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Che cos’è l’empatia e perché è importante svilupparla per avere successo nella vita? Continua a leggere e lo scoprirai.

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.”

Cos’è l’empatia? Una delle abilità umane più invisibili. Ma anche una delle più celebrate quando si presenta nel suo splendore.

Il problema è che questa abilità è in rapido declino.

“Si va avanti solo se si è i più forti e si schiacciano gli altri.”

Questo, più o meno, è il mantra di una competizione eccessiva che dimentica i benefici della collaborazione.

È una linea guida radicata in molti ambiti: dall’educazione, al commercio, al mondo delle relazioni.

L’individualismo ha tolto allenamento alla nostra empatia, relegandola a un lontano angolino della nostra mente.

Ma oggi vediamo perché è importante.

Il significato di Empatia

Partiamo dalle basi. Il termine Empatia deriva dal greco en-pathos “sentire dentro” e la definizione che gli viene data oggi dall’Enciclopedia Treccani è la seguente: “Capacità di porsi nella situazione di un’altra persona o, più esattamente, di comprendere immediatamente i processi psichici dell’altro. Con questo termine si vuole rendere in italiano quello tedesco di Einfühlung”.

La storia di questa parola

Questo concetto, infatti, è stato introdotto in filosofia, a fine Ottocento, proprio dal tedesco Robert Vischer, secondo la quale l’arte “è l’immedesimarsi del sentimento nelle forme naturali, a causa di una profonda consonanza o simpatia tra soggetto e oggetto”.

Nell’Antica Grecia, invece, questo termine esprimeva il sentimento di unione tra coristi dei canti epici e il loro pubblico, facendone risaltare la partecipazione emotiva. Ci è voluto, quindi, qualche secolo prima che questa parola prendesse un significato così legato alla socialità e ai rapporti tra le singole persone.

Prima con Sigmund Freud che la utilizzò in Psicologia delle Masse e analisi dell’Io, per riferirsi a un meccanismo che ci fa assumere un determinato atteggiamento nei confronti di un’altra vita psichica estranea al nostro io. Poi, in seguito, un altro passo decisivo, per definirla come la conosciamo oggi, l’ha fatto lo psicanalista austriaco Heinz Kohut che introdusse il concetto di comprensione empatica.

Cos’è l’empatia?

empatia significato

Quindi, come si può definire con poche e semplici parole l’empatia al giorno d’oggi?

È la capacità di riconoscere e comprendere a pieno le emozioni altrui. La capacità di ascoltare in modo attivo e senza giudicare le persone che avete accanto.

È caratterizzata da processi cognitivi e un’attivazione emozionale nel soggetto che la prova.

È un tentativo attivo di comprendere la prospettiva degli altri e le loro emozioni: in pratica come percepiscono e come vivono la loro realtà.

Cosa non è l’empatia

È importante non fare confusione dando questo nome a emozioni diverse.

L’empatia non è:

  • compassione: quest’ultima è una forma di empatia unita al desiderio attivo di aiutare il prossimo;
  • imitazione: essere empatici non significa imitare i sentimenti dell’altra persona e il suo comportamento;
  • pietà: questa è infatti la preoccupazione per lo stato di un’altra persona percepita come inferiore.

A cosa serve?

Se vogliamo crescere, è un’abilità cruciale per noi e le nostre relazioni: ci permette infatti di ampliare la nostra percezione sfruttando esperienze diverse dalla nostra.

L’empatia porta con sé un enorme vantaggio sociale.

L’umano è un animale che ha sempre fatto di socialità e cooperazione i suoi punti di forza. Grazie a loro siamo riusciti a stabilirci in cima alla piramide alimentare e a inventare la nostra tecnologia.

Riusciamo a far funzionare comunità enormi e complesse grazie all’uso della parola, della scrittura e del pensiero razionale.

Ma come riusciamo a comunicare quando non abbiamo lo stesso linguaggio?

Riconoscere le emozioni degli altri e avere la certezza che gli altri riconoscano le nostre, facilita le nostre interazioni.

Accade sia nel piacere, che nel dolore: quando vediamo qualcuno sbattere la testa contro un muro, “sentiamo” il suo dolore.

Se invece osserviamo delle persone gioire, quella gioia è in grado di riflettersi dentro di noi.

Empatia e intelligenza emotiva

Quando si parla di empatia, non si può di certo trascurare l’intelligenza emotiva. Questa espressione, infatti, è definita come “la capacità di monitorare le proprie e le altrui emozioni, di differenziarle e di usare tali informazioni per guidare il proprio pensiero e le proprie azioni” (Salovey e Mayer, 1990).

Possedere tra le proprie qualità l’intelligenza emotiva, dunque, significa avere le capacità di consapevolezza, motivazione, padronanza di sé, empatia e abilità nelle gestione delle risorse umane, che sono alla base di una buona relazione tra individui.

Non tutti, però, sviluppano l’intelligenza emotiva e questo porta alcuni individui a non saper riconoscere e controllare le proprie emozioni e quelle altrui, oltre a essere incapaci di provare empatia.

Per capire nel dettaglio il concetto di intelligenza emotiva, è consigliabile leggere i testi di Daniel Goleman, giornalista scientifico e psicologo, che nel 1995 ha pubblicato il libro “Intelligenza emotiva: che cos’è e perché può renderci felici”, portando questo tema alla ribalta in ambito sociale, psicologico e non solo.

Empatia e neuroni specchio

Successivamente, con gli studi del neuroscienziato italiano Giacomo Rizzolatti e il suo team di ricerca, presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, è stata formulata la teoria dei neuroni a specchio.

Questi particolari neuroni sarebbero alla base dell’abilità di cui stiamo parlando oggi, in quanto consentono la comprensione della mente e dei vissuti dell’altra persona: grazie ai neuroni specchio, infatti, quando osserviamo un nostro simile compiere un particolare gesto, provare una certa sensazione o emozione, si attivano, nel nostro cervello, gli stessi neuroni che entrano in gioco quando siamo noi a compiere quella stessa azione.

Esiste, dunque, un meccanismo naturale e biologico che ci mette in relazione con gli altri e ci dà la possibilità di comprenderne nel migliore dei modi gesti, azioni ed emozioni.

Dove sono le prove che l’empatia esiste davvero?

Secondo uno studio del Max Planck Institute in Germania, l’area del nostro cervello che si attiva nelle reazioni empatiche (e che resta spenta in abitudini egocentriche) è la circonvoluzione sopramarginale destra, una regione del lobo parietale.

Quest’area è centrale nella distinzione delle nostre emozioni rispetto a quelle degli altri.

Inoltre si attiva per darci l’abilità di osservare e valutare le emozioni che gli altri stanno provando in tempo reale.

La ricerca ha dimostrato che un funzionamento subottimale di quell’area ci porta a proiettare le nostre emozioni sugli altri, facendoci diventare egocentrici, dimenticando appunto cos’è l’empatia.

Dimenticandolo fisicamente.

Inoltre, quando siamo costretti a prendere decisioni rapide, la nostra empatia viene frenata o inibita completamente, portandoci a giudizi scorretti o imprecisi.

Non solo, in quest’area sono presenti i Neuroni Specchio che ci fanno imitare le azioni degli altri: per esempio quando una persona sbadiglia, ci troviamo a sbadigliare a nostra volta.

I vantaggi di essere empatici

empatia in azione

Come abbiamo intuito aiuta nelle aree sociali: nella gestione delle relazioni, in quelle delle nostre comunità e soprattutto nella consapevolezza di noi stessi.

“Sapere come riconoscere le emozioni degli altri, ci dà dei parametri per riconoscere le nostre.”

Migliora anche le scelte morali: se abbiamo provato dolore sarà più difficile desiderare di infliggerlo agli altri e se abbiamo provato gioia, sarà più facile gioire della felicità altrui.

Infine la ricerca ha evidenziato altri aspetti molti interessanti:

  • Lo stato di salute dei pazienti migliora dove l’empatia viene praticata attivamente dai medici.
  • Diminuisce significativamente gli errori medici.
  • Modera i comportamenti aggressivi.
  • L’assenza di empatia è un marker fondamentale di psicopatia e autismo.
  • La sua presenza migliora la soddisfazione nelle relazioni intime.
  • Permette di creare e mantenere amicizie.
  • L’empatia è correlata positivamente con comportamenti di supporto e negativamente con eventi di aggressività.
  • Diminuisce l’incidenza dei crimini nelle società dove l’empatia è più presente.
  • Minimizza i problemi familiari.

Semplificando molto: possedere questa abilità migliora la nostra salute e le nostre relazioni.

Perché è così importante

“Siamo scimmie evolute con bombe atomiche a disposizione.”

Fermiamoci un attimo a pensare: negli ultimi decenni ci siamo trovati con invenzioni e tecnologie pazzesche!

Ma nonostante questo, siamo quasi gli stessi umani di qualche decina di migliaia di anni fa, con l’aggravante dell’alienazione sociale promossa dai Social Media.

Questa rivoluzione tecnologica include strumenti magnifici, come la risonanza magnetica, e armi devastanti come la bomba atomica.

Le decisioni su come e quando lanciare quelle bombe sono sempre in mano a noi umani.

Pensaci: preferiresti che a scegliere fosse una persona che sa cos’è l’empatia, o qualcuno che pensa solo a se stesso?

Come sviluppare l’empatia?

Per allenare l’empatia (siamo o non siamo efficaci dopotutto? :) ) ci sono diverse attività che si possono praticare con costanza.

1) Fai questo semplice gioco

Spesso passiamo il tempo tra la gente incollati allo schermo dello smartphone.

Possiamo provare però a fare un gioco: osservare le persone e provare a indovinare il loro stato emotivo.

Ci possiamo chiedere: che giornata stanno passando? Cosa stanno provando?

La curiosità verso gli altri è il primo passo per comprendere cos’è l’empatia ed estenderne l’efficacia.

2) Impara ad ascoltare attivamente

Spesso durante le conversazioni abbiamo la risposta pronta prima ancora che l’altro abbia finito la frase.

Trattiamo molte conversazioni come battaglie verbali e finiamo per scontrarci davvero.

Rallentando un po’ possiamo cambiare il corso di questi scambi. Potremmo ad esempio fare così:

  • Ci prendiamo un momento per considerare ciò che l’altro ha detto e facciamo delle domande per approfondire il suo punto di vista.
  • Dopodiché tentiamo di comprendere perché quella persona la pensa così.
  • Infine proviamo a identificare le sue emozioni.

Questa pratica è ancora più utile quando non condividiamo l’opinione dell’altro, perché ci permette di espandere e completare la nostra.

3) Apriti agli altri

Ascoltare le esperienze degli altri è come leggere libri.

È vivere nuove prospettive della stessa vita: questo ci permette di avere più informazioni su esperienze comuni e vederle in maniera diversa.

Allo stesso tempo, aprirsi ai propri sentimenti e alle esperienze è fondamentale per poterli gestire e riconoscere in maniera equilibrata e costruttiva.

L’uso continuo di queste tre pratiche ci permette di allargare i nostri confini di “giudizio e pregiudizio” limitando l’uso di etichette verso l’altro e facilitandoci la via verso la visione di com’è realmente l’esperienza umana e cioè un’esperienza comune, in cui siamo una specie sola e lavoriamo per la nostra evoluzione e sopravvivenza.

Questi vantaggi e principi funzionano a tutti i livelli, dalle relazioni più intime ai progetti più grandi.

Com’è possibile avere un obiettivo comune e perseguirlo con efficacia se non prendiamo atto di cos’è l’empatia e non ci comprendiamo?

Ora siamo venali: cosa ci guadagno?

Lo ammetto, a volte tendo ad essere un po’ utopista, ma se i vantaggi immensi del sapere cos’è l’empatia non bastano ancora, lascia che ti ricordi questo dettaglio: 

“Aiuterai di più gli altri che, riconoscenti, aiuteranno te.”

Questo dettaglio da solo può cambiare così tanto l’esperienza di vita che necessita di un momento di riflessione ulteriore: perché gli altri dovrebbero aiutarmi?

È una bella domanda, in effetti.

Perché una persona che non mi conosce dovrebbe aiutarmi? Allo stesso modo potremmo chiederci: perché non dovrebbe farlo?

Si tratta di saper distinguere tra conseguenze di primo, secondo e terzo livello, dove quelle di primo livello sono quelle più immediate, e le seconde e le terze sono più a lungo termine e distaccate dal momento presente.

Credi che avrà più supporto (e felicità) una persona che fa la guerra a tutti e cerca di accaparrarsi tutto il possibile con la competizione spietata, o qualcuno che sa cos’è l’empatia e aiuta tutti indiscriminatamente senza aspettarsi nulla in cambio?

Magari ti viene da pensare la prima, forse per emulazione…

Ora, proietta entrambe le situazioni in avanti di 10 anni.

Pensa a una persona che combatte tutti e a un’altra che aiuta tutti e trai le tue conclusioni su chi riceverà più supporto sociale (e di conseguenza più opportunità).

Il supporto sociale è fondamentale per ogni impresa di successo: che sia un’amicizia, un amore o un’azienda.

“Nessuno arriva in alto da solo, in nessun campo della vita.”

Persino la salute si deteriora se privata delle relazioni e della socialità. Si deteriora tanto da portare anche alla morte.

E se volessi approfondire il concetto di Empatia?

Esistono molti testi che approfondiscono bene il tema, ma un libro che devi assolutamente leggere (se non lo hai già fatto) è il seguente: “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman.

Inoltre, se vuoi allenare la tua empatia, ho preparato un percorso per te: riceverai via mail alcuni esercizi che potranno letteralmente cambiarti la vita. Puoi iscriverti qui sotto ;)

Ti auguro una buona lettura e una buona settimana.

A presto!

Severino.

Avatar di Severino Cirillo
È scrittore, insegnante e studente. Dal 2015 ha pubblicato sei romanzi e insegnato in oltre sette scuole tra Pechino e Shanghai. Cammina tanto, forse troppo, e gli piace attraversare nazioni a caso, di solito con mezzi che diventano anche il suo lett

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Elisa

Buongiorno a tutti,
Articolo molto interessante Severino!
Proverò a mettere in pratica i tuoi suggerimenti.

Severino Cirillo

Ti ringrazio! Fammi (facci) sapere se funzionano e quanto e come!

Meriam

Ottimo articolo, bravissimo Severino.
Grazie per il consiglio per quando riguarda il libro di Daniele Goleman – intelligente emotiva, ho letto questo straordinario libro e di stato illuminante per me.

Lorenzo

Lascio un commento che se volete potrete integrare all’interno dell’articolo.
Un altro modo per allenar l’empatia consiste in un semplice esercizio di scrittura creativa. Si descrive un evento della nostra vita in cui c’è stato uno scontro (o un confronto) tra noi e un’altra persona e almeno dei due ne ha sofferto. Il segreto sta nel descrivere l’evento come se il soggetto narrante fosse l’altra persona: nulla di meglio di provare a descrivere le sue ragioni e i suoi sentimenti per provare a comprenderli.

Lorenzo

Severino Cirillo

È un fantastico suggerimento! Sono convinto che tutti dovremmo darci del tempo per scrivere a mano e di getto e giocare con le parole. Sono davvero in grado di cambiare mondi interiori ed esterni.

Proverò anche io quell’esercizio con una cosa che devo sistemare :)

Elia

Ok, Non si giudica un libro dalla copertina è vero!
Per questo ho preso il libro di Goleman…
Ma dopo aver letto un capitolo mi veniva la nausea a forza di tutte le americanate e luoghi comuni che conteneva.
Probabilmente l’ho giudicato troppo preso, dovrò tentare di nuovo la lettura visto che anche qui lo si raccomanda

Severino Cirillo

Ciao Elia. È pur sempre un libro americano e purtroppo ci si deve abituare, gran parte dei titoli formativi di “self-help” vengono da lì e loro hanno uno stile editoriale molto definito. Ci sono altri libri altrettanto di valore, per esempio di John Gottman e Gay Hendricks.

Isa

Bellissimo articolo! Grazie!

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