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Come ottimizzare il tempo: 8 “sprechi” che devi eliminare dalla tua vita

“Ottimizzare il tempo” è un’espressione che può suonare un po’ ansiogena per noi italiani, ma il tempo non è altro che la sostanza di cui è fatta la nostra vita e sprecarlo significa di fatto sprecare la nostra esistenza. È tempo di riprenderci il nostro tempo.

ottimizzare il tempo

“Molto tempo abbiamo, eppure molto ne sprechiamo.”

Seneca.

168 ore. Tante ne abbiamo a disposizione in una settimana.

Ipotizzando di dormire 8 ore al giorno, di lavorarne altre 8, di dedicarne almeno 4 a pasti e commissioni varie e di prenderne infine un paio per il nostro tempo libero…

…beh, ce ne rimangono comunque a disposizione altre 30 che spesso non sappiamo dove diamine vadano a finire.

La nostra vita infatti sembra diventata sempre più frenetica, anche se alla fin fine concludiamo sempre meno.

Evidentemente c’è qualcosa che non va…

Ottimizzare il tempo non significa certo diventare dei robot “perfettini”, in grado di incastrare ogni impegno al millesimo di secondo.

No.

Ottimizzare il tempo vuol dire soprattutto capire dove stiamo sprecando la nostra risorsa più importante.

Ecco perché nell’articolo di oggi voglio parlarti degli 8 sprechi principali che non ti permettono di sfruttare al massimo il tempo a tua disposizione.

Individuali, sbarazzatene e troverai finalmente il tempo per fare ciò che ami davvero.

Prima di vedere gli 8 sprechi però devo parlarti brevemente di una filosofia di lavoro (e di vita): la filosofia “snella”.

Ottimizzare il tempo grazie alla filosofia lean

“Il peggiore spreco è quello che non siamo disposti a riconoscere.”

Shigeo Shingo (uno dei padri fondatori della Lean Manufacturing).

Lo ricordo ancora, era il mio secondo anno di Ingegneria.

Tra i nuovi esami di cui avrei dovuto seguire le lezioni ce n’era uno dedicato ai nuovi modelli produttivi.

È stato durante questo corso che ho sentito parlare per la prima volta di lean manufacturing (produzione snella).

La metodologia lean si è sviluppata in Giappone grazie soprattutto al successo del Toyota Production System, che negli anni ’90 permise alla casa automobilistica nipponica di invadere il mercato statunitense con auto a basso prezzo e di elevata qualità.

Insomma la filosofia lean ha rivoluzionato interi settori: dalla metalmeccanica, all’informatica, dalla sanità all’amministrazione pubblica.

E il principio cardine su cui si basa è piuttosto semplice: eliminare gli sprechi (in giapponese muda – 無駄).

Ecco allora gli 8 muda (sprechi) che devi eliminare per ottimizzare il tempo a tua disposizione e vivere una vita più “snella” e appagante.

1. Errori

ottimizzare-il-tempo-autostrada

Ti è mai capitato di prendere l’uscita dell’autostrada sbagliata?

Quando capita, le imprecazioni che lanci sono direttamente proporzionali ai chilometri che si aggiungono al tuo viaggio.

Insomma, un attimo di disattenzione e ti ritrovi a buttar via una mezz’ora di vita come niente fosse.

Intendiamoci, errare è umano, eppure nella nostra vita personale o lavorativa commettiamo troppe volte gli stessi errori o, guarda caso, siamo sempre i più… “sfortunati”! (sai bene cosa penso della “sfiga”).

Naturalmente alla base di questi errori ci possono essere molti fattori (alcuni li vedremo più avanti), eppure molte delle cagate che commettiamo, spesso accadono perché ci mettiamo troppa poca concentrazione.

Viviamo perennemente in questo stato di distrazione in cui cerchiamo di fare mille cose insieme (di cui 999 superflue), senza farne nessuna davvero bene.

Forse te lo hanno già detto, ma ripeterlo, in questo caso, non è uno spreco:

DEVI. FARE. UNA. COSA. ALLA. VOLTA.

…e devi farla con la massima attenzione.

2. Sovrapproduzione

“La semplicità è la necessità di distinguere sempre, ogni giorno, l’essenziale dal superfluo.”

Ermanno Olmi

La nostra insicurezza spesso è alla base del secondo spreco di cui dobbiamo sbarazzarci per ottimizzare il tempo: la sovrapproduzione.

In ambito industriale, sfornare a ciclo continuo prodotti che poi non vengono acquistati dai clienti può essere un errore fatale.

Ma la “sovrapproduzione” è una piaga che colpisce anche la nostra vita professionale, universitariapersonale. Pensa ad esempio a…

  • Report, memomessaggi email con in copia anche il Padre eterno, su cui spendiamo ore e che saranno letti solo dallo stagista assunto una settimana fa.
  • I micidiali riassuntini, che non servono ad una beneamata cippa fritta (come ti ho già spiegato qui), ma che in compenso ci danno l’impressione di aver fatto il nostro dovere di studenti.
  • Gli infiniti messaggini su Whatsapp e Messenger per organizzare una pizzata, che possono essere tranquillamente sostituiti da una telefonata di 2 minuti netti.

Insomma, invece di fare le poche azioni difficili, ma essenziali, preferiamo quasi sempre dilungarci in attività inutili ma che ci riescono facili e ci danno quindi quell’illusorio senso di sicurezza e tranquillità.

3. Attese superflue

ottimizzare-il-tempo-fila

Uno degli elementi chiave della lean manufacturing è il concetto di flusso.

Tutto deve scorrere nella maniera più fluida possibile: senza intoppi, senza colli di bottiglia, senza inutili attese.

Scommetto però che se provi a visualizzare la tua vita, più che ad un flusso che scorre placidamente, somiglia ad una corsa ad ostacoli, piena di imprevisti, pit stop forzati ed estenuanti perdite di tempo.

Fuochino? :-D

Esistono due modi per gestire le attese EfficaceMente:

  • Eliminarle. Molte attese derivano dalla nostra scarsa pianificazione. Quando ad esempio ci accorgiamo che per completare un lavoro, o studiare un esame, ci manca del materiale, stiamo generando un’attesa che potrebbe essere semplicemente eliminata con un minimo di organizzazione.
  • Sfruttarle. Ci sono casi invece in cui le attese sono al di fuori del nostro controllo. Insomma, le subiamo e possiamo farci poco… oppure no? Come mi capita di ripetere spesso, io la mia Laurea in Crescita Personale l’ho praticamente presa tra i cunicoli della metropolitana di Milano. I famosi “tempi morti” (in metro, in banca, in fila al supermercato, etc.) sono da sempre le migliori occasioni per formarmi con qualche nuovo audiolibro o podcast.

4. Trasporti inutili

La movimentazione merci, all’interno e all’esterno di un polo produttivo, rappresenta uno dei costi più ingenti (in termini di soldi e di tempo) sostenuti da un’azienda.

Ma spesso di trasporti inutili è piena anche la nostra vita.

Basti pensare che l’Italia è uno dei paesi col più alto tasso di pendolari: studenti e lavoratori che sprecano 1, 2 o addirittura 3 ore al giorno su strada o su rotaia.

Andrea, come ti permetti?! Io sono pendolare per necessità! Pensi che mi piaccia?!

La scelta di essere pendolari è spesso dettata da vincoli economici, lo capisco, ma non sempre è così.

Spesso scegliamo di essere pendolari perché vivere a casa con mammà che ci prepara la cena, nel nostro paesiello, con i nostri amici delle scuole medie è… COMODO.

Poco importa se la nostra vita se ne va in coda al casello o stipati in qualche vagone ferroviario maleodorante.

Ma vediamo il prossimo punto…

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  • grazie ne farò tesoro al rientro dalle ferie!

  • Essere Felici Blog

    Grazie Andrea, utilissimo articolo! Conoscevo già il processo “lean” della toyota ma l’ho studiato come parte del “Kai Zen”, mai sentito parlare? Da quanto ho capito il Kai Zen (miglioramento continuo) è l’approccio usato dalla casa automobilistica per snellire, come dici anche tu, i processi di produzione. Gestione e qualità efficienti grazie a un processo lento ma continuo di miglioramento… proprio come chi pratica arti marziali! Il top non lo si raggiunge accumulando, ma eliminando l’inutile, alleggerendo e non appesantendo! Dajeeeee
    Ciao grande :)

    • Ciao: Kaizen, Lean, Agile, sono nomi e metodologie apparentemente differenti, ma le cui radici sono comuni.

      A presto ;-)

  • Marco

    Grazie mille , ottimo articolo specie in momenti come questi in cui mibsto affannando per prepsrarmi alla sessione di settembre , perdendo di vista l’ ordine della mia casa . Sul fatto di una cosa alla volta condivido anche se tendenziosamente sarei portato a farne di più ( studiare, lavorare , e quasi quasi faccio quel corso di tedesco, ma mi avsnza tempo per fare quel corso di paracadutismo che avrei sempre voluto … ) e mi chiedi se sia msi posdibile incastrare più cose insieme o si rischia di andare troppo fuori e non concludere nulla .. Grazie mille ancora Andrea enjoy your day

    • Ciao Marco,
      meno frammentiamo le nostre risorse e più siamo in grado di raggiungere i nostri obiettivi rapidamente.

      Lo so, l’idea di “perdere delle opportunità” (si chiama FOMO: Fear Of Missing Out) è tipica della nostra società, ma il paradosso è che più cerchiamo di fare e meno realizziamo.

      Grazie del commento.

      • Marco

        Grazie mille della risposta e della dritta , effettivamente credo proprio che mi informero su questo FOMO anche perché credo di esserne veramente affetto :) . Grazie mille ancora per tutto

  • Debora Di Michele

    Ottimo! Per ripartire di lunedì!
    Scriverò alcune parole chiave sul muro del mio ufficio!

  • Giovanni

    Bell’articolo Andrea, grazie. Riconosco di applicare / adottare diversi muda.. ora dovrò individuare bene quali siano e pian piano eliminarli. Inoltre, leggendo l’articolo, mi sono venuti anche spunti lavorativi da applicare e condividere con i clienti. A tal proposito, mi consiglieresti un paio di libri da leggere? Vorrei approfondire l’argomento, ma senza andare in over processing. Grazie ancora, buona settimana!

    • Ciao Giovanni,
      molta della mia formazione relativa al lean manufacturing, kaizen e agile thinking è legata a corsi che ho tenuto all’estero grazie alla mia ex azienda (e naturalmente i corsi universitari che ho seguito).

      In questo momento non mi viene in mente un testo di riferimento: ce ne sono alcuni molto tecnici e altri più divulgativi (tipo The Lean Startup di Eric Ries).

      A presto,
      Andrea.

  • Grazie mille Andrea.

    Condivido appieno l’importanza che dai al proprio tempo, è un concetto sul quale anch’io insisto spesso.

  • Sorrido leggendo questo articolo perché ho deciso di dedicare il mese di agosto proprio alla eliminazione del superfluo e al conseguente riordino in casa. L’ho fatto con la speranza di ripartire a settembre con un ambiente essenziale che si accordi con il mio bisogno di focus e concentrazione. È tempo utilizzato oggi in una attività apparentemente secondaria rispetto ai miei obiettivi, ma che dovrebbe poi tradursi in un risparmio di tempo nel prossimo futuro. Vedremo se funziona ;)

    • Sì Marina, la sovrabbondanza di oggetti è una delle maggiori cause di spreco di tempo (e non solo).

      Fammi poi sapere che risultati avrà portato questo tuo esperimento ;-)

  • paola

    Leggo e penso che mi piacerebbe riuscire a mettere in pratica tutti i tuoi consigli…
    Io ho 4 figli,tre piccoli ed uno adolescente,un lavoro,una casa ed un marito; a fine giornata mi ritrovo svenuta sul divano a pensare che avrei tanto voluto prendermi un ora per fare jogging e salutare la mia “ultima pancia gemellare”. Affanno,sicuramente soddisfatta,ma con la sensazione di aver fatto mille cose,MALE,come dice Andrea molto chiara!! Corro,corro…ho mille cose da fare! :-)

    • Perché non provi invece a metterne in pratica uno alla volta, finché non troverai quello per te più… efficace :)

      A presto Paola.

  • Nicolas Di Saverio

    Grazie Andrea. con le tue letture sto ottenendo benefici evidenti sotto tutti i profili !!
    Continuerò a leggere tutto ciò che scrivi perché sono in una fase della mia vita dove ciò che necessito è proprio una guida in questi termini avendo sempre vissuto ” a tentativi ” !!
    Buona giornata . !!

  • Nick Porta

    Sono d’accordo con tutti i punti ( in particolare quello in cui viene citato il libro della Kondo, che adoro e metto in pratica) meno uno. Quello dei trasporti inutili. Credo,per esperienza mia e di moltissime persone che conosco , che i pendolari (soprattutto studenti) non lo facciano per stare a casa con mamma, ma perché la mamma non può permettersi di pagare vitto e alloggio in un altra cittá al figliolo che porello non vuole fare due ore di treno!
    É vero che é uno spreco di tempo stare in treno o in macchina per così tanto però per la maggiorparte della gente non é una scelta, é una necessitá da cui non si puo’ scappare!
    Per il resto, ottimo articolo e ottimo “stile” ingegneristico!

    • Sara Pone

      “La scelta di essere pendolari è spesso dettata da vincoli economici, lo capisco, ma non sempre è così.” :)

      • Nick Porta

        Diciamo pure che nella quasi totalitá dei casi sono vincoli economici. Non so se si puo’ farne un post riferito a uno 0,5% di persone ;)

      • ermelynda

        sinceramente non conosco nessuno che è pendolare per scelta. Poi magari qualcuno ci sarà pure, ma la maggior parte dei ragazzi (che io conosco, compresa me) darebbero oro per avere la propria indipendenza. Ancora meglio se sotto l’università

  • Caro Andrea,
    leggo da tempo il tuo blog e difficilmente non mi sono trovato d’accordo su ogni singola virgola. Lavoro da 5 anni in multinazionali italiane e ovunque però ho dovuto provare la frustrazione di essere costretto a fare report inutili, bozze di e-mail, note interne che nessuno leggerà mai “perché l’ha chiesto il Dott. X”. Miei coetanei mi fanno racconti simili. Comincio a pensare che sia l’Industria italiana nella sua quasi totalità ad essere imprigionata in stereotipi fantozziani. L’unica via d’uscita e farsi assumere da una multinazionale straniera? Io nel mentre perfeziono il mio inglese…

  • Francesco

    Ciao Andrea, gran bel articolo!! :D volevo fare una domanda riguardo all’uso di podcast durante le attese: ho spesso cercato di mettere in pratica questo consiglio però ho notato che investendo la mia attenzione su di essi, una volta arrivato in università seguire mi è risultato un po’ più difficile.

    È capitato anche a te? Come hai risolto? :)

  • lara

    Ciao Andrea, seguo sempre con interesse il tuo blog.
    Apprezzo molto questo post perchè tratta argomenti che ho studiato all’univeristà con molto piacere. Nel mondo del lavoro ho a che fare con gente che si fregia di applicare le filosofie lean nella propria Azienda, più per darsi un tono che un metodo. Se venissero applicate nella quotidianità e al di fuori del lavoro dai singoli cossì come spieghi tu, allora potrebbero diventare efficace strumento organizzativo. Non si può essere lean al lavoro e non-lean nel resto della propria vita.

    Un saluto

  • Alexandra Iulia Soare

    Grazie Andrea! Hai scritto ancora un´ottimo articolo molto dettagliato. Sembra che a questo punto non abbiamo più scuse per raggiungere i nostri obiettivi.

    Avrei soltanto due cose da chiederti che non mi sono ancora chiare.
    Nell´articolo affermi che essere pendolari non è sempre bene perchè fa perdere almeno un´ora o due al giorno. Non ti sembra che anche cucinare (qualcosa di sano), fare la spesa e le varie faccende domestiche facciano perdere almeno un´ora al giorno? Non sto difendendo i pendolari, ormai vivo per conto mio da 4 anni. Sto solo dicendo che in termini di tempo a volte conviene fare il/la pendolare se poi non bisogno occuparsi di altre faccende domestiche che comunque richiedono tempo.
    Volevo anche chiederti, qual´è la linea che separa il perfezionismo dal voler fare le cose bene? In un articolo avevi descritto la storia del fabbro di spade, una persona sempre alla ricerca della perfezione.

    Grazie ancora per gli articoli stupendi e sono molto curiosa di leggere le tue risposte!

    Alexandra

    • Ciao Alexandra, mentre aspettiamo Andrea mi piacerebbe rispondere alla tua ultima domanda.

      “Perfezionismo” vuol dire fare una cosa nel miglior modo possibile, senza contare quanto tempo e quante risorse impieghi.

      Invece, fare qualcosa “bene” significa innanzitutto raggiungere un livello minimo di qualità, e poi continuare a lavorarci per migliorarla ma solamente fino a quando la maggiore qualità ottenuta giustifica il lavoro.

      In pratica, siccome più aumenta la qualità di un lavoro e più diventa difficile migliorarla ancora, arriverai a un certo punto in cui dovrai lavorare tanto per migliorare di poco. L’ideale è fermarsi quando il miglioramento che ottieni non vale più quanto il tuo tempo impiegato.

    • Ciao Alexandra, sul tema perfezionismo credo che Alessandro ti abbia dato un’ottima risposta. Semplificando: perfezionismo significa continuare a lavorare / studiare senza comprendere che questi ulteriori sforzi non portano ad alcun miglioramento sostanziale.

      Lavorare con qualità e ricercare ossessivamente la perfezione indicano inoltre due atteggiamenti molto diversi: il primo ha come obiettivo il miglioramento continuo, il secondo è un modo con cui alcune persone gestiscono la propria insicurezza.

      Per quanto riguarda i pendolari, ero sicuro che il 4° punto avrebbe scatenato controversie. Come detto, molti sono pendolari per necessità, la mia critica naturalmente è rivolta a chi preferisci rimanere a casetta per comodità e abitudine e purtroppo, a differenza di quanto letto, questa percentuale, soprattutto in Italia è molto elevata.

      Vivere da soli ci porta comunque a perdere tempo in nuovi impegni? Sì, probabilmente, ma per quella che è la mia esperienza personale, questo tempo è assai ridotto rispetto a quello che si spende su rotaia o su strada.

      A presto.

      • Alexandra Iulia Soare

        Vi ringrazio per le ottime risposte. Mi viene solo un dubbio ora: qual`è la differenza quindi fra perfezionismo ed eccellenza? Ora che ci sono state le Olimpiadi mi viene in mente il fatto che tantissimi atleti si allenino mesi, anni solo per avere un minimo miglioramento ( per esempio nella corsa, solo per avere una frazione di secondo di vantaggio)

      • Ottima domanda.
        Diciamo innanzitutto che il perfezionismo non porta mai a nulla di buono, e che l’eccellenza la si ottiene invece facendo qualcosa “molto bene”.

        Se ti stai chiedendo qual è la differenza tra fare una cosa “bene” e farla in “modo eccellente”, si tratta di un problema di soggettività. Mi spiego meglio: come avevo scritto, per non cadere nel perfezionismo devi fermarti quando migliorare ulteriormente non vale il tuo lavoro (e il tuo tempo). Devi quindi mettere sulla bilancia risultato e lavoro, e capire quanto valore ha per te il risultato che puoi ottenere con un certo lavoro.

        Il punto è che il valore di un risultato è soggettivo. Per chi fa uno sport per divertimento, allenarsi in modo troppo duro non avrebbe senso, perché a fronte di un lavoro molto pesante (l’allenamento) otterrebbe un risultato quasi inutile. Cosa interessa mezzo secondo in meno sui 100 metri a uno che corre per divertimento?.

        Un atleta da Olimpiadi invece valuta immensamente quel mezzo secondo. Il lavoro di mesi di allenamento, per quanto pesante, è ampiamente ripagato dal quel risultato.

        Per tornare alla tua domanda: cos’è l’eccellenza? Si eccelle in qualcosa quando il risultato che si ottiene (per passione e non per perfezionismo) è oggettivamente di livello altissimo, confrontato col resto del mondo. Un risultato oggettivo derivato da una propria passione, insomma.

      • Beh Alexandra, prendi i 100 metri corsa: una frazione di secondo è tutto quello che distingue il primo dal secondo. Quindi il miglioramento ricercato da questi atleti è sostanziale, non trascurabile :)

        Spero di averti risposto.

  • Dario Milanesio

    ciao Andrea ti seguo da molto è ho letto tutto quello che hai scritto. Non sempre i tuoi articoli mi riguardavano da vicino visto che ho una vita assai complicata perché sono un padre single con tre figli piccoli.Tuttavia questo articolo mi ha colpito molto visto che sembra il background di tutti i cuochi professionisti che devono ogni giorno fare i conti con quella che chiami lean manufacturing. comunque grazie perché articolare l’argomento mi ha reso più chiaro come migliorare il mio processo produttivo.

  • Giuseppe

    Semplificare per ottimizzare ed eliminare il superfluo. ..

  • Cristiano Vaquèr

    Dunque a questo ci ha portato il XXI secolo: al negarci noi stessi la nostra natura umana. Ho sempre più la sensazione che chi scrive questi articoli faccia il madornale errore di inseguire qualcosa senza curarsi minimamente di godersi il percorso: uscire dalla nostra zona comfort, dimentichi dell’enorme variabile gratificazione; riempire ogni spazio della nostra vita all’insegna di un obbiettivo di crescita indefinito, quando i viaggi in pullman son bellissimi con due buone cuffie e la nostra musica nelle orecchie; leggere un libro nel minor tempo possibile, quando proprio i libri si gustano meglio con la lentezza che dedicheresti al miglior pasto…
    Non fate confusione: crescere è una sfida personale che dovreste amare, non temere, e che deve farvi sinceramente sognare per poi gratificarvi, non angosciarvi.
    Quanto leggo a me sembra solo la degenerazione di una società che traccia partenze e traguardi da sé, senza prima consultarci, validi allo stesso modo per tutti. Ma così, pendolari o no, diventate un pendolo, che viaggia tra insoddisfazione e noia…

    • Ero curioso di sapere quando sarebbe arrivato questo commento: nel corso degli anni ho letto questo medesimo commento (in salse diverse), non so quante volte.

      Chi li scrive spesso dimostra una notevole formazione (generalmente classica), ed è per questo ancor più deludente notare come chi dovrebbe avere gli strumenti logici e di analisi più raffinati, si limita a commentare i titoli dei paragrafi, senza approfondire, senza mai mettere in dubbio le proprie convinzioni stantie.

      Un esempio su tutti: la lettura.

      Non è chiaro perché la lettura lenta dovrebbe essere piacevole. È forse piacevole ascoltare un bambino della prima elementare leggere meccanicamente e con lentezza estenuante una pagina di testo?

      Non è forse la lettura concentrata, che è in grado di scorrere alla velocità del pensiero, non disturbata da inutili distrazioni, la vera lettura piacevole?

      Non proviamo forse maggiore godimento nel leggere proprio quando ci perdiamo nel testo e senza accorgercene le parole scorrono via rapidamente?

      Credo che la vera degenerazione della società avvenga quando i suoi componenti smettono di mettere in dubbio i propri pregiudizi più radicati.

      Buona continuazione.

  • Petia

    Bell’articolo! Per ora la mia “attesa superflua” sono le 8 ore di lavoro, ma spero di cambiare presto la situazione, non so come! In confronto un’ora di viaggio

  • Alessandrino

    l’ottimizzazione del tempo è una delle cose più importanti soprattutto in questi tempi :) , se non la più importante

  • Vincenzo Silvano

    Uno dei migliori articoli che tu abbia mai scritto, grazie!

  • Gioia

    Articoli sempre brillanti, utili ed efficaci che danno ottimi spunti per riflettere. Senza dubbio ho ancora molta strada da fare e il rischio di perfezionismo patologico é per me sempre dietro l’angolo, a causa delle mie insicurezze, però sono felice di aver sempre sostenuto nella mia esperienza da studentessa l’inutilità di riassuntini ossessivi e copiatura degli appunti in bella copia e di aver saputo sfruttare il tragitto casa-scuola per preziosi ripassi. A settembre inizierò giurisprudenza e allora si che avrò sempre più bisogno di questi articoli! Grazie!

  • Marco Marchetti

    ciao Andrea, complimenti. nessuna parola è stata sprecata per questo articolo…un articolo perfetto.
    molto dipenderà dallo stato d’animo del ricevente, nel mio caso hai fatto boom.
    grazie
    marco marchetti ;)))

    • Grazie Marco ;-)

      Era da tanto che volevo scrivere questo post sulla filosofia lean applicata all’ambito personale.

      A presto.

  • Sabina Ruocco

    ci siamo!!! via gli sprechi! ho iniziato a liberarmi di cose che occupavano spazio fisico e mentale!
    grazie Andrea, sai sempre centrare l’obiettivo

  • Completamente d’accordo su tutto. Diciamo che la nostra vita già rischia di essere incasinata di per sè (a volte mi spavento da sola a considerare il tempo che “spreco” sul bus per andare in università, per andare in palestra, il treno quando torno dai miei e così via), ma c’è da dire che spesso se è tempo sprecato o no dipende da noi. Aggiungerei anche la capacità di dire di no e di saper delegare, che a volte sono fondamentali per poter vivere la propria giornata in maniera più fluida: eppure siamo stati cresciuti con questa assurda idea che essere efficienti sia essere sempre disponibili, sempre connessi, sempre pronti a rispondere ai problemi di questo e di quello. NO, non è vero. Nel 99% dei casi non muore nessuno se non rispondiamo al telefono/non andiamo a fare quella commissione urgentissima/non stiamo a sentire per ore i problemi delle persone vicino a noi…

  • AndreaInterista

    Ciao Andrea, concordo su tutto, però c’è sempre un aspetto che manca in molti tuoi post.
    Descrivi sempre situazioni in cui TU decidi e disponi (del tuo tempo, dei tuoi soldi, ecc.). Provando ad applicare questi principi alla vita reale in cui si ha una moglie e dei figli, che (soprattutto la moglie) non aderiscono a principi quali, per esempio, il risparmio, l’ordine, l’organizzazione, si generano continuamente frizioni famigliari. Dirai: la moglie va scelta per bene. Ti rispondo: una persona la si conosce davvero solo quando ci vivi insieme, ossia dopo il matrimonio, quando la frittata è fatta.
    Cosa consigli per “insegnare” questi principi anche ad una persona a cui non interessano per niente, perché per natura spendacciona, disorganizzata e sprecona di tempo?
    Grazie, un saluto

    • Ma sta cosina, invece di scriverla a me in un commento, hai provato a discuterla con serenità con tua moglie? “Amore, a me piacerebbe raggiungere questi obiettivi e mi piacerebbe contare sul tuo aiuto. Ecco alcune cose che vorrei cambiare insieme. C’è qualcosa che vorresti che cambiassi anche io per tue esigenze?”

      Guarda, non voglio dare consigli sulle relazioni perché non è il mio campo, ma per quella che è la mia esperienza personale di convivenza, più si parla, più si comunica in maniera serena e diretta e più problemi si risolvono.

      • AndreaInterista

        Ciao Andrea,
        sì certo, sono almeno una decina di anni che gliene parlo, abbiamo anche un dialogo molto franco. Sembra che abbia compreso i principi per una vita più “programmata”, se così si può dire, quindi “inizia bene” ma poi ha pochissima costanza: dopo due settimane ha già perso i buoni propositi. Significa proprio che questi principi non li sente “suoi”. E se a breve torno sull’argomento, divento “palloso”. Sarà la mia formazione da ingegnere, ma io a differenza sua apprezzo avere il controllo del tempo, dello spazio e del denaro: fare le cose “in serie” e non “in parallelo”, registrare entrate e uscite (e consuntivare i flussi), mantenere l’abitazione in ordine e con gli oggetti essenziali, a lei sembrano cose “aride”.
        Mah, magari le proporrò qualcuno dei tuoi articoli; ti faccio sapere se darà del “palloso” anche a te… ;-)
        Grazie per la risposta e complimenti per gli spunti che fornisci qui dentro.
        Un saluto

  • Libertà x Viaggiare

    Anch’io sono d’accordo su molti punti! Per non sprecare il tempo, cammino tutti i giorni per andare al lavoro (ci metto all’incirca mezzora) cosí ho il tempo per respirare, ascoltare il mio cervello e chiarire le mie idee. Cosa che per esempio non posso fare quando guido perché sono concentrata a guardare la strada :)
    Un’ora al giorno, moltiplicata per i 5 giorni lavorati = 5 ore alla settimana. Non sai neanche quante soluzioni/idee riesco a pensare ogni settimana per sentirmi meglio!!!
    Un abbraccio,
    Serena

  • Ok ok ok… mi hai beccato… Sono un over processing dipendente… ma mi sto disintossicando, un poco alla volta :)

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