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DETERMINAZIONE: 3 strategie per essere più determinati nella vita

La determinazione (o “tigna”, come amo chiamarla), tra le qualità umane è quella che più di ogni altra può incidere sui tuoi successi: ecco perché e come svilupparla se non ne hai abbastanza.

determinazione

“Resistere significa semplicemente tirar fuori i coglioni; e minori sono le tue possibilità e più dolce sarà la vittoria.”

Charles Bukowski.

Lavora duro. Non ti arrendere. Sii determinato.

Quante volte ti sei ripetuto (o ti hanno ripetuto) queste parole?

Per dindirindina, io stesso, nel corso degli anni, ti ho fatto ‘na capa tanta parlandoti di determinazione e “tigna” (per esempio qui, oppure qui e ancora qui!).

Eppure… sotto sotto, tutta questa enfasi sulla forza di volontà non ti ha mai convinto del tutto.

Più ci pensi e più ti vengono in mente esempi di personaggi famosi o conoscenti che hanno raggiunto i loro obiettivi, non tanto grazie alla loro determinazione, quanto piuttosto grazie a fortuna, geni e… talento!

Già. Professiamo pubblicamente il nostro credo nel duro lavoro, ma intimamente continuiamo a ritenere che sia il talento la vera chiave del successo.

E non siamo soli in questa convinzione (che vedremo essere errata).

L’esperimento dei due pianisti: determinazione vs. talento

determinazione-pianisti

Nel 2011 la psicologa Chia-Jung Tsay, dello University College London, ha condotto un interessante esperimento. Ha selezionato un gruppo di pianisti esperti e ha chiesto loro cosa fosse più importante per raggiungere il successo: la pratica costante o il talento?

Indovina cosa ha risposto la maggioranza dei pianisti? Pratica e duro lavoro, naturalmente!

A questo punto, la Dott.ssa Tsay ha fatto ascoltare al gruppo di pianisti due registrazioni: un brano suonato da un artista, considerato un talento nato e ancora lo stesso brano suonato da un pianista che aveva praticato per anni la sua arte.

Indovina quale esecuzione è stata considerata migliore dai pianisti? Quella del talento nato, naturalmente!

Peccato che i due brani proposti agli esperti, in realtà fossero stati suonati esattamente dalla stessa persona.

Non c’è nulla da fare: il mito del talento è duro a morire.

Eppure, sempre più studi ci dimostrano che è la determinazione (la tigna) a contribuire più di ogni altra cosa al nostro successo.

La Dott.ssa Angela Duckworth, autrice del bestseller “Grit: the power of passion and perseverance“, ha addirittura ideato un’equazione per spiegare come la determinazione sia ben esponenzialmente più importante del talento nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Perché la determinazione è così importante? La formula del successo

determinazione-formula

I risultati che otteniamo nella nostra vita derivano dalla nostra capacità di mettere a frutto le nostre competenze. In altre parole:

Successo = Competenze x Impegno

A loro volta, le nostre competenze sono il frutto dei nostri talenti innati e della quantità di pratica che siamo stati in grado di realizzare. In altre parole:

Competenze = Talento x Impegno

E se la matematica non è un opinione, questo significa che…

Successo = Talento x Impegno2

Non nasciamo tutti con lo stesso talento, sarebbe stupido negarlo, ma ogni giorno che dedichiamo a perfezionare la nostra “arte” con determinazione, aumentiamo esponenzialmente le nostre chances di successo.

Ok Andre’, tutto molto bello, interessante e convincente, ma la verità è che a me piace grattarmi la uallera piuttosto che studiare/lavorare. Come posso diventare più determinato?

Come essere più determinati: 3 strategie supportate dalla scienza

determinazione-3-strategie

Prima di proporti le 3 strategie per aumentare la tua determinazione, vorrei che fossimo allineati su cosa significhi davvero essere determinati come un cinghiale da combattimento.

Innanzitutto posso dirti cosa NON è la tigna:

  • La tigna NON è cieca perseveranza. Ricordi gli esperimenti a tempo di cui ti ho parlato nel video presente in questo articolo? Devi impegnarti con tutto te stesso su un determinato progetto e devi farlo per un tempo sufficientemente lungo, ma devi essere anche in grado di rinunciare quando la “data di scadenza” sarà giunta.
  • La tigna NON è stupida cocciutaggine. Essere determinati non significa intestardirsi su soluzioni sbagliate, ma avere la capacità di ripartire con una nuova strategia ogni volta che quella adottata fino a quel momento non si è dimostrata efficace.
  • La tigna NON è una malattia del cuoio capelluto. Sì sì, lo so che in Sud Italia la parola “tigna” è usata per indicare chi soffre di calvizie, ma concedimi di usare il significato marchigiano :-D

Ma allora cosa significa essere tignosi, essere determinati come pochi?

La tigna è la capacità di rincorrere, senza sosta e con determinazione, un obiettivo a lungo termine a cui teniamo più di ogni altra cosa.

Essere tignosi significa dunque:

  • Non arrendersi ai primi segnali di difficoltà.
  • Rialzarsi, non una, non due, ma ventisette volte se necessario.
  • Accettare il disagio del cambiamento.
  • Rimanere focalizzati anche quando i risultati non arrivano immediatamente.
  • Zittire le voci di chi non crede in noi (soprattutto se una di quelle voci è la nostra).
  • Essere irremovibili sull’obiettivo finale, ma flessibili nella scelta della strada per raggiungerlo.
  • Agire nonostante il nostro livello di motivazione.

Bene, se ora abbiamo chiaro cosa significhi essere determinati, vediamo come diventarlo sempre di più. Partiamo dalla prima strategia.

Strategia #1: il paradosso di Stockdale

determinazione-stockdale

James Stockdale è stato un ufficiale pluridecorato della marina americana.

Durante la guerra in Vietnam fu catturato e tenuto prigioniero per otto anni. In questi otto anni fu torturato fisicamente più di venti volte; la tortura psicologica fu invece continua.

Eppure Stockdale non perse mai la sua determinazione e, a differenza di molti suoi commilitoni che morirono durante la prigionia, riuscì a tornare a casa da sua moglie.

Come ebbe modo di spiegare nel corso degli anni, a tenerlo in vita fu una sua profonda convinzione, oggi nota come il “Paradosso di Stockdale“:

“Devi essere fermamente convinto che alla fine prevarrai, nonostante le difficoltà. Allo stesso tempo però devi essere pienamente consapevole degli aspetti più brutali della tua attuale realtà, qualunque essi siano.”

James Stockdale.

L’ingenuo ottimismo non farà di te una persona più determinata.

Il vero “tignoso” sa che dovrà affrontare delle difficoltà: non le sminuisce, non le ignora, non le infiocchetta di rosa.

Allo stesso tempo, però, non consente mai a queste difficoltà di intaccare la sua fede nella vittoria finale.

Se vuoi sviluppare la tua determinazione, impara innanzitutto ad avere una chiara visione di ciò che vuoi ottenere e un irremovibile desiderio di ottenerlo. Ma ricordati anche di avere aspettative realistiche di ciò che ti aspetterà lungo il tuo percorso.

Non smettere mai di sognare, ma alzati se vuoi realizzare i tuoi sogni.

Strategia #2: i piccoli passi

determinazione-piccoli-passi

Amiamo darci obiettivi sfidanti. Sporcarci le mani per raggiungerli però è tutt’altra storia!

Non fraintendermi, avere un obiettivo ambizioso che ci ispiri è fondamentale, ma se non impariamo a trattare le attività quotidiane necessarie per raggiungerlo come una palestra per la nostra determinazione, non faremo altro che frustrarci.

Immagina ad esempio di voler diventare un medico.

Per farlo dovrai prima affrontare tanti piccoli passi (che poi tanto “piccoli” non sono): prepararti al test di ammissione di Medicina, frequentare le lezioni, studiare per gli esami, accedere alla scuola di specializzazione, etc.

Se vuoi sviluppare la “tigna” necessaria per riuscire nella vita, devi imparare a focalizzarti su questi obiettivi intermedi, su quelle noiose attività quotidiane necessarie per realizzare il tuo sogno, sull’output invece che sull’outcome.

Fallo da subito.

Pensa a ciò che vorresti realizzare più di ogni altra cosa nella tua vita e poi immagina un’attività (anche piccolissima) che potresti fare oggi per avvicinarti a questo sogno e poi falla come prima cosa, appena terminato questo articolo.

È martellando senza sosta su queste attività apparentemente insignificanti che farai della tua vita un capolavoro.

Strategia #3: la pratica deliberata

determinazione-pratica-deliberata

Martellare” un giorno sì e l’altro pure è condizione necessaria per il raggiungimento dei tuoi obiettivi e per lo sviluppo di una sana determinazione, ma non è sufficiente.

Devi imparare anche a “martellare nel modo giusto.

Che tu sia uno studente o un professionista, scommetto che ti è capitato più di una volta di impegnarti tutto il giorno, ma di farlo su attività (quasi) del tutto inutili: ricopiare gli appunti in bella copia, riordinare in ordine alfabetico le cartelle degli ultimi progetti, cambiare 127 volte il template della presentazione, fare quei maledetti riassuntini!

Fare del lavoro inutile è quasi peggio del non fare nulla.

Ci illudiamo infatti che stiamo facendo progressi, ma la verità è che stiamo procrastinando le attività davvero importanti: quelle attività che ci mettono a disagio, ma che ci fanno crescere; che ci risultano terribilmente impegnative, ma che sviluppano a dismisura la nostra determinazione.

Ricorda: se vuoi diventare un vero “tignoso” non limitarti ad essere occupato, impara ad investire ogni minuto di studio/lavoro sul raggiungimento dell’eccellenza.

Inizia oggi stesso.

Pensa alle attività che devi fare entro stasera: urgenze e commissioni a parte, le altre attività su cui hai deciso di impegnarti sono davvero quelle più importanti, quelle che richiedono il maggiore impegno, ma che danno anche i maggiori frutti?

Se la risposta è “No”, ignorale e concentrati su quelle attività che alleneranno davvero la tua determinazione.

Conclusioni e un test speciale per te

In questo articolo spero di averti finalmente convinto del fatto che…

  • Il talento è sopravvalutato.
  • L’impegno è esponenzialmente più importante del talento nel raggiungimento dei tuoi obiettivi.
  • La tigna non è cieca perseveranza, stupida cocciutaggine o… una malattia del cuoio capelluto!

E mi auguro anche che applicherai le tre strategie che ti ho suggerito. Ovvero…

  • Il paradosso di Stockdale: non smettere di credere nei tuoi sogni, ma vivi nella realtà.
  • La strategia dei piccoli passi: sogna in grande, ma poi concentrati ogni giorno sui piccoli passi.
  • La pratica deliberata: non limitarti ad essere occupato, occupati di ciò che è davvero importante.

Bene, siamo giunti alla fine di questo articolONE. Ora ti chiedo di fare due cose: (1) se ti è piaciuto, condividi il post usando i pulsantini social qui sotto. (2) Completa il Test per scoprire quanto sei “tignoso”.

Lo so, un test sulla tigna può strappare un sorriso, ma in realtà il termine tecnico di questo questionario è “grit scale” ed è stato sviluppato dalla Dott.ssa Duckworth, che ha fatto dello studio analitico della determinazione la sua ragione di vita.

Quindi se risponderai in maniera onesta, i risultati che otterrai sul tuo attuale livello di “tigna” saranno assolutamente attendibili.

Ti presenterò una serie di affermazioni: scegli tra le opzioni “Molto”, “Più che abbastanza”, “Abbastanza”, “Poco”, “Per niente” per indicare quanto ti ritrovi in ognuna di queste affermazioni, in confronto ad altre persone.

Iniziamo!

Questa volta l’articolo è davvero finito. Grazie per averlo letto fin qui. Ti auguro una splendida settimana. A presto. Andrea.

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  • enza giambalvo

    devo dire che il fatto di rispondere facendo un confronto con gli altri mi ha un po spiazzato all’inizio ma senza avrei sottostimato gli obiettivi e la determinazione che c’è voluta a raggiungerli

  • Abe

    Bellissimo articolo! Non riesco però ad accedere al test. Non mi appare il link proprio.

    • Ciao Abe, il test è all’interno dell’articolo, al termine: non lo visualizzi proprio o non visualizzi il tuo risultato? Prova eventualmente a leggere l’articolo da un altro dispositivo.

  • Si

    Semplicemente grazie. Ogni tuo articolo mi fa ridere e migliorare la mia vita.

  • Santa Bernice

    Articolo bomba! Il miglior articolo sulla malattia del cuoio capelluto. :-) interessante sul mito del talento è anche il libro di Trabucchi “Perseverare è umano” dove spiega che la vera differenza la fanno 10.000 ore di pratica…altro che talento! :-) Grazie Andrea.

  • Francesco

    Son risultato livello Alto!!!! Che bello ora torno a dormire… Scherzo ;) Grazie per questo articolo e per quelli precedenti. Se posso darti un suggerimento fai altri articoli con delle liste (come quella sui libri o sui TED talks), che mi hanno aiutato un sacco. (Slight edge é fenomenale)

  • Ambra Bertozzi

    80/100 di tigna. Adoro il paradosso di Stockdale (per quanto struggente sia la sua origine) perché è proprio quello che sto vivendo sulla mia pelle: scontrarmi ogni giorno con nuove difficoltà per raggiungere il mio obiettivo a lungo termine. E questo per molta gente (no, non per molta gente, solo per mia mamma ma vale per 100) è difficilissimo da comprendere. Per me invece è il motore che da senso alle mie giornate.

    Grande articolo, Andre, oggi la mia tigna è cresciuta un altro po’ :)

  • Nicoletta Truglia Dolcelilith

    “Essere irremovibili sull’obiettivo finale, ma flessibili nella scelta della strada per raggiungerlo.”
    Buongiornissimo :)
    Letto e condiviso subito con piacere… però la uallera no ahahhahahahha

  • Santos

    Grazie a te ho letto Grit che mi sembra inquadri veramente il nocciolo del miglioramento personale. In questo articolo inquadri il problema numero uno di chi è avvezzo ai libri di miglioramento personale ma che ancora non riesce a essere efficace. Non è facile smettere di vedere tutto rosa dopo questo tipo di letture e non è facile non vedere tutto nero alle prime difficoltà. Quando riesci avedere entrambe le cose puoi dire di essere una persona motivata, quando sentì dentro di te una specie di rabbia. Grazie per avermi fatto iniziare la settimana in questa maniera.

  • Simona

    Naturalmente è uscita fuori la procrastinatrice che è in me!!! però dai 72/100 non è male!
    mi sono sentita “beccata in pieno”! ahahahah! grazie Andrea

  • valerio

    Interessante e ben esposto….ma purtroppo inservibile se c’è un problema a monte, che è non avere obbiettivi chiari e mancanza di motivazione o stanchezza…gia letto gli articoli che avevii scritto a proposito, ma non ho la forza di seguirli…. forse mancano le energie, lo so che non si dovrebbe farsi prendere ma purtroppo i numerosi insuccessi e delusioni mi hanno un pò fiaccato.
    però continuo a segurti già questo è un puntino di tigna…he he…chissà che possa servire a ripartire

    grazie

    saluti

    • Da qualche parte bisogna pur partire.

      Smettere di frignare e metter in pratica certi consigli, piuttosto che limitarsi a leggerli potrebbe essere un buon punto di partenza :-)

      Grazie del commento Valerio.

  • Uhm, ammetto non mi abia fatto impazzire questo articolo. Ti spiego il perchè:
    1) L’equazione iniziale non ha senso. So che sono trucchetti di voi “guru motivazionali” (so che odi essere chiamato così, ma stacce! :D) per aiutarci a farci comprendere meglio le cose… ma il matematico con me non la vede molto bene (ad es. perchè la moltiplicazione non ha senso lì… ci vorrebbe una sorta di operatore speciale).
    2) Mah su talento vs impegno. Mi ricordo una intervista a Vieri che ricordava come lui si allenasse ogni giorno per ore mentre Ronaldo (Fenomeno) si allenava tipo 10 minuti e poi la domenica segnava puntualmente lui. Nel lavoro anche vedo cose simili. Nello studio idem. Il talento è una spinta ENORME. Non voglio sminuire l’impegno, anche perchè senza quello il talento è inutile (vedi altri calciatori alla Cassano, il cui talento è stato bruciato) e condivido il senso del tuo post…ma sulla percentuale di importanza ho molto da ridire. Per quanto riguarda l’esperimento, se il tipo che suonava era uguale, avranno sentito la stessa bravura ma avranno sentito come “leggermente meglio” quello del talento per un condizionamento psicologico, ma finita lì.
    3) Le strategie sono tutte interessanti, ma mi sembrano più ottimi consigli al contorno, che non dei modi per avere una determinazione da guerriero. Tipo la terza è più un consiglio sulla produttività (tra l’altro, consiglio d’oro). La determinazione è diversa, la determinazione è prendere mazzate sui denti e andare avanti lo stesso, la determinazione è piangere e asciugarsi le lacrime dopo 10 secondi e ricominciare, la determinazione è trascinarti con le unghie che sanguinano anche quando ti fanno male le mani. E la palestra migliore per migliorarla è avere un obiettivo chiaro e prendere tante batoste e andare avanti lo stesso. Aggiungerei che conta molto anche capire qual è il modo migliore per come siamo fatti per riuscire a riprendersi da una batosta… per ognuno funziona in modo diverso. Almeno, per me è stato così.

    • 1) Ciao Tony, la formula del successo è stata ideata dalla dott.ssa Angela Duckworth ed è un interessante modo per comunicare il peso maggiore dell’impegno, rispetto al talento: la trovi nel libro “Grit”.

      2) Portare l’esempio di Vieri e Ronaldo per confermare il fatto che il talento sia una componente preponderante è come voler dimostrare che il fumo non uccide perché tuo zio Giggino a 87 anni fuma 2 pacchetti al giorno e sta da dio. Esistono decine e decine di studi che confermano che il talento è una variabile estremamente risibile nel raggiungimento del successo. Oltre al già citato Grit, ti consiglio anche la lettura del libro Mindset. Stacce.

      3) L’idea che la determinazione sia una sorta di super-potere che nasce dal superamento di prove al di là della sopportazione umana, è un’idea romantica molto affascinante, ma è solo l’ennesima scusa per non fare nulla a riguardo. Le strategie suggerite hanno dimostrato di incrementare la determinazione dei soggetti in numerosi studi e il fatto che appaiano semplici, non significa che siano facili da mettere in pratica con costanza (o che non funzionino).

      • LOL per lo “stacce” del punto 2. Ma l’esempio di zio Giggino è completamente diverso, per il fatto che si sta prendendo un caso contro 10 milioni. Nel calcio di prim’ordine, invece, chi è arrivato ad altissimi livelli è comunque un eletto che appartiene ad una bolla di persone ristrettissima. Il campione lo fa il talento. Posso allenarmi 25 ore al giorno, ma non diventerò mai Messi. E comunque anche un talento svogliato può fare la differenza: lo stesso Cassano, per quanto facesse cassanate, ha risolto più di una partita anche quando giocava con tropple lasagne nello stomaco.
        Non sto giustificando il non impegnarsi (altrimenti che cacchio starei a fare su questo blog??), sto dicendo che la dottoressa Grit per me ha sbagliato proporzioni. E ripeto che il calcio è solo un modo molto semplice per portare l’esempio.
        La mia umilissima (mannò dai, facciamo gli spacconi: la mia sbruffonosissima) opinione è che il talento sia una sorta di accelerante. Quello che ti fa muovere in avanti è l’impegno e il talento è quello che determina quanto velocemente ti muovi in avanti. Se Ronaldo ha 2x il talento di Vieri, Ronaldo può allenarsi la metà… ma se non si allena con dedizione la metà, allora conta meno. Se si allena uguale diventa una bomba. Cristiano Ronaldo è famoso per allenarsi con super-tigna e ha molto talento e per questo vince palloni d’oro a iosa. Poi questa è la mia teoria… ora devo solo dirla durante un raduno con i biglietti che costano $499 euro l’uno e poi avrà qualche importanza nel mondo dei guru :D :D :D.

      • Che il talento giochi un ruolo è indubbio e nel libro la Duckworth definisce proprio il talento come la velocità con cui una persona è in grado di apprendere nuove abilità.

        Una persona di talento quindi, a parità di impegno, acquisisce una competenza più rapidamente.

        Ma per avere successo, non è sufficiente sviluppare competenze (o abilità nel mondo sportivo), serve poi coltivare queste abilità.

        Insomma, l’impegno entra in gioco 2 volte: quando sviluppi la competenze e quando usi la competenza per raggiungere i tuoi obiettivi.

        Se una persona ha 2x il mio talento, ma io sono in grado di superarla in impegno, posso raggiungere un successo maggiore.

        Aggiungo un altro aspetto spesso sottovalutato: noi sentiamo parlare di Cassano, Ronaldo, etc. ma che fine hanno fatto tutti quei ragazzini dall’enorme talento, che però non sono mai diventati professionisti. Riesci solo ad immaginare quanti Messi sconosciuti ci siano là fuori.

        La verità è che il talento può essere anche uno… “svantaggio”: se una cosa ti riesce facilmente, non imparerai mai a sudare per i tuoi risultati, non svilupperai mai i muscoli necessari per affrontare le inevitabili sconfitte, delusioni e contrattempi e questo può essere un problema.

        Infine, a differenza del talento, su cui non abbiamo il controllo, l’impegno, il duro lavoro, è l’unica variabile che possiamo governare al 100%.

        Ecco perché nei miei contenuti insisto così tanto sul concetto di tigna: vale più del talento, la puoi controllare completamente e contribuisce più di ogni altra cosa ai tuoi risultati.

        Grazie del confronto.

      • sarafm

        Ciao Tony, ti porto una mia riflessione.
        Successo significa solo “essere un campione”? Entrare nella top ten?
        E a seconda della risposta che dai si risolve il dilemma talento/impegno.

        A mio parere è un problema che si spiega considerando la prospettiva in cui si considera il successo e il significato che per la persona ha il concetto di “successo”.
        NOn è possibile avere tutti una stessa prospettiva del miglioramento e del successo, perché siamo tutti dannatamente diversi.

        Se vuoi entrare nella “top ten” di tale X attività probabilmente sarà necessario o un talento superiore alla norma o farti un culo tanto a sfondamento.
        In entrambi i casi … non è assicurata la vittoria, mentre probabilmente è assicurata una certa dose di frustrazione.
        Il successo misurato in una Top Ten è una sorta di media in un certo modo falsata.

        Quello che noto io è che moltissimi, tra quelli che bazzicano la crescita personale, vogliono essere i migliori di questo o i migliori di tal altro quanto in realtà essere migliori di se stessi è già un’impresa epica.

        Personalemente se tra 10 anni avrò almeno “raddoppiato” le mie qualità personali potrò ritenerlo un enorme successo.
        QUesto è il modo in cui io vivo il concetto di “successo”, per molti probabilmente è un’ottica da perdente ma sinceramente … stigazzi! :D

  • Ailuig Inisac

    Se è due volte più importante, come fa ad essere elevato al quadrato?

    • Giulia, ti è chiaro vero che la formula è una metafora comunicativa e non ha una reale valenza matematica?

      Non mi dite che dopo il Grammar Nazi, adesso c’è anche il Math Nazi :-D

  • Caterina

    Sono una persona “con talento”, che in uno o due campi stacca gli altri di molto. Eppure, solo quando ho lavorato otto, dieci ore al giorno su queste mie doti sono riuscita ad avere risultati rilevanti. Questo articolo non potrebbe spiegarlo meglio! Grazie Andrea per i consigli che hai sintetizzato ; )

  • Anto

    Ciao Andrea, quello che scrivi può andar bene per una persona che ha davanti a se gli anni di formazione. Ma immaginati un ragazzo di 31 anni, che ha perso tanti anni senza combinare niente e che ora vuole diventare medico. Sarebbero sei anni di università, aggiungi gli anni di specializzazione, parliamo di un periodo di formazione che porta presto ai 40 anni e ad una posizione che si avrebbe dovuto avere almeno 10 anni prima. Sono circondato da amici della mia età “arrivati”. Potrei anche rimettarmi in carreggiata, ma è tutto inutile se quel gap è ormai incolmabile.

    • Ciao Anto, voglio raccontarti la mia esperienza: sono dettagli che non ho mai condiviso qui sul blog e mi auguro ti aiutino a sviluppare un punto di vista diverso.

      Durante il secondo anno di università, uno dei miei obiettivi era quello di diventare milionario a 35 anni.

      Avevo già “pianificato” tutto: laurea con il massimo dei voti, posizione di business analyst in una società di consulenza strategica, MBA in qualche prestigiosa università all’estero, percorso di carriera accelerato e… taaac, sarei diventato milionario a 35 anni! (Ero arrivato addirittura ad ipotizzare che stipendi avrei dovuto guadagnare ogni anno!).

      Come è andata veramente…

      In McKinsey & Co. (la più famosa società di consulenza strategica al mondo), dopo aver superato i vari step della selezione, mi hanno scartato all’ultimo colloquio con un Partner. Avevo 24 anni.

      Ho fatto altri colloqui e alla fine sono entrato in una società di consulenza di direzione. Nei 6 anni successivi ho fatto un bel percorso di carriera, ma il sogno dell’MBA all’estero, del percorso accelerato e di diventare milionario ormai sembravano irrealizzabili… insomma, il famoso “gap incolmabile” di cui hai parlato nel tuo commento.

      Nel frattempo però avevo iniziato a sviluppare un mio progetto personale, questo blog, EfficaceMente. Era un semplice hobby e per lungo tempo non l’ho mai considerato minimamente un’alternativa di lavoro, men che meno, uno strumento per raggiungere quel famoso obiettivo che mi ero dato a 22 anni.

      Ma se manteniamo gli occhi, il cuore e la mente aperti, la vita sa sorprenderci…

      Per concludere: non sono mai riuscito a lavorare in una società di consulenza strategica, non ho mai ottenuto un MBA in una prestigiosa università estera, però… sono diventato milionario a 33 anni.

      Quello che ti chiedo quindi è… perché vuoi diventare Medico? Cos’è che ti spinge a seguire questo percorso? Esiste forse un altro percorso, che non stai considerando, per soddisfare questo tuo desiderio di aiutare le persone che hanno problemi di salute, o per ricoprire una posizione di prestigio?

      Essere “tignosi”, come scritto, significa anche…

      “Essere irremovibili sull’obiettivo finale, ma flessibili nella scelta della strada per raggiungerlo.”

      Mi auguro che questa mia risposta possa esserti in qualche modo di aiuto.

    • Ciao Anto, in aggiunta al mio commento, ti stanno rispondendo anche nel gruppo Facebook di EfficaceMente :)

      Qui: https://www.facebook.com/groups/efficacemente.bc/permalink/720829301429789/

    • Giampaolo Cosseddu

      Guarda dipende tutto dalla voglia che hai di fare questo percorso, se sei determinato, fallo. I migliori medici che conosco non sono entrati in regola, eppure si sono affermati con successo nel loro settore. Io studio medicina e ho colleghi di 33-34 anni che vanno benissimo e non hanno intenzione di mollare perché semplicemente hanno voglia di farlo. Conta che dopo 6 anni ci sarà lo stipendio da specializzando che è già sopra la media degli altri stipendi in Italia e ti permetterà di vivere abbastanza bene. Non darti per vinto, se sei appassionato a questo magnifico settore, comincia subito!

    • Em Wood

      Ciao Anto! Io sono nella tua stessa situazione. Ho ripreso gli studi in medicina dopo anni di letargo esistenziale. Se tutto va bene mi laureerò a 36 anni..decisamente troppo vecchia per gli standard comuni. Però sai che c’è?!? Amo quello che sto facendo, ho il privilegio di poter ancora imparare e migliorarmi e se, una volta medico, riuscirò a fare la differenza anche per una sola persona che chiederà il mio aiuto, potrò dire che ne è valsa davvero la pena.

    • Matteo Ricci

      Ciao Anto, guarda sono uno studente di medicina al 4°, dopo aver fatto una triennale in ricerca biomedica in una prestigiosa università a Londra, ho mollato le ricche (molto ricche) opportunità di lavoro che l’uni e la laurea mi offriva e ho deciso di iscrivermi a medicina, con l’obiettivo di diventare un Pediatra, contro l’opinione di tutti (compresi i miei) ero un pazzo, buttare via le opportunità che mi avevano offerto di una bellissima carriera, per inoltrarmi nell’incertezza (innanzitutto di passare il test) e poi 6 anni (quando va bene) di medicina. Guardandomi indietro… probabilmente adesso avrei un lavoro e sarei più ricco di sicuro, ma con un grande rimorso, quello di non aver seguito da sempre la mia passione che avevo sin da bambino, adesso sono sempre sopra i libri, sicuramente senza soldi ed un futuro incerto, però quando metto quel camice mi sento la persona più felice del mondo, e tutto quanto svanisce, ringrazio Dio, ogni giorno di avermi dato la forza di scegliere questa strada. Quando sono entrato il primo giorno, pensavi che sarei stato il più vecchio, invece no, persone di 30 e anche 40 anni. In UK e USA ti posso assicurare che iniziare medicina da Mature (quindi over 30) è qualcosa di abbastanza comune. Se è la tua strada vai, non sarà semplice, ma è secondo me il mestiere più bello al mondo (mi vorranno perdonare tutti gli altri :D )

    • Anto

      Che dire! Non mi aspettavo così tante risposte! In realtà il commento di cui sopra l’ho scritto di getto, senza troppo riflettere o controllarne la forma. L’esempio che ho fatto è veramente un esempio. Il mio percorso di studi non è medicina ma scienze politiche. Alla parola “medico” dovreste sostituire la parola “avvocato” ed avreste la mia storia. Già, appena finito il liceo ero uno studente di giurisprudenza e poi, per varie ragioni, cambiai corso. Scelta che ancora oggi mi lascia l’amaro in bocca. Quando parlo di “gap incolmabile” non alludo solo al piano professionale – il riferimento è all’esperienza e all’autorevolezza nel proprio mestiere – ma anche ad un vero e proprio percorso di vita. Per semplificare al massimo: è tutta una questione di curriculum. Probabilmente per un medico è diverso – il fine ultimo del mestiere è la cura del paziente – ma per un avvocato la competizione è fondamentale. Un avvocato che si iscrive all’albo a 40 anni non sarà mai allo stesso livello di uno che ha cominciato a praticare a 27 o 30 anni. Si può nascere con talento, ma se si perde un treno è difficile tallonare chi quel treno l’ha preso. Posso avere tutte le caratteristiche del velocista, ma se comincio ad allenarmi a 30 anni, dopo una vita sedentaria, beh, posso pure archiviare il sogno di vincere competizioni importanti. Comunque grazie a tutti delle risposte!

  • Drivingcat

    Ciao Andrea :) , che dire, sei diventato un punto di riferimento grazie ai tuoi articoli, ogni volta riesci ad aggiungere delle novità ai tuoi lettori ( in questo caso il test) . Volevo sapere una cosa che non riguarda l’articolo in se’ ma che in certo modo ha un collegamento, spero comunque di avere una risposta : il tuo modo scorrevole di scrivere e la tua ampia conoscenza di termini/vocaboli e che poi utilizzi nel momento giusto nei vari articoli e’ una tua “dote innata”( mi ricordo che pure lo accennasti il tuo piacere nello scrivere) oppure è un’abilità che hai acquisito con il tempo e con una certo impegno (tigna) . Oltre a questo vorrei un tuo personale consiglio nello scrivere meglio e ampliare il proprio vocabolario per poi utilizzarlo nel parlato o nello scritto .

    • Ciao, se vai nell’archivio di EfficaceMente e leggi i primi articoli che ho scritto e li confronti con questi ultimi, scommetto che troverai alcune significative differenze.

      Ho sempre amato scrivere e probabilmente ho una certa predisposizione, ma negli anni sono migliorato… scrivendo.

      Tra articoli e manuali ho scritto più di un milione e mezzo di parole: se vuoi migliorare nella scrittura devi leggere (per ampliare il tuo vocabolario) e scrivere.

  • Vincenzo Silvano

    Complimenti per l’articolo, davvero molto motivante!

  • Fede

    Articolo interessante! Anch’io ho sempre sostenuto che l’impegno e la determinazione abbiano un valore maggiore rispetto al talento. Quanto meno,l’impegno è più apprezzabile del talento, dal momento che è il frutto della nostra volontà.
    Io sono sempre stata molto determinata e,per perseguire il mio obiettivo, mi sono imposta sacrifici inauditi, ho raggiunto tutte le tappe intermedie del mio percorso, conseguendo ottimi risultati; tuttavia,nel momento in cui dovevo dare il meglio di me stessa per raggiungere l’obiettivo finale, la mia mente si è arresa, ha iniziato a vagare e a ingarbugliarsi in pensieri costanti che mi toglievano energia e mi distraevano dall’obiettivo. Per la prima volta, ho sperimentato il fallimento ed è tangibile la mia paura di fallire ancora, non ho ancora recuperato la mia lucidità e,spesso, avverto la mia granitica e proverbiale forza di volontà sgretolarsi per il peso dei miei pensieri,ma non ho alcuna intenzione di arrendermi. Devo farcela, lo devo a me stessa!

  • Lucia Ersinger

    Cé tanta verita nel tuo articolo e mi riconosco in molte situazioni…mi aiuta moltissimo a superare i miei problemi con la definizione….grazie Andrea

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