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Metodo di studio Medicina: come renderlo efficace con l’Effetto Testing

Avatar di Roberto Rais di Roberto Rais - aggiornato il 14 Ottobre 2019 Home » Studio Ancora nessun commento

Sei in cerca di idee e consigli per migliorare il tuo metodo di studio per il corso universitario di Medicina? Sei arrivato nel posto giusto.

Da sempre il materiale e la quantità di informazioni da apprendere per preparare gli esami a Medicina tormentano le notti di migliaia di studenti.

La quantità è talmente vasta che non puoi permetterti di non avere un metodo di studio efficace.

Ecco perché in questo articolo parleremo di un principio che può davvero rivoluzionare la tua carriera universitaria: l’Effetto Testing.

Studiare medicina è estremamente interessante e stimolante, dà grandissime soddisfazioni, ma richiede tanto impegno e tanto tempo.

Per realizzare il sogno di una brillante carriera come medico, la strada è dura e tortuosa. Capita a moltissimi studenti che dopo qualche esame, una o due bocciature, sessioni saltate, l’entusiasmo si spenga. La laurea in medicina sembra un miraggio, gli ostacoli troppi, la voglia scende ai minimi termini.

Il risultato? Si tende a procrastinare, ancora e ancora, fino ad abbandonare le speranze di carriera accademica e professionale.

Ma come possiamo rompere questo circolo poco virtuoso?

Il segreto è sempre il metodo di studio. A maggior ragione in una facoltà in cui la quantità di informazioni da digerire non solo è tanta, ma è cumulativa, ovvero le informazioni apprese durante il primo anno rimangono rilevanti anche per esami che dovrai sostenere anni dopo.

Vediamo quindi una strategia per studiare bene potente ed efficace, supportata da diversi studi scientifici che hanno dimostrato essere utile soprattutto per la facoltà di medicina.

Ma prima facciamo un’importante premessa.

Lo studio delle conoscenze in Medicina

Gli studenti di Medicina spesso si sentono sopraffatti dall’eccessiva quantità di conoscenze che devono apprendere in breve tempo. Si trovano così a doversi districare tra centinaia di pagine, in un contesto di inconsapevolezza su come apprendere davvero le informazioni.

Proviamo quindi a fare un po’ d’ordine. In Medicina possiamo dividere l’apprendimento in due distinte forme di conoscenza, collegate tra loro: la conoscenza “di fatto” e quella “di procedura”.

Cosa significa?

In sintesi, la conoscenza “di fatto” è il background teorico. Pensa, ad esempio, allo studio delle caratteristiche dei muscoli degli arti inferiori o alla conoscenza del processo infiammatorio del nostro organismo. Di contro, la conoscenza “di procedura” è quella che può essere indicata come la parte più pratica della medicina, come la conduzione di esami clinici.

Insomma, per dirla in altri termini, le conoscenze concettuali comprendono le informazioni sul “cosa”, mentre le conoscenze procedurali comprendono le informazioni sul “come” e sul “perché”.

Anche se non tutti gli studenti la pensano così, la maggior parte delle matricole ritiene che le conoscenze procedurali si possano apprendere più facilmente mediante simulazioni pratiche, mentre lo scoglio più arduo è la conoscenza dei concetti, che richiede letture, riassunti, test e revisioni varie.

Ebbene, all’inizio è proprio la conoscenza concettuale ad assorbire la maggior parte del tempo, vediamo quindi come ottimizzare il tuo studio.

Come migliorare l’apprendimento nella Medicina

Condiviso che il primo ostacolo che incontrano gli studenti di Medicina è l’apprendimento della conoscenza concettuale, rimane da comprendere come puoi semplificare questo processo, creando dei legami solidi tra le varie nozioni ed evitare vuoti di memoria in sede d’esame.

Ebbene, la soluzione è più semplice di quanto tu possa pensare: la ripetizione dello studio del materiale per più volte durante il periodo di preparazione.

Ormai 40 anni fa lo psicologo svedese K. Anders Ericsson guidò un team di ricerca in uno dei primi esperimenti utili per confermare l’importanza della ripetizione nella memorizzazione di elementi astratti.

Coinvolse uno studente universitario, con intelligenza e capacità di memoria nella media, e gli fece memorizzare una sequenza di cifre lette in modo casuale, al ritmo di una cifra al secondo.

Per più di 20 mesi lo studente si impegnò in questa attività per circa 1 ora al giorno, da 3 a 5 volte alla settimana. Partendo da una prima capacità di memorizzazione di 7 cifre raggiunse l’abilità di tenere a mente un arco di quasi 80 dopo 20 mesi o 230 ore di pratica.

Questi risultati hanno dunque dimostrato che l’abilità di memorizzare anche le informazioni più astratte può essere migliorata con la pratica.

A questo punto, probabilmente starai pensando qualcosa del genere:

“quindi mi stai dicendo che ripetere è importante? Sai che novità!”

Non è proprio così: questo esperimento, come tanti altri, dimostra l’effetto della pratica sulla memoria. La pratica farà in modo che le informazioni che apprenderai si fissino nella tua mente in maniera sempre più solida.

Pensa alla memoria come a un muscolo. La sua capacità può essere potenziata se la alleni, e puoi iniziare a farlo con questa serie di esercizi.

Chiarito questo concetto, è il momento di fare un passo in più.

L’effetto Testing

Probabilmente ti starai domandando come rafforzare concretamente le tue conoscenze in Medicina durante le sessioni di studio.

Qui entra in gioco l’Effetto Testing. In poche parole, è un principio psicologico che si basa proprio sull’idea che il semplice testare la memoria di uno studente la rafforzerà.

Per questo ritengo che gli studenti di Medicina debbano comprendere l’importanza di integrare la loro preparazione con verifiche e test pratici, senza limitarsi alla semplice memorizzazione di elementi che permangono su un piano astratto.

Facciamo un esempio.

La maggior parte degli studenti di Medicina (e non solo) leggono le nozioni che sono “costretti” ad apprendere, le riassumono e le studiano di nuovo, nella speranza di non dimenticarle il giorno dell’esame.

Adesso proviamo a dividere gli studenti in due sotto-gruppi.

Da una parte abbiamo gli studenti che studiano ripetutamente il materiale di studio, si sottopongono a pochi test, e poi affrontano l’esame.

Dall’altra abbiamo quelli che dedicano meno tempo allo studio delle conoscenze di “fatto”, per concentrarsi soprattutto sui test di richiamo, fino al giorno precedente l’esame.

Quale dei due sotto-gruppi otterrà i risultati migliori?

Naturalmente, con così poche informazioni a disposizione, non potrai mai saperlo!

Tuttavia, un interessante studio condotto da Hogan e Kintsch nel 1971 ci propone qualche spunto di discussione.

I due ricercatori coinvolsero un gruppo di studenti, inducendoli a studiare una lista di 40 parole, in quattro diverse occasioni, con brevi pause tra un periodo di studio e l’altro.

Coinvolsero poi un secondo gruppo di studenti, inducendoli a studiare la lista solo una volta, ma poi li sottoposero a tre test di richiamo.

Due giorni dopo, entrambi i gruppi sono stati sottoposti a un test finale. Il primo gruppo – quello che ha studiato la lista quattro volte – è stato in grado di richiamare correttamente il 15% delle parole. Il secondo gruppo – quello che ha studiato una sola volta ma ha avuto l’opportunità di fare tre test – è stato in grado di richiamare correttamente il 20% delle parole.

Insomma, lo studio dell’elenco di parole una sola volta, seguito da alcuni test, ha condotto a risultati migliori rispetto allo studio dello stesso elenco per quattro volte, ma senza test intermedi.

Vediamo un altro caso.

Uno studio controllato randomizzato ha confermato che test ripetuti hanno portato ad una ritenzione a lungo termine significativamente più elevata rispetto alla semplice ripetizione di concetti.

Questo studio ha preso in esame una conferenza didattica per gli studenti in pediatria e medicina d’urgenza. C’erano due gruppi controbilanciati. Un gruppo ha effettuato un test sul tema dello status epilettico e ha studiato un review sheet sulla miastenia gravis. Il secondo gruppo ha studiato un review sheet sullo stato epilettico e ha effettuato il test sulla miastenia gravis.

Le sessioni di test e di studio si sono svolte immediatamente dopo l’insegnamento e a intervalli di tempo di circa 2 settimane. Ogni volta è stato dato un feedback ai partecipanti. Lo studio si è concluso con un test finale dopo 6 mesi.

Ebbene, sei mesi dopo la sessione di insegnamento iniziale, i test ripetuti hanno portato a punteggi finali in media superiori del 13% rispetto a quelli del gruppo di studio ripetuto.

È stato quindi provato che in medicina l’integrazione di prove ripetute e test nello studio porta ad una ritenzione delle conoscenze a lungo termine significativamente più alta.

Nonostante una buona parte degli studenti di Medicina abbia toccato con mano gli importanti benefici che è possibile ottenere attraverso i test, moltissimi sono ancora inconsapevoli dei vantaggi che portano alla capacità di memorizzazione delle conoscenze concettuali.

Il perché è presto detto. Ancora oggi, continua a prevalere la convinzione che i test utilizzati nel contesto di apprendimento servano esclusivamente a valutare la conoscenza, e NON come una tecnica per intensificare l’apprendimento!

Quindi quello che ti consiglio caldamente di fare per migliorare i risultati a Medicina è integrare l’effetto testing nelle tue sessioni si studio, ma non puoi farlo se alla base non c’è un metodo di studio che si adatti al tuo stile cognitivo e preveda le strategie adatte per approcciarti alle materie previste dalla tua facoltà.

Tutto questo lo trovi spiegato nel dettaglio all’interno di Sm2, il manuale con cui Andrea ha aiutato più di 13000 studenti a preparare gli esami, anche quelli di Medicina.

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A questo punto non ti resta che provare a sfruttare l’Effetto Testing e farci sapere come va nei commenti.

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A presto, Roberto.

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