetti molti interessanti:

  • Lo stato di salute dei pazienti migliora dove l’empatia viene praticata attivamente dai medici.
  • Diminuisce significativamente gli errori medici.
  • Modera i comportamenti aggressivi.
  • L’assenza di empatia è un marker fondamentale di psicopatia e autismo.
  • La sua presenza migliora la soddisfazione nelle relazioni intime.
  • Permette di creare e mantenere amicizie.
  • L’empatia è correlata positivamente con comportamenti di supporto e negativamente con eventi di aggressività.
  • Diminuisce l'incidenza dei crimini nelle società dove l’empatia è più presente.
  • Minimizza i problemi familiari.

Semplificando molto: l'empatia migliora la nostra salute e le nostre relazioni.

Perché è importante l'empatia?

"Siamo scimmie evolute con bombe atomiche a disposizione."

Fermiamoci un attimo a pensare: negli ultimi decenni ci siamo trovati con invenzioni e tecnologie pazzesche!

Ma nonostante questo, siamo quasi gli stessi umani di qualche decina di migliaia di anni fa, con l’aggravante dell’alienazione sociale promossa dai Social Media.

Questa rivoluzione tecnologica include strumenti magnifici, come la risonanza magnetica, e armi devastanti come la bomba atomica.

Le decisioni su come e quando lanciare quelle bombe sono sempre in mano a noi umani.

Pensaci: preferiresti che a scegliere fosse una persona che sa cos'è l'empatia, o qualcuno che pensa solo a se stesso?

Andiamo sul pratico: come si allena l'empatia?

Per allenare l’empatia (siamo o non siamo efficaci dopotutto? :) ) ci sono diverse attività che si possono praticare con costanza.

1) Fai questo semplice gioco

Spesso passiamo il tempo tra la gente incollati allo schermo dello smartphone.

Possiamo provare però a fare un gioco: osservare le persone e provare a indovinare il loro stato emotivo.

Ci possiamo chiedere: che giornata stanno passando? Cosa stanno provando?

La curiosità verso gli altri è il primo passo per comprendere cos'è l'empatia ed estenderne l'efficacia.

2) Impara ad ascoltare attivamente

Spesso durante le conversazioni abbiamo la risposta pronta prima ancora che l’altro abbia finito la frase.

Trattiamo molte conversazioni come battaglie verbali e finiamo per scontrarci davvero.

Rallentando un po’ possiamo cambiare il corso di questi scambi. Potremmo ad esempio fare così:

  • Ci prendiamo un momento per considerare ciò che l’altro ha detto e facciamo delle domande per approfondire il suo punto di vista.
  • Dopodiché tentiamo di comprendere perché quella persona la pensa così.
  • Infine proviamo a identificare le sue emozioni.

Questa pratica è ancora più utile quando non condividiamo l’opinione dell’altro, perché ci permette di espandere e completare la nostra.

3) Apriti agli altri

Ascoltare le esperienze degli altri è come leggere libri.

È vivere nuove prospettive della stessa vita: questo ci permette di avere più informazioni su esperienze comuni e vederle in maniera diversa.

Allo stesso tempo, aprirsi ai propri sentimenti e alle esperienze è fondamentale per poterli gestire e riconoscere in maniera equilibrata e costruttiva.

L'uso continuo di queste tre pratiche ci permette di allargare i nostri confini di “giudizio e pregiudizio” limitando l’uso di etichette verso l’altro e facilitandoci la via verso la visione di com’è realmente l’esperienza umana e cioè un'esperienza comune, in cui siamo una specie sola e lavoriamo per la nostra evoluzione e sopravvivenza.

Questi vantaggi e principi funzionano a tutti i livelli, dalle relazioni più intime ai progetti più grandi.

Com’è possibile avere un obiettivo comune e perseguirlo con efficacia se non prendiamo atto di cos'è l'empatia e non ci comprendiamo?

Ora siamo venali: cosa ci guadagno?

Lo ammetto, a volte tendo ad essere un po' utopista, ma se i vantaggi immensi del sapere cos'è l'empatia non bastano ancora, lascia che ti ricordi questo dettaglio: 

"Aiuterai di più gli altri che, riconoscenti, aiuteranno te."

Questo dettaglio da solo può cambiare così tanto l’esperienza di vita che necessita di un momento di riflessione ulteriore: perché gli altri dovrebbero aiutarmi?

È una bella domanda, in effetti.

Perché una persona che non mi conosce dovrebbe aiutarmi? Allo stesso modo potremmo chiederci: perché non dovrebbe farlo?

Si tratta di saper distinguere tra conseguenze di primo, secondo e terzo livello, dove quelle di primo livello sono quelle più immediate, e le seconde e le terze sono più a lungo termine e distaccate dal momento presente.

Credi che avrà più supporto (e felicità) una persona che fa la guerra a tutti e cerca di accaparrarsi tutto il possibile con la competizione spietata, o qualcuno che sa cos'è l'empatia e aiuta tutti indiscriminatamente senza aspettarsi nulla in cambio?

Magari ti viene da pensare la prima, forse per emulazione…

Ora, proietta entrambe le situazioni in avanti di 10 anni.

Pensa a una persona che combatte tutti e a un’altra che aiuta tutti e trai le tue conclusioni su chi riceverà più supporto sociale (e di conseguenza più opportunità).

Il supporto sociale è fondamentale per ogni impresa di successo: che sia un'amicizia, un amore o un'azienda.

"Nessuno arriva in alto da solo, in nessun campo della vita."

Persino la salute si deteriora se privata delle relazioni e della socialità. Si deteriora tanto da portare anche alla morte.

E se volessi approfondire?

Esistono molti testi sull'empatia, ma un libro che devi assolutamente leggere (se non lo hai già fatto) è il seguente: "Intelligenza Emotiva" di Daniel Goleman.

Inoltre, se vuoi allenare la tua empatia, ho preparato un percorso per te: riceverai via mail alcuni esercizi che potranno letteralmente cambiarti la vita. Puoi iscriverti qui sotto ;)

Ti auguro una buona lettura e una buona settimana.

A presto! Severino.

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"Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto."

J. Donne.

Chi si avvicina alla crescita personale è spesso tacciato di individualismo. Formule del successo, obiettivi, tecniche del pomodoro: queste strategie sembrano ruotare attorno all'individuo, lasciando poco spazio alla cura delle relazioni.

La verità è che se non impariamo dapprima a star bene con noi stessi, difficilmente saremo in grado di star bene con gli altri. Un buon percorso di sviluppo personale non può dunque prescindere da una fase, più o meno prolungata, in cui dovremo investire considerevolmente sulla formazione del nostro carattere, delle nostre competenze, della nostra autostima. Questo è il messaggio chiave che cerco di trasmettere nei miei post sul tema e all'interno di APP - Autostima Passo Passo.

Tuttavia, come sosteneva, già nel 1600, il poeta inglese John Donne, "nessun uomo è un'isola": essere capaci di relazionarsi con gli altri in maniera efficace è un tassello fondamentale per avere una vita piena e gratificante.

In questo articolo non intendo proporti stratagemmi o tecniche artificiose per piacere agli altri, sedurre uomini e donne o conquistare dei clienti: lasciamo queste minchiate alla fragranza di PNL ai vari Para-guru & Co. Oggi vorrei condividere con te 4 princìpi per imparare a star bene con gli altri e creare relazioni di valore che arricchiscano la tua vita. 'Namo ;-)

4 princìpi per relazionarsi con gli altri EfficaceMente

Qualche settimana fa una lettrice mi ha inviato un estratto di un libro che mi ha colpito particolarmente. Premetto di non essere un grande fan dell'autore (anzi...), eppure quanto ho letto rispecchia appieno la mia idea di come ci si dovrebbe rapportare con gli altri: con il proprio partner, con i propri amici, con i propri colleghi. Ho approfittato dunque di questa lettura per un articolo sul tema "relazioni" qui su EfficaceMente.

Il libro in questione è "Quell'oscuro intervallo è l'amore" di Osho. Ecco l'estratto:

"Se non hai incontrato l'amore hai mancato il punto. Sei nato, hai vissuto, sei morto, ma hai mancato il punto. E' un fallimento assoluto. Non hai colto l'intervallo tra le due note. La via verso quell'esperienza consiste di quattro passi: ricordali. Il primo passo è: sii qui e ora. Perché l'amore è possibile solo nel qui e ora. Il passato e il futuro sono solo modi di evitare l'amore. Il secondo passo è: impara a trasformare i tuoi veleni in miele. Perché parecchi amano ma il loro amore è contaminato da veleni: odio, gelosia, ira, possessività. Terzo: condividi. Quando una cosa è negativa tienila per te, quando è positiva condividila. Di solito la gente fa il contrario. Quarto: sii nulla. Quando sei pieno di ego l'amore scompare. Così facendo vivrai nel modo giusto, ovvero vivrai nel mondo ma non permetterai al mondo di vivere in te."

Osho.

Il santone indiano è quanto di più lontano si possa immaginare dalla mia idea di crescita personale, ma a volte è necessario superare i propri pregiudizi e concentrarsi sui contenuti. Per ognuno dei 4 passi proposti da Osho trovi qui di seguito una mia breve riflessione ed alcuni spunti pratici per integrare questi princìpi nella tua vita quotidiana. Iniziamo dal primo passo...

1. Sii qui e ora

La quiedora è ormai da qualche anno uno dei cavalli di battaglia di EfficaceMente. Ti ho spesso parlato dell'importanza di vivere il momento presente e l'ho fatto in relazione a temi come la felicità, la produttività personale e la procrastinazione. Essere nel qui e ora è però un elemento chiave anche per creare relazioni ricche e soddisfacenti.

Osho fa velatamente riferimento alle ferite del passato e alle ansie per il futuro che potrebbero rovinare una relazione. Al contrario, questo primo principio dell'estratto, a me ha fatto subito pensare a quanto distrattamente viviamo le relazioni con gli altri. Forse queste scene ti sono familiari:

  • Sei fuori con i tuoi amici e ti ritrovi spesso a controllare gli aggiornamenti dei tuoi contatti "virtuali" su Facebook.
  • Sei a cena con la tua fidanzata (o tua moglie) e continui a controllare le email di lavoro.
  • Sei ad un ritrovo sociale ed invece di approfittarne per ampliare le tue amicizie e le tue conoscenze, ti rifugi costantemente nel tuo smartphone.

Ho "calzato" volutamente l'esempio del telefonino perché quelle descritte sono scene che abbiamo sotto gli occhi tutti giorni o di cui siamo addirittura protagonisti. Il punto è che... le relazioni si nutrono della nostra attenzione. Questo vale per i rapporti di coppia, per le amicizie e per le relazioni lavorative: se non siamo presenti, se non doniamo agli altri il nostro sincero interesse, non faremo altro che lasciare inaridire questi rapporti.

Per imprimere nella tua mente questo primo passo, mi piacerebbe che dessi un'occhiata a questo video. L'ho già proposto sulla pagina Facebook di EfficaceMente. Se non l'hai ancora visto, dedicagli un paio di minuti:

Ok, vediamo il secondo passo...

2. Impara a trasformare i tuoi veleni in miele

Ricordi la storia dei 2 lupi? Avevo aperto quell'articolo con questa citazione:

"Parla senza controllare la rabbia e terrai il miglior discorso di cui tu possa pentirti."

A. Bierce.

Quante relazioni sono state rovinate dalla rabbia, dalla gelosia, dalla possessività? Liberarsi da quelli che Osho definisce dei "veleni" non è semplice. Nessuno di noi è un monaco zen impassibile: ci incazziamo, frigniamo, siamo gelosi. Siamo umani.

Il punto non è essere perfetti ogni volta che ci rapportiamo con gli altri. Il punto è prendere consapevolezza di quando un sano sfogo supera il limite e rischia di rovinare per sempre un rapporto. Sì, questo significa che a volte dovrai fare un passo indietro, ammettere di aver sbagliato, chiedere scusa e dovrai farlo anche se la responsabilità non è tua al 100%. Dovrai farlo per dimostrare all'altra persona che il vostro rapporto vale più di ogni presunta "vittoria" individuale.

3. Condividi

Dei tre passi suggeriti da Osho, questo è quello che ho apprezzato di più in assoluto:

"Quando una cosa è negativa tienila per te, quando è positiva condividila."

Osho.

Mi ha colpito perché mi ha riportato alle origini, mi ha fatto ricordare quel primo libro di crescita personale che lessi a 18 anni: "Come trattare gli altri e farseli amici" di Dale Carnegie. Titolo che in italiano assume un significato quasi manipolatorio, ma che racchiude delle perle di sviluppo personale e sociale che mantengono intatta la loro validità a distanza di quasi un secolo dalla sua prima pubblicazione.

La regola #1 che suggerisce Carnegie per relazionarsi con gli altri è quella di: non criticare, non condannare, non recriminare.

Siamo convinti che dire sempre la nostra, magari in maniera critica, sia un nostro diritto. Ci raccontiamo la storiella che lo facciamo per aiutare gli altri a migliorare. Tutte minchiate. Criticare serve solo ad appagare il nostro ego a darci una parvenza di superiorità. Ci nascondiamo dietro il politically correct delle critiche "costruttive", ma la verità è che ci interessa soltanto far prevalere il nostro punto di vista.

Come sostiene lo stesso Carnegie, "la critica è inutile perché pone le persone sulla difensiva e le induce immediatamente a cercare una giustificazione. È inoltre pericolosa perché ferisce l’orgoglio di chi la riceve, la fa sentire impotente e suscita risentimento". E questo accade sempre, anche se la critica è mossa con le migliori intenzioni.

Criticare è facile. Prova invece a metterti nei panni dell'altra persona: perché si sta comportando in questo modo? Quali sono i suoi trascorsi? Quali le sue ragioni? Se alla fine arrivi alla conclusione che hai a che fare con un emerito cohones, indovina chi è il pirla che ci sta ancora perdendo tempo...

Ps. se invece sei tu nella situazione di ricevere critiche, ti consiglio di provare il metodo LATTE.

4. Sii nulla

André, cioè, fammi capire?! All'inizio dell'articolo mi parli di autostima e poi mi dici che sono una nullità?! Oh! Ti do una testata!

Abbiamo già visto al punto 3 come il nostro ego possa essere di intralcio nel relazionarci efficacemente con gli altri. L'espressione "sii nulla" non significa certo che dobbiamo annullare la nostra personalità o diventare degli "zerbini" nei confronti degli altri. Come descritto in questo articolo, aggressività (palloni gonfiati) e passività (zerbini) non sono altro che due facce della stessa medaglia. Chi è aggressivo cerca l'approvazione degli altri attraverso la prevaricazione, chi è passivo ricerca esattamente la stessa cosa, ma lo fa attraverso la sottomissione.

Relazioni genuine in amore, in amicizia e nel lavoro non possono essere fondate sulla ricerca ossessiva dell'approvazione altrui. Se vuoi vivere a tuo agio nel mondo, non puoi permettere al mondo di dettare i tuoi stati d'animo. Sii nulla, metti da parte il tuo ego ed impara a fregartene del giudizio degli altri (trovi dei consigli pratici a riguardo qui).

Conclusioni

Questa settimana avrai sicuramente occasione per mettere alla prova questi 4 princìpi: magari ti capiterà di farlo mentre ti relazioni con il tuo partner, con un tuo amico o con un collega di lavoro. Poco importa. Quello che vorrei che facessi è ripensare a questo articolo e testarne anche solo una piccola idea. Fammi poi sapere come sarà andata nei commenti ;-)

Buona settimana. Andrea.

Foto tratta da Google Immagini. [post_title] => Come relazionarsi con gli altri in maniera efficace [post_excerpt] => Hai mai avuto problemi a relazionarti con gli altri? Io decisamente sì! Avere e mantenere relazioni ricche e appaganti può essere davvero difficoltoso. In questo articolo parlo di 4 princìpi a cui possiamo ispirarci per far fiorire i nostri rapporti interpersonali. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => come-relazionarsi-con-gli-altri [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-08-13 13:18:45 [post_modified_gmt] => 2021-08-13 11:18:45 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.efficacemente.com/?p=14783 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 66 [filter] => raw ) [4] => WP_Post Object ( [ID] => 23676 [post_author] => 3 [post_date] => 2019-06-03 01:10:45 [post_date_gmt] => 2019-06-02 23:10:45 [post_content] => Vuoi scoprire i segreti della comunicazione efficace? Non hai bisogno di un corso, esercizi realizzati negli anni '90 o tecniche strampalate. Ecco dei semplici accorgimenti per migliorare qualsiasi conversazione in meno di 4 minuti (il tempo di leggere questo articolo).

La qualità delle nostre relazioni è direttamente proporzionale alla qualità delle nostre conversazioni.

Non ne sei convinto? Prova a pensarci... con chi ami trascorrere il tuo tempo? Chi ti sta più simpatico tra i tuoi amici? Chi inviteresti al tuo matrimonio anche se non è tuo cugino di terzo grado?

Eh già, le persone con cui amiamo dialogare sono anche le persone con cui abbiamo maggiore affinità.

Al che una domanda sorge spontanea... sei anche tu una di queste persone con cui è piacevole conversare?

No?

Fammi indovinare...

  • Quando ti trovi in una conversazione, soprattutto con una persona che hai conosciuto per la prima volta (o conosci ancora poco), ti senti impacciato e non sai bene di cosa parlare.
  • Dopo le domande di rito, seguono spesso silenzi imbarazzanti tra te e il tuo interlocutore.
  • Hai spesso l'impressione che le tue conversazioni rimangano in superficie e hai difficoltà ad entrare davvero in contatto con le persone.

Fuochino? ;-)

Se ti sei ritrovato almeno una volta in una di queste situazioni, scopriamo insieme alcune tecniche di comunicazione efficace in grado di migliorare drasticamente le tue conversazioni.

Ma prima una breve premessa...

Vuoi comunicare efficacemente? Impara a fare domande (quelle giuste)

comunicazione efficace: domande

Le domande sono uno degli strumenti comunicativi più potenti a nostra disposizione.

Porci le giuste domande può letteralmente cambiarci la vita.

Porre le giuste domande può cambiare la qualità delle nostre conversazioni.

Vediamo allora quali sono le migliori domande che puoi fare durante una chiacchierata per entrare subito in sintonia col tuo interlocutore.

Sviluppa una comunicazione efficace grazie a queste 9 domande

Ok, direi che ci abbiamo girato intorno abbastanza, non voglio di certo perderti in questa nostra... "conversazione a distanza". Ecco le 9 domande che miglioreranno per sempre le tue conversazioni:

1. Smettila di fare interrogatori

Una comunicazione efficace con gli altri è innanzitutto una comunicazione "ricca".

Se costringi il tuo interlocutore (la ragazza/o di cui ti sei invaghito, il cliente che vorresti conquistare, il conoscente di cui vorresti sapere di più) a rispondere a monosillabi, credimi, la vostra conversazione non andrà molto lontano!

Le domande "secche" che prevedono una risposta del tipo "sì / no" possono essere un buon punto di partenza per rompere il ghiaccio, ma se continui a fare queste domande, magari anche a ritmo serrato, metterai l'altra persona sulle difensive e la vostra comunicazione ne risentirà.

Scegli piuttosto domande aperte, domande che permettano all'altra persona di aprirsi (appunto) e intavolare con te un vero dialogo.

Esempio: non chiedere "Ti piace la musica", chiedi invece "Quale artista ti piace? Perché proprio questo artista?".

2. Usa il "Perché?" (almeno 3 volte)

Quando ero bambino i miei ad un certo punto mi hanno regalato un libro intitolato "Perché? Perché?": dovevo essere davvero un rompiballe di prima categoria! :-D

Eppure quella semplice parola, il "Perché", può migliorare di molto le nostre conversazioni.

Se non vuoi limitarti a delle chiacchierate superficiali e vuoi andare in profondità con chi ti sta di fronte, dimostra sincera curiosità: chiedi il perché delle sue risposte.

Esempio: se il tuo interlocutore ti dice di amare Gigi D'Alessio per i testi delle sue canzoni, chiedigli "Perché ami i suoi testi? Quali sono dei passaggi che ami particolarmente", se ti risponde di essere legato ad un passaggio in particolare, ovvero "Le domeniche d'agosto quanta neve che cadrà", chiedigli... no vabbé, fuggi! :-D Battute a parte, chiedere "Perché?" (in maniera curiosa e non pressante) è uno dei modi migliori per approfondire una conversazione.

3. Fai domande precise

Domande precise portano l'interlocutore a dare risposte ricche e dettagliate.

La prossima volta che vedi un collega dopo il weekend, non chiedergli come sia andato il finesettimana, chiedigli qual è stata l'attività più divertente che ha fatto.

Ancora una volta, se applicherai i consigli di questo articolo in maniera meccanica e forzata, renderai le tue conversazioni molto, ma molto imbarazzanti. Prendi invece spunto da queste indicazioni per migliorare in maniera naturale le tue doti di comunicazione efficace.

4. Parla di emozioni e reazioni

Se parli con una persona della sua attività lavorativa o di una sua passione, non fargli domande generiche del tipo: "com'è essere un avvocato?". Sono domande generiche e difficili da rispondere. Concentrati piuttosto sulle emozioni e sulle reazioni della persona: "qual è la cosa che ti ha stupito di più da quando sei avvocato?", "qual è una cosa che non ti saresti mai aspettato prima di intraprendere la carriera di medico?".

Parla al cuore delle persone, non le mettere in difficoltà con domande insipide.

5. Sii sempre curioso

Spesso le conversazioni tra persone più che uno scambio coinvolgente assomigliano ad una gara in cui ognuno degli interlocutori passa il tempo ad aspettare il suo turno, pensando a qualcosa di intelligente e brillante da dire, e ignorando di fatto quello che stanno dicendo gli altri.

Lo fanno in molti, ma fidati: si percepisce.

Impara invece ad essere curioso: dopo aver posto una domanda, ascolta la risposta con sincera attenzione. Ti sorprenderai di quante nuove cose puoi scoprire e questo farà nascere in te nuovi interrogativi, rendendo la conversazione divertente e mai noiosa.

... e poi ricorda, come disse Dale Carnegie: le persone amano parlare di se stesse, più glielo fai fare e più ti adoreranno.

6. Impara le lezioni apprese dalle altre persone

Una comunicazione efficace è una comunicazione su due vie.

Nei punti precedenti abbiamo visto come usare le domande per mettere a proprio agio l'interlocutore e avere una conversazione coinvolgente e profonda.

Ma queste conversazioni devono arricchire anche te, altrimenti il rischio è che si trasformino in un gioco di comunicazione fine a se stesso.

Uno dei modi migliori per rendere la conversazione frizzante e carpire quanti più segreti possibile da un interlocutore particolarmente stimolante è quello di chiedere a questa persona quali lezioni abbia imparato da una determinata circostanza o esperienza.

Spesso siamo talmente incentrati su noi stessi che dimentichiamo che altre persone probabilmente hanno già affrontato sfide simili alle nostre e la loro esperienza può insegnarci molto: basta chiedere, basta chiedere quali lezioni hanno appreso.

7. Fatti raccontare una storia

comunicazione efficace: storia

Gli esseri umani vivono di storie.

Fin dall'antichità le storie sono state il nostro strumento comunicativo preferito per trasmettere la conoscenza.

Se vuoi avere una conversazione interessante, dai la possibilità al tuo interlocutore di raccontarti una storia.

Se stai parlando con un ragazzo o una ragazza che ti piace, non limitarti a chiedergli cosa faccia nella vita, chiedigli piuttosto di raccontarti la cosa più assurda che gli sia capitata da quando lavora.

Raccontare storie è quanto di più naturale esista per ogni essere umano: farlo ci mette a nostro agio e crea empatia con le persone con cui stiamo dialogando.

8. Prendi spunto dai bambini

Qualche paragrafo fa ti ho raccontato di che razza di bambino rompiballe ero da piccolo con tutti i miei "Perché? Perché?", ma i bambini possono insegnarci qualcos'altro...

I bambini non hanno paura di fare domande (apparentemente) stupide.

Noi adulti invece ci facciamo sempre un sacco di seghe mentali e se il nostro interlocutore dice qualcosa che non capiamo, abbozziamo un sorriso e passiamo avanti: pessimo errore!

Se non hai capito qualcosa, semplicemente chiedi a chi ti sta di fronte di rispiegartela, magari come la rispiegherebbe ad un bambino di 4 anni.

9. Usa questa domanda bonus

Se ti ritrovi a parlare con un esperto e vuoi trarre il massimo dalla conversazione, devi assolutamente usare questa domanda bonus:

"Qual è la domanda che non ti fa mai nessuno e che invece reputi fondamentale per avere successo nel tuo campo?"

Questa domanda farà sentire importante il tuo interlocutore, ma cosa ancor più... importante, ti aprirà un mondo!

Molti di noi sono convinti di sapere già tutto di un argomento, ma solo nel momento in cui ci viene proposto un punto di vista a cui non avevamo mai pensato e di cui ignoravamo totalmente l'esistenza, ampliamo davvero la nostra conoscenza.

Lascia che sia l'esperto di turno a trovare per te le domande più intelligenti a cui vorrebbe rispondere.

Conclusioni

Bene, mi auguro che i consigli pratici visti in questo articolo ti aiutino davvero ad avere conversazioni più ricche e coinvolgenti.

Se anche tu hai consigli per una comunicazione efficace, sarò curioso di leggerli nei commenti.

A presto!

Andrea Giuliodori.

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"Gli uomini veri impazziscono per le ragazze che sanno dire di no. Gli stupidi si accontentano delle facili."

Marilyn Monroe.

La seduzione è una tematica importante nell'ambito della crescita personale, così come le relazioni rappresentano una delle fondamenta della nostra vita.

Già in passato ho ospitato guest post di esperti di seduzione, ma a dirla tutta sono stato un pelino... scorretto! Scorretto nei confronti di quella categoria che rappresenta più del 50% dei lettori del blog: le lettrici.

Ho deciso così di farmi perdonare per questo grave torto chiedendo ad Ilaria Cardani, autrice de LaPersonaGiusta.com, di scrivere un articolo sulla seduzione femminile per EfficaceMente. Ilaria ha accettato e di seguito puoi leggere il risultato ;-)

Quello che devi sapere sulla seduzione femminile

C’è un atteggiamento naturale degli uomini che la maggior parte delle donne non conosce o preferisce ignorare: se un uomo non è attratto da una donna, è inutile che lei si impegni e si sforzi con trucchi e strategie per conquistarlo e convincerlo ad amarla e legarsi a lei.

Alcuni trucchi e strategie non solo non funzionano, ma peggiorano le cose.

Ma che cosa significa questo? Quindi mi vuoi dire che non è possibile conquistare un uomo?

Al contrario. Significa che, se vuoi conquistarlo, è utile che tu sappia come comunicare e come impostare la relazione con lui, evitando di mettere in campo proprio quelle strategie istintive che tutte le donne usano e che non solo non sono utili, ma sono molto dannose.

Mi preme darti qualche indicazione per evitare di infilarti nel prossimo futuro in alcune delle più classiche situazioni sentimentali dolorose e frustranti per il genere femminile. Perché - e questa è un’avvertenza importante - quasi tutte le donne assumono atteggiamenti che le mettono in queste situazioni, ma non se ne accorgono nemmeno, non ne sono consapevoli!

Come conquistare un uomo

Le donne, in genere, sviluppano alcune specifiche strategie ripetitive che pensano possano servire a catturare l’interesse e l’attenzione di un uomo e invece sono distruttive. Sono strategie deboli. Ti parlo di 3 delle più importanti.

Le 3 cose da non fare per sedurre un uomo

1) La "corruzione"

La prima delle strategie deboli è la “corruzione”. Cioè compiacere in tutto e per tutto l’uomo desiderato nella speranza di farlo capitolare.

Che cosa succede in questo caso?

Succede che la donna si adopera in ogni modo per essere carina, gentile, presente e sempre “sul pezzo” per l’uomo che desidera. Gli fa piccoli regali, si rende disperatamente utile facendogli favori di ogni tipo e cercando di aiutarlo a risolvere i suoi problemi senza chiedergli parere o autorizzazione (terribile!).

Insomma, fa di tutto per mostrargli quanto lei pensa e tiene a lui. E quanto potrebbe essere indispensabile alla sua vita. Ebbene: se c’è un uomo che ti piace e non ti corrisponde, tieni presente che se lo compiaci in tutto e per tutto non solo lui NON sentirà maggiore attrazione, ma prenderà le distanze, arrivando addirittura a non sopportarti. Perché, quando cominci a occuparti di lui e a parlargli di quello che senti, crei una tensione negativa. Lui proverà una insopportabile sensazione di “rottura di scatole” e di pesantezza e lo perderai per sempre.

Tra uomo e donna ci deve essere tensione (e come no!), ma ci deve essere una tensione positiva, a livello di desiderio e di desiderio sessuale e la strategia debole della “corruzione” va esattamente nella direzione opposta.

2) La "conversione"

La seconda strategia debole è la “conversione”, cioè tentare di sedurlo con la persuasione, portarlo a convertirsi (letteralmente) alla religione di cui tu sei la dea o, perlomeno, la sacerdotessa. Per inciso: tentare di convertire i propri uomini è lo sport - micidiale - preferito dalle donne di tutto il pianeta! Smettila e di’ alle tue amiche di smetterla!

Quando entri nell’atteggiamento di “conversione”?

Ci entri quando ad un uomo che ti piace (e con il quale non hai una relazione) cominci a dire tutto quello che provi per lui e quanto ti piacerebbe frequentarlo, stargli vicino, realizzare qualcosa insieme (terrificante!). E lo fai nella (falsissima) speranza che prima o poi lui si “illuminerà”, si convertirà e cadrà ai tuoi piedi proclamando ai quattro angoli del mondo tutto il suo immenso amore per te...

Il problema è che molte donne sono convinte che questo sia un passo necessario e indispensabile per conquistare un uomo. La verità è che questo passo ti conduce certamente al più duro dei rifiuti.

Gli uomini sanno riconoscere quando sentono attrazione per una donna e, per loro, in genere, l’attrazione non ha nulla a che vedere con lo struggimento, il patimento e i sentimentalismi “sofferti”. Per loro è soprattutto una vibrazione positiva ed eccitante (Andrea: confermo! ;-).

Se tu sei “pesante” con le parole e con il tuo atteggiamento appiccicoso, crei una tensione negativa, che gli uomini detestano e dalla quale scappano.

3) La "concessione"

La terza delle stategie deboli (la più debole delle tre) è: concederti sessualmente, cioè usare la leva del sesso al solo scopo di farlo innamorare di te. E’ uno strumento incredibilmente inutile, a meno che tu ti voglia creare una montagna di false illusioni e di grandi sofferenze.

E sai perché? Perché tu, più fai sesso con un uomo che ti piace, più ti leghi a lui di sentimenti profondi.

E credi che per lui sia lo stesso, giusto? No cara, è sbagliatissimo. E’ esattamente il contrario.

Perché tu confondi la “chimica” con i sentimenti. Gli uomini possono andare a letto con una donna e avere intimità con lei senza per questo sentirsi legati a lei in nessun modo (questa l’hai già sentita, vero?).

In questo non c’è nulla di male, né in sé e per sé, né da parte loro.

E’ il loro modo di vivere il rapporto e il sesso con una donna.

Sta a te tenerlo presente e sapere come regolarti e sta sempre a te sapere che per lui si tratta solo di sesso e che né con il tempo, né per la costanza lui si legherà a te, se non prova attrazione autentica.

Non solo: se gli chiederai un maggior impegno sentimentale e/o formale, aspettati che il tuo “amato amante” scappi a gambe levate.

Ora: sai perché nessuna di queste tre strategie funziona?

Perché queste strategie provengono da una tua posizione molto precisa, che è una posizione di paura e di debolezza.

Comunicano il fatto che tu ti senta fragile e bisognosa per tutto quello che riguarda gli uomini e le relazioni con loro. Anche se magari non ne hai la percezione.

E lo stato di fragilità e di paura gli uomini lo percepiscono forte, anche solo istintivamente magari, e non lo sopportano proprio.

Ma ci sono altre strategie, che sono tipiche delle donne che hanno autostima e che sanno sedurre naturalmente.

Sono strategie che trasmettono all’uomo un approccio sicuro e forte alla vita e che gli fanno “sentire” di avere a che fare con una donna tosta e determinata.

Capace di costruirsi la vita che vuole. Sono strategie forti. Anche di queste te ne presento tre.

Le 3 cose da fare per sedurre un uomo

1) Prendi le distanze

La prima delle tre strategie forti è: stai alla larga e/o prendi le distanze da un uomo che si mostra titubante nei tuoi confronti, il cui interesse per te è altalenante o ambiguo.

Non riesce a capire o a dirti che cosa prova per te? Nutre un po’ di interesse, ma questo non basta a smuoverlo? Ottimo!

Distaccati, allontanati, occupati di altro (ma per davvero, non per finta). Stai tranquilla che questo tuo atteggiamento chiarirà subito le idee: o a lui o a te o a entrambi. E ti fonirà utili indicazioni di comportamento.

2) Frequenta più uomini

La seconda delle strategie forti è: conosci più uomini possibile ed esci con più uomini contemporaneamente.

Sei libera, giusto? E allora chi te lo fa fare di fossilizzarti su una sola persona che, per giunta, non ti muore dietro?

Uscire con più uomini contemporaneamente ti permette di fare confronti, aprire i tuoi orizzonti e tenere alta la tua autostima. Con tutto quel che ne consegue.

3) Osserva gli uomini

La terza delle strategie forti è: osserva gli uomini, impara a capirli e impara a comunicare con chi ti piace intercettando le sue emozioni.

Prendi il controllo delle tue emozioni, non offrire attenzione, affetto e sesso fuori luogo e fuori tempo, ma assumi un punto di vista maschile (con amore e senza critica) per sintonizzarti con l’uomo che ti interessa e per suscitare in lui quella vibrazione positiva ed eccitante di cui abbiamo parlato prima.

Ringrazio Andrea per la cortese ospitalità sul suo bel blog, che leggo con regolarità e apprezzo per il taglio personale, equilibrato e molto pratico.

Un caro saluto a tutti coloro che leggono (uomini compresi, ovviamente!).

Cordialmente,

Ilaria Cardani

Grazie ancora ad Ilaria per l'articolo, anche se mi affido alle lettrici del blog per un commento più obiettivo! Insomma ti è piaciuto questo articolo? Lascia un commento e/o utilizza uno di quei bei pulsantini qui a fianco.

Buona settimana.

Foto tratta da Internet.

  Ultimo aggiornamento il 22 Ottobre 2021 [post_title] => Come sedurre un uomo [post_excerpt] => 3 cose da fare e 3 cose da non fare per sedurre un uomo. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => sedurre-un-uomo [to_ping] => [pinged] => http://www.lapersonagiusta.com/relazioni/come-conquistare-un-uomo-quello-che-devi-sapere-fin-dall%E2%80%99inizio/ [post_modified] => 2021-10-22 01:16:47 [post_modified_gmt] => 2021-10-21 23:16:47 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => http://www.efficacemente.com/?p=6789 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 210 [filter] => raw ) [comment_count] => 0 [current_comment] => -1 [found_posts] => 10 [max_num_pages] => 2 [max_num_comment_pages] => 0 [is_single] => [is_preview] => [is_page] => [is_archive] => 1 [is_date] => [is_year] => [is_month] => [is_day] => [is_time] => [is_author] => [is_category] => 1 [is_tag] => [is_tax] => [is_search] => [is_feed] => [is_comment_feed] => [is_trackback] => [is_home] => [is_privacy_policy] => [is_404] => [is_embed] => [is_paged] => [is_admin] => [is_attachment] => [is_singular] => [is_robots] => [is_favicon] => [is_posts_page] => [is_post_type_archive] => [query_vars_hash:WP_Query:private] => bf63e3c73b1e335c51c8de3e6f991e59 [query_vars_changed:WP_Query:private] => [thumbnails_cached] => [stopwords:WP_Query:private] => [compat_fields:WP_Query:private] => Array ( [0] => query_vars_hash [1] => query_vars_changed ) [compat_methods:WP_Query:private] => Array ( [0] => init_query_flags [1] => parse_tax_query ) )
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                    [post_content] => In questo articolo parleremo della paura di quello che pensano gli altri, ma soprattutto trarremo ispirazione dalla letteratura per superarla.

Ti capita di non fare delle scelte perché in disaccordo con quelle del tuo partner o della tua famiglia?

Sul lavoro ti vengono delle idee particolarmente originali ma eviti di proporle perché non vuoi correre il pericolo di sentirti giudicato dai tuoi colleghi?

Ti piacerebbe scegliere uno stile diverso dai dettami della moda ma poi finisci per vestirti come al solito, per non farti notare troppo?

Se queste situazioni ti sono familiari, allora sappi che sei caduto in un errore che accomuna la maggioranza delle persone: ti preoccupi troppo di quello che pensano gli altri.

Una paura che non si addice proprio ad un +Efficace. Scopriamo come liberarcene!

Perché ti preoccupi di quello che pensano gli altri?

È una cosa che capita spesso, fin da bambini: c’è un gruppo a cui teniamo, quello degli amici, dei compagni di classe, della squadra dove giochiamo, che apprezza qualcosa, o sceglie di fare qualcosa, e noi invece la pensiamo in tutt’altra maniera.

Però, per paura che ci escludano o prendano in giro, ci adattiamo e uniformiamo la nostra volontà a quella del gruppo.

Questo istinto a conformarsi alla maggioranza ha radici antiche: fa parte di una delle eredità dei nostri antenati, che dovevano stare in gruppo per sopravvivere quando le condizioni ambientali erano particolarmente pericolose.

Entro certi limiti, anche oggi la considerazione degli altri è un’attenzione sana: mitigando il nostro egoismo ci permette di andare d’accordo con le persone a cui teniamo e di farle stare bene.

Quando diventa problematica?

Nel momento in cui è eccessiva e, da attenzione, si trasforma in paura cominciando a impedirci di vivere come vorremmo.

È in questo frangente che l’esigenza continua di conformarci diventa conformismo.

Quando la paura del giudizio diventa conformismo: le conseguenze 

Adattarsi costantemente a quello che la maggioranza pensa, vuole o fa ci porta a perdere il nostro valore individuale:

  • Non facciamo le esperienze che desideriamo.
  • Reprimiamo bisogni, curiosità, desideri.
  • Non frequentiamo le persone giuste per noi.
  • Smettiamo di osare nel lavoro e nella vita privata.
  • Non cresciamo, non miglioriamo.
  • Perdiamo la capacità di decidere.
  • Lasciamo che crescano dentro di noi frustrazioni, rimpianti, infelicità, aggressività.

In più, paradossalmente, veniamo apprezzati meno dagli altri, che in realtà amano e stimano chi ha idee proprie ed è capace di difenderle anche contro il parere della maggioranza.

Ricorda: più ti preoccupi di quello che pensano gli altri meno piaci agli altri

Lo so, lo so, sembra contro-intuitivo: tu ti impegni al massimo per piacere agli altri, non prendi una decisione che sia una in disaccordo col gruppo a cui tieni e poi arriva Sempronio (il cugino di Caio), con le sue idee rivoluzionarie e spesso anche con un atteggiamento da st***zo, e tutti sembrano innamorarsi di lui!

Ti chiedi com’è possibile, visto che non ha fatto altro che ignorare le esigenze degli altri.

Eppure è proprio così.

Gli esseri umani, sotto sotto, sono animali istintivi, che tendono a riconoscere, rispettare e ammirare chi ha un carattere alpha, chi ha carisma (parleremo proprio di carisma in uno dei prossimi articoli di approfondimento).

Non c'è nulla di più attraente de:

  • La capacità di sostenere le proprie idee e le conseguenze delle proprie idee con sicurezza.
  • Il coraggio di scegliere soluzioni diverse da quelle della massa, di intraprendere percorsi inesplorati.
  • La sicurezza e il rispetto di sé.

In sintesi: nessuno ama gli zerbini, se non quando hanno bisogno di "pulirsi le scarpe".

È arrivato quindi il momento di scegliere chi vuoi essere nella vita:
  • Mr. / Mrs. "orecchie basse e compiacere tutti".
o...
  • Te stessa / stesso.

Realizzarti, esprimere appieno la tua personalità e le tue idee forse ti inimicherà qualcuno, ma avrà anche il vantaggio di aiutarti ad attirare le persone giuste per te nella tua vita.

Vediamo allora 5 soluzioni abbinate a 5 classici della letteratura mondiale per smettere di avere paura di quello che pensano gli altri!

5 soluzioni letterarie per fregarsene del giudizio degli altri

1. Fai pace con l’assurdità dei punti di vista - Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

«Che fai?» mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. «Niente» le risposi, «mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.» Mia moglie sorrise e disse: «Credevo ti guardassi da che parte ti pende.» Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: «Mi pende? A me? Il naso?» E mia moglie, placidamente: «Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.»

Luigi Pirandello.

Questo è l’inizio del celebre ‘Uno, nessuno e centomila’ di Pirandello, dove il protagonista, che ha sempre creduto di avere un bel naso, un giorno si sente dire queste parole dalla moglie.

Da lì, comincia ossessivamente a guardarsi il naso, a tormentarsi, a farlo notare agli altri, finché un giorno, per caso, un conoscente non gli fa notare un difetto di attaccatura dei capelli.

È questo l’inizio della storia folle di Vitangelo Moscarda, che, catturato dall’assurdità del mondo, proseguirà con un climax di azioni paradossali volte a far cambiare la considerazione che gli altri hanno di lui, con l’unico risultato di peggiorare notevolmente le cose.

Il capolavoro di Pirandello parla proprio di questo: della nevrosi della considerazione degli altri e delle conseguenze che comporta se portata all’estremo.

Se siamo sempre preoccupati di quello che pensano gli altri, da uno diventiamo centomila, e contemporaneamente nulla e nessuno.

Perché ognuno vede gli altri alla propria maniera, a seconda delle proprie personali nevrosi ed esperienze, e di fronte a questo caleidoscopio di punti di vista, la realtà oggettiva sparisce.

Il pericolo è quindi quello di perderci completamente.

Ripensare a questa storia è interessante quando ci scopriamo a prestare troppa attenzione al giudizio degli altri: ricordati che non saprai mai davvero che cosa sta pensando chi ti sta davanti.

  • Tu magari credi che giudichi il tuo taglio di capelli e invece sta ripensando a quello che gli ha detto il capo mezz'ora prima.
  • Tu sei convinto che stia facendo considerazioni su quello che dici e invece magari è concentrato sulla tua voce che gli ricorda quella di suo cugino di secondo grado che gli rubava la merenda.

Insomma, dal momento che non potrai mai sapere con sicurezza quali saranno i particolari giudicati dal resto del mondo, piuttosto che perdere te stesso rincorrendo i possibili difetti o immaginando strane soluzioni per superare il problema, alla maniera di Vitangelo Moscarda, rilassati e fregatene beatamente di cosa stanno pensando gli altri di te.

2. Datti meno importanza: gli altri non sono così interessati a te – La Vertigine di Giovanni Pascoli

Uomini, se in voi guardo, il mio spavento cresce nel cuore. Io senza voce e moto voi vedo immersi nell’eterno vento; voi vedo, fermi i brevi piedi al loto, ai sassi, all’erbe dell’aerea terra, abbandonarvi e pender giù nel vuoto.

Giovanni Pascoli.

Magari tu sei lì, agitato alla prospettiva di fare un discorso in pubblico, pensando a cosa dirà la gente se fai un errore, se hai un’incertezza nella voce, o se fai dei movimenti strani con le mani.

E naturalmente, più ci pensi, più la tua agitazione sale.

Indovina un po'?!

Quasi tutte le persone che ti ascolteranno in realtà saranno prese da altri pensieri: chi penserà ad un problema di lavoro, chi a quando potrà mangiare qualcosa o schiacciare un pisolino, chi sognerà la prossima vacanza all’estero, chi semplicemente sarà intento a flirtare con la collega seduta affianco.

Insomma, stai sicuro che i movimenti delle tue mani non sono nella lista delle priorità del tuo pubblico.

Tante ansie e difficoltà derivano dalla mania che abbiamo di osservarci e tenerci in considerazione in maniera davvero eccessiva.

La verità, però, è che noi non siamo così importanti: se ci consideriamo dalla prospettiva di Pascoli e della sua poesia, siamo un punto infinitesimale in tutto l’Universo.

Degli uomini ‘penduli’, sospesi su un enorme ‘baratro di stelle’.

E questo non deve terrorizzarti, al contrario: prenderne consapevolezza è profondamente liberatorio.

Se ti senti bloccato dalla paura di quello che pensano gli altri, ristabilisci le giuste proporzioni e pensa a qualcosa di più grande, più interessante e più degno di nota sia delle nostre seghe mentali, sia di chi ti osserva e ascolta.

3. Non potrai andare bene a tutti – I promessi sposi di Alessandro Manzoni

"Giacché è uno dei vantaggi di questo mondo quello di potere odiare ed essere odiati senza conoscersi."

Alessandro Manzoni.

Te lo dico subito: rassegnati.

Se sei una di quelle persone che vorrebbero essere amate da tutti e vivere d’amore e d’accordo con l’intero genere umano, è ora di fare i conti con la realtà.

Puoi essere semplice, modesto, rispettoso come il Renzo Manzoniano, non fare male a una mosca, eppure starai sempre sulle palle a qualcuno! Garantito!

Questa è una delle grandi verità della vita.

E non perché tu faccia o non faccia qualcosa di grave, ma per motivi che semplicemente saranno sempre fuori dal tuo controllo.

(O il fatto di essere fidanzato con Lucia. Quello anche non aiuta).

Fai pace con questa cosa e sentiti libero di cominciare ad agire come ti senti.

I promessi sposi è la storia perfetta da ripassare per ricordarci che, per quanto correttamente ci si possa comportare, per quanto educati e irreprensibili si possa essere, ci saranno sempre dei motivi imperscrutabili per cui qualcuno potrà avercela con noi.

4. Un po’ di sana cattiveria ogni giorno – Fight Club di Chuck Palahniuk

"E poi è successo qualcosa, mi lasciai andare perduto nell'oblio... oscuro, silenzioso, completo. Trovai la libertà, perdere ogni speranza era la libertà."

Chuck Palahniuk.

Chi vive intrappolato nella preoccupazione di ciò che pensano gli altri di solito corrisponde all’identikit della brava persona che piuttosto che mettere a disagio qualcuno preferisce reprimere se stesso.

Il problema è che quello che reprimiamo tende ad accumularsi e a esplodere, spesso nei momenti meno adatti.

Reprimere le tue frustrazioni lavorative, ad esempio, ti può portare a sfogarti in terribili sfuriate casalinghe o a somatizzare in temibili disturbi psico-somatici (proprio come il protagonista di Fight Club).

Insomma, per compiacere gli altri, finiamo col trattare male i pochi a cui teniamo davvero – prima di tutto noi stessi.

In questi casi, quindi, la soluzione "Fight Club" è la migliore: devi allenarti a essere ogni giorno un po’ più egoista, cinico, arrogante, menefreghista, ambizioso, aggressivo.

  • I tuoi colleghi vanno a mangiare in pizzeria ma tu vuoi farti la tua pausa pranzo da solo per poter fare una telefonata? Fallo.
  • Vuoi indossare un cappotto di un colore che non piace alla tua compagna? Mettilo comunque.
  • In famiglia ti dicono spesso ‘pensa cosa direbbe Tizio se tu… pensa che cosa farebbe Caio se tu… ‘? Tu lasciali dire e poi agisci come ritieni giusto.
Un po' di sano egoismo a piccole dosi (e ripeto, "a piccole dosi") è il migliore antidoto al risentimento e alla frustrazione che infestano la nostra società.

5. La maggioranza ha sempre torto – L’arte di ignorare il giudizio degli altri di Arthur Schopenhauer

"Ci sarebbe un solo modo di liberarci di quella così diffusa follia: riconoscerla apertamente come tale, e a quel fine convincersi che, nella loro maggioranza, le opinioni della gente sono, solitamente, del tutto false, distorte, errate e assurde, e dunque, in sé, non meritano alcuna attenzione."

Arthur Schopenhauer.

Di solito a scuola, a casa, da piccoli, sentiamo dire questa frase: "La maggioranza ha sempre ragione".

Anzi, mi correggo, questa frase è troppo sfacciata. In realtà spesso ci viene ripetuta questa variante:  "Ci sarà un motivo per cui tutti fanno questo o quello…".

E così cominciamo a credere che se venti persone pensano in un certo modo e due hanno un’idea opposta, i più saggi debbano essere necessariamente i primi venti, perché sono così tanti.

Nulla di più sbagliato.

Non c’è un motivo per cui tutti fanno questo o quello. O meglio, sì, c’è, ma il più delle volte è sbagliato.

Le idee della maggioranza si formano spesso:

  • Per inerzia. Seguono un'abitudine, una tradizione, una moda senza farsi domande.
  • Per debolezza. Decidono di prendere per buona, acriticamente, l’opinione di un personaggio famoso, si fidano ciecamente dei media, del sentito dire, del pettegolezzo, della pubblicità.
  • Per simpatia/antipatia irrazionali.

Capirai quindi che questi non sono requisiti per un giudizio da tenere in gran considerazione…

Oltre al libro del filosofo Schopenhauer, c’è un bel discorso di Paul Rulkens che ti invito a prendere in considerazione su questo tema:

Mi sono ispirato a lui per il titolo di questo paragrafo - si chiama proprio "La maggioranza ha sempre torto" - e spiega come discostarsi dal modo di pensare dei più sia necessario per fare qualcosa di buono, sano e innovativo nella propria vita e nel proprio lavoro.

...e no, credere alle teorie del complotto non fa di te una persona speciale, anzi è un'ulteriore conferma di quanto spiegato in questo passaggio.

I cospirazionisti rappresentano infatti la maggioranza assoluta se si prende come riferimento le persone che hanno una bassa istruzione e un quoziente intellettivo limitato.

Per concludere...

Bene, mi auguro che queste ispirazioni letterarie ti possano spingere a riappropriarti della tua vita e a prendere le decisioni migliori per te, senza paura.

Il punto però è che sapere "in teoria" che non dobbiamo preoccuparci troppo di quello che pensano gli altri, cambierà poco nella tua vita.

Ti invito quindi a scegliere anche un solo concetto di questo articolo di approfondimento, ma iniziare a metterlo in pratica da subito, da oggi stesso.

Ricorda, se vuoi davvero diventare un +Efficace, sarà solo la pratica costante a fare la differenza.

E come sempre, se hai dubbi o vuoi condividere la tua esperienza con gli altri abbonati, scrivimi nei commenti.

Ci rileggiamo presto,

Andrea Giuliodori.

[post_title] => Hai paura di quello che pensano gli altri? Usa queste 5 strategie letterarie [post_excerpt] => Se ti preoccupi troppo di quello che pensano gli altri perdi te stesso. Impara come combattere la paura del giudizio con queste 5 ispirazioni. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => paura-di-quello-che-pensano-gli-altri [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-06-24 20:53:18 [post_modified_gmt] => 2021-06-24 18:53:18 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.efficacemente.com/?p=27426 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 2 [filter] => raw ) [1] => WP_Post Object ( [ID] => 25837 [post_author] => 3 [post_date] => 2020-07-05 19:11:27 [post_date_gmt] => 2020-07-05 17:11:27 [post_content] =>

L'interpretazione del linguaggio del corpo ti ha sempre incuriosito? Sei arrivato sull'articolo giusto per te.

linguaggio del corpo

Mi ricordo ancora questa scena dai tempi dell'università.

C'era questo ragazzo seduto di fronte a me in aula studio: continuava a tormentarsi le mani e a mordicchiarsi le labbra davanti a un manuale aperto sul tavolo, probabilmente in preda all'ansia da esame.

Qualunque fosse la motivazione, io che mi trovavo lì allo stesso tavolo non ho potuto fare a meno di percepire quella tensione – e, a lungo andare, di farmene contagiare. Dopo qualche minuto mi sentivo nervoso anch’io, e mi sono reso conto che non avevo memorizzato nulla di quanto stavo studiando!

Fatto sta che appena si è liberato un posto mi sono allontanato e ho finalmente ritrovato la concentrazione per studiare.

Magari è capitato anche a te qualcosa di simile.

Ti trovi a parlare più volentieri con un interlocutore che ti sorride, ti guarda negli occhi e ha una postura rilassata, mentre in compagnia di una persona che si mordicchia le unghie finisci per sentirti a disagio e agitato come era capitato a me.

Questo accade perché il linguaggio del corpo è una delle forme di comunicazione umana più potenti.

Anzi, a detta degli esperti è LA forma di comunicazione più potente in assoluto.

La componente non verbale (quindi tutto ciò che comunichiamo senza l'uso delle parole) costituisce oltre il 65% della comunicazione complessiva, ed è praticamente universale.

Conoscere il linguaggio del corpo, significa dunque poter comunicare meglio con il mondo esterno.

Nello specifico, grazie alla comunicazione non verbale possiamo...

  1. Interpretare gli stati emotivi delle persone che ci circondano.
  2. Esprimere i nostri sentimenti e le nostre idee in maniera più efficace.
  3. Evitare fraintendimenti.
  4. Capire se una persona ci sta mentendo.
  5. Sedurre una persona (eh già: il linguaggio del corpo maschile nel corteggiamento ha particolari codici, così come quello femminile).
  6. Dimostrare maggiore assertività quando interloquiamo con gli altri.
  7. Aumentare la nostra energia personale (qui spiego come farlo nel dettaglio).

In questo articolo vedremo dunque cos'è il linguaggio del corpo e quali sono i segnali più importanti a cui dovresti prestare attenzione.

Partiamo.

Linguaggio del corpo, un codice universale

Il linguaggio del corpo è l'insieme dei segnali non verbali che usiamo ogni giorno (e spesso inconsapevolmente) per comunicare con il mondo esterno. Nello specifico:

  • le espressioni del nostro volto,
  • i movimenti del nostro corpo,
  • le posture che assumiamo,
  • la distanza che teniamo rispetto all’interlocutore,
  • l’abbigliamento.

Questi segnali sono immediati e universali.

Già Darwin aveva osservato come gli esseri umani e gli animali assumano posture simili per esprimere emozioni quali rabbia, felicità e paura.

In seguito, negli anni '70, ricercatori come Ekman e Friesen hanno confermato questa teoria con uno studio interculturale che ha dimostrato come individui appartenenti a società e continenti diversissimi comprendessero e usassero le stesse espressioni non verbali.

La prova del nove è stata l'osservazione dei membri di una tribù isolata in Papua Nuova Guinea, che non avevano mai visto o letto una trasmissione tv o un giornale.

Gli individui esaminati furono infatti in grado di riconoscere in modo corretto le espressioni del viso di uomini e donne occidentali, pur non avendo mai avuto contatti con queste persone.

...e a proposito della corretta interpretazione delle espressioni del viso e degli altri segni del linguaggio del corpo, scopriamo come farlo EfficaceMente, imparando a cogliere anche i segnali più deboli e nascosti ;-) Prima di farlo però, sgombriamo il campo da due falsi miti sulla comunicazione non verbale.

2 falsi miti sul linguaggio del corpo

Falso mito #1: Un segnale ha sempre un significato univoco

I segni del corpo vanno sempre interpretati in base al contesto. Un identico segnale, infatti, potrebbe significare cose ben diverse a seconda della situazione in cui ci si trova.

Ignorare questa semplice realtà può portarci a prendere delle cantonate pazzesche.

Una postura accasciata su una sedia, ad esempio, potrebbe indicare una scarsa autostima in un contesto professionale così come potrebbe essere semplicemente un segnale di rilassatezza in un contesto informale.

Falso mito #2: Un segnale basta per definire una persona o una comunicazione

Una rondine non fa primavera e le braccia incrociate non fanno una persona sulla difensiva!

Ironie a parte, i segnali del corpo vanno sempre letti nel loro insieme. Ci sono determinati gesti o espressioni che ricorrono più frequentemente? Sono coerenti tra loro?

Non accontentarti mai di un solo segnale per definire una persona o un suo stato emotivo.

Ok, fatta questa breve premessa sugli errori da non fare, vediamo come interpretare i più comuni segnali della comunicazione non verbale.

Come capire il linguaggio del corpo: interpretare i segnali più comuni

Partiamo da quello che guardiamo prima di tutto in un’altra persona: il viso.

SAPER LEGGERE LE ESPRESSIONI DEL VISO

L'espressione sul volto di una persona ci spinge a provare un'immediata antipatia o riesce a farci innamorare.

Alcune ricerche suggeriscono addirittura che formuliamo giudizi sull'intelligenza degli altri basandoci sui loro volti.

Un esempio? Le persone con espressioni sorridenti e gioiose sono mediamente percepite come più intelligenti rispetto a quelle dal volto imbronciato, quindi... sorridi!

In generale, tutte le espressioni del nostro viso, dalle più evidenti alle più sottili, possono dire molto sulle nostre emozioni e sui nostri pensieri.

Impariamo dunque a leggerle, partendo dagli occhi.

Gli occhi

Gli antichi, a ragion veduta, sostenevano che gli occhi fossero lo specchio dell'anima.

E se avevi dubbi a riguardo, pensa a questo periodo di pandemia: con la diffusione delle mascherine, gli occhi sono rimasti l'unico pezzettino del viso grazie al quale possiamo intuire lo stato emotivo dei nostri interlocutori (e spesso ci azzecchiamo!).

Ma quali sono i segni dello sguardo a cui dovremmo prestare particolare attenzione e come possiamo interpretarli al meglio? Te ne consiglio tre:

  • CONTATTO VISIVO. Nella maggior parte dei casi, un buon contatto visivo è un segnale che va interpretato positivamente. Un interlocutore che ti risponde guardandoti direttamente negli occhi dimostra attenzione e interesse; al contrario, se distoglie più volte lo sguardo è possibile che sia distratto da altri pensieri, che si annoi o che voglia nascondere i propri sentimenti. In merito al tuo di contatto visivo, ricorda che un oratore che parla ai suoi ascoltatori con uno sguardo franco e diretto dimostra più onestà e determinazione rispetto a chi abbassa lo sguardo o continua a vagare con gli occhi in giro per la stanza. Occhio però a non mantenere il contatto visivo con i tuoi interlocutori troppo a lungo: può essere infatti interpretato come un segnale di minaccia e onestamente fa molto... psycho!
  • BATTITO DELLE PALPEBRE. Battere le palpebre è un movimento naturale che facciamo centinaia di volte al giorno. Diventa però un segnale interessante quando è più rapido o meno frequente del solito. In generale chi è nervoso tende a sbattere le palpebre più rapidamente. Al contrario, gli psycho che ti tengono addosso lo sguardo "fisso" e che sbattono le palpebre di rado, stanno controllando e sopprimendo le loro emozioni, quindi... occhio! A tal riguardo, pensa che Steve Jobs utilizzava questa tecnica per intimorire e manipolare i suoi interlocutori. Come racconta Walter Isaacson nella celebre biografia di Jobs, durante delle conversazioni particolarmente tese, il fondatore di Apple riusciva a fissare i suoi collaboratori negli occhi per un tempo che doveva sembrare lunghissimo... senza batter ciglio!
  • DIMENSIONI DELLA PUPILLA. La dilatazione della pupilla è un segnale di comunicazione non verbale davvero molto sottile (ma potente). Quando non è influenzata dalla luce, infatti, la pupilla tende a dilatarsi per interesse e/o eccitazione sessuale. Un dettaglio da non sottovalutare durante la seduzione ;-)

Naturalmente esistono molti altri segnali che possiamo leggere nello sguardo di un'altra persona, come ad esempio l'inclinazione dello sguardo durante una conversazione. Se vuoi scoprirne di più, in questo articolo spiego come "leggere nel pensiero" grazie proprio al movimento degli occhi.

Ma passiamo ad un'altra area del nostro viso ricca di espressioni da leggere.

La bocca

Quando si parla di interpretazione del linguaggio del corpo, le microespressioni della bocca sono tra le più importanti da leggere e comprendere. Dalla felicità al disgusto, i movimenti dei muscoli attorno alle nostre labbra possono veicolare tantissime sfumature emotive.

Vediamo le principali:
  • SORRISO. È sicuramente uno dei più importanti segnali del linguaggio del corpo, e, a seconda della posizione delle labbra, può essere interpretato in moltissimi modi (Paul Ekman, luminare delle microespressioni facciali, ha addirittura individuato 18 tipi diversi di sorriso!). Vuoi sapere, ad esempio, se il sorriso di una persona è sincero? Quando è genuino il sorriso si irradia in tutto il viso: gli angoli delle labbra si sollevano, spingendo le gote verso l’alto, e facendo comparire diverse piccole rughe d’espressione – dagli angoli della bocca verso il naso e verso le estremità degli occhi – puoi notare inoltre anche un delicato arricciarsi delle palpebre. Al contrario, quando il sorriso è falso, ti accorgi subito che non c’è corrispondenza tra i movimenti delle diverse parti del viso, e i muscoli delle guance risultano contratti. Un sorriso inoltre può essere usato anche per esprimere sarcasmo o cinismo, e in questi casi a sollevarsi sarà solo un angolo delle labbra. Infine quando una persona sorride a bocca chiusa, il suo potrebbe essere un tipico sorriso "d’ordinanza", sfoderato per le occasioni più formali, ma potrebbe anche indicare un'indole riservata o addirittura una rabbia celata o un sottile timore.
  • LABBRA INCRESPATE. Stringere le labbra è un indicatore di avversione, disapprovazione o sfiducia. Ci mordiamo le labbra quando siamo preoccupati, ansiosi o stressati. Mordicchiarsi il labbro inferiore è anche un gesto di stampo infantile che dimostra insicurezza. Insomma, evita di morderti le labbra durante un colloquio di lavoro! ;-)
  • LABBRO ALZATO O ABBASSATO. Ogni movimento delle labbra rivela una sensazione o un’emozione. Se la bocca è leggermente alzata, come se si preparasse ad un sorriso, può significare che la persona si sente ottimista e felice. Al contrario, una bocca che tende verso il basso non è un buon segno: rivela amarezza, tristezza e disapprovazione.
  • COPRIRE LA BOCCA. Questo è un gesto tipico di quando si vuole nascondere qualche espressione. Spesso la mano davanti alla bocca serve a mascherare sorrisi ironici o smorfie di disapprovazione che non si vogliono far percepire all'esterno.

Bene, ora che abbiamo analizzato le principali espressioni del viso, vediamo come leggere al meglio i segnali del resto del corpo.

INTERPRETARE I GESTI DEL CORPO 

Come si muove il tuo interlocutore? Gesticola o tiene le braccia fisse lungo i fianchi? Si avvicina a te o fa dei passi indietro?

I movimenti del corpo ci dicono molto sulle preferenze di ciascuno, sulla loro sicurezza o su un eventuale nervosismo latente. Ecco cosa puoi capire osservando queste parti del corpo...

Le mani

Come italiani siamo dei veri e propri artisti del gesticolare, ma in generale le nostre mani possono raccontare molto di noi.

Appoggiamo una mano sulla spalla di un amico per fargli sentire la nostra vicinanza, stringiamo una mano con forza durante una presentazione per far percepire la nostra determinazione, facciamo una carezza sulla guancia di un bambino per esprimergli affetto e ci sfreghiamo le mani per la soddisfazione.

Le mani, insomma, veicolano la nostra forza personale e trasmettono fiducia:

  • una persona a proprio agio muoverà le mani con gesti ampi e frequenti,
  • mentre la gestualità sarà contratta in caso di insicurezza ed emozioni negative.
Non solo. Le nostre mani possono anche comunicare quanto siamo aperti e disponibili:
  • Le mani aperte con i palmi verso l'alto rappresentano massima disponibilità,
  • mentre chiuse a pugno rivelano fastidio e aggressività nei confronti di una persona o di una situazione,
  • infine, se intrecciate, indicano tensione.

In aggiunta, nascondere le mani dietro la schiena, in tasca, sotto il tavolo o sotto qualche altro oggetto significa che non vogliamo rivelarci completamente all’interlocutore.

Insomma, anche quando non ce ne accorgiamo le nostre mani "parlano" e saper accompagnare i nostri interventi con una gestualità coerente può essere un'arma comunicativa molto potente.

Osserva ad esempio l'utilizzo che Barack Obama fa delle mani in questo celebre discorso e nota come ogni suo gesto trasuda carisma:

https://www.youtube.com/watch?v=ueMNqdB1QIE

Le braccia e le gambe

Se le mani "parlano", anche i movimenti di braccia e gambe possono dire molto di una persona.

Distendere le braccia e fare gesti ampi è un segnale di buona autostima; in generale, nel regno animale, i gesti che hanno come obiettivo quello di ampliare il volume occupato da un'animale, vengono interpretati come segnali di dominanza.

Di riflesso, tenere le braccia vicine al corpo può essere visto come un gesto per "farsi piccoli" e sottrarsi all'attenzione.

...e arriviamo così alle famose braccia incrociate, il gesto conosciuto anche dalla zia Pina. La classica interpretazione delle braccia incrociate è quella di una persona sulla difensiva, ma in questo caso, più che mai, il contesto è essenziale: se ad esempio sei fuori, a gennaio, e il tuo interlocutore tiene le braccia incrociate, potrebbe avere semplicemente freddo! ;-)

Per quanto riguarda invece le gambe incrociate queste indicano quasi sempre chiusura o bisogno di privacy (o qualcuno a cui scappa la pipì!).

Infine, tornando alla posizione delle braccia, tenere le mani sui fianchi e avere le gambe leggermente divaricate è un forte segnale di potenza e controllo, un segnale talmente diretto che possiamo usarlo anche su noi stessi per aumentare la nostra autostima prima di un'importante prova.

Vorrei concludere questa carrellata dei più comuni segnali della comunicazione non verbale parlando di vestiti (e non solo).

IL SIGNIFICATO DEI VESTITI E ALTRI ORNAMENTI

Nel corso dei millenni l'essere umano ha arricchito la propria comunicazione non verbale anche grazie agli indumenti e ad altri ornamenti.

I vestiti, i gioielli, gli occhiali da sole, le acconciature, i colori che indossiamo e il modo con cui interagiamo con i nostri oggetti personali sono estensioni del nostro linguaggio del corpo.

Un esempio? Hai mai notato quelle persone che durante le riunioni di lavoro si slacciano e si riallacciano continuamente il cinturino dell'orologio? È un classico gesto per scacciare il nervosismo.

E quelle che continuano ad accarezzarsi i capelli? Probabilmente hanno un debole per la persona che stanno guardando.

Insomma, se impariamo ad osservare con attenzione, qualsiasi dettaglio e qualsiasi gesto può svelarci un mondo sulle persone che abbiamo davanti. In questo articolo ho cercato di sintetizzare per te i segnali più importanti, ma il linguaggio del corpo è un argomento estremamente vasto e spesso ricco di informazioni non propriamente scientifiche. Come possiamo sfruttare da subito quanto imparato oggi? Per arricchire questo post ho preparato per te un contenuto extra che ti aiuterà a volgere a tuo vantaggio il potere del linguaggio del corpo. Nello specifico, ho raccolto in una one-page i 9 gesti poco conosciuti che ti faranno sentire ed apparire più sicuro di te in qualsiasi situazione. Puoi scaricare questo bonus gratuito completando il form qui sotto:
  Ti auguro una settimana di osservazioni e soddisfazioni ;-) Ci leggiamo nei commenti.

Andrea Giuliodori.

[post_title] => Linguaggio del corpo: scopri come interpretare questi 19 segnali [post_excerpt] => Il linguaggio del corpo è il mezzo di comunicazione universale più potente. Impara a interpretare espressioni e gestualità delle persone. [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => linguaggio-del-corpo [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-08-13 13:18:31 [post_modified_gmt] => 2021-08-13 11:18:31 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://www.efficacemente.com/?p=25837 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 18 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 24739 [post_author] => 3 [post_date] => 2019-12-09 06:10:30 [post_date_gmt] => 2019-12-09 05:10:30 [post_content] => Vuoi scoprire chi è un mentore, come può aiutarti a raggiungere il successo e come trovarne uno? Questo articolo l'ho scritto per te. Ah, quanto sarebbe bello poter avere come amico, consigliere e maestro quell’imprenditore illuminato! Ah, cosa darei per uscire a pranzo con il mio idolo del pianoforte e potergli chiedere un parere sulla mia pratica! Ah, quell'influencer è la mia guru! Che darei per parlarci anche solo 15' su Skype e chiederle come avere successo Ti è mai capitato di avere pensieri di questo tipo? Beh... allora significa che hai bisogno di un mentore ;-) Scopriamo allora cos'è un mentore e come poter avvicinare le persone che ammiri e a cui ti ispiri, per trasformarle nelle tue guide. Iniziamo!

Mentore: la tua guida e confidente fidato

Il termine mentore deriva dalla mitologia greca. Nell’Odissea, è il nome del saggio a cui Ulisse affida suo figlio Telemaco durante la sua assenza. Trasportato ai nostri giorni, il mentore è una persona che ha raggiunto i suoi obiettivi, ha grande esperienza nel suo settore e, spinta da una sincera affinità con te, si rende disponibile a farti da guida:
  • Mette in comune le sue conoscenze.
  • Ti apre le porte a determinati ambienti e relazioni.
  • Ti consiglia e ti aiuta nella strada verso il tuo successo.
Che sia un mentore aziendale, un mentore accademico, un mentore famoso o meno, questa figura fonde le qualità dell’amico e del precettore. Ma ne hai davvero bisogno?

Perché trovare un mentore è importante?

"A mio padre devo la vita, al mio maestro una vita che vale la pena di essere vissuta."

Alessandro Magno.

Senza girarci troppo intorno, instaurare una relazione con un mentore può essere decisivo per il tuo percorso professionale e personale. Oltre ai benefici visti qualche riga più su, un mentore...
  • Ti spiana la strada, facendoti guadagnare tempo e risparmiandoti errori e tentativi superflui.
  • Ti accompagna come un saggio nel tuo viaggio dell’eroe. Ha fiducia in te e può capire davvero la tua prospettiva (perché un tempo anche lui si è trovato al tuo posto).
  • Ti permette di avere accesso privilegiato a trucchi del mestiere, strumenti e persone che altrimenti ti sarebbe impossibile raggiungere.
Non male, vero?! Al che ti starai chiedendo... ma come cavolo lo trovo un mentore?! Ci arriviamo, ci arriviamo, prima vediamo però cosa NON fa e cosa NON è un mentore.

Mentore. Cosa NON fa e cosa NON è

Autentico, onesto, creativo, un vero mentore è sempre al tuo fianco quando ne hai bisogno e magari qualche volta è anche... dietro di te se hai bisogno di una sana pedata sul c*lo. Un mentore, però, non sarà MAI un despota in cerca di adepti del proprio culto.
  • Non impone le sue idee e non condiziona.
  • Non critica gratuitamente.
  • Non ti usa per la propria vanità o i propri interessi.
Chiariti questi punti... cerchiamolo il nostro mentore ideale!

Come trovare il mentore migliore?

"Quando l'allievo è pronto, il maestro compare."

Proverbio orientale.

  1. Torna bambino. Lascia da parte i calcoli razionali e pensa a quelle persone che suscitavano la tua ammirazione e la tua simpatia quando eri piccolino. Ma soprattutto pensa a qualcuno che ti ispiri per via del suo percorso, della sua etica e del suo modo di fare.
  2. Scegli qualcuno con cui hai affinità. Quando riconosci in una persona di successo caratteristiche simili alle tue, questo è un buon segnale per capire che è il mentore giusto. Se sei una persona eclettica, ad esempio, un mentore poliedrico saprà consigliarti meglio di una persona che ha un unico interesse.
  3. Usa la regola del 10. Il mentore ideale ti supera di 10 posizioni. Ha uno stipendio mensile 10 volte maggiore rispetto al tuo; parla in pubblico a platee 10 volte più grandi rispetto a quelle con cui ti relazioni. Ha 10 volte i tuoi follower sui social. E così via. Insomma, ci siamo capiti. Se scegliamo un mentore troppo vicino a noi nella scala della realizzazione, il rischio infatti è che sia più amico che guida. Mentre se ci rivolgiamo a una figura che ci supera di troppo, la sua prospettiva sarà eccessivamente distante per tornarci utile.
Bene. È il momento di stalkerare il nostro mentore! (SCHERZO!!!).

Come avvicinare il tuo mentore dei sogni?

  • Ispirati a 007. Usa al meglio i motori di ricerca per trovare informazioni sul tuo futuro mentore. Leggi i suoi articoli e le sue interviste, ascolta podcast, compra i suoi libri, seguilo sui social. In questo modo ti procurerai anche dei buoni spunti di conversazione per quando ti farai avanti.
  • Concentrati sul tuo lavoro. Curalo al meglio, così da poterti proporre con competenze e risultati apprezzabili. Potresti addirittura far sì che il mentore ti si avvicini spontaneamente! Ricorda infatti che il rapporto con il tuo mentore è sempre biunivoco: non puoi chiedere soltanto, devi anche sapere dare (una nuova prospettiva, aiuto concreto, etc.).
  • Fatti avanti. Se hai indagato bene, avrai capito quali sono le occasioni migliori. Puoi inviare una mail offrendoti per una collaborazione gratuita, partecipare a un workshop o proporre un’idea per il suo sito (se ne ha uno). Se il quasi-mentore manifesta interesse a parlarti, chiedi un breve incontro informale.

Mentoring: quando puoi ufficialmente definirti un mentee

Bene, diciamo che è andato tutto secondo i piani e hai trovato il tuo mentore: adesso?! Iniziando a frequentarvi capirete se il mentoring tra di voi può funzionare. Se davvero siete fatti l’uno per l’altro, si stabilirà naturalmente una consuetudine.
  • Comincerete a scambiarvi mail.
  • Vi sentirete su skype.
  • Vi incontrerete per un pranzo tutti i mesi o magari anche più spesso.
A questo punto sarete diventati ufficialmente mentor e mentee. Vediamo quindi come ricavare il meglio da questa relazione.

Mentor e mentee efficaci: regole per un mentoring proficuo

Come tutte le persone di successo, il mentore è una persona impegnata. E nonostante questo, ti sta dedicando ciò che ha di più prezioso: il suo tempo. Comportati con serietà, rispetto e generosità.

1. Sii svizzero

Prima di incontrare il tuo mentore, rifletti con attenzione e arriva agli incontri con le idee chiare, così da fargli richieste o proposte puntuali. Non serve avere in mente l’intero percorso che vuoi fare dalla prima all’ultima tappa. Ma è essenziale conoscere i propri obiettivi a breve termine.  Pianifica gli incontri sul calendario. Dai e chiedi feedback regolari.

2. Mettiti nei suoi panni

Asseconda le esigenze del mentore: organizzarsi e trovare il tempo per gli incontri è più complesso per lui che per te. Lascia che la relazione evolva in maniera naturale. Non dimostrarti pigro e non tirarti indietro quando il mentore ti spingerà a metterti alla prova: è così che apprenderai le competenze decisive per te.

3. Dai prima di chiedere, dai dopo aver chiesto

Esplicita la tua gratitudine e il tuo apprezzamento. Sentire che i propri consigli sono fruttuosi è oltremodo gratificante. Inoltre, come ti avevo già accennato, fai una lista di modi per cui puoi essere utile al tuo mentore. Pensa alle tue competenze e ai tuoi talenti e a come farli incrociare con le sue necessità.

Per finire...

Una volta che il percorso con il tuo mentore ti avrà portato lontano... non essere egoista, diventa un mentore anche tu. La conoscenza umana si è da sempre tramandata tra generazioni, il mentoring, per quanto a volte invisibile, è uno dei collanti della nostra società. E ricorda: spesso, anche un solo consiglio può cambiare la vita di una persona.

Ps. Vuoi essere mio mentee?

Dal 2015, ogni anno, accompagno un numero selezionato di lettori di EfficaceMente in un (per)corso di crescita personale quotidiano. Si chiama 365 - Un anno epico. Ogni mattina, gli iscritti a 365 ricevono una mia email (in questa nuova versione saranno disponibili anche l'app dedicata e il nuovissimo kit - 365). Al suo interno troveranno una sfida, una prova o un esercizio di crescita personale volto a rafforzare una specifica competenza che li aiuterà a realizzare i loro obiettivi. Se vuoi scoprire tutti i dettagli della nuova edizione 2021 del (per)corso annuale, toccare con mano il metodo 365 e scoprire come sfruttare quanto successo nell'anno corrente per trasformare il 2021 nel tuo anno decisivo, ti consiglio di cliccare subito sul link qui sotto e andare alla pagina di presentazione del Corso! Affrettati però! Le iscrizioni chiuderanno Giovedì 31 Dicembre! Dopo tale data non sarà più possibile accedere fino al prossimo dicembre... Che stai aspettando? Mi farai essere il tuo mentore?

Scopri subito 365 - Un anno epico Ed. 2021 (clicca qui)

  A presto.

Andrea Giuliodori.

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Hai mai sentito parlare di intelligenza emotiva? In questo nuovo articolo scopriremo cos'è e come può aiutarci a migliorare la nostra vita professionale e personale.

 

L'altro giorno ero nella libreria Daunt Books, qui a Londra, in cerca di un libro da regalare alla mia ragazza.

Entrato in negozio, chiedo indicazioni alla prima commessa che incrocio, sorridente e carino. Lei cerca un po' e, sorridente e carina, mi chiede di aspettare e va ad avvisare la sua responsabile. Io la ringrazio, sorridente e carino.

Il mondo è sorridente e carino. Mi metto a guardare quanti libri sorridenti e carini potrei portare via con me. Finché non arriva la responsabile.

Né sorridente, né carina.

Ha un perenne cipiglio e un paio di rughe d'espressione di fastidio stampate ai lati delle labbra.

"Good morning" - lo dice come ringhiando.

E poi aggiunge: "Adesso cerchiamo nel database", con la stessa intonazione con cui manderesti a quel paese qualcuno che ti ha appena tagliato la strada.

"L'edizione che sta cercando non esiste" mi dice due minuti dopo, già bella che scocciata perché mi sono permesso di farle perdere tempo prezioso.

Sorridente e carino l'ho ringraziata, ho tirato fuori lo smartphone e, ancor prima di uscire dalla libreria, ho ordinato la famosa edizione "inesistente" su Amazon.

Ti ho raccontato questo episodio per introdurti nel mondo dell’intelligenza emotiva.

Se non hai mai sentito parlare di Q.E. (Quoziente Emotivo), sappi che la commessa della libreria ne aveva molto. La Responsabile, al contrario, aveva lo stesso Q.E. di un comodino.

Perché il Q.I. (Quoziente Intellettivo) non è tutto

quoziente intellettivo
"Più le nostre emozioni saranno coscienti, più la nostra esistenza sarà libera."

Daniel Goleman.

Per anni siamo stati abituati ad associare l'intelligenza soprattutto a capacità di tipo logico-matematiche. Cose come far bene i conti, ragionare con sistematicità e con ordine o essere in grado di risolvere un cubo di Rubik!

Questo tipo di intelligenza è stato a lungo considerato uno dei fattori chiave del successo professionale.

Pian piano, però, i ricercatori hanno iniziato a notare uno strano paradosso: da una parte, infatti, c'erano persone con un quoziente intellettivo altissimo, che tuttavia tendevano a fallire miseramente sia nella carriera, sia nella vita privata. Dall'altra parte, invece, c'erano persone che pur non avendo spiccate doti logico-razionali, facevano delle carriere stupefacenti e ottenevano grandi soddisfazioni anche nella sfera personale.

Questi ultimi magari non erano mai stati in grado di risolvere il famoso cubo di Rubik, ma si erano dimostrati eccezionali in molti altri ambiti. Ad esempio:

  • Riuscire a prendere decisioni con facilità.
  • Avere un ottimo autocontrollo.
  • Dimostrare una buona consapevolezza di sé.
  • Praticare la propria creatività.
  • Essere entusiasti e trasmettere entusiasmo.
  • Continuare ad essere perseveranti.
  • Conservare il proprio ottimismo e la propria speranza anche nei momenti più difficili.
  • Essere bravissimi a stabilire legami sociali e a cooperare con gli altri.

Da queste osservazioni si è scoperto che, per realizzare i propri obiettivi e vivere una vita felice, è necessario anche un altro tipo di intelligenza: l'intelligenza delle nostre emozioni, misurata appunto tramite il quoziente emotivo.

Queste scoperte hanno poi raggiunto il grande pubblico soprattutto grazie al bestseller "Intelligenza emotiva" del Prof. Daniel Goleman .

Vediamo dunque come le emozioni, spesso bistrattate, siano in realtà una delle componenti fondamentali per vivere... EfficaceMente.

Un cuore da 110 e lode

Non sono semplicemente una debolezza del gentil sesso o un accessorio infantile da reprimere una volta cresciuti. Le emozioni sono impulsi che ci rappresentano e che ci mettono in relazione con il mondo.

Grazie alle emozioni siamo in grado di "colorare" gli avvenimenti più importanti della nostra vita e impariamo a gestirli nel modo migliore. Anche se a prima vista potrebbe non sembrare, la loro azione è un aiuto importantissimo proprio per la mente logica.

Le emozioni, ad esempio, aiutano la nostra parte più razionale a fare scelte migliori.

Se siamo in grado di prendere decisioni giuste per noi e la nostra vita, è proprio grazie agli indizi che la nostra componente emotiva invia di continuo alla parte razionale.

Se non provassimo gioia, noia o disgusto per le diverse possibilità, non potremmo determinare se diventare archeologi, medici o pittori, se tentare una strada nuova o rimanere sulla via prestabilita.

Se vuoi approfondire ti consiglio quest'intervista al neurologo Antonio Damasio:

Le sensazioni viscerali, inoltre, (i famosi "buoni o cattivi presentimenti") ci proteggono da decisioni disastrose e ci spingono verso quelle strade che sono più adatte a noi.

Insomma, senza emozioni non potremmo vivere. E sviluppare il nostro quoziente emotivo è fondamentale per imparare a gestire le nostre e le altrui emozioni.

I super poteri di chi ha intelligenza emotiva

L'intelligenza emotiva, come abbiamo visto, è l’arte di avere a che fare con le emozioni; non solo le nostre, ma anche quelle degli altri.

Ma quali sono i super-poteri di chi ha un elevato quoziente emotivo? Eccoli...

1) Conoscere le proprie emozioni

Hai l’impulso di abbandonare la tua facoltà perché non ne puoi più o perché l'idea degli esami ti mette ansia? Hai urlato contro il tuo partner perché sei in collera o triste? A mali diversi, diversi rimedi. Fermarsi a capire qual è il motivo emotivo di certe nostre reazioni serve a identificare anche i modi migliori per avere a che fare con quella determinata emozione.

2) Imparare a controllarle

Decapitare il vicino che per l’ennesima volta ha parcheggiato nel tuo posto? Certo, si può fare. Ma forse sarebbe un pelino esagerato? Forse potresti calmarti un attimo e impiegare tutta questa energia per qualcos’altro. Forse, eh.

Mi raccomando, però, controllo non significa repressione. Anzi! Le emozioni ci danno delle preziose informazioni su di noi e reprimerle non solo è inutile, ma è anche dannoso:

  1. Se reprimiamo delle emozioni, queste a lungo andare finiranno per opprimerci o per esplodere nei momenti meno opportuni. Hai mai sentito parlare del pluriassassino che, a detta del vicino, "era tanto una brava persona"?
  2. Le emozioni arrivano sempre per un motivo. Impara ad interpretarle e usale come GPS per guidarti nella direzione dei tuoi sogni. Hai mai pensato, ad esempio, che la paura potrebbe essere un invito ad andare avanti verso qualcosa che ti permetterà di crescere ed evolvere e non un segnale di stop e pericolo?
  3. La repressione emotiva costa fatica, sia al tuo corpo che alla tua mente. Prova a pensare se quella stanchezza inspiegabile che ti capita di provare non sia magari collegata a questa pressione emotiva di cui ti sei caricato.
  4. Reprimere le emozioni porta alla passività. Ce ne sentiamo tanto sopraffatti da paralizzarci nell'inazione.

Controllare le emozioni vuol dire saperne gestire la durata ed esprimerle in maniera più proficua. Raggiungere un proprio equilibrio.

3) Sapersi motivare

Hai mai notato che le persone che consideriamo più fortunate, spesso hanno anche un atteggiamento positivo nei confronti della vita?

Certo, come non sorridere agli eventi se tutto fila liscio, giusto?!

Ma è nato prima il c**o o l'ottimismo?

Eccessiva preoccupazione e tensione appannano la nostra capacità di giudizio e mettono a repentaglio le nostre prestazioni, mentre il buon umore e una mente serena possono regalarci veri e propri lampi di genio.

Quando siamo sereni o felici, il nostro pensiero diventa più flessibile, dinamico, complesso, creativo, rapido ed entra più facilmente in quello stato di grazia che è l’ispirazione (o flow).

L'ottimismo (non l’eccessiva ingenuità!) è quella fiducia nella vita che ci porta a dare la giusta importanza a fallimenti e insuccessi.

Gli ottimisti, infatti, non li considerano situazioni destinate a ripetersi, ma componenti naturali della vita e occasioni per aggiustare il tiro. E proseguono nella vita con la convinzione di avere sia la volontà che i mezzi per raggiungere i propri obiettivi”.

4) Riconoscere le emozioni degli altri

    Da piccolo ti sarà certamente capitato di incontrarne uno.

    Sto parlando del bambino-fenomeno che se tu eri a casa influenzato ti parlava di tutti i suoi piani magnifici per la settimana bianca che avresti dovuto saltare. E tu, se prima eri triste, affondavi ancora di più nella disperazione.

    Un vero campione in erba di intelligenza emotiva.

    Comprendere le persone che ti circondano e i loro stati emotivi è un’abilità essenziale per capire come muoversi meglio nel mondo.

    Il cuore di tutto è una buona osservazione e un buon ascolto. Prima di parlare, cerca di ascoltare veramente, senza fretta.

    • Non criticare.
    • Non minimizzare.
    • Non fare prediche.
    • Non consigliare.
    • Non analizzare.
    • Non rassicurare.
    • Non chiedere perché.

    5) Essere bravi a gestire le relazioni

    Le persone che manifestano una buona intelligenza emotiva sono a loro agio con gli altri.

    Sanno dare, ricevere, rifiutare e chiedere.

    • Dare: sono generosi, dedicano tempo e attenzioni. Fanno complimenti sinceri e vivi.
    • Ricevere: accettano volentieri aiuto, esprimono la loro gratitudine e felicità. Bandiscono dal proprio modo di parlare formule del tipo: "Non dovevi!", "Non serve" o "Non importa".
    • Rifiutare: sono capaci di dire di "No" quando non vogliono fare qualcosa. In questo modo, i loro "Sì" sono pieni e di cuore, senza traccia di tentennamenti.
    • Chiedere: non hanno problemi a domandare aiuto, riscontro e attenzione verso i propri bisogni.

    Avere un buon rapporto con questi quattro verbi permette di sviluppare le capacità più importanti per il successo interpersonale:

    • La capacità di analizzare la situazione sociale.
    • La capacità di provare empatia e creare legami.
    • La capacità di organizzare i gruppi.
    • La capacità di negoziare soluzioni, mediare, prevenire e risolvere i conflitti.

    Tutti i più bravi leader, gli insegnanti illuminati, gli oratori potenti, gli artisti carismatici manifestano i segni di questi talenti emotivi.

    È facile condividere le loro idee perché, in qualche modo, ti capiscono e valorizzano, anche se siete distanti.

    È facile amarli, perché espandono un’energia buona e calda.

    Ora che abbiamo visto quali sono i super-poteri di chi ha un elevato quoziente emotivo, vediamo alcuni consigli pratici per allenare la nostra intelligenza emotiva, applicandola allo spettro delle nostre emozioni.

    Emozioni fantastiche e come gestirle

    Hai già visto il film di animazione "Inside Out?" Ti presento alcune delle principali emozioni che toccano le nostre vite.

    Vediamo perché nascono, cosa comportano e come difenderci dagli eccessi.

    La Gioia

    Ci rilassa e insieme ci dona energia. La proviamo quando un nostro obiettivo si è realizzato. È l’emozione della libertà, della riuscita e della compiutezza. Ci illumina e ci appaga.

    Non a caso il termine “entusiasta”, che deriva dal greco, significa letteralmente: “avere una divinità dentro di sé”.

    Quando siamo felici siamo sereni e disponibili. E anche più intelligenti, più leggeri, più sani, più belli, più alti - camminiamo tre metri sopra il cielo (non a caso la gioia va a braccetto con l’amore).

    Quando sei felice, sentiti libero di dare sfogo alla tua emozione: corri, salta, balla, grida, abbraccia!

    La vera gioia è uno spettacolo per gli occhi e il cuore.

    La Sorpresa

    Questa emozione rapidissima (è quella che dura di meno, per poi lasciare spazio alle altre) segnala qualcosa di nuovo e imprevisto al nostro organismo, che si attiva all’istante. Il nostro cuore batte più veloce e il cervello si accende, dedicando una completa attenzione alla novità e scolpendola nella memoria.

    Vivere sempre meglio, questo era lo scopo ancestrale della sorprese.

    E quelle brutte?

    Quando la novità è troppo lontana da noi e dalle nostre esperienze, le nostre energie fisiche e mentali vengono stimolate in maniera eccessiva e proviamo un senso di stress.

    Che siano più o meno piacevoli, gusta sempre a pieno il sapore dei colpi di scena della tua vita: non avere fretta di distrarti. Arricchirai di sapore e dimensione la tua vita.

    Il Disgusto

    È la medicina preventiva più antica che ci sia, uno scudo programmato per proteggerci da tutto quello che può attentare alla nostra vita fisica o interiore. I segnali che ci rimanda alla presenza di cibi, oggetti o persone tossiche, preservano la nostra salute e la nostra integrità etica.

    Ma anche le emozioni a prima vista più negative hanno una loro utilità...

    La Paura

    Nasce per salvarci la vita. Acuisce i nostri sensi e attiva tutto il nostro corpo o, al contrario, lo paralizza (di fronte a un animale feroce, la soluzione ancestrale migliore era fingersi morti!). Il punto è non aumentarla, ma neanche minimizzarla: non farà altro che toglierti energie.

    Primo soccorso:

    • Fai un bel respiro. Respirare bene e con coscienza aiuta a riequilibrare corpo e mente.
    • Sii più sensuale. Cambia prospettiva provando a concentrarti sulle sensazioni che ti rimandano i sensi come il tatto o l’olfatto. Tieni ad esempio un oggetto tra le mani e percepisci la sua superficie, l'odore che emana, i lievi suoni che produce fra le tue mani.
    • Goditela. Ci sono situazioni in cui la paura non ha un reale scopo salva-vita (tutte le paure sociali, per esempio). In quei casi puoi approfittare dell’energia che ti regala la paura e utilizzarla in senso positivo. Devi affrontare una prova sociale che ti mette paura? Preparati, ma senza strafare. Ricorda che non potrà succederti nulla di male: niente incidenti, attacchi di belve feroci né un rifiuto mortifero da parte della comunità. Al massimo non sarai brillantissimo e la prossima volta andrà meglio. Poi, concentrati. Sii attivo nei confronti dell’interlocutore o del pubblico. Più che sentirti guardato, guarda con interesse. Prenditi il piacere di farlo. Apprezza quello che fai. A poco a poco, dalla paura sorgerà un’altra emozione che non credevi di provare: il desiderio di fare quello che temevi.

    La Rabbia

    Anche questo è uno stato emotivo che porta un'eccezionale surplus di energia: nasce per combattere un’ingiustizia e permettere la nostra affermazione nel mondo. Come dicono i saggi: “Non sopprimere la rabbia, ma non agire mai sotto il suo impulso.”

    Primo soccorso:

    • Informati. Capire la situazione attraverso dettagli ulteriori porta a smussare la sensazione di ingiustizia.
    • Raffreddati. Se ti è possibile, allontanati dal luogo della discussione e dalle persone con cui litighi. L’emozione diminuirà d’intensità. Fai una lunga passeggiata in un luogo naturale. Vai al cinema da solo. Leggi un libro che ti faccia immergere nella storia. Le distrazioni buone portano la mente lontano dai pensieri negativi.
    • Scrivi Guerra e Pace. Invece dell’ennesimo servizio di piatti, prendi in mano la penna e un pezzo di carta (non il computer) ed esprimi lì tutta la tua rabbia. Scrivi tutto, ma proprio tutto, quello che ti passa per la testa.

    La Tristezza

    Sembra sempre difficile crederlo, ma anche la tristezza ha una sua funzione. Quella mancanza di energia, quel ripiegamento e quel disinteresse verso la vita superficiale hanno il compito di portarci più in profondità dentro noi stessi, farci metabolizzare il lutto di una perdita e riemergere, con una rinnovata saggezza, verso nuovi progetti. Attenzione: sto parlando di tristezza, e non di depressione clinica. Come per tutte le altre emozioni negative, l’importante è che la sua durata non sia eccessiva.

    Primo soccorso

    • Muoviti! Può sembrare l’ultima cosa da fare quando si è sopraffatti dalla malinconia, ma praticare dell’attività fisica aerobica è uno dei rimedi più rapidi per lasciarsi la malinconia alle spalle. Il segreto? La tristezza abbassa il grado di attivazione del nostro organismo; il movimento, al contrario, comporta una grande attivazione che spinge verso un altro stato emotivo.
    • Amici e famiglia. Invece di rinchiuderti in una cella di isolamento per giorni, passa del tempo con le persone a cui tieni.
    • Vinci. Non serve andare in ricevitoria. Basta che ti apparecchi un successo facile: termina un lavoro lasciato a metà da tempo o sistemati al meglio per il giorno successivo. Ti darà una piccola ma interessante sferzata di soddisfazione.
    • Capovolgi. Quando sei triste tendi ad avere pensieri molto assolutistici. "Mai", "sempre", "nessuno", "niente" sono le parole che costellano la tua mente. Prova a ragionare in maniera totalmente opposta. Hai perso il lavoro? Concentrati su tutto quello che non andava in quel lavoro, al tempo che ti prendeva, alle tensioni con i colleghi… Guarda la perdita in maniera positiva e paradossale. Sarà più semplice uscire dal loop e pensare in maniera molto più costruttiva e creativa.
    • Aiuta. La tristezza è un momento di grande concentrazione su se stessi e sulle proprie dinamiche interiori. Dedicare del tempo e delle energie a chi ne ha bisogno porta lontano dal proprio rimuginare.
    • Coltiva la tua spiritualità. Che sia tramite la meditazione o le pratiche che più ti riportano a te stesso.

    La Preoccupazione

    Sì, anche lei -se equilibrata- serve. Fa sì che la nostra mente si concentri in maniera efficace su situazioni spiacevoli che potrebbero verificarsi allo scopo di difenderci.

    Anticipando le situazioni che percepiamo come pericolose, abbiamo tutto il tempo per individuare o creare le soluzioni migliori. I problemi sorgono quando la preoccupazione diventa una compagna cronica (e, per alcuni, un fedele rifugio o, addirittura, un singolare portafortuna!).

    Primo soccorso

    • Riflessi pronti. La prossima volta che ti succede, riconosci subito i primi pensieri ispirati dalla preoccupazione. L’auto-consapevolezza è già un ottimo modo per creare una distanza tra te e loro.
    • Rompiti le scatole. Scettico. Critico. Analitico. Minuzioso. È il momento di infilare gli occhiali e sfoderare tutte le migliori armi da primo della classe per mettere sotto esame i tuoi stessi pensieri. “Quella tal cosa potrebbe davvero verificarsi?”, “Ma ne sei sicurissimo?”, “Sulla base di che elementi, sentiamo!”, “E che probabilità ci sono?”, “Non mi sembra proprio che ci sia un’unica alternativa”, “Si potranno prendere delle misure difensive, no?”, “Ragioniamo su come trovarle”. Per poi arrivare, presto o tardi, all’ultima battuta: “Ma non ti sei stufato di passare tutto questo tempo così?”

    Conclusioni e un test di Q.E. per te...

    E tu, che quoziente emotivo hai? Per chiudere in bellezza questo articolo, ho pensato ad un semplice test attraverso il quale potrai misurare il tuo attuale livello di Q.E. e alcuni consigli pratici per migliorarlo:

    VAI AL TEST 》

    Fammi poi sapere il risultato che avrai ottenuto nei commenti :-) A presto,

    Andrea Giuliodori.

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    La qualità delle nostre relazioni è direttamente proporzionale alla qualità delle nostre conversazioni.

    Non ne sei convinto? Prova a pensarci... con chi ami trascorrere il tuo tempo? Chi ti sta più simpatico tra i tuoi amici? Chi inviteresti al tuo matrimonio anche se non è tuo cugino di terzo grado?

    Eh già, le persone con cui amiamo dialogare sono anche le persone con cui abbiamo maggiore affinità.

    Al che una domanda sorge spontanea... sei anche tu una di queste persone con cui è piacevole conversare?

    No?

    Fammi indovinare...

    • Quando ti trovi in una conversazione, soprattutto con una persona che hai conosciuto per la prima volta (o conosci ancora poco), ti senti impacciato e non sai bene di cosa parlare.
    • Dopo le domande di rito, seguono spesso silenzi imbarazzanti tra te e il tuo interlocutore.
    • Hai spesso l'impressione che le tue conversazioni rimangano in superficie e hai difficoltà ad entrare davvero in contatto con le persone.

    Fuochino? ;-)

    Se ti sei ritrovato almeno una volta in una di queste situazioni, scopriamo insieme alcune tecniche di comunicazione efficace in grado di migliorare drasticamente le tue conversazioni.

    Ma prima una breve premessa...

    Vuoi comunicare efficacemente? Impara a fare domande (quelle giuste)

    comunicazione efficace: domande

    Le domande sono uno degli strumenti comunicativi più potenti a nostra disposizione.

    Porci le giuste domande può letteralmente cambiarci la vita.

    Porre le giuste domande può cambiare la qualità delle nostre conversazioni.

    Vediamo allora quali sono le migliori domande che puoi fare durante una chiacchierata per entrare subito in sintonia col tuo interlocutore.

    Sviluppa una comunicazione efficace grazie a queste 9 domande

    Ok, direi che ci abbiamo girato intorno abbastanza, non voglio di certo perderti in questa nostra... "conversazione a distanza". Ecco le 9 domande che miglioreranno per sempre le tue conversazioni:

    1. Smettila di fare interrogatori

    Una comunicazione efficace con gli altri è innanzitutto una comunicazione "ricca".

    Se costringi il tuo interlocutore (la ragazza/o di cui ti sei invaghito, il cliente che vorresti conquistare, il conoscente di cui vorresti sapere di più) a rispondere a monosillabi, credimi, la vostra conversazione non andrà molto lontano!

    Le domande "secche" che prevedono una risposta del tipo "sì / no" possono essere un buon punto di partenza per rompere il ghiaccio, ma se continui a fare queste domande, magari anche a ritmo serrato, metterai l'altra persona sulle difensive e la vostra comunicazione ne risentirà.

    Scegli piuttosto domande aperte, domande che permettano all'altra persona di aprirsi (appunto) e intavolare con te un vero dialogo.

    Esempio: non chiedere "Ti piace la musica", chiedi invece "Quale artista ti piace? Perché proprio questo artista?".

    2. Usa il "Perché?" (almeno 3 volte)

    Quando ero bambino i miei ad un certo punto mi hanno regalato un libro intitolato "Perché? Perché?": dovevo essere davvero un rompiballe di prima categoria! :-D

    Eppure quella semplice parola, il "Perché", può migliorare di molto le nostre conversazioni.

    Se non vuoi limitarti a delle chiacchierate superficiali e vuoi andare in profondità con chi ti sta di fronte, dimostra sincera curiosità: chiedi il perché delle sue risposte.

    Esempio: se il tuo interlocutore ti dice di amare Gigi D'Alessio per i testi delle sue canzoni, chiedigli "Perché ami i suoi testi? Quali sono dei passaggi che ami particolarmente", se ti risponde di essere legato ad un passaggio in particolare, ovvero "Le domeniche d'agosto quanta neve che cadrà", chiedigli... no vabbé, fuggi! :-D Battute a parte, chiedere "Perché?" (in maniera curiosa e non pressante) è uno dei modi migliori per approfondire una conversazione.

    3. Fai domande precise

    Domande precise portano l'interlocutore a dare risposte ricche e dettagliate.

    La prossima volta che vedi un collega dopo il weekend, non chiedergli come sia andato il finesettimana, chiedigli qual è stata l'attività più divertente che ha fatto.

    Ancora una volta, se applicherai i consigli di questo articolo in maniera meccanica e forzata, renderai le tue conversazioni molto, ma molto imbarazzanti. Prendi invece spunto da queste indicazioni per migliorare in maniera naturale le tue doti di comunicazione efficace.

    4. Parla di emozioni e reazioni

    Se parli con una persona della sua attività lavorativa o di una sua passione, non fargli domande generiche del tipo: "com'è essere un avvocato?". Sono domande generiche e difficili da rispondere. Concentrati piuttosto sulle emozioni e sulle reazioni della persona: "qual è la cosa che ti ha stupito di più da quando sei avvocato?", "qual è una cosa che non ti saresti mai aspettato prima di intraprendere la carriera di medico?".

    Parla al cuore delle persone, non le mettere in difficoltà con domande insipide.

    5. Sii sempre curioso

    Spesso le conversazioni tra persone più che uno scambio coinvolgente assomigliano ad una gara in cui ognuno degli interlocutori passa il tempo ad aspettare il suo turno, pensando a qualcosa di intelligente e brillante da dire, e ignorando di fatto quello che stanno dicendo gli altri.

    Lo fanno in molti, ma fidati: si percepisce.

    Impara invece ad essere curioso: dopo aver posto una domanda, ascolta la risposta con sincera attenzione. Ti sorprenderai di quante nuove cose puoi scoprire e questo farà nascere in te nuovi interrogativi, rendendo la conversazione divertente e mai noiosa.

    ... e poi ricorda, come disse Dale Carnegie: le persone amano parlare di se stesse, più glielo fai fare e più ti adoreranno.

    6. Impara le lezioni apprese dalle altre persone

    Una comunicazione efficace è una comunicazione su due vie.

    Nei punti precedenti abbiamo visto come usare le domande per mettere a proprio agio l'interlocutore e avere una conversazione coinvolgente e profonda.

    Ma queste conversazioni devono arricchire anche te, altrimenti il rischio è che si trasformino in un gioco di comunicazione fine a se stesso.

    Uno dei modi migliori per rendere la conversazione frizzante e carpire quanti più segreti possibile da un interlocutore particolarmente stimolante è quello di chiedere a questa persona quali lezioni abbia imparato da una determinata circostanza o esperienza.

    Spesso siamo talmente incentrati su noi stessi che dimentichiamo che altre persone probabilmente hanno già affrontato sfide simili alle nostre e la loro esperienza può insegnarci molto: basta chiedere, basta chiedere quali lezioni hanno appreso.

    7. Fatti raccontare una storia

    comunicazione efficace: storia

    Gli esseri umani vivono di storie.

    Fin dall'antichità le storie sono state il nostro strumento comunicativo preferito per trasmettere la conoscenza.

    Se vuoi avere una conversazione interessante, dai la possibilità al tuo interlocutore di raccontarti una storia.

    Se stai parlando con un ragazzo o una ragazza che ti piace, non limitarti a chiedergli cosa faccia nella vita, chiedigli piuttosto di raccontarti la cosa più assurda che gli sia capitata da quando lavora.

    Raccontare storie è quanto di più naturale esista per ogni essere umano: farlo ci mette a nostro agio e crea empatia con le persone con cui stiamo dialogando.

    8. Prendi spunto dai bambini

    Qualche paragrafo fa ti ho raccontato di che razza di bambino rompiballe ero da piccolo con tutti i miei "Perché? Perché?", ma i bambini possono insegnarci qualcos'altro...

    I bambini non hanno paura di fare domande (apparentemente) stupide.

    Noi adulti invece ci facciamo sempre un sacco di seghe mentali e se il nostro interlocutore dice qualcosa che non capiamo, abbozziamo un sorriso e passiamo avanti: pessimo errore!

    Se non hai capito qualcosa, semplicemente chiedi a chi ti sta di fronte di rispiegartela, magari come la rispiegherebbe ad un bambino di 4 anni.

    9. Usa questa domanda bonus

    Se ti ritrovi a parlare con un esperto e vuoi trarre il massimo dalla conversazione, devi assolutamente usare questa domanda bonus:

    "Qual è la domanda che non ti fa mai nessuno e che invece reputi fondamentale per avere successo nel tuo campo?"

    Questa domanda farà sentire importante il tuo interlocutore, ma cosa ancor più... importante, ti aprirà un mondo!

    Molti di noi sono convinti di sapere già tutto di un argomento, ma solo nel momento in cui ci viene proposto un punto di vista a cui non avevamo mai pensato e di cui ignoravamo totalmente l'esistenza, ampliamo davvero la nostra conoscenza.

    Lascia che sia l'esperto di turno a trovare per te le domande più intelligenti a cui vorrebbe rispondere.

    Conclusioni

    Bene, mi auguro che i consigli pratici visti in questo articolo ti aiutino davvero ad avere conversazioni più ricche e coinvolgenti.

    Se anche tu hai consigli per una comunicazione efficace, sarò curioso di leggerli nei commenti.

    A presto!

    Andrea Giuliodori.

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    Ti capita di non fare delle scelte perché in disaccordo con quelle del tuo partner o della tua famiglia?

    Sul lavoro ti vengono delle idee particolarmente originali ma eviti di proporle perché non vuoi correre il pericolo di sentirti giudicato dai tuoi colleghi?

    Ti piacerebbe scegliere uno stile diverso dai dettami della moda ma poi finisci per vestirti come al solito, per non farti notare troppo?

    Se queste situazioni ti sono familiari, allora sappi che sei caduto in un errore che accomuna la maggioranza delle persone: ti preoccupi troppo di quello che pensano gli altri.

    Una paura che non si addice proprio ad un +Efficace. Scopriamo come liberarcene!

    Perché ti preoccupi di quello che pensano gli altri?

    È una cosa che capita spesso, fin da bambini: c’è un gruppo a cui teniamo, quello degli amici, dei compagni di classe, della squadra dove giochiamo, che apprezza qualcosa, o sceglie di fare qualcosa, e noi invece la pensiamo in tutt’altra maniera.

    Però, per paura che ci escludano o prendano in giro, ci adattiamo e uniformiamo la nostra volontà a quella del gruppo.

    Questo istinto a conformarsi alla maggioranza ha radici antiche: fa parte di una delle eredità dei nostri antenati, che dovevano stare in gruppo per sopravvivere quando le condizioni ambientali erano particolarmente pericolose.

    Entro certi limiti, anche oggi la considerazione degli altri è un’attenzione sana: mitigando il nostro egoismo ci permette di andare d’accordo con le persone a cui teniamo e di farle stare bene.

    Quando diventa problematica?

    Nel momento in cui è eccessiva e, da attenzione, si trasforma in paura cominciando a impedirci di vivere come vorremmo.

    È in questo frangente che l’esigenza continua di conformarci diventa conformismo.

    Quando la paura del giudizio diventa conformismo: le conseguenze 

    Adattarsi costantemente a quello che la maggioranza pensa, vuole o fa ci porta a perdere il nostro valore individuale:

    • Non facciamo le esperienze che desideriamo.
    • Reprimiamo bisogni, curiosità, desideri.
    • Non frequentiamo le persone giuste per noi.
    • Smettiamo di osare nel lavoro e nella vita privata.
    • Non cresciamo, non miglioriamo.
    • Perdiamo la capacità di decidere.
    • Lasciamo che crescano dentro di noi frustrazioni, rimpianti, infelicità, aggressività.

    In più, paradossalmente, veniamo apprezzati meno dagli altri, che in realtà amano e stimano chi ha idee proprie ed è capace di difenderle anche contro il parere della maggioranza.

    Ricorda: più ti preoccupi di quello che pensano gli altri meno piaci agli altri

    Lo so, lo so, sembra contro-intuitivo: tu ti impegni al massimo per piacere agli altri, non prendi una decisione che sia una in disaccordo col gruppo a cui tieni e poi arriva Sempronio (il cugino di Caio), con le sue idee rivoluzionarie e spesso anche con un atteggiamento da st***zo, e tutti sembrano innamorarsi di lui!

    Ti chiedi com’è possibile, visto che non ha fatto altro che ignorare le esigenze degli altri.

    Eppure è proprio così.

    Gli esseri umani, sotto sotto, sono animali istintivi, che tendono a riconoscere, rispettare e ammirare chi ha un carattere alpha, chi ha carisma (parleremo proprio di carisma in uno dei prossimi articoli di approfondimento).

    Non c'è nulla di più attraente de:

    • La capacità di sostenere le proprie idee e le conseguenze delle proprie idee con sicurezza.
    • Il coraggio di scegliere soluzioni diverse da quelle della massa, di intraprendere percorsi inesplorati.
    • La sicurezza e il rispetto di sé.

    In sintesi: nessuno ama gli zerbini, se non quando hanno bisogno di "pulirsi le scarpe".

    È arrivato quindi il momento di scegliere chi vuoi essere nella vita:
    • Mr. / Mrs. "orecchie basse e compiacere tutti".
    o...
    • Te stessa / stesso.

    Realizzarti, esprimere appieno la tua personalità e le tue idee forse ti inimicherà qualcuno, ma avrà anche il vantaggio di aiutarti ad attirare le persone giuste per te nella tua vita.

    Vediamo allora 5 soluzioni abbinate a 5 classici della letteratura mondiale per smettere di avere paura di quello che pensano gli altri!

    5 soluzioni letterarie per fregarsene del giudizio degli altri

    1. Fai pace con l’assurdità dei punti di vista - Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

    «Che fai?» mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. «Niente» le risposi, «mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino.» Mia moglie sorrise e disse: «Credevo ti guardassi da che parte ti pende.» Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: «Mi pende? A me? Il naso?» E mia moglie, placidamente: «Ma sì, caro. Guardatelo bene: ti pende verso destra.»

    Luigi Pirandello.

    Questo è l’inizio del celebre ‘Uno, nessuno e centomila’ di Pirandello, dove il protagonista, che ha sempre creduto di avere un bel naso, un giorno si sente dire queste parole dalla moglie.

    Da lì, comincia ossessivamente a guardarsi il naso, a tormentarsi, a farlo notare agli altri, finché un giorno, per caso, un conoscente non gli fa notare un difetto di attaccatura dei capelli.

    È questo l’inizio della storia folle di Vitangelo Moscarda, che, catturato dall’assurdità del mondo, proseguirà con un climax di azioni paradossali volte a far cambiare la considerazione che gli altri hanno di lui, con l’unico risultato di peggiorare notevolmente le cose.

    Il capolavoro di Pirandello parla proprio di questo: della nevrosi della considerazione degli altri e delle conseguenze che comporta se portata all’estremo.

    Se siamo sempre preoccupati di quello che pensano gli altri, da uno diventiamo centomila, e contemporaneamente nulla e nessuno.

    Perché ognuno vede gli altri alla propria maniera, a seconda delle proprie personali nevrosi ed esperienze, e di fronte a questo caleidoscopio di punti di vista, la realtà oggettiva sparisce.

    Il pericolo è quindi quello di perderci completamente.

    Ripensare a questa storia è interessante quando ci scopriamo a prestare troppa attenzione al giudizio degli altri: ricordati che non saprai mai davvero che cosa sta pensando chi ti sta davanti.

    • Tu magari credi che giudichi il tuo taglio di capelli e invece sta ripensando a quello che gli ha detto il capo mezz'ora prima.
    • Tu sei convinto che stia facendo considerazioni su quello che dici e invece magari è concentrato sulla tua voce che gli ricorda quella di suo cugino di secondo grado che gli rubava la merenda.

    Insomma, dal momento che non potrai mai sapere con sicurezza quali saranno i particolari giudicati dal resto del mondo, piuttosto che perdere te stesso rincorrendo i possibili difetti o immaginando strane soluzioni per superare il problema, alla maniera di Vitangelo Moscarda, rilassati e fregatene beatamente di cosa stanno pensando gli altri di te.

    2. Datti meno importanza: gli altri non sono così interessati a te – La Vertigine di Giovanni Pascoli

    Uomini, se in voi guardo, il mio spavento cresce nel cuore. Io senza voce e moto voi vedo immersi nell’eterno vento; voi vedo, fermi i brevi piedi al loto, ai sassi, all’erbe dell’aerea terra, abbandonarvi e pender giù nel vuoto.

    Giovanni Pascoli.

    Magari tu sei lì, agitato alla prospettiva di fare un discorso in pubblico, pensando a cosa dirà la gente se fai un errore, se hai un’incertezza nella voce, o se fai dei movimenti strani con le mani.

    E naturalmente, più ci pensi, più la tua agitazione sale.

    Indovina un po'?!

    Quasi tutte le persone che ti ascolteranno in realtà saranno prese da altri pensieri: chi penserà ad un problema di lavoro, chi a quando potrà mangiare qualcosa o schiacciare un pisolino, chi sognerà la prossima vacanza all’estero, chi semplicemente sarà intento a flirtare con la collega seduta affianco.

    Insomma, stai sicuro che i movimenti delle tue mani non sono nella lista delle priorità del tuo pubblico.

    Tante ansie e difficoltà derivano dalla mania che abbiamo di osservarci e tenerci in considerazione in maniera davvero eccessiva.

    La verità, però, è che noi non siamo così importanti: se ci consideriamo dalla prospettiva di Pascoli e della sua poesia, siamo un punto infinitesimale in tutto l’Universo.

    Degli uomini ‘penduli’, sospesi su un enorme ‘baratro di stelle’.

    E questo non deve terrorizzarti, al contrario: prenderne consapevolezza è profondamente liberatorio.

    Se ti senti bloccato dalla paura di quello che pensano gli altri, ristabilisci le giuste proporzioni e pensa a qualcosa di più grande, più interessante e più degno di nota sia delle nostre seghe mentali, sia di chi ti osserva e ascolta.

    3. Non potrai andare bene a tutti – I promessi sposi di Alessandro Manzoni

    "Giacché è uno dei vantaggi di questo mondo quello di potere odiare ed essere odiati senza conoscersi."

    Alessandro Manzoni.

    Te lo dico subito: rassegnati.

    Se sei una di quelle persone che vorrebbero essere amate da tutti e vivere d’amore e d’accordo con l’intero genere umano, è ora di fare i conti con la realtà.

    Puoi essere semplice, modesto, rispettoso come il Renzo Manzoniano, non fare male a una mosca, eppure starai sempre sulle palle a qualcuno! Garantito!

    Questa è una delle grandi verità della vita.

    E non perché tu faccia o non faccia qualcosa di grave, ma per motivi che semplicemente saranno sempre fuori dal tuo controllo.

    (O il fatto di essere fidanzato con Lucia. Quello anche non aiuta).

    Fai pace con questa cosa e sentiti libero di cominciare ad agire come ti senti.

    I promessi sposi è la storia perfetta da ripassare per ricordarci che, per quanto correttamente ci si possa comportare, per quanto educati e irreprensibili si possa essere, ci saranno sempre dei motivi imperscrutabili per cui qualcuno potrà avercela con noi.

    4. Un po’ di sana cattiveria ogni giorno – Fight Club di Chuck Palahniuk

    "E poi è successo qualcosa, mi lasciai andare perduto nell'oblio... oscuro, silenzioso, completo. Trovai la libertà, perdere ogni speranza era la libertà."

    Chuck Palahniuk.

    Chi vive intrappolato nella preoccupazione di ciò che pensano gli altri di solito corrisponde all’identikit della brava persona che piuttosto che mettere a disagio qualcuno preferisce reprimere se stesso.

    Il problema è che quello che reprimiamo tende ad accumularsi e a esplodere, spesso nei momenti meno adatti.

    Reprimere le tue frustrazioni lavorative, ad esempio, ti può portare a sfogarti in terribili sfuriate casalinghe o a somatizzare in temibili disturbi psico-somatici (proprio come il protagonista di Fight Club).

    Insomma, per compiacere gli altri, finiamo col trattare male i pochi a cui teniamo davvero – prima di tutto noi stessi.

    In questi casi, quindi, la soluzione "Fight Club" è la migliore: devi allenarti a essere ogni giorno un po’ più egoista, cinico, arrogante, menefreghista, ambizioso, aggressivo.

    • I tuoi colleghi vanno a mangiare in pizzeria ma tu vuoi farti la tua pausa pranzo da solo per poter fare una telefonata? Fallo.
    • Vuoi indossare un cappotto di un colore che non piace alla tua compagna? Mettilo comunque.
    • In famiglia ti dicono spesso ‘pensa cosa direbbe Tizio se tu… pensa che cosa farebbe Caio se tu… ‘? Tu lasciali dire e poi agisci come ritieni giusto.
    Un po' di sano egoismo a piccole dosi (e ripeto, "a piccole dosi") è il migliore antidoto al risentimento e alla frustrazione che infestano la nostra società.

    5. La maggioranza ha sempre torto – L’arte di ignorare il giudizio degli altri di Arthur Schopenhauer

    "Ci sarebbe un solo modo di liberarci di quella così diffusa follia: riconoscerla apertamente come tale, e a quel fine convincersi che, nella loro maggioranza, le opinioni della gente sono, solitamente, del tutto false, distorte, errate e assurde, e dunque, in sé, non meritano alcuna attenzione."

    Arthur Schopenhauer.

    Di solito a scuola, a casa, da piccoli, sentiamo dire questa frase: "La maggioranza ha sempre ragione".

    Anzi, mi correggo, questa frase è troppo sfacciata. In realtà spesso ci viene ripetuta questa variante:  "Ci sarà un motivo per cui tutti fanno questo o quello…".

    E così cominciamo a credere che se venti persone pensano in un certo modo e due hanno un’idea opposta, i più saggi debbano essere necessariamente i primi venti, perché sono così tanti.

    Nulla di più sbagliato.

    Non c’è un motivo per cui tutti fanno questo o quello. O meglio, sì, c’è, ma il più delle volte è sbagliato.

    Le idee della maggioranza si formano spesso:

    • Per inerzia. Seguono un'abitudine, una tradizione, una moda senza farsi domande.
    • Per debolezza. Decidono di prendere per buona, acriticamente, l’opinione di un personaggio famoso, si fidano ciecamente dei media, del sentito dire, del pettegolezzo, della pubblicità.
    • Per simpatia/antipatia irrazionali.

    Capirai quindi che questi non sono requisiti per un giudizio da tenere in gran considerazione…

    Oltre al libro del filosofo Schopenhauer, c’è un bel discorso di Paul Rulkens che ti invito a prendere in considerazione su questo tema:

    Mi sono ispirato a lui per il titolo di questo paragrafo - si chiama proprio "La maggioranza ha sempre torto" - e spiega come discostarsi dal modo di pensare dei più sia necessario per fare qualcosa di buono, sano e innovativo nella propria vita e nel proprio lavoro.

    ...e no, credere alle teorie del complotto non fa di te una persona speciale, anzi è un'ulteriore conferma di quanto spiegato in questo passaggio.

    I cospirazionisti rappresentano infatti la maggioranza assoluta se si prende come riferimento le persone che hanno una bassa istruzione e un quoziente intellettivo limitato.

    Per concludere...

    Bene, mi auguro che queste ispirazioni letterarie ti possano spingere a riappropriarti della tua vita e a prendere le decisioni migliori per te, senza paura.

    Il punto però è che sapere "in teoria" che non dobbiamo preoccuparci troppo di quello che pensano gli altri, cambierà poco nella tua vita.

    Ti invito quindi a scegliere anche un solo concetto di questo articolo di approfondimento, ma iniziare a metterlo in pratica da subito, da oggi stesso.

    Ricorda, se vuoi davvero diventare un +Efficace, sarà solo la pratica costante a fare la differenza.

    E come sempre, se hai dubbi o vuoi condividere la tua esperienza con gli altri abbonati, scrivimi nei commenti.

    Ci rileggiamo presto,

    Andrea Giuliodori.

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