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Il sonno polifasico

07 febbraio 2011 Home » Sonno 52 commenti

Il sonno polifasico raccontato da chi lo sta sperimentando.

sonno bifasico

Nota dell’autore: pubblico oggi un articolo di Stefano, autore di Mindcheats.net. Stefano ci parlerà della sua esperienza di sonno polifasico. Articolo da non perdere per tutti quelli che vorrebbero giornate da 40 ore. Buona lettura.

Ah, 24 ore al giorno sono troppo poche per fare tutto! Con i vari impegni che si accumulano e accavallano nel corso delle settimane e dei mesi, moltissime persone si trovano a pensare una frase del genere. Purtroppo le giornate da 40 ore sono destinate a rimanere nella fantasia popolare, ma per fortuna c’è una soluzione alternativa che garantisce più o meno gli stessi risultati: il sonno polifasico.

Cos’è il sonno polifasico?

Come si può intuire dal nome, è la pratica di dormire più volte al giorno. Come è stato difatti dimostrato da diversi studi negli ultimi anni (cit. Processes underlying sleep regulation – Alexander A. Borbély, Peter Achermann, Beat Geering, and Irene Tobler), il cervello umano non ha affatto bisogno delle canoniche 8 (o 6-7 per i più fortunati) ore di sonno per rigenerarsi dalle fatiche quotidiane, ma di molte meno.

Il riposo si divide in tre fasi fondamentali: sonno leggero, sonno pesante e fase REM, che si susseguono in quest’ordine quattro o cinque volte durante l’arco di una nottata. Tutto molto interessante, ma ancora più interessante è sapere che secondo gli studi (cit. Buckminster Fuller) il sonno leggero e quello pesante sono assolutamente inutili, una perdita di tempo per noi e il nostro cervello. Non si sa ancora bene perché queste fasi esistano, fatto sta che se non ci fossero basterebbero 2 ore a notte e non un minuto di più. Ed è qui che il sonno polifasico entra in azione.

Il metodo

Un altro fatto molto interessante è che il cervello aumenta la durata della fase REM nello stesso periodo di sonno se sa di dover dormire poco (cit. Processes underlying sleep regulation – Alexander A. Borbély, Peter Achermann, Beat Geering, and Irene Tobler).

Isomma il nostro cervello sa benissimo come migliorare il sonno, dormendo meno. In questi casi infatti, la fase REM inizierà immediatamente e non dopo oltre un’ora, e questo principio può essere sfruttato in diversi modi.

Il sonno bifasico (detto anche siesta o napping) suddivide il riposo quotidiano in due fasi, anziché una. Per dirla in parole più semplici, è il caro e vecchio metodo del riposino con una nuova e sgargiante accezione (e c’è ancora chi crede che la crescita personale l’abbiano inventata gli americani… tze!)

Andate a dormire di giorno, magari dopo pranzo, per un’ora e venti minuti circa; questo permetterà al cervello di riposare a sufficienza per recuperare le forze. Grazie a questo riposino pomeridiano potrete dormire di notte molto di meno: quando vi coricate puntate la sveglia a quattro, massimo quattro ore e mezza di distanza.

I primi giorni sono senza dubbio i più difficili: il cervello ci mette un po’ ad abituarsi al nuovo ritmo, e soprattutto a capire che notte e dormire non sono sinonimi. Per questo non è il caso di iniziare con il sonno bifasico durante un periodo particolarmente intenso, o se avete programmi imponenti nelle due o tre settimane successive. Vi capiterà occasionalmente di non sentire la sveglia e dormire più del previsto: nessun problema, è normale e può capitare all’inizio. L’importante è non demordere, e aspettare che la naturale flessibilità della mente assimili il nuovo piano.

Una cosa che dovrete evitare il più possibile sono le sostanze che interferiscono chimicamente con il sonno: sì, sto parlando proprio di nicotina e caffeina! Se veramente ci tenete a dormire meno, dovrete rinunciare a qualche cattiva abitudine.

Provate questa tecnica per qualche settimana, e sono sicuro che ne rimarrete soddisfatti anche voi. Senza contare che è anche molto flessibile e si adatterà perfettamente alle vostre esigenze.

Se ad esempio lavorate e la vostra pausa pranzo è molto breve, potrete sempre andare a dormire una volta tornati dal lavoro, verso le sette di sera. L’importante è lasciare almeno quattro ore fra la siesta ed il riposo notturno, altrimenti rischierete di non addormentarvi o di abbassare la qualità del sonno.

Questo metodo offre numerosi vantaggi, vi permetterà infatti di:

  1. Ridurre il tempo dedicato al sonno (abbastanza ovvio).
  2. Migliorare la qualità del sonno.
  3. Aumentare la concentrazione e ridurre la stanchezza.
  4. Facilitare un’eventuale dieta, bruciando più calorie nella fase di veglia.

La mia esperienza diretta

Ho iniziato ad utilizzare il sonno polifasico dalla primavera scorsa, e ne sono rimasto così soddisfatto da scriverci un post per il Blog EfficaceMente ;) Nella mia esperienza non ho riscontrato particolari effetti negativi o contro-indicazioni, se non una di tipo sociale: il mondo si basa sul classico ciclo giorno / notte, e potreste trovare difficile incastrare un’ora e mezza di sonno in una giornata particolarmente piena. Ma secondo me, ne vale la pena per guadagnare due ore di veglia!

Se vi è piaciuto questo articolo di Stefano potrete essere interessati a leggere: come addormentarsi velocemente e come dormire due ore al giorno. :)

Disclaimer: il sonno è una cosa seria e come sempre nel blog non sono contenuti consigli di carattere medico, ma le esperienze dirette dell’autore o dei suoi ospiti. Ho chiesto a Stefano di inserire citazioni puntuali agli studi scientifici che ha utilizzato come riferimento, ma voi non dimenticate di approfondire e sperimentare… sempre.

Foto di mpisti

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52 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar di Ilaria Cardani
    Ilaria Cardani ha detto:

    Mi complimento sinceramente per la chiarezza, la semplicità e l’essenzialità di questo articolo.
    Benché io sia molto molto molto scettica riguardo tutte le teorie che sostengono che si possono ridurre le ore di sonno (e malgrado resti scettica anche dopo la lettura di questo articolo), quello che è spiegato qui è molto credibile e verosimile. Ottima l’idea di fornire i link ai riferimenti scientifici di quanto si afferma.
    In realtà l’importanza del “riposino” o “siesta” o “pennichella” è abbastanza risaputa: io non ho mai praticato questa abitudine perché mi è letteralmente impossibile dormire durante il giorno. Credo principalmente per uno stato di “ansia sotterranea” dovuto forse a quell’”ostacolo” di natura sociale di cui parla Stefano.
    Comunque grazie: a breve sperimenterò il nuovo metodo.

    Rispondi
  2. Avatar di Stefano
    Stefano ha detto:

    Ciao Ilaria, sono felice che ti sia piaciuto l’articolo. Ho parlato con diverse persone del sonno polifasico, e le risposte sono state delle più varie: alcuni l’hanno ritenuto interessante, altri l’hanno ignorato completamente.

    Bisogna mettere sul piatto i pregi e i difetti di questo metodo, poi ognuno valuterà se è il caso di adottarlo oppure no. Personalmente lo utilizzo più intensamente durante le sessioni di esami, in questo modo posso studiare prevalentemente di notte e svagarmi di giorno. Allo stesso tempo, però, capisco bene che si tratta di una rottura non indifferente dover rispettare degli schemi più rigidi. :)

    Rispondi
  3. Avatar di Odino
    Odino ha detto:

    Se ho ben letto, viene suggerita un’ora e mezza di pisolino pomeridiano, per guadagnare due ore da sveglio (cosi é scritto a fine articolo).

    120 min da sveglio – 90 min di siesta = 30 min in più da sveglio.

    Tenendo anche conto che la siesta suggerita é in un arco della giornata di solito intenso, non credo che il gioco valga la candela. A meno che non mi sbagli!

    In tal caso ogni chiarimento é più che ben accetto!

    :)

    Rispondi
    • Avatar di Marco
      Marco ha detto:

      Se non ho capito male e la matematica non mi inganna, 4 ore e mezzo di sonno più una siesta di un’ora e mezzo nel pomeriggio, fanno un totale di 6 ore di sonno contro le 8 canoniche, è corretto?

      Rispondi
  4. Avatar di Stefano
    Stefano ha detto:

    Esattamente Marco. ;)

    In segiuto, dopo essersi abituati a questo ritmo, è possibile cercare di ridurre la durata di una delle due fasi del riposo: in questo si va molto a fortuna, perché alcune persone si sentono naturalmente più stanche di altre. Io ad esempio sono più sfortunato, perché con quel metodo non riesco ad andare sotto le sei ore. :P

    Comunque, l’obiettivo di dormire sei ore senza nessun problema a lungo termine è raggiungibile da tutti.

    Rispondi
    • Avatar di Rita
      Rita ha detto:

      Stefano , secondo te anche io potrei riuscirci ?? Ho 20 anni e dormo più di 12 ore al giorno ..

      Rispondi
  5. Avatar di riccardo
    riccardo ha detto:

    mah premesso che ogni cosa andrebbe provata e adattata al proprio organismo e che quello che va bene per qualcuno potrebbe non andare altrettanto bene per qualcun altro, questa tecnica non mi convince affatto; troppo macchinosa, difficilmente adattabile alla vita reale (a meno che non si è studenti), labile da un punto di vista scientifico; per me ad esempio non potrebbe mai funzionare, ho 36 anni e non ho MAI dormito il pomeriggio in vita mia, sono certo di non riuscirci manco con una scatola di sonniferi!

    Rispondi
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