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In questo articolo parleremo della paura di quello che pensano gli altri, ma soprattutto trarremo ispirazione dalla letteratura per superarla.

Ti capita di non fare delle scelte perché in disaccordo con quelle del tuo partner o della tua famiglia?

Sul lavoro ti vengono delle idee particolarmente originali ma eviti di proporle perché non vuoi correre il pericolo di sentirti giudicato dai tuoi colleghi?

Ti piacerebbe scegliere uno stile diverso dai dettami della moda ma poi finisci per vestirti come al solito, per non farti notare troppo?

Se queste situazioni ti sono familiari, allora sappi che sei caduto in un errore che accomuna la maggioranza delle persone: ti preoccupi troppo di quello che pensano gli altri.

Una paura che non si addice proprio ad un +Efficace. Scopriamo come liberarcene!

Perché ti preoccupi di quello che pensano gli altri?

È una cosa che capita spesso, fin da bambini: c’è un gruppo a cui teniamo, quello degli amici, dei compagni di classe, della squadra dove giochiamo, che apprezza qualcosa, o sceglie di fare qualcosa, e noi invece la pensiamo in tutt’altra maniera.

Però, per paura che ci escludano o prendano in giro, ci adattiamo e uniformiamo la nostra volont

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Avatar di Andrea Giuliodori
Sono un Ingegnere, nato e cresciuto tra le ridenti colline marchigiane ed oggi vivo e lavoro a Londra. Ho lavorato a Milano come Manager per una multinazionale della Consulenza Direzionale per 7 anni. Da inizi 2015 ho deciso di dedicarmi a tempo p...

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Davide

Ciao Andrea, superfluo sottolineare quanto sia interessante questo articolo. Per il sottoscritto è l’ennesima conferma circa l’importanza dell’auto determinazione in una società che tende solo all’omologazione di pensiero ed identità. L’individualita ci proietta in un terreno difficile, la “diversità” che sia di espressione, pensiero o altro, ci porta ad un continuo confronto, ci spinge verso il cambiamento, contribuisce ad esercitare la nostra resilienza. Spesso è il cammino più tortuoso ma, per me è un modo di essere ed esistere e, come dicono gli anglosassoni, NO PAIN, NO GAIN.

Andrea Giuliodori

Ciao Davide, sì, sono profondamente convinto che il piano individuale sia il piano corretto su cui è necessario lavorare per realizzare un cambiamento a livello globale. Individui soddisfatti, consapevoli e realizzati non possono che contribuire positivamente al mondo.

nicola

Ottimo articolo!
peccato solo per lo scivolone finale su cospirazionisti e teorie del complotto…non so da dove tu abbia preso l’informazione che sarebbero poco istruiti e con Q.I. basso,
ma é una scemenza totale (col dovuto rispetto).
Non sto parlando dei paranoici che vedono complotti ovunque (anche dove non vi sono) ma di chi, proprio in barba al pensiero unico e massificato, riesce a porsi dubbi su TUTTO(segno di INTELLIGENZA), non accettare acriticamente le “veritá” dei media ,auto-proclamatisi “professionisti dell’informazione” (posso ridere?…) e che,cosí facendo, rispecchiamo esattamente colui che NON segue la massa (sempre ignorante e MANIPOLABILE,come scriveva Gustav Le Bon)
Nicola

Andrea Giuliodori

‘sta cosa che porsi dubbi su TUTTO è segno di intelligenza ha anche rotto un po’ le balle, soprattutto quando i dubbi che si pongono certi individui non indicano un pensiero critico, ma piuttosto una completa assenza di competenze di base e logica.

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