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Crescita Personale: esempi pratici

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Come inventarsi un lavoro da 25.121€ al mese

Un post dedicato a chi non si arrende e ha deciso di inventarsi un lavoro anche in tempo di crisi.

inventarsi un lavoro

“10 years ago we had Steve Jobs, Bob Hope and Johnny Cash. Now we have no Jobs, no Hope and no Cash.”

Questo post è un’ideale prosecuzione di una mini-serie di articoli che ho dedicato alla crescita finanziaria: nel primo post ho parlato dei 5 modi alternativi per fare soldi (senza un lavoro tradizionale), nel secondo ho approfondito il concetto di reddito passivo, condividendo alcuni consigli basati sulla mia esperienza pratica. In questo terzo articolo vorrei sfatare alcuni miti sul lavoro (ed in particolar modo sul lavoro online), aiutandoti a capire in concreto cosa è necessario fare oggi per inventarsi un lavoro redditizio.

Job Act, reddito di cittadinanza, concorsoni, riforme strutturali, lotta alla disoccupazione. Siamo quotidianamente bombardati da queste parole d’ordine, parole all’apparenza nobili, parole che sembrano offrire una soluzione miracolosa ad un crisi infinita. Eppure queste parole non sono altro che fumo negli occhi, ologrammi il cui unico scopo è quello di rassicurare una nutrita schiera di persone convinta che il lavoro sia una sorta di Frankenstein sociale, creato in laboratorio da qualche burocrate: “Taglia il tasso! Aggiungi una riforma! Cuci un Decreto!

La verità è che, nel 2008, il lavoro così come lo abbiamo conosciuto per decenni, è morto (o comunque è entrato in un coma irreversibile). Chi un lavoro ce l’ha, si trova ad avere sempre meno soddisfazioni, meno diritti e meno soldi. Chi invece quel lavoro lo sta cercando, si trova a sbattere di continuo contro muri di gomma. A questo punto, esistono due sole alternative:

  • continuare a competere in un gioco al massacro, nella speranza che qualcosa cambi nell’economia globale
  • oppure inventarsi un lavoro, nella convinzione di cambiare qualcosa nella propria economia personale (per approfondire la differenza tra l’economia globale e la tua economia personale, ti consiglio di leggerti questo post)

‘Mazza André, ricordami gentilmente quand’è che hai vinto il premio nobel per l’economia… quando?! Mai?! Ah, ecco… spiegami allora perché dovrei ascoltare le tue ricette economico-occupazionali?!

Niente ricette. EfficaceMente è nato per condividere quelle strategie che si sono dimostrate efficaci nel mio percorso di crescita personale. Se le poche righe che hai letto finora hanno offeso in qualche modo le tue intime convinzioni politico-economico-sociali, smetti di leggere, dico sul serio: perderesti solo tempo (e questo sarebbe molto poco… efficace). Se al contrario sei stanco di curricula respinti, stage sottopagati, lavori senza sbocco e hai voglia di metterti in gioco, di creare qualcosa di valore e di raggiungere finalmente la soddisfazione personale ed economica che ritieni di meritare, questo post è dedicato a te. Continua a leggere.

La mia storia (in breve)

Chi cappero è ‘sto Andrea che vorrebbe darmi lezioni su come inventarsi un lavoro in tempo di crisi?

Se frequenti il blog da un po’ di tempo avrai sicuramente dato una sbirciatina alla pagina “Chi Sono“. In realtà dovrei aggiornarla, approfitterò quindi di questo articolo per raccontarti brevemente la mia storia e le sue ultime evoluzioni.

Quello che ho alle spalle è un percorso di studi e professionale piuttosto tradizionale, insomma niente folgorazioni sulla via di Damasco o studi con guru illuminati. Come scrisse scherzosamente un mio lettore, non sono altro che un fottuto ingegnere. A 24 anni, dopo essermi laureato e aver fatto una breve esperienza di lavoro in ambito universitario, sono stato assunto in una multinazionale della consulenza direzionale. Qui sono cresciuto professionalmente lavorando in Italia e all’estero per aziende del settore farmaceutico e del largo consumo, fino a diventare manager a 30 anni.

Nel 2008, appena un anno dopo la mia assunzione nella società di consulenza, ho deciso di affiancare alla mia vita professionale in giacca e cravatta un secondo lavoro, un lavoro che ho portato avanti nei ritagli di tempo, principalmente durante i weekend e alle prime ore dell’alba: EfficaceMente.com. Da inizio 2014, questo secondo lavoro è diventata la mia principale attività e a giugno di questo stesso anno ha raggiunto un fatturato mensile di 25.121€ (grazie anche alla pubblicazione del nuovo manuale APP – Autostima Passo Passo).

Questo è il mio background. Se hai altre curiosità sul mio percorso sarò felice di risponderti nei commenti, ma ora basta parlare di me. Nella seconda parte dell’articolo vorrei parlarti di un modello che ho utilizzato come stella polare per mettermi in proprio ed inventarmi questo mio nuovo lavoro: Il Modello Diamante.

Inventarsi un lavoro con il Modello Diamante

Negli ultimi anni, prima negli Stati Uniti e poi qui in Italia, chiunque aspirasse ad inventarsi un lavoro è stato immancabilmente affascinato dal mito del “guadagna con le tue passioni“: l’idea di base è che fosse sufficiente avere una connessione ad internet, una passione da condividere con il resto dei naviganti e magicamente il proprio conto in banca sarebbe stato inondato di soldi. Balle. Affascinanti, stuzzicanti, golose balle.

Più di 2 anni fa, nel precedente post di questa mini-serie, ti ho spiegato che con le tue sole passioni non andrai da nessuna parte: puoi essere un tifoso sfegatato di calcio, ma non necessariamente guadagnerai come Messi, o al contrario puoi essere un talento innato nel confezionamento della cippa fritta, ma non necessariamente là fuori c’è qualcuno che sia disposto a pagarti per questa tua peculiarità. Il messaggio chiave che ho cercato di trasmetterti in quell’articolo è che le tue passioni ti permetteranno di generare un reddito passivo se e solo se, attraverso di esse, troverai il modo di soddisfare i bisogni di una specifica nicchia di mercato.

Tuttavia, se aspiri ad avere qualcosina in più di una seconda entrata, se aspiri ad inventarti un lavoro vero e proprio e magari costruirci attorno un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti, passioni e bisogni non sono più sufficienti. Per completare il Modello Diamante hai bisogno di un terzo elemento.

Questo terzo elemento è spesso sottovalutato da chi vuole mettersi in proprio e, guarda caso, è lo stesso elemento che scarseggia tra quelli che credono che il lavoro sia creato a tavolino da qualche burocrate (il famoso Frankenstein sociale). Il terzo elemento chiave del Modello Diamante sono le competenze.

inventarsi un lavoro con il modello diamante

Chiunque desideri inventarsi un lavoro (e più che un desiderio questa sta diventando sempre più una necessità) deve andare alla ricerca di un “diamante”, ovvero il punto di congiunzione tra i Bisogni di una specifica nicchia di mercato, le proprie Passioni e delle solide Competenze pratiche. Se solo una di queste sfaccettature manca, il “diamante” perde quasi completamente di valore:

  • Se conosci i bisogni del tuo target, hai le competenze per soddisfarli, ma non hai sufficiente passione per dar vita al tuo secondo lavoro, ti ritroverai inevitabilmente a procrastinare l’avvio del progetto e, una volta partito, molto probabilmente ti arrenderai alle prime difficoltà. Guadagnare con le sole passioni non funziona, ma inventarsi un secondo lavoro senza passione è impossibile. Se non hai le idee troppo chiare su ciò che ti appassiona, su ciò a cui dedicheresti ogni ritaglio del tuo tempo nei weekend e all’alba, ti consiglio di leggerti questo articolo.
  • Se al contrario sai perfettamente qual è la tua passione, hai delle forti competenze in quello specifico ambito, ma non sei riuscito ancora a trovare qualcuno a cui interessi ciò che sai fare, ho una brutta notizia per te: quello che hai tra le mani non è un secondo lavoro, ma un hobby. Te la faccio semplice: fare soldi = clienti paganti. Se pensi di essere in questa situazione e non hai idea di come soddisfare i bisogni della tua nicchia di riferimento, ti consiglio di leggerti questo commento che ho lasciato nel gruppo Facebook di EfficaceMente (l’accesso è riservato ai soli iscritti).
  • Infine, se hai una grandissima passione per una determinata tematica e conosci perfettamente i bisogni di chi condivide la tua stessa passione, ma non hai le competenze per offrire una soluzione o per vendere questa soluzione, sei semplicemente un amatore come tanti. Lascia stare.

Senti ‘mbò André io ho una laurea in scienze delle merendine, un dottorato in sviluppo di aeroplanini di carta igienica ed un master in frittura della cippa… non mi mancano certo le competenze! Eppure non guadagno un euro, come la mettiamo?!

In molti fanno confusione tra titoli e competenze. Un titolo è solo un biglietto da visita (in alcuni casi inutile) che dimostra che hai una conoscenza teorica di una certa tematica. Per intenderci: se hai un master in marketing, ma non sei in grado di vendere neanche un bicchiere d’acqua nel deserto, hai zero competenze di marketing. Avere una competenza significa aver raggiunto un obiettivo misurabile attraverso l’applicazione di una conoscenza specialistica. Chiaro?

L’ultima parte di questo articolo è dedicato proprio alle competenze. Nello specifico mi piacerebbe spiegarti quali sono e come si sviluppano le competenze necessarie per inventarsi un lavoro da zero.

Come sviluppare il tuo portfolio delle competenze

Non ricordo bene dove ho letto questa frase, ma ricordo che mi aveva colpito:

“Sviluppiamo competenze di continuo: sta a noi scegliere se sviluppare competenze utili o inutili per i nostri obiettivi.”

Pensaci per un solo istante: se passi le tue giornate a giocare con i videogiochi, svilupperai delle incredibile competenze in questo ambito, ma difficilmente queste competenze ti aiuteranno a realizzare i tuoi obiettivi. Se passi le tue giornate a sviluppare dei videogiochi, un giorno potresti essere multi-milionario.

Se hai una grandissima passione per qualcosa e vuoi farla diventare la tua attività principale, devi innanzitutto comprendere la differenza tra consumatore e produttore:

  • Sei un consumatore se ti limiti a consumare i contenuti, i prodotti ed i servizi legati ad un determinato ambito. Essere un consumatore non è un male, ti permette infatti di conoscere a fondo le dinamiche di un settore. Io stesso prima di creare EfficaceMente nel 2008 sono stato un divoratore di libri, audio e corsi di crescita personale. Ma essere un consumatore non ti permetterà mai di guadagnare soldi (sì certo, tu diventerai milionario compilando sondaggi -.-“).
  • Per generare reddito grazie alle tue passioni devi diventare un produttore in quello specifico ambito, ovvero devi creare contenuti, prodotti e servizi da vendere a dei potenziali clienti. Finché non ho creato i miei primi contenuti, la mia passione, la crescita personale, mi ha fatto guadagnare zero euro.

In sintesi per fare soldi devi sviluppare le competenze di un produttore. Per approfondire la distinzione consumatore/produttore ti consiglio di leggerti il libro di Chris Anderson: Makers.

Ok André, ma quali caspita sono le competenze di un produttore?!

Per diventare un maker (e guadagnare soldi) devi acquisire e sviluppare due tipologie di competenze, che potremmo definire competenze verticali e competenze orizzontali.

Le competenze verticali

Le competenze verticali sono le competenze necessarie per creare i contenuti, i prodotti ed i servizi che andranno a soddisfare i bisogni della tua nicchia. Queste competenze sono dunque specifiche del settore a cui ti rivolgi. Una laurea, un master o qualsiasi altro percorso formativo tradizionale possono indubbiamente aiutarti a porre le fondamenta teoriche di queste competenze, ma difficilmente ti consentiranno di metterle a frutto (ne abbiamo parlato qualche riga fa).

La strategia più efficace per acquisire delle competenze verticali è quella di “immergere le mani nell’argilla“, da autodidatta o guidato da un maestro. Ecco alcuni consigli pratici per farlo:

  • Accetta la #sfida90901 di cui ti ho parlato nel precedente post e dedica i primi 90 minuti dei prossimi 90 giorni allo sviluppo di una competenza verticale necessaria per eccellere nel tuo settore.
  • Se invece hai bisogno di un maestro (o di un’azienda) per sviluppare le tue competenze verticali, ma la strategia “bombardamento di CV” finora non ha funzionato, adotta un approccio alternativo. Cerca di individuare qualcuno che abbia le competenze di cui necessiti, studiati la sua attività, cerca di capire quali problemi sta affrontando in questo momento, individua un modo per aiutarlo a superarli grazie ad una competenza che hai sviluppato altrove, offriti di risolvere questi problemi con un tuo progetto gratuito in cambio della possibilità di essere un suo praticante.

Sviluppare delle competenze verticali è molto importante e rappresenta il punto di partenza obbligato per gli aspiranti maker freschi di studi. Ma delle forti competenze verticali non necessariamente sono garanzia di successo in questo momento storico: esistono infatti numerosi “esperti” che faticano ad arrivare a fine mese.

Se sei già un professionista e hai delle forti competenze di settore, devi imparare a lavorare sulle tue competenze orizzontali.

Le competenze orizzontali

Le competenze orizzontali sono le competenze necessarie per vendere i contenuti, i prodotti ed i servizi che soddisfano i bisogni della tua nicchia. Queste competenze sono trasversali e non necessariamente legate ad uno specifico settore. Prima di creare EfficaceMente avevo delle forti competenze verticali nell’ambito della crescita personale, ma competenze orizzontali (comunicazione, marketing, vendita) nulle o quasi: me la cavavo con la scrittura, ma non sapevo praticamente nulla di marketing online.

La strategia più efficace per acquisire delle competenze orizzontali è quella di “immergere le mani nell’argilla“, da autodidatta o guidato da un maestro. Ecco alcuni consigli pratici per farlo (uhm… questa frase l’ho già letta da qualche altra parte):

  • Anche se il mito delle 10.000 ore di pratica è stato ridimensionato da un recente studio, questo non significa che puoi fare a meno della pratica deliberata. Negli ultimi 6 anni tra articoli (quello che stai leggendo è il 367°), manuali e Pillole di Efficacia ho scritto qualcosa come mezzo milione di parole: certo, c’è sempre spazio per migliorare, ma ti assicuro che dopo aver digitato qualche milione di caratteri su una tastiera qualcosina la impari sulla scrittura efficace. Tu quanto tempo hai dedicato finora a sviluppare competenze orizzontali come: public speaking, inglese, scrittura efficace, marketing online, vendita?
  • La frase “se non ti formi ti fermi” è quanto di più abusato ci sia nell’industria della crescita personale, ma non significa che non sia vera. Negli ultimi 6 anni ho speso mediamente 4k€ all’anno in formazione (libri, video-corsi, seminari, etc.), reinvestendo parte dei miei profitti man mano che ne ho avuto le possibilità. Oggi grazie ad Internet hai accesso immediato a zilioni di contenuti formativi ed il problema chiave è quello di sapersi orientare in questo oceano di bit. Per scegliere su quali corsi/contenuti vale la pena investire solitamente mi faccio una singola domanda: “chi mi insegna che risultati ha ottenuto grazie a queste strategie?“.

Tanto per farti un esempio di quanto siano importanti le competenze orizzontali, settimanalmente ricevo email di consulenti, autori, formatori, trainer, insegnanti, counselour, coach, terapeuti, etc., ovvero professionisti che hanno già delle competenze verticali. Spesso in queste email mi vengono proposte fantasmagoriche “idee sinergiche”. Tradotto: “mi devi fare pubblicità a gratise con i lettori del tuo blog“. Questo non è marketing, è stalking! ;-)

Scherzi a parte, questo tipo di approccio denota una scarsa conoscenza delle basi del marketing online e, oggigiorno, un esperto che non abbia queste basi è di fatto spacciato. Fortunatamente anche in Italia si sta diffondendo la cultura delle competenze orizzontali. Prendi ad esempio Dario e Andrea, due ragazzi di Genova che seguo da un po’ di tempo, autori di EspertoDiretto.com. Dario e Andrea negli anni si sono fatti le ossa nel marketing online, riuscendo a generare in un’occasione 47.530€ di profitto netto in 41 giorni. Oggi insegnano le loro strategie ad esperti e professionisti: se rientri in questa categoria e ne sai zero di marketing online, come è stato per me agli inizi, guardati almeno i loro video gratuiti.

Conclusioni

Questo post è stato un po’ più lungo del solito, la verità è che ho scalfito appena una tematica che meriterebbe un blog a parte (chissà…), ma vorrei comunque che al termine della lettura ti rimanessero alcuni concetti chiave:

  1. Il mondo del lavoro sta cambiando alla velocità della luce: o cambi o ti cambiano.
  2. Se vuoi inventarti un lavoro redditizio devi applicare il modello diamante.
  3. Uno degli elementi chiave del modello diamante sono le competenze.
  4. Sviluppi competenze anche mentre dormi: dedica meno tempo alle competenze da consumatore e focalizzati su quelle di produttore (maker).
  5. Devi acquisire sia competenze verticali, sia competenze orizzontali.

Vorrei infine salutarti con una frase su cui ho riflettuto molto, prima di fare il salto nel 2014, dedicandomi full time ad EfficaceMente. Mi auguro ti sia d’ispirazione:

“Preferisco essere autore della mia disfatta che spettatore di una vita mediocre.”

Ps. la scelta di utilizzare come immagine per questo post un singolo centesimo, in netto contrasto con la cifra del titolo non è casuale. Spesso troviamo in rete decine di annunci che ci promettono guadagni ingenti, senza sforzo ed in breve tempo. Dopo aver letto questo post mi auguro che tu abbia compreso che queste cifre servono solo a riempirti gli occhi: focalizzati sul creare valore, focalizzati sullo sviluppo delle tue competenze e sulla creazione di un sistema solido e replicabile, un sistema che ti permetta di passare da zero ad un singolo centesimo di euro. Solo una volta che avrai compreso questo passaggio, potrai davvero dire di aver inventato il tuo lavoro.

Foto di Paolo Margari

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  • Daniele

    “25.121,00 €” ps geniale come sempre pratico e nitido come pochi. Te lo meriti questo successo.. Buona settimana

    • Ti ringrazio Daniele ;-)

  • Complimenti per l’articolo. Semplice e illuminante :-)

    • Ciao Francesco,
      naturalmente non è un post tecnico, ma ho comunque cercato di condividere quei “passaggi mentali” (consumatore vs. maker, competenze orizzontali e verticali, etc.) che mi sono stati di maggiore aiuto nella creazione di questa attività.

      Andrea.

      • Si certo, non mi aspettavo un corso. D’altra parte è un argomento così complesso che non basterebbe un blog (dove l’ho letta questa…), però è un’ottima struttura su cui riflettere. Ho scaricato i video gratis di EspertoDiretto, e già il primo mi ha fatto pensare alla scalabilità di quello che vorrebbe essere il mio business futuro. Era qualcosa che avevo già intuito a livello superficiale, ma è stato bello trovarne conferma.

      • Sì, Dario ed Andrea sono davvero in gamba: naturalmente fanno il loro lavoro e i video sono parte della campagna marketing del loro corso, ma sono comunque contenuti molto interessanti.

        Andrea.

  • angela

    Ottimo articolo.. Chiaro, onesto, pratico.. Come sempre motivante..!! Bravo Andrea

  • Ciao Andrea, innanzitutto complimenti per il risultato che sei riuscito ad ottenere ed in generale per la qualità elevatissima del blog!

    L’articolo è davvero interessante e ricco di spunti di riflessione tra i quali spicca ovviamente la necessità di avere delle competenze da poter condividere.. è infatti difficile riuscire a creare un proprio lavoro cercando di vendere aria fritta (anche se credo che qualcuno ci riesca.. beati loro!). Da sottolineare sarebbe anche la componente emotiva del processo: anche essendo preparati, avendo la motivazione e la passione resta comunque la necessità di trovare la forza, o il coraggio, di mettersi in gioco, di andare contro corrente e di non farsi influenzare da critiche o giudizi prematuri di amici o conoscenti.

    Alla prossima!

    • Ciao Enrico,
      c’è un detto molto carino che dice:

      Puoi fregare uno tutte le volte o tutti una sola volta, ma non puoi fregare tutti tutte le volte.

      Ecco, chi vende aria fritta magari trova anche il modo di avere successo, ma quel tipo di business non è né stabile, né scalabile.

      In merito ai fantasmi e alle paure che ho dovuto combattere (e sto tutt’ora combattendo), ho accennato qualcosa in questo post. Condivido, tra le competenze orizzontali che bisogna avere c’è sicuramente anche la resilienza.

      Andrea.

  • damiano

    Ciao Andrea,
    E’ da pochissimo che ti seguo ma devo dire che i tuoi 25.121 € te li meriti tutti.
    La mia esperienza non può che confermare tutti i punti che hai generosamente elencato. Ho sempre lavorato in ambiti commerciali: ho venduto immobili, case, capannoni e attività ma ho sempre avuto 2 passioni: la “computer grafica” e la “pubblicità”. Per 4/5 anni (sfruttando il pochissimo tempo libero a disposizione) ho seguito tutorial su internet e minicorsi di qui e di la per imparare i vari software (le competenze verticali per intenderci). Ho cominciato a crearmi un redditto fisso tramite le agenzie di stock images ed ho cominciato a crearmi i contatti.
    2 anni fa ho scelto di cambiare vita e di abbandonare il mio lavoro.. L’ho fatto di punto in bianco, dalla sera alla mattina. L’ho fatto sapendo di non essere pronto a farlo ma convito di riuscire a farcela.
    Oggi ho 35 anni. Passo metà delle mie giornate a creare e personalizzare immagini che aziende sparse in tutto il mondo usano per la loro comunicazione e l’altra metà del tempo a studiare e informarmi. Non saprei neanche dire quanti corsi faccio all’anno. Non guadagno ancora come guadagnavo nella mia precedente vita… ma le soddisfazioni e le motivazioni sono sempre alle stelle.
    Scusa se sono andato un pò lungo con il commento… ma mi sono rivisto in ogni singola parola del tuo articolo.
    Ottimo lavoro. Ciao

    • Ciao Damiano,
      mi ha fatto davvero piacere leggere la tua esperienza. Ero un po’ titubante nello scrivere questo post, non ero sicuro di quali sarebbero state le reazioni dei lettori, ma l’idea che in molti si siano ritrovati e magari abbiano tratto un minimo di ispirazione dal mio percorso è stata una piacevole sorpresa.

      A presto,
      Andrea.

  • Emanuela

    Ciao Andrea…io ho solo il dubbio che manchi una cosa…una persona può avere bisogni, passioni e competenze ma ad oggi tante cose si sono ormai viste e forse la gente non ha più voglia di vedere sempre le stesse cose…bisogna avere la passione giusta e innovativa….

    • Ciao Emanuela,
      personalmente credo che la convinzione di dover trovare a tutti i costi l’idea innovativa e creativa, sia in realtà una scusa per non iniziare (o come direbbe un certo blogger di mia conoscenza “per procrastinare”). Nel commento che ho lasciato nell’EfficaceMente Book Club e che ho linkato all’interno del post affronto anche questa tematica: esci dalla logica dell’idea rivoluzionaria (per quella c’è tempo), cerca invece di capire cos’è che GIA’ in questo momento non ti convince appieno di un prodotto o servizio che GIA’ utilizzi. Come potresti migliorarlo? Cosa vorresti aggiungere o togliere se avessi una bacchetta magica? Cosa, secondo te, renderebbe quel prodotto servizio perfetto per altri appassionati come te?

      Blog italiani di Crescita Personale ce ne erano prima e ne sono venuti un sacco dopo che ho creato EfficaceMente, ma in pochi riescono a fare gli stessi numeri. Mi piacerebbe pensare che questo sia dovuto esclusivamente alla mia bravura, ma sarebbe falso: come lettore appassionato di contenuti di Crescita Personale mi sono accorto che mancava un blog che mi soddisfacesse appieno: volevo leggere strategie pratiche ed efficaci e non fuffa copia&incollata da qualche autore americano, volevo qualcuno che avesse un approccio diretto e onesto e che non mi trattasse come un coglione incapace di comprendere strategie di marketing online trite e ritrite, volevo una newsletter di contenuti e non la solita serie interminabile di offerte imperdibili. Quel qualcuno non l’ho trovato e ho pensato che potevo farlo io. Nessuna idea rivoluzionaria ;-)

      Andrea.

      • Emanuela

        Bhe….semplicemente grazie!

      • :-)

  • Yvonne

    Grazie Andrea,
    un articolo davvero illuminante!
    Non mi resta che mettermi in gioco e accettare la sfida! Stavo pensando che conoscere queste cose a 43 anni e iniziare a sostituire tutte le credenze limitanti apprese non sarà facile, ma pensa quale potenziale potrò trasmettere ai miei figli per il loro futuro! Il loro successo nella vita sarà per me fonte di massima soddisfazione ed estrema gratitudine verso l”ingegnere dell’efficacia” che un giorno mi spinse a guardare oltre i miei limiti!

    • Ciao Yvonne,

      Da quando ho 18 anni vivo fuori casa, ma l’opinione dei miei genitori rimane comunque molto importante per me: purtroppo in questa mia nuova avventura non li ho dalla mia parte, non mi stanno osteggiando, ma certo non sono molto felici della mia scelta. Li capisco, ma mi spiace. Leggere ciò che hai scritto mi ha colpito davvero molte: i ragazzi italiani hanno davvero bisogno di genitori come te ;-)

      • gattolibero

        I genitori sono attenti allo “status” e il tuo status di ingegnere manager in una grande multinazionale era perfetto per loro, rassicurante (lo è per tutti i genitori). Fare un lavoro tramite internet non ha lo stesso status per loro, nemmeno se ti fa guadagnare molto di più. Da qui passa proprio la differenza tra generazioni.

  • Non posso non commentare un tema che mi sta a cuore (te l’aspettavi un mio commento vero? Di’ la verità :P) Ho trovato l’articolo molto interessante, l’avrei voluto leggere quando ho iniziato questa mia avventura, nata davvero per caso.
    Creare un reddito da una passione è davvero molto difficile, richiede molto tempo ed energia, e spesso (come nel mio caso) i risultati non sono quelli che ci si aspettavano.Non basta un sito, qualche post e un prodotto, devi risaltare tra i tanti siti presenti nella rete, mostrare quello che sai fare. Con il tempo sto imparando dai miei errori e migliorando, non so se effettivamente riuscirò davvero a rendere questa mia attività un lavoro, nel frattempo ci provo (non ho nulla da perdere visto che è impossibile trovare un lavoro!)
    Per chi sta leggendo il mio commento e vuole avviare una nuova attività consiglio di fare come Andrea, lavorateci nel vostro tempo libero prima di farla diventare un’attività full-time!

    • Ciao Fede,
      eccoti ;-)

      No, non è facile e chi vuole trasmettere questo messaggio mente sapendo di mentire (spesso per un proprio tornaconto: “vié qua che ti vendo il mio corsetto per guadagnare con le tue passioni“).

      Un business online è un business come un altro: se lo approcci in modo amatoriale, otterrai i risultati di un amatore. Come scritto nel post, non ci si può improvvisare.

      Nel tuo caso Federica, sarebbe importante comprendere l’entità della tua nicchia: se è troppo piccola, inutile girarci intorno, è necessario allargarla, senza però fare l’errore di diventare una generalista che parla di pizza e fichi. Ad intuito mi verrebbe da dire che la nicchia a cui ti rivolgi potrebbe essere sufficientemente grande, il problema allora diventa raggiungere tutti i potenziali appassionati del tuo target. Dovresti chiederti dove si trovano questi appassionti: magari sono appassionati di manga giapponesi, magari li posso trovare in dei forum specialistici dove devo diventare un opinione leader, magari frequentano altri blog, magari devo fare una prova ed investire 50€ su Google Adwords e Facebook Ads per raggiungere questi appassionati in modo puntuale e vedere se il problema è il mio prodotto, etc.

      Testare è essenziale.
      Andrea.

  • Claudia

    Grazie di avermi detto quello che io ancora non riesco a dirmi a chiare lettere, ossia che:
    1. non ho ancora le idee ben chiare su cosa voglio fare
    2. oscillo tra avere un hobby ed essere un amatore come tanti
    ;-P
    Detto questo, la parte insicura di me mi sta dicendo “hai quasi 37 anni e non sai che vuoi fare della tua vita, resta sui binari che hai e lascia perdere voli pindarici!”, ma l’altra, che spero di riuscire a seguire e assecondare sempre più, mi dice anche che le mie passioni possono avere dapprima un contenuto hobbystico, ma, continuando ad acquisire competenze, trasformarsi anche in qualcosa di più. Insomma, tentar non nuoce, oggi come oggi non ho niente da perdere, no? :-)

    • Ciao Claudia,
      più di un lettore mi ha scritto in passato chiedendomi qualcosa di questo tipo: “io ho questa idea/passione, dici che dovrei lanciarmi?”. La mia risposta è sempre la stessa: “No”.

      Sono di natura molto prudente, io stesso, prima di lasciare il mio lavoro ci ho pensato più e più volte e l’ho fatto solo dopo aver raggiunto entrate 5 volte superiori a quelle che lasciavo per 12 mesi di fila. Sì, se lavori e vuoi portare avanti la tua passione, devi farti il culo, non ci piove: ma rimane a mio avviso la strategia più efficace.

      Andrea.

      • Pier Paolo

        Concordo Andrea: e ti dirò di più, devi avere oltre alle giustamente evidenziate passioni, competenze e ricerca dei bisogni da soddisfare, anche un’ambizione talmente grande da farti fare dei sacrifici che con la sola passione probabilmente non saresti in grado di sopportare.

        In aggiunta, proprio perché sposo la concretezza che rappresenti con questo tuo blog, altrettanto realisticamente penso che ci sia una sorta di predestinazione in questo mix così difficile da raggiungere e dunque a volte bisogna accettare l’ineluttabilità di questa cosa: è giusto provarci con tutte le proprie forze, però non bisogna sentirsi sconfitti o peggio dei perdenti se non si raggiungono determinati risultati “materiali”, la vita offre sempre nuovi spunti da cui osservare l’evolversi delle proprie esperienze da una prospettiva diversa (né migliore né peggiore, semplicemente diversa) e da cui trarre delle utili esperienze che potranno sempre servirci per quello che desideriamo realmente diventare, che non sempre corrisponderà a quello che pensavamo essere magari anche solo il giorno prima.

        Non tutti abbiamo gli stessi obiettivi, ed anche se apparentemente sembrerebbe così, alla fine della fiera le cose che realmente contano, almeno a mio avviso, sono altre: mi sono sentito più felice ieri quando ho consigliato ad un mio cliente una persona che poteva risolvere il suo problema, ed io in tutto questo non ci guadagnavo nulla anzi ci rimettevo poiché ho rinunciato deliberatamente a prendere la provvigione sul mio prodotto, che sapevo dentro di me poteva anche non soddisfare PIENAMENTE le reali aspettative del cliente, piuttosto che non sentirmi totalmente a posto con la mia coscienza.

        Tra l’avere 250,00 euro in tasca col dubbio di non aver risolto il problema del cliente ed il sapere di aver fatto tutto quanto era nelle mie possibilità per risolvere veramente quel problema senza avere nulla in tasca, ho scelto di non avere nulla in tasca ma con la certezza però di aver fatto del mio meglio senza farmi traviare dalla motivazione del mio interesse personale.

        Ecco io penso che chi arriva a questo distacco ha una marcia in più, quando ha quella sicurezza, quella consapevolezza di essere veramente di servizio, di aiuto, ma non in maniera interessata, bensì in maniera TOTALMENTE disinteressata, questo atteggiamento viene percepito facilmente da chi si trova di fronte e come scambio riceve fiducia e considerazione, i primi e più importanti ingredienti per un rapporto di successo e di abbondanza MERITATI perché frutto di vero interesse nei confronti di ciò che è meglio per il prossimo.

        La tua schiettezza, ancora una volta evidenziata da questo post in cui non giri troppo attorno al fattore successo, a mio avviso, forse più di altri aspetti, ti ha consentito di avere questi risultati.

        Complimenti.

      • Ciao Pier Paolo,
        grazie per l’ultima frase.

        Concordo inoltre anche sul resto del commento: come dipendente guadagnavo bene, avevo un buon stipendio e un percorso di carriera ben avviato, ma con questo progetto sento di avere un impatto differente.

        Quando misi in vendita la prima guida (Start!) ricordo che diversi lettori la comprarono non tanto perché avessero un problema di procrastinazione, ma come sorta di premio per il lavoro fatto negli anni precedenti: se ti focalizzi sui soldi, questi sembrano sfuggire, se ti focalizzi sul risolvere i problemi degli altri, i soldi sono una naturale conseguenza.

        A presto.
        Andrea.

  • sara

    Brillante e di grande ispirazione… grazie Andrea.

  • claudio

    Articolo stupendo!

  • mauro

    Grande Andrea,
    la diffusione del sito è ben nota a tutti e la tua capacità di relazionare, invogliare, ecc. sono un caposaldo del lunedì mattina.
    Seguendo le tue orme ho intrapreso anche io un percorso da blogger. Certo sono all’inizio e su un settore inflazionatissimo. Da qui la mia domanda personale. Hai iniziato efficacemente per hobby o per provare. Grazie alla costanza e alle capacità sei arrivato ai risultati che hai ottenuto. Immagino che al tuo primo post non avevi 27.271 iscritti e i naviganti non erano in attesa dei tuoi post. Dopo quanti articoli il blog ha iniziato a funzionare? Dopo quanto tempo hai visto risultati apprezzabili.
    Scusa se ti faccio domande “personali”, ma penso che sia uno spunto importante per infondere fiducia al prossimo.
    Mauro

    • Ciao Mauro, ho iniziato EfficaceMente per motivazioni differenti: volevo raccontare la crescita personale a modo mio, volevo realizzare un mio piccolo progetto imprenditoriale, volevo avere un mio “orto digitale” da coltivare nei ritagli di tempo.

      In merito alla crescita “monetaria” del blog, nei primi 2 anni e mezzo ho fatturato un totale cumulativo di 239€: giusto qualche clic sulla pubblicità e poco altro. Se si vuole davvero far crescere un progetto è necessario un impegno a lungo termine: come ho spiegato in un precedente post, se si molla prima di aver raggiunto il punto critico, tutti i nostri impegni saranno vani, se invece quel punto critico lo si raggiunge, poi la crescita è esponenziale.

      Andrea.

  • Stefano

    Articolo perfetto e magistrale.

    Grazie!

  • Francesca

    Andrea, tutto quello che hai raggiunto è meritato, perchè ci sai fare e continui ad investire nella tua formazione e miglioramento -“chi non va avanti, va necessariamente indietro” – . In questo periodo storico la tua prospettiva, quella del CREARE un lavoro è l’unica GIUSTA, e io, laureanda in Ingegneria Informatica, me ne accorgo sempre di più. E’ impensabile oggi uscire dall’università, e cercare lavoro come lo hanno cercato i nostri genitori, aspirando ad un “tranquillo” e “sicuro” posto fisso a vita, in cui la nostra unica preoccupazione sarà svegliarci per i prossimi 50 anni e andare a fare il nostro piccolo nello stesso ufficio. NO. Non funziona più. Il meccanismo si è rotto, si è evoluto, e chi non sta al gioco soccobe. E’ necessaria una mente aperta, curiosa, affamata di miglioramento, e con una leggera voglia di conquistare il mondo ;). E’ davvero necessario comprendere che il vecchio mondo del lavoro così come era conosciuto è andato.
    Detto questo, grazie ancora una volta.

    • Pier Paolo

      E’ indubbio che siamo in un momento di transizione, però penso che l’effetto di questo “stallo” sarà ancora più dirompente di quello che pensiamo. Certamente nel frattempo bisogna agire personalmente per cavalcare nel migliore dei modi questo momento così instabile e nel farlo bisogna andare contro, come giustamente hai osservato, il modo di pensare dei nostri genitori, ma anche senza andare così lontano, già a solo quella che era la scena prima della famigerata crisi dei mutui subprime.

      Io attendo con impazienza che qualcosa venga fuori dalla ricerca che in tutto il mondo si sta compiendo sulla cosidetta free energy od energia al punto zero http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo/che-cos-e-la-free-energy.php ed allora gli equilibri che finora reggono un’ economia chiaramente sbilanciata a favore di un’oligarchia ristretta, saranno nuovamente da ristabilire in un modo spero più democratico.

      Mi auguro che l’evoluzione che stiamo vivendo ci porti in una direzione in cui non si debba essere schiavi del lavoro per sopravvivere: provate ad immaginare che scenario si potrebbe aprire se le nazioni utilizzassero gli immani stanziamenti che ora usano per l’acquisto delle attuali materie prime di natura fossile (petrolio, gas, etc) per rendere più sostenibile la qualità della vita dei propri abitanti.

      Con l’utilizzo della free energy questa utopia può essere fattibile.

      Ognuno potrebbe avere di che vivere senza doversi ammazzare di lavoro, senza l’ansia del mantenere il proprio posto di lavoro, senza tutte queste continue preoccupazioni: semplicemente la ricchezza verrebbe redistribuita senza più essere ostaggio dei ricatti o delle pretese di pochi ingordi personaggi (sbaglio o più del 50% della ricchezza è in mano a meno del 10% della popolazione?) ed ognuno di noi potrebbe seguire soprattutto ciò che lo fa star bene e lo rende felice. :-)

      Ecco questa sarebbe la vera rivoluzione: oggi può essere un sogno, in un futuro, spero più o meno prossimo, una magnifica realtà.

      • Ciao Pier Paolo,
        il tuo commento mi ha ricordato diversi spunti interessanti de “il discorso tipico dello schiavo” di Silvano Agosti, purtroppo però la storia ci insegna diversamente. Nel corso dei secoli più volte si sono presentati momenti di svolta (tecnologica) che sarebbero stati in grado di garantire una distribuzione più equa di potere e ricchezze. Pensa ad esempio alla “recente” introduzione della tecnologia informatica: lavori che un tempo richiedevano 8h oggi possono essere fatti con pochi clic, eppure lavoriamo più dei nostri genitori e con stipendi il cui potere di acquisto è dimezzato.

        Non voglio essere pessimista, ma non credo nei “deus ex machina” (umani o tecnologici): preferisco assumermi le mie responsabilità e cercare di avere quanto più controllo possibile sulla direzione della mia vita. Questo il senso anche della mia frase di chiusura.

        Andrea.

    • Ciao Francesca,
      sposo appieno il tuo commento. Non ho altro da aggiungere :-)

      • Pier Paolo

        Ciao Andrea.

        Scrivi: “Non voglio essere pessimista, ma non credo nei “deus ex machina” (umani o tecnologici): preferisco assumermi le mie responsabilità e cercare di avere quanto più controllo possibile sulla direzione della mia vita.”

        Concordo, ed infatti nel mio intervento ho scritto “Certamente nel frattempo bisogna agire personalmente per cavalcare nel migliore dei modi questo momento così instabile….”, ed il senso è proprio quello che tu hai sottolineato, cioè assumersi le PROPRIE responsabilità gestendo in toto la propria situazione in questo momento così delicato.

        Tuttavia quando scrivi “Nel corso dei secoli più volte si sono presentati momenti di svolta (tecnologica) che sarebbero stati in grado di garantire una distribuzione più equa di potere e ricchezze. ” forse ci si dimentica che, è vero quello che dici, però oggi abbiamo a disposizione non solo strumenti tecnologici più o meno innovativi e di una funzionalità totalmente inimmaginabile anche solo rispetto a qualche anno fa, abbiamo a disposizione SOPRATTUTTO strumenti che possono incrementare la CONSAPEVOLEZZA globale rispetto a quelle problematiche che non sono mai esistiti prima.

        La tecnologia senza la giusta consapevolezza che ne deriva dal suo uso non serve a nulla, anzi, come hai giustamente osservato crea quasi sicuramente più schiavitù: ricordo come fosse ieri, ero ancora alle superiori per cui prova a pensare quanti anni sono passati, quando ebbi modo di leggere su un testo che si prevedeva, con l’aumento costante della tecnologia, che nel futuro più o meno prossimo (ci si riferiva come previsione intorno ai primi anni del 2000) il tempo mediamente dedicato al lavoro sarebbe stato drasticamente ridotto, proprio per l’impatto positivo che le nuove tecnologie avrebbero avuto sulla vita delle persone.

        Oggi invece è accaduto proprio il contrario: sei sempre sotto pressione, cellulari che squillano a qualsiasi ora del giorno e della notte (il mio ex titolare mi chiamava anche alle 23.00), statistiche, budget, target che ti martellano dallo schermo del tuo notebook……questa è appunto tecnologia declinata al renderti sempre più schiavo e succube di un meccanismo perverso ed incontrollabile!

        Oggi però abbiamo strumenti, che se non usati solamente per i propri interessi personali, come ad esempio internet, possono contribuire a quell’aumento di consapevolezza collettiva che può fare la differenza: se si sensibilizza l’opinione pubblica in direzione di un maggior coinvolgimento ad un benessere generalizzato, la tecnologia potrebbe tornare ad avere quel fine socialmente utile nel redistribuire la ricchezza nella direzione da me auspicata, facendoci vivere più liberi nel contempo nel goderci in maniera appropriata questa abbondanza che fino ad ora è stata ed è ad appannaggio solo di pochi fortunati, che spesso tra l’altro non la meritano affatto.

        Questo ovviamente non vuol dire che in futuro non potrà esserci un riconoscimento meritocratico legato al fattore lavoro, sia chiaro, vuol dire semplicemente che se usassimo il buon senso di cui siamo dotati in direzione di un interesse comune, tutti quanti ne beneficerebbero in maniera equa e positiva.

        Ti ringrazio per il confronto.

      • Pier Paolo

        Non conoscevo questo riferimento che hai citato, “Il discorso tipico dello schiavo” di Silvano Agosti.

        Ho trovato questa intervista allo stesso autore che presumo sia abbastanza vecchiotta perché fa dei riferimenti alle vecchie lire, parlando di stipendi, stime, etc.: interessante.

        http://www.ilcambiamento.it/video/discorso_tipico_schiavo_silvano_agosti.html

        Effettivamente a grandi linee concordo con quello che dice, se ci pensi il potere di fare ciò che i poteri forti fanno glielo abbiamo concesso noi “schiavi” di questo sistema altrui-imposto: il problema oggi, rispetto a quelli evidenziati in quell’intervista è che noi, soprattutto come Italia, ma ormai anche come continente Europa, stiamo pericolosamente indietreggiando rispetto a quegli “equilibri” che vengono citati nell’intervista, si parlava infatti di un 80% di ricchezza mondiale distribuita su un 10% della popolazione.

        Con questa crisi, non si sa poi quanto effettivamente “reale”, stiamo entrando anche noi in una situazione di “povertà” più o meno evidente, dunque penso che quelle percentuali stiano subendo degli spostamenti anche significativi nel medio termine: non penso che la soluzione sia quella di trasformarci tutti quanti da dipendenti ad imprenditori, è una soluzione che numericamente non regge, certo nel breve periodo può essere una soluzione tampone, ma come soluzione strutturale ha dei chiari ed evidenti limiti (è un po’ come la cosidetta catena di sant’antonio, i primi straguadagnano, gli altri si attaccano al tram, lo dice la legge dei numeri).

        L’unica via percorribile a mio avviso è un cambio generale dell’attuale paradigma, cosa che ovviamente non può andare a genio allo status quo, ma è indubbio che quello che si prospetta di fronte a noi è un GRANDE bivio: o si diventa ancora più schiavi di quello che si è già attualmente, o si diventa padroni della scena, tuttavia per attuare questa seconda ipotesi occorre essere uniti e coesi in direzione di quell’obiettivo, poiché “l’avversario” è dotato di mezzi e di strumenti molto cospicui e l’unico mezzo per contrastarlo è l’unione e la forte motivazione, altrimenti è una guerra perduta in partenza.

        Usare i sistemi “vecchi” non serve, abbiamo visto che il sistema capitalistico ha creato solo delle mostruosità che hanno avuto delle ricadute anche su chi inizialmente aveva avuto dei vantaggi da quello stesso sistema, per cui a mio avviso bisogna impostare un cambiamento radicale nel mondo di intendere l’economia, e questo cambiamento deve essere implementato soprattutto nel nostro modo di pensare “diverso” di fronte a queste future prospettive.

        Ai posteri sicuramente l’ardua sentenza, ma se si vuole avere un futuro diverso i cambiamenti devono essere supportati il prima possibile, rimanere passivamente ancorati al passato sistema non farà altro che generare situazioni sempre più difficili da risolvere.

  • Andrea

    Ciao Andrea,
    mi potresti consigliare qualche buon libro per acquisire competenze orizzontali?

    Grazie

    • Ciao Andrea,
      domanda da 1 milione di €: da dove vorresti partire? Inutile essere troppo dispersivi.
      Marketing? Vendita? Comunicazione? Altro?

  • StefanoV

    Ciao Andrea,
    a mio avviso credo che questo sia uno dei migliori post all’interno di efficacemente..
    C’è da dire che all’interno del modello diamante la passione è forse l’aspetto meno importante e svolge secondo me un ruolo marginale…. perché con 25.121€ /mese la passione credo che subentri in un secondo momento; quindi competenza e bisogni sono primari.
    …Quindi consideravi mediocre la tua vita da Manager in una multinazionale?

    Complimenti ancora, ciao
    StefanoV

    • Ciao Stefano,
      no, non credo che la passione abbia un ruolo marginale, ma soprattutto non credo che subentri dopo: forse è l’esatto contrario. Senza la “benzina” della passione difficilmente porti avanti un progetto che ti ruba tempo, energie e ti porta (inizialmente) 0 soddisfazioni economiche. Come dicevo in un precedente commento, nei primi 2 anni e mezzo il blog ha generato un fatturato complessivo di 239€.

      In merito alla tua ultima domanda: sono stato molto grato per le esperienze che ho fatto grazie alla società in cui ho lavorato. Lungi da me sputare sul piatto in cui ho mangiato per 6 anni. Non solo: senza la sicurezza finanziaria che mi dava il mio lavoro, difficilmente avrei avuto la serenità di sviluppare un secondo progetto. Semplicemente ho preso consapevolezza che il modello di lavoro tradizionale oggi richiede sempre più impegno e fornisce sempre meno soddisfazioni, visto che sono fissato con l’efficacia preferisco investire su un progetto su cui ho maggiore controllo e che mi da maggiori soddisfazioni (non solo economiche).

  • sabner

    competenze – passioni – bisogni = modello diamante
    ottima sintesi

  • Enrico

    Ciao Andrea,

    consiglierei a tutti quelli che sono interessati all’argomento la lettura di questo libro:

    http://www.amazon.it/Business-metodo-reinventare-propria-carriera/dp/8820359936/

    Per me è stato illuminante e mi ha davvero cambiato la vita. Sono convinto che tutto quello che ho imparato e capito con la lettura associato alla sfida 90901 mi permetteranno di cambiare vita in poco tempo.

    Grazie come al solito per i tuoi ottimi spunti

    Enrico

    • Grazie del consiglio Enrico.
      Alla prossima.
      Andrea.

  • Ciao Andrea,
    articolo molto interessante, grazie per condividere queste esperienze e questi modelli.
    La mia stima nei tuoi confronti aumenta di settimana in settimana.
    Grazie

    • Ne sono molto felice Elisa :-)

  • Mi associo a tutti i commenti, indi i complimenti sono ‘scontati’. Da appassionato da 10 anni di formazione ed avendo fatto tanti corsi ( e conosciuto tanti formatori, alcuni anche paraguru…ma anche quelli insegnano…) devo dire che questo tuo articolo d’oggi mi piace e piace(piacerà) proprio perchè con questo ti sei veramente messo in gioco(‘sputtanato’). Forse sputtanarsi è la paura più grande ma quella che, superata(avendo qualità personali indiscusse ormai), ti permette di fare il salto di qualità, personale quanto professionale. Quello che mi ha ispirato di questo articolo ( e spero, come hai scritto, farai seguire altri like this), proprio ‘vedere’ il reale e concreto mettersi in gioco ‘sputanatamente’ a tutto e tutti ( e contro i pareri contro che sono sempre tanti, dai genitori a cascata). Per questo ti ringrazio dell’articolo, dell’ispirazione…hai mostrato non solo belle, giuste teorie (sempre originali perchè filtrare dalla tua personale esperienza, il plus attraente) ma la persona che sei e il percorso che hai fatto e fai mostrando d’esempio come si fa.Essendo un insegnante di scuola superiore(seppure precario a tempo indeterminato e senza prospettive), so bene quanto l’esempio, sopratutto personale e pratico faccia la differenza. Le teorie le sappiamo tutti(o quantomeno in tanti, come per le nozioni di laurea o simili) ma saper essere, fare e SAPER CONDIVIDERE(avendo le palle sputtanatamente di farlo) è merce rara, per pochi appunto…’palluti’. p.s. personalmente mi piace il tuo stile perchè oltre ad avere competenze hai un modo di fare serio, pratico ma all’insieme ironico e giocoso…identico al mio stile/modo di essere e traferire contenuti ma sopratutto esempi di vita vissuta. Per quanto mi riguarda è un mix vincente nella vita in generale(, ovviamente tu lo hai ampiamente dimostrato in ogni ‘santo’ articolo). Indi grazie per il tuo lavoro e per quello che fai e sei ;) Un abbraccio

    • Ciao Alessandro,
      come dico spesso io sono il primo lettore di EfficaceMente: mi piacerebbe poter rispettare ogni singola lezione che ho imparato nella mia vita e condiviso qui sul blog, ma naturalmente non è così. Scrivere, farlo davanti a decine di migliaia di persone ogni settimana però mi aiuta a filare dritto, forse proprio per via di quell’effetto “sputtanamento” di cui parli.

      Inoltre voler condividere determinate strategie mi spinge anche a raggiungere gli obiettivi che mi do’, per capirci: il modello diamante ed in generale questo nuovo approccio al mondo del lavoro è qualcosa che conosco in teoria da quasi un decennio. Già 5-6 anni fa avevo tutte le conoscenze (non competenze) per scrivere un post simile, ma parlare di crescita finanziaria con uno stipendio da dipendente da 1.300€ sarebbe stato incoerente.

      Cerco di rispettare questa semplice regola nella gran parte dei post che scrivo: sperimento, verifico i risultati che si ottengono con le strategie professate dai vari para-guru (o con le mie varianti), condivido ciò che funziona.

  • Lucia

    Tanta , ma proprio tanta voglia di cambiare. Di avere un LAVORO che mi soddisfi e gratifichi, anche sotto il profilo economico.La gratificazione economica è importante non solo per i soldi in sè. Ho sempre pensato che esser mossi solo dall’idea di guadagnare sia poco nobile, ma ora mi rendo conto che neppure regalare il proprio tempo agli altri attraverso il lavoro, lo è poi così tanto. In questo modo mi sottovaluto. Come direbbe un’amica : “Hai messo i saldi?”

    • Brava Lucia. Inizialmente pensavo che avrei lasciato il mio lavoro dipendente solo a patto di ottenere un’entrata decisamente superiore da questo mio progetto personale e così ho fatto: ho aspettato e aspettato. Rimango del parere che la prudenza sia fondamentale, ma allo stesso tempo bisogna considerare altri fattori oltre al mero aspetto economico e spesso questi sono ancora più importanti.

      Per me ad esempio la possibilità di avere il pieno controllo sul mio percorso di carriera e sul mio tempo sono fattori fondamentali.

      • gattolibero

        “Per me ad esempio la possibilità di avere il pieno controllo sul mio percorso di carriera e sul mio tempo sono fattori fondamentali”, ti capisco perfettamente, è la stessa motivazione che mi ha spinto verso la libera professione dopo la conclusione del lavoro da dipendente. Andrea noi ci dovremmo conoscere! Fai qualche raduno (non virtuale) di efficacemente!

  • Antonio

    Non per offendere gli altri articoli che lei ha scritto, ma “Come inventarsi un lavoro da 25.121€ al mese” insieme a “Come fare soldi senza lavorare” e “Come creare un reddito passivo grazie alle tue passioni” sono semplicementi stupefacenti. Complimenti ! :D
    Ps. Sono un tipo che odia sprecare anche 5 minuti della sua vita ma investirei anche 1 ora a leggere dei articoli così articoli :D

    • Grazie Antonio,
      quelli che hai citato sono articoli che “polarizzano” decisamente: c’è chi li trova molto stimolanti e chi invece li trova quasi… offensivi. Come ho scritto nel post credo che quella trattata sia una tematica importante: sto valutando se dedicarci un progetto a sé stante. Vedremo.

    • @gattolibero mi sa proprio che i tempi siano maturi per incontrarci tutti offline (beh, non tutti, quasi!). Sto ragionando sul modo migliore per organizzare la cosa :-)

      • gattolibero

        voto per un incontro a Bologna :-)

  • Luigi

    Adoro un sacco questi articoli, mi motivano di più a perseguire i miei obbiettivi e nelle tue parole si può dire che sei uno di quelli che ce l’ha fatta alla grande… Tutto stra meritato.
    Facci un pensiero sulla scrittura di un manuale che riguardi argomenti del genere…avresti sicuramente una buona fetta d’interessati.

    • Ciao Luigi,
      grazie del feedback. Ne terrò conto.

      Per il resto ne ho ancora da strada da fare: sono soddisfatto e grato per i traguardi raggiunti finora, ma troppo ho da trottare ancora.

      Andrea.

  • Mike

    Complimenti per l’articolo, è come se avessi descritto passo passo come cercare di diventare un “maker” e di essere meno consumatore (Più o meno come dice Stefano di Mindcheats con la regola aurea :).. Il dubbio che mi “ostacola” da tempo è: Ho una passione (o almeno credo :) sto acquisendo le varie competenze verticali per poter iniziare a creare qualche contenuto, ma girovagando su internet, ci sono già vari blog/siti/forum che trattano l’argomento (“Fitness”) con una professionalità e precisione, con una validità e varietà dei contenuti sconcertanti.. Dove il blogger che scrive l’articolo ha delle competenze verticali & orizzontali spaventosi.. 2 lauree, una “bibliografia” su tutti i metodi d’allenamento e le varie basi “forti” (Biochimica ecc..) Non è il fatto di cercare di creare un blog o metodo d’allenamento alternativo o migliore, ma credo sia davvero difficile trovare spazio in quel settore online, visto la qualità e quantità dei contenuti già presenti in un solo blog.. Cosa ne pensi?

    • Penso che quando una nicchia è molto grande e molto popolata o si cambia nicchia o si trova un angolino di quella nicchia in cui possiamo essere i re indiscussi. Vorrei inoltre sottolineare una cosa: il blog è solo uno strumento per posizionarsi come esperti di un determinato argomento, non deve essere necessariamente il fine.

      A presto,
      Andrea.

  • Stavolta tocca a me dire: è proprio l’articolo di cui avevo bisogno in questo momento. Grazie perché mi hai aiutato a focalizzare un problema sul quale stavo rimuginando da settimane.
    Apprezzo sempre molto gli articoli in cui condividi in prima persona pezzi della tua esperienza. Questo in particolare fa riflettere, tra le altre cose, anche sul grande investimento in termini di tempo, risorse ed energie personali, che ci sta dietro un “prodotto” di successo come questo blog. Non è così scontato. Qui uno vede una grafica lineare e accattivante, articoli sempre puntuali, densi di contenuti, scorrevoli, tanti commenti interessati… ma non credo che tutti vedano altrettanto bene la mole di lavoro che c’è dietro. Ed è importante invece, per chiunque voglia lanciarsi in un progetto (non necessariamente on line) capire che senza olio di gomito non si va lontano!

    • Sì Marina, sono d’accordo: è insito nella nostra natura focalizzarci sullo scintillio dei risultati dimenticandoci lo sporco lavoro che dobbiamo fare per arrivarci.

      L’idea che basti aprire un sito per guadagnare magicamente è totalmente errata: un’attività online è un’attività come altre. Ti permette sicuramente di avere più scala ed investimenti ridotti, ma l’impegno richiesto non è inferiore.

      Rispondere ad email e commenti è diventato particolarmente pesante negli ultimi mesi e magari mi ritrovo a farlo un sabato sera che sono tornato a casa prima, ma lo faccio perché so che l’interazione è importante (e perché mi piace farlo). Adesso non vorrei dare l’immagine dello stakanovista: ho i miei momenti di cazzeggio puro, ma se non sei disposto a fare quel miglio in più, difficilmente porti a casa risultati apprezzabili.

  • aurora

    Ciao Andrea!! Un articolo interessante, al punto da smuovermi a scriverti il mio primo commento!!:)
    Ne apprezzo l’onestà nel tuo ammettere di esserti misurato con dubbi e paure, il coraggio di aver non “fiutato l’dea”, ma fatto crescere quotidianamente un progetto. Grazie per la sensibilità e l’intelligenza con cui metti in guardia dai facili entusiasmi: un successo meritato e costruito responsabilmente!!

    ps: Andrè io la sfida dei 90 giorni la sto procrastinando:(
    “Annamo bene” dirai… ma a 30 anni e il desiderio di una nuova laurea dopo una triennale…val la pena di pensarci un po’, che dici?

    • Ciao Aurora,
      brava, uno degli obiettivi di questo post era proprio quello di spegnere i facili entusiasmi, ma comunque fornire un esempio concreto che si può fare.

      Per quanto riguarda la tua decisione, i samurai sostenevano che qualsiasi decisione importante dovrebbe essere assunto nell’arco di 7 respiri, ma quelli erano dei fanatici che si piantavano una spada nello stomaco al primo cenno del loro daimio… vatti a fidare ;-)

  • simone

    Caro Andrea,
    ormai ti seguo da tempo e, oltre ad esserr un tuo lettore appassionato, si puo’ dire che ti vedo come modello.

    Tu sei il classico esempio di come dando reale valore, non crei semplicemente dei clienti, ma coltivi un dialogo costante.

    Il dialogo, la fiducia e l onesta sono la chiave per questo lavoro.

    Io ho creato il mio servizio online grazie all incredibile aiuto di Robin Good e poi seguendo te.

    Ti meriti il tuo successo.

    Goditelo e non preoccuparti delle (eventuali) critiche che riceverai per questo post.

    Sei spinto da una passione e stai facendo di tutto per aiutarci a “crescere”.

    Grazie per quello che fai.

    Simone Milani

  • olivio

    la teoria va bene ma preferisco la pratica .
    ma alla fine cosa bisogna fare ,vedi io sono duro di “conprendonio”
    sono a casa da febbraio 35anni di lucidatore restauratore falegname
    e mi trovo con un pugno di mosche .
    esperienza ne ho da vendere ……saluti e complimenti

    • Giancarlo

      Il punto Olivio è che articoli come questi sono pieni di buone idee e molto ispiranti, ma non hanno lo scopo di dare consigli pratici, ma solo l’obiettivo di motivare e quindi essere largamente condivisi, perché più sono condivisi più Andrea guadagna, perché “Inventarsi un lavoro” è una parola chiave molto ricercata su Google, e con questo articolo e con noi che lo condividiamo, Andrea si piazza nei primi risultati dei motori di ricerca con questa chiave. Questo gli porta visite al sito, e quindi altri soldi… e avanti così.

      Questo è il “gioco” che fanno i blogger, ma non lo dico per screditare Andrea, che scrive cose utili, lo dico solo per sottolineare che difficilmente ci troverai soluzioni pratiche per te, ma più probabilmente soluzioni motivazionali.

      • gattolibero

        “articoli come questi sono pieni di buone idee e molto ispiranti, ma non hanno lo scopo di dare consigli pratici, ma solo l’obiettivo di motivare”… è l’Italia dei motivatori, se ci pensi Matteo Renzi è il motivatore N.1 della nazione e sta basando tutta la sua attività politica su questo, nulla più. Andrea almeno ha quell’approccio pragmatico da ingegnere che lo rende unico e soprattutto utile! Mica poco!

      • Pier Paolo

        Io più di qualche volta ho criticato proprio il fatto che spesso Andrea si lasciasse andare un po’ troppo sull’aspetto motivazionale, e proprio perché questo blog è molto seguito la mia critica era motivata dal fatto che un vantaggio del genere ha come contraltare una responsabilità in più di cui tener conto se si vuol fare le cose con la necessaria coscienza.

        In quest’ultimo articolo invece Andrea ha mostrato una schiettezza ed una trasparenza esemplari, ha scritto papale papale come stanno le cose: se poi con i suoi scritti lui ci guadagna che male c’è? E’ il suo lavoro, non costringe mica nessuno ad acquistare i suoi corsi on line.

        Quello che gli si può contestare sono i contenuti, non quello che gli rendono questi contenuti. Io sono stufo di gente che prende per i fondelli il prossimo facendogli credere che olè, una, due o tre minchiate e sarai un super eroe, uno che farà soldi a palate: ne ho viste talmente tante di queste truffe in vita mia che non le reggo proprio più!

        Questo articolo invece è stato esaustivo nel senso opposto, spiega per filo e per segno che bisogna sbattersi e bisogna avere TANTE qualità, essere disposti ad inseguire un progetto complesso e non alla portata di tutti, fatto di numerosi fattori che solo se si armonizzano totalmente portano a dei frutti importanti. E’ per questo che mi è piaciuto particolarmente.

        Motivazione fine a se stessa non ne ho letta: e per questo merita il mio plauso.

        Andrea lo dice chiaramente: per aver successo ci sono molteplici fattori da tenere in considerazione, inutile girarci attorno, solo chi possiede tutti quei fattori ce la può fare nella maniera in cui ce la sta facendo Andrea.

        C’era una famosa canzone di Gianni Morandi che faceva “uno su 1000 ce la fa….e quanto è dura la salita…..”

        Questa è la realtà signori, ed io ad essere ancora più sincero dubito fortemente che certe cose si possano apprendere da zero, io continuo a ritenere che certe qualità sono innate, sicuramente una certa pratica, un certo apprendimento è necessario, ma un Andrea non è uno che si chiede “ma se faccio così vado bene oppure dovrei fare cosà”, uno con certe stigmate probabilmente è uno che alle cose ci arriva da solo e molto raramente lo vedo come un lettore assiduo di questo stesso blog.

        Certe persone non hanno bisogno di motivazioni o di stimoli esterni, li possiedono già di loro in abbondanza: questo è almeno il denominatore comune che ho sempre notato nelle persone di successo che ho incontrato in vita mia. Non hanno bisogno di fare il corso tal dei tali per diventare quello che già sono nella loro essenza, hanno infatti quel fuoco dentro di loro che arde in continuazione e che non si può trasmettere per conoscenza o tramite tecniche “infallibili”.

        Migliorare certamente si può sempre per carità, ma certi attributi o ce l’hai o non ce l’hai, per cui è inutile illudersi troppo, è molto più saggio a mio parere fare sempre il passo adeguato alla propria gamba: la frase ad effetto “Preferisco essere autore della mia disfatta che spettatore di una vita mediocre” può avere un suo fascino, soprattutto quando si è giovani e non si sono maturate certe esperienze, ma ricordatevi che chi l’ha scritta sicuramente è uno che ce l’ha fatta in quanto aveva lo stesso fuoco dentro, ed è molto facile dirla dopo che si è dall’altra parte del guado; per chi si culla nell’illusione di essere allo stesso modo ma in realtà non lo è, la vita “mediocre” può essere invece a mio avviso uno splendido compromesso perché non tutti geneticamente sono fatti allo stesso modo, ed aggiungo fortunatamente, ma di questo spesso ce se ne accorge proprio quando si è stati molto vicini alla disfatta totale e si comincia così a dare la giusta priorità alle cose.

        Essere autori della propria disfatta non è una gran bella sensazione, credetemi, è molto più intelligente essere appunto INTELLIGENTI e non sfidare certe leggi di vita perché poi tirarsi su è molto ma molto faticoso, sempre poi che si sia in grado di farlo perché si è stati fortunati ad incappare in una disfatta non così devastante da lasciare solo macerie e vite IRRIMEDIABILMENTE distrutte.

      • Ciao Renato (o Giancarlo) ancora non ho capito come ti chiami. Ho trovato finalmente un po’ di tempo per risponderti sul merito: come detto nel post, in questi anni ho cercato di lavorare sulle mie competenze orizzontali, tra queste ho cercato di perfezionare le mie competenze di online marketing ed un minimo di conoscenza SEO, quindi quando scrivo i miei contenuti faccio attenzione anche a questi aspetti.

        Detto questo credo che tu abbia una conoscenza un po’ superficiale di certi meccanismi: non è che i visitatori si trasformano in soldi per magia, con qualche algoritmo. Io posso trovare la super strategie per portare 1.000.000 di visitatori a leggere quello che scrivo, ma se poi i miei articoli generano 0 valore, 0 interesse e 0 risultati pratici, non è che i lettori mi tirano i soldi perché c’ho la faccia simpatica (che poi è tutto da dimostrare che sia simpatica), ti è chiaro questo passaggio?

        Inoltre, come dicevo ad Olivio, quelle che tu definisci nozioni… motivazionali: sono le BASI. Se non le comprendi, le istruzioni pratiche non servono a nulla. Ti dirò di più: chi ti promette il sistemino per fare soldi che può essere messo in pratica da tutti dopo 10 minuti… ti sta inculando.

        Per definizione, se un sistema non richiede competenze e non ha barriere all’ingresso per essere implementato non genera soldi. Ti sfido a smentirmi su questo punto.

        Andrea.

        Ps. per stasera mi fermo qui, nei prossimi giorni se riesco risponderò agli altri commenti.

      • olivio

        grazie mille

    • Renato

      Sapevo che avevi la coda di paglia quando qualcuno svela i tuoi trucchetti, bella faccia pulita ma dietro le quinte tutto il marciume di un meccanismo fatto solo per fare soldi. Sapevo che era così.

      • Gomblotto! Mi hai sgamato: la verità è che EfficaceMente è un sito di copertura per l’irrorazione digitale di scii kimike!

        Giancarlo, con calma rispondo a tutti i commenti, ce ne sono ancora diverse decine prima del tuo e di quello di Olivio. Per quanto riguarda la moderazione dei commenti, se è il tuo primo commento in assoluto sul blog, prima di essere pubblicato questo va in moderazione, per evitare spam e pubblicità indesiderata. Una volta accettato il primo commento, quelli seguenti sono pubblicati senza filtro. Ho visto ad esempio che hai utilizzato lo stesso IP, ma hai fornito email e generalità false nell’inserimento di questi tuoi 2 commenti: naturalmente se non te la senti di esprimere la tua opinione mettendoci la faccia, ne hai tutto il diritto, ti informo solo che se ogni volta fornisci un nome diverso ed una email diversa, il sistema manda il tuo commento sempre in moderazione. Sia mai che pensi che ti censuri… GOMBLOTTOOOOO!

      • Pier Paolo

        “Preferisco essere autore della mia disfatta che spettatore di una vita mediocre.”

        Oscar Pistorius
        Lance Armstrong
        Ben Johnson
        Fabrizio Corona (va beh dovevo pur metterci anche lui!)
        e chissà quanti altri che ora non mi vengono in mente.

        Quando pur di “arrivare” si è disposti a tutto, questo è il prezzo che si paga: e dopo non ci si può piangere addosso o disperarsi, o meglio, certamente si può, ma lo scotto del successo a tutti i costi ti fa sempre pagare un dazio molto ma molto pesante, e lamentarsene dopo, quando il danno è stato già fatto, non serve a nulla.

        Esempi in questo senso ce ne sono a bizzeffe e pensare di esserne immuni per chissà quale clausola “divina” o far finta di non esserne a conoscenza è un atto ancora più irresponsabile: ma a volte bisogna proprio sbatterci la faccia personalmente per rendersene conto.

        La vita “mediocre” non è il non essere in vetrina o l’avere un conto in banca inferiore a 7 cifre: la mediocrità per me è altro, ed è soprattutto una mancanza nel proprio intimo che si cerca di non vedere preferendo la strada dell’apparenza eccessivamente esibita od il volersi mostrare per ciò che non si è usando poi quella maschera per fottere il prossimo. Ecco questi a mio parere sono i mediocri.

        E quei mediocri alla fine fanno sempre una brutta fine: ma contenti loro….contenti tutti! ;-)

    • Ciao Olivio, umanamente non posso non essere colpito dalla tua condizione, come da quella di centinaia di migliaia di lavoratori più o meno giovani, ma il tuo commento mi conferma ancora una volta che se non si comprendono le basi, le istruzioni passo passo non servono a nulla.

      Io posso spiegarti per filo e per segno quello che ho fatto per generare un fatturato mensile di 25k€, ma ti assicuro che non ti sarebbe di nessun aiuto. Una delle basi di cui parlo nel post ad esempio riguarda l’importanza di sviluppare competenze verticali e competenze orizzontali che siano in grado di soddisfare un bisogno specifico. La metto giù dura, ma voglio che passi il messaggio: tu non hai un esperienza di 35 anni, hai un’esperienza di un anno ripetuta 35 volte.

      Qui sorge poi un problema sociale: è giusto che una persona a 50-55 anni, dopo aver lavorato per una vita, debba reinventarsi, magari rimettendosi a studiare da autodidatta, perché l’economia come la conoscevamo è andata a puttane? No Olivio, non è giusto, ma questo non cambia di una virgola la realtà dei fatti.

      Contattami in privato, se posso cercherò di indirizzarti come meglio mi riesce.
      Andrea.

      • Mauro

        Andrea potresti chiarirmi la frase “tu non hai 35 anni di esperienza, ma solo un’esperienza di un anna ripetuta 35 volte”. Cosa intendi dire!?la trovo illuminante come espressione e vorrei capirla meglio.

      • Ciao Mauro, naturalmente non conosco la condizione specifica di Olivio e mi auguro mi contatti per poterne parlare, ma è indubbio che in Italia ci siano milioni di lavoratori che hanno appreso un mestiere in gioventù e poi hanno ripetuto per decenni la stessa attività senza continuare ad aggiornarsi (competenze verticali) e senza prestare attenzione ai mutamenti del mercato (competenze orizzontali).

        Parliamoci chiaro, questo post non è per tutti e il fatto che stia ricevendo così tanti commenti ne è la prova: c’è chi vuole un lavoro per portarsi a casa uno stipendio e non avere poi altre rotture di palle, lo capisco, ci mancherebbe, ma purtroppo questo tipo di lavoro è in via di estinzione.

      • Mauro

        Ho capito perfettamente cosa vuoi dire. Io credo che il mondo attuale del lavoro stia evolvendo verso una forma più imprenditoriale, in cui l’individuo deve acquisire anche competenze orizzontali, come quella di sapersi vendere, se vuole sopravvivere contro una concorrenza spietata. Ma non solo il mondo del mondo del lavoro; un pò tutto il sistema economico. Si pensi alle scuole pubbliche: sono cresciuto e sono stato formato in una scuola (superiore) che veniva gestita come un’azienda in cui il cliente( lo studente) era al centro dell’intero processo. Borse di studio per studenti meritevoli,viaggi all’estero, grande ascolto e disponibilità da parte dei prof. Una scuola presente con articoli su tutte le riviste di settore e addirittura presente anche in tv(ribadisco sto parlando di un istituto superiore STATALE). Insomma di marketing ne faceva tanto perché aveva capito che facendo pubblicità, fornendo un percorso d’eccellenza(creazione del valore) e garantendo sbocchi lavorativi(anche in questo momento storico) avrebbe incrementato il numero di studenti e quindi si sarebbe garantita l’accesso a nuovi fondi….e così via. Ha implementato un circolo virtuoso che solo un’attenta gestione con spirito imprenditoriale avrebbe potuto creare. Di contro ho vissuto un’università in cui lo studente era l’ultima ruota del carro e dove gli iscritti diminuivano di anno in anno(di conseguenza diminuiva anche l’organico=meno posti di lavoro),nonostante l’interesse per il settore cresceva…semplicemente molti studenti ritenevano più valide altre università che sapevano vendersi meglio a parità di offerta formativa.

        Tutto questo per dire che il tuo articolo Andrea è l’espressione di un cambiamento epocale, in cui il vecchio mondo del lavoro “scalare ” e unidimensionale(solo competenze verticali) diventa bidimensionale e “vettoriale” le cui componenti sono le “competenze orizzontali” e le “competenze verticali”(analisi 2 docet :P).
        E’ un cambiamento difficile da accettare e digerire , ma quello che scrivi non è altro che la verità.
        Io ci sto provando a questo passaggio “dimensionale” e ammetto che non è facile anche se questo articolo mi è stato di grande aiuto,soprattutto in termini di consapevolezza.

        Grazie infinitamente!

  • Ray

    Ciao Andrea, grazie mille per questo interessante articolo. C’è una cosa che non mi è del tutto chiara: il fattore Bisogno.
    In che modo possiamo (cercare di) capire se esistono persone in cerca di una determinato servizio/prodotto?

  • Franco

    Ciao Andrea

    ho letto con vivo interesse il tuo articolo perchè è capitato proprio mentre sto dando una svolta alla mia vita.

    Ho fatto per quasi 20 il sistemista informatico nella Pubblica Amministrazione e incolpavo il PA di non sapermi valorizzare e gratificare.

    Poi ho capito !

    E’ illuminante la tua frese di chiusura: “Preferisco essere autore della mia disfatta che spettatore di una vita mediocre.”

    Ho preso part-time, ho messo su un’attività mia e rischio !
    Si, rischio tutti i giorni in prima persona, andando dai clienti ed affrontando l’ignoto, perchè non sai mai cosa ti chiederanno.

    Ero intimorito da quanto non sapevo, ma poi mi sono accorto che grazie alle competenze acquisite negli anni, alla mia passione per il mio lavoro e la voglia innata di risolvere i problemi, i bisogni erano solo un viatico per mettermi in contatto con nuove esperienze e nuove sfide.

    Soddisfazione a 1000, autostima a 1000 … non sono ancora al tuoi target di guadagno mensile e forse non è neanche quello il mio obbiettivo immediato, perchè questa nuova vita è già di per sè impagabile.

    Grazie per la condivisione che dai ai tuoi pensieri con noi

    Saluti
    Franco

  • marco

    ciao andrea! Ti seguo da quando sono ragazzino quindi sarò il meno fine dei tuoi lettori: 25mila colpi al mese? O.O me cojoni! ahahahha grande andrè!

  • nives

    bravo Andrea efficace come sempre.
    be’ non scherzavi per niente quando hai detto a chi (come me) ha accettato la sfida 90901 che non ci avresti lasciato soli.
    questo post è spettacolare…
    c’ho messo due giorni e ho dovuto leggerlo circa 8 volte prima di capire cosa devo fare.
    è talmente ricco che mi sono dovuta fermare ad ogni riga per riflettere su cosa devo fare nei prossimi giorni.
    io credo di essere tra le più vecchie seguaci del tuo blog. ho 42 anni, due bambini piccoli, un lavoro part time e poco tempo libero da gestire, quindi devo assolutamente concentrarmi ed ottimizzare le mie risorse se volgio riuscire a concretizzare il mio progetto.
    ce la farò… ne sono certa .
    non ho mai smesso di cercare spunti di riflessione, idee, stimoli e poi ho trovato te…
    ora non mi resta che decollare!
    grazie

  • Annibale

    “Preferisco essere autore della mia disfatta che spettatore di una vita mediocre.”
    Questa massima é la mia religione e mi continua a far sentire vivo.
    Andrea é sempre un piacere leggere i tuoi articoli.
    Saluti

  • NicolaZ

    Grazie dell’articolo, veramente ben fatto…ma ora restiamo in attesa di un blog dedicato all’argomento!!!!! :D

  • Marty

    Far sembrare semplici le cose complicate è una qualità che apprezzo molto. Quello che non riesco a capire è da dove arrivano i 21.000 euro. Puoi esporti in tal senso? Quando ero piccolo c’era un tizio (John Chow) che pubblicava tutti gli introiti e l’ammontare del suo guadagno. Era molto divertente leggere quei resoconti, lui guadagnava dicendo quanto e dimostrando come guadagnava. Al tempo credevo che solo un americano (da quel che mi ricordo è canadese e pure di origine asiatica) potesse tanto, e invece…

    • Ruggero Ranatini

      Stai attento Marty a come Andrea ha scritto la frase relativa ai soldi. Questo non è un guadagno costante e non deriva totalmente dal blog, è la media da giugno (non si sa se compreso) ad oggi, sopratutto derivante dalla nuova guida che ha lanciato e probabilmente da altro che non menziona. Quindi non si è inventato un lavoro che gli permetto un entrata costante di quella entità, è solo il resoconto degli ultimi mesi. Occhio a come sono scritte le frasi, fanno credere una cosa, ma sotto sotto le reltà è differente.

      Viene da pensare che il commento di quel tizio che parla di una strategia precisa per posizionarsi sui motori di ricerca con certe chiavi, sia l’unico motivo per cui questo articolo sia stato pubblicato. A tutti gli effetti non trovo indicazioni pratiche per guadagnare quelle cifre, ne chiarezza della loro provenienza.

      • Marty

        Grazie Ruggero. Era proprio quello che cercavo di farmi rispondere da Andrea. John Chow aveva (ed ha ancora a quanto mi risulta) introiti che derivano dalla pubblicità di Google e dagli affiliate programs. Era per quello che mi ero interessato: se qualcuno in Italia fosse in grado di guadagnare quelle cifre mensilmente e in quel modo sarebbe davvero da seguire e studiare.

        Sono d’accordo con te, articoli così hanno un sacco di wordkey che ti fanno scalare le liste di Google. Ma, in questo caso, ci fermiamo solo a quello. E’ stato bello da parte di Andrea di averci risparmiato una pagina sul nuovo “Tubo Tucker”.

  • Ambra

    Ciao Andrea, grazie ancora una volta per i tuoi bellissimi e utilissimi articoli.
    Questa volta non hai fatto che incrementare la mia voglia di crearmi un nuovo lavoro legato alle mie passioni: ormai sono stra-convinta che il vecchio sistema stia crollando e che il web sarà la piattaforma per un nuovo modo di lavorare, quindi è ora di cominciare ad evolversi! (E anche perché, onestamente, il lavoro di ufficio mi sta sempre più stretto).
    Tranquillo, non improvviserò nulla: prudenza è il mio secondo nome :)
    Ho già visto il primo dei video di Dario e Andrea; se anche tu hai consigli su strategie di web marketing per cominciare ad acquisire questo genere di competenze – così da applicarle al progetto on line che ho avviato da qualche mese – sappi che saranno ben accetti :)
    Buona serata!
    Ambra

  • Danilo

    Ciao Andrea , una semplice curiosità che mi è venuta in mente leggendo stralci della tua storia , che ingegnere sei ? cioè in cosa ti sei specializzato ?
    Leggendo i commenti ho capito se non sbaglio che i tuoi genitori non ti hanno appoggiato quando hai deciso di investire tutte le risorse su un progetto personale e questo mi dispiace molto perchè è anche un pò la stessa cosa che sta succedendo a me alle prese con la scelta universitaria . Spesso i genitori vedono nei propri figli la realizzazione dei loro sogni mancati , ma la verità è che ognuno deve deve ragionare con la propria testa e dare retta solo a se stesso .

    Grazie per il tuo impegno , per il coraggio e la costanza che metti nel curare questo blog .

    Ps. Ma attualmente Efficacemente è diventato il tuo lavoro/passione primario ?

  • Angela

    Ciao Andrea… e’da un po’che non posto ma legge sempre i tuoi articoli… questo mi ha decidamente colpito e mi ha fatto capire che certe mail che mi arrivano promettendo soldi subito prob sono bufale o cose poco serie… in effetti chi ti regala qualcosa oggigiorno?
    Ti volevo chiedere una cosa.. sia ben chiaro che non ti sto chiedendo di spiegarmi passo passo come fare soldi (ahahah) ma solo un consiglio visto che ci sei passato!
    Anche a me piacerebbe provare a creare qualcosa di mio usando le potenzialita’del web ma devo ammettere che in questo campo di competenze non so nulla.. fare un blog… gestire un sito… tutto arabo per me!
    In questo caso puo’bastare il fai da te (magari studiando su libri specifici) o e’meglio puntare su quei siti che ti danno supporto?
    Mi ricordo che una volta avevi consigliato http://www.cerchiaristretta.it/blog/ (se non ricordo male il link) … potrebbe essere un valido inizio?
    Grazie per la risposta e se farai altri post di questo tipo saranno sicuramente apprezzati!

  • Francesco

    Andrea, e dove sono le emozioni in tutto questo?
    Chiaro, pragmatico, motivante…
    Ma c’è bisogno di emozionarsi, perdio!! ;-)

    • Devo dire che la libertà che mi da la mia attuale attività mi emoziona abbastanza.

      • Pier Paolo

        Andrea, io sono ospite in “casa” tua per carità, per cui mi adeguo a questo andazzo se è questo il sistema che reputi corretto, però noto che quando qualcuno, ed io l’ho fatto abbastanza spesso, fa delle critiche penso motivate, almeno dal punto di vista di chi le fa, non ti degni nemmeno di rispondere, con il sottoscritto che mi ricordi ti sei degnato di farlo solo una volta.

        Perdi tempo a rispondere a chi magari non meriterebbe risposta, perché replica in maniera arrogante od al limite dell’offensivo (non è il caso dell’utente a cui hai replicato ora sia chiaro), e con gli altri tralasci la possibilità di un confronto che potrebbe magari essere utile anche a te o a chi ci legge.

        A questo punto mi viene il dubbio che rispondi in maniera interessata a chi si esprime in quel modo, già avendo torto marcio nell’usare quel tono, per una sorta di mantenimento d’immagine di PR “politically correct” (della serie vedete quanto sono maleducati quelli che mi attaccano?), ma se qualcuno, più o meno razionalmente, può mettere in dubbio qualche tua affermazione preferisci ignorare il confronto per paura forse di perdere di credibilità?

        In poche parole mi viene da pensare che preferisci la zona confort che ti fa mantenere una certa posizione nei confronti del tuo pubblico, come quelli che pontificano su tutto e tutti ma non accettano un contraddittorio per il timore di perdere consensi.

        E’ giusto e corretto rispondere a chi apprezza i tuoi interventi e ti fa i complimenti, ma se rispondi SOLO a quelli, ripeto, mi viene il dubbio che cerchi solo la via FACILE: e sarebbe un peccato, ma lo dico soprattutto per il tuo interesse, perché spesso dalla diversità e dal confronto si cresce e si cresce REALMENTE. E questo dovrebbe essere il tuo interesse, crescita personale, giusto?

        A me non interessa la polemica fine a se stessa, mi piace il sano confronto costruttivo, se non accetti o non ti va di approfondire con chi non la può pensare come te accetto questa tua visione che io non condivido ma che ovviamente pare essere una tua scelta “strategica”: smetterò ovviamente di scrivere su questo blog poiché se devo aspettare (inutilmente) per ricevere una risposta che non arriva mai, preferisco dedicarmi ad altro che fa crescere me e non gli “interessi” di qualcun altro.

        Buona giornata.

  • Gerardo

    Bellissima l’ultima frase virgolettata! “Preferisco essere autore della mia disfatta che spettatore di una vita mediocre”.
    Tra l’altro rispecchia perfettamente il mio pensiero recente, dato che ho da poco preso un importante decisione nella mia vita: quella di sospendere i miei studi universitari della laurea magistrale in Ingegneria Informatica, con la consapevolezza che ci sia una probabilità elevata di non finirli.
    Era da ormai troppo tempo che studiavo argomenti di cui non avevo interesse: statistica, chimica, meccanica, etc. Tutte materie nobili ma che vedo poco utili per il mio percorso specifico.
    So che può rappresentare un rischio ma la vita è piena di rischi, bisogna avere coraggio, credere in se stessi e sapersi mettere in gioco.
    Ora ho iniziato finalmente a potenziare full-time le competenze orizzontali e verticali adatte a me.
    Magari un giorno potrò dire di aver fatto la scelta più importante della mia vita oppure no, non posso prevedere il futuro. Di sicuro, ho fatto ciò che sentivo più giusto per me. E’ stata una conquista! ;-)

  • francesco

    Ciao Andrea! Ti devo dire uba cosa che mi tengo dentro: sei insopportabile.

    Io scrivo per mindcheats,il blog di stefano, e ogni volta cerco di scrivere articoli utili come i tuoi. Quamdo penso di esserci riuscito te ne spunti con articoli pazzeschi e mi batti di brutto!

    Grazie di tutto , sei il numero uno ! :-) complimenti

    • Pier Paolo

      A proposito di Mindcheats: sono andato a darci un’occhiata ed ho trovato una frase centrata circa quella che Stefano Mini (il gestore di quel blog) definisce la regola Aurea della crescita personale.

      La riporto: “Per ogni due minuti del tuo tempo libero spesi a usufruire del contenuto degli altri, spendine uno per creare qualcosa di tuo.”

      Questo concetto è estremamente vero e lo sposo totalmente: ci sono dei momenti nella nostra vita in cui abbiamo bisogno di essere orientati, di trovare una guida “esterna” che ci possa aiutare nell’illuminarci circa il nostro PERSONALE percorso esistenziale (sia esso lavorativo, relazionale, etc.)

      Questa condizione dovrebbe essere però un qualcosa di momentaneo e/o di propedeutico al superamento in special modo di quel problema d’orientamento, altrimenti se ci si fissa troppo su questo nuovo “mito” (la moda della Crescita Personale) si rischia di creare una DIPENDENZA fine a se stessa che rischia di non portarci da nessuna parte poiché non è utilizzata per il suo giusto e naturale fine: IMPARARE A CAMMINARE CON LE PROPRIE GAMBE.

      Ecco perché il continuare ad insistere esasperando determinate tematiche legate alla presunta crescita personale lo considero estremamente controproducente: bisogna concentrarsi sul nocciolo della questione e cioè arrivare ad essere indipendenti nel proprio modo di pensare e di agire, in poche parole riappropriarsi del potere di essere totalmente artefici del proprio destino senza sentire il bisogno di avere dei guru di riferimento cui demandare o chiedere continuamente “consigli”.

      In un mondo in cui tutti ci guidano e ci controllano, e molti delegano il proprio potere decisionale agli altri per pigrizia, per conformismo o per paura, il lusso che la crescita personale ci dovrebbe insegnare è uno solo: IMPARARE A PENSARE CON LA PROPRIA TESTA!

      Ed a mio modo di vedere un vero e competente (e non interessato) formatore in questo ambito dovrebbe essere impegnato solo a farci raggiungere questo obiettivo: non so chi scrisse che il vero maestro non è colui che ti fornisce le giuste risposte ma colui che ti guida nel far fare a te stesso le corrette domande; e così facendo le risposte appropriate arriveranno da sole. ;-)

  • alessandro

    Il tuo articolo più bello in assoluto, ed in più mi hai fatto scoprire un ottimo autore come Chris Anderson, grazie.

  • La maestrina ;-)

    Continua così, Andrea.

  • Pier Paolo

    Andrea, non reputi che il modello “diamante”, che come abbiamo più volte ribadito non può essere ad appannaggio di tutti, possa essere replicato in maniera più o meno corrispondente con il Franchising?

    Alcune problematiche (tipo le competenze verticali ed orizzontali) possono essere bypassate notevolmente con la corretta scelta del Franchisor giusto. Chiaramente intendiamoci, nulla viene magicamente risolto, però il Franchising a mio modo di vedere può dare a molte più persone la possibilità di avere a propria disposizione tutti quegli strumenti che tu hai così chiaramente delineato in questo post e che sono basilari per il raggiungimento di determinati risultati.

    Ci sono stati casi abbastanza eclatanti di persone che pur non avendo quasi nessuna competenza ed esperienza in determinati campi aderendo ad una catena in affiliazione hanno raggiunto in poco tempo dei risultati che altrimenti avrebbero conseguito in tempi molto più lunghi, grazie al supporto continuo e costante dell’azienda madre ed alla capacità di unire le sinergie in direzione dell’obiettivo comune.

  • Pier Paolo

    Ecco, questo è un classico esempio di quello che intendevo nel mio precedente intervento: copio incollo la testimonianza di un franchisee (per ovvi motivi ho provveduto a cancellare il nome del franchising a cui ci si riferisce e l’attività svolta).

    “Ecco la Storia di Ferruccio che, l’anno scorso, si è trovato di fronte ad un bivio: il suo lavoro di salumiere era in crisi e lui doveva prendere un decisione: come ci si reinventa a 46 anni per non ritrovarsi come tanti nella lunga lista di disoccupati? Per Ferruccio la soluzione è arrivata all’improvviso, sfogliando un giornale.
    Ecco la il suo racconto:

    “Appena ho saputo del marchio di **** in franchising *******, l’unico che offriva a chiunque l’opportunità di aprire la propria ****** con un bassissimo investimento, ho immediatamente deciso di aprire la mia attività”. Ora – continua – sono davvero felice: dopo soltanto un anno, il lavoro va bene e i clienti mi riempiono di complimenti per la qualità del ******* e per i bei colori della mia vetrina; inoltre – devo dire la verità – non c’è piacere più grande di osservare i bambini che mangiano di grande gusto *********! Inoltre – continua Ferruccio -, il rapporto di collaborazione con i ragazzi dello staff di ******** è davvero intenso e produttivo; talmente tanto che, con mio grande piacere, un mese fa mi hanno chiesto di diventare uno dei testimonial per la campagna pubblicitaria del marchio: da allora tutta la gente del paese mi vede sulle principali riviste e sui quotidiani italiani e mi riconosce: in tanti vengono in ***** a complimentarsi e a mangiare il nostro *****. Ora sono un uomo soddisfatto e convinto della mia nuova professione … e i clienti – sorride – sono anche aumentati. L’altro giorno mi è addirittura arrivata una bellissima cartolina di un lettore di Tv Sorrisi e Canzoni di Grottaglie: mi augurava tanta fortuna per il mio lavoro e tanta felicità. Per me è stato un immenso piacere: ho incorniciato e appeso la cartolina in ******* e spero che il mio nuovo amico di penna venga presto a trovarmi!. Insomma – conclude – : non avrei potuto prendere una decisione migliore per la mia vita: sono finalmente riuscito a cambiare le cose per me e per la mia famiglia; e se solo penso che nemmeno un anno fa mi trovavo in una situazione di incertezza, oggi non riesco a credere alla fortuna che ho avuto: ****** ha creduto in me e mi ha offerto un’opportunità unica. E poi … io ho sempre adorato il *****”.”

    L’affiliazione al franchising può permettere secondo me a quasi chiunque, e non solo a quei pochi che possiedono determinate qualità come quelle da te giustamente evidenziate nell’articolo Andrea, di poter acquisire determinate competenze e quella “pratica deliberata” (che sfocia automaticamente nel così detto Know How) necessarie a fare di un’attività qualsiasi un’attività con maggiori probabilità di successo.

    Chiaramente anche in questo caso ovviamente bisogna fare dei distinguo, ma poiché io cerco sempre di puntare alla massimizzazione del rapporto limiti personali/competenze acquisibili, e ritengo che determinate caratteristiche caratteriali, come quelle che sono giustamente necessarie per fare l’imprenditore oggi, in questo momento così selettivo, siano difficilmente assimilabili tramite formazione, reputo che il franchising rappresenti un ottimo compromesso per quello che secondo me dovrebbe essere l’obiettivo di chi oggi si affacci al mondo del lavoro, o si debba reinventare un nuovo percorso, senza avere grosse competenze o scarsità di idee circa il da farsi.

    Nel 2014 secondo me dovremmo orientarci verso una visione del lavoro improntata sul concetto del “don’t work hard, work smart” (cioè non lavorare duramente, lavora intelligentemente) e con il franchising la democratizzazione e l’acquisizione delle competenze può essere molto più alla portata di tutti con gli inevitabili vantaggi che una condizione del genere può apportare in chi se ne avvantaggia, sfruttando appunto “intelligentemente” le risorse messe a disposizione da una struttura già ben collaudata, funzionale ed avviata.

    • Ciao Pier Paolo, sul franchising ho le mie riserve. Mi spiego: può essere davvero un’opportunità nel momento in cui hai alle spalle un’azienda con un modello di business solido ed un sistema che consente ai franchisee di crearsi nel tempo ottime entrate e competenze elevate. Purtroppo in Italia molte opportunità di franchising non sono così. Pensa a McDonald’s che a fronte di un investimento che può superare il milione di euro ti richiede la presenza nel punto vendita (alla faccia del reddito passivo) ed un ritorno annuo da bond governativi. Spesso aderire un franchising qui in Italia significa semplicemente comprarsi un posto fisso (a caro prezzo). Questo per sottolineare come non tutti i franchising sono oro colato: è importante valutare bene il modello di business che ci sta dietro e questo, che lo si voglia o meno, richiede competenze.

  • Pier Paolo

    Ciao Andrea, ovviamente non si deve considerare il franchising come fosse la bacchetta magica capace di risolvere tutti i problemi: bisogna essere in grado di analizzare i settori maggiormente profittevoli, sentirsi a proprio agio con il prodotto o servizio che si andrà a proporre, affidarsi ad aziende con una storicità ed un modello aziendale consolidati, trovare, per alcune tipologie di prodotto, la giusta location, capire se l’investimento avrà un ritorno in tempi ragionevolmente accettabili, insomma, sì, ci vogliono sicuramente delle competenze per lo meno a livello di analisi di business, però se riesci a far conciliare tutti questi fattori diciamo che puoi accelerare il processo “diamante” rendendolo nel contempo più alla portata di (quasi) chiunque.

    Hai parecchia ragione nel dire che “Spesso aderire un franchising qui in Italia significa semplicemente comprarsi un posto fisso (a caro prezzo).”, ma purtroppo, soprattutto per chi comincia ad avere una certa età e magari non ha competenze specifiche da poter “vendere” sul mercato del lavoro, il franchising diventa quasi una scelta obbligata.

    Io sono circa da 2 anni che sto pensando a questa alternativa, l’anno scorso visitai anche il salone del Franchising di Milano ed anche quest’anno penso che una capatina ce la farò per vedere se ci sono novità che mi ispirano (avrei già in mente un paio di aziende in un settore merceologico ben definito) senza svenarmi in investimenti che con l’aria che tira rischi di recuperare in tempi biblici.

    Ho voluto più che altro con i miei interventi dare un contributo che potesse rendere più pratico ed attuabile il tuo ottimo post sul modello diamante, perché reputo che certe competenze siano assai difficili da ottenere se su queste non si è lavorato molto per tempo, e per chi come me è già abbondantemente in ritardo su quella tabella di marcia, il franchising pare essere, ripeto purtroppo, forse l’unica alternativa possibile su cui concentrarsi.

  • Ciao Andrea, è più di un anno che ti leggo e seguo molti dei tuoi consigli che mi hanno portato ad ottenere risultati che non avrei mai immaginato.
    Quest’anno è stato, per me, molto importante e so che un po’ di merito va sicuramente a te e quindi ti ringrazio. In particolare questo post, nell’ultimo mese mi ha permesso di avviare, finalmente, il mio blog di grafica.
    Dico finalmente perché è un progetto che avevo nel cassetto da tantissimo tempo e te mi hai aiutato a spingere sull’acceleratore e a fare qualcosa.
    Quindi ancora grazie,
    Lorenzo.

  • Paolo

    I denari della famiglia o è Will Smith in “La ricerca della felicità”.

  • Fabrizio C.

    Ciao Andrea,
    volevo ringraziarti per aver condiviso questo articolo molto interessante e soprattutto per la tua trasparenza in merito ai ricavi che, giustamente, trai dal tuo lavoro.

    Articoli come questo rafforzano in me l’idea che valga ancora la pena investire tempo, fatica e pazienza nella realizzazione di progetti personali verso cui si nutre profonda passione (e le dovute competenze).

    Fa sempre piacere sentire una voce propositiva e motivante a dispetto di tanto disfattismo e negatività di cui oggi sembrano permeati social media e mezzi di comunicazione in generale. Ciao!

    • Ciao Fabrizio,
      grazie del commento. Onestamente ci ho pensato un pochettino prima di pubblicare questo post: era in bozza da luglio. Ho poi deciso di renderlo pubblico perché in passato leggere i rendiconti mensili di blogger e imprenditori online che seguo mi è stato di grande ispirazione. Mi fa piacere che abbia fatto lo stesso effetto anche a te.

      A presto,
      Andrea.

  • Giancarlo

    Grazie Andrea, bell’articolo!!!

  • michele

    Ciao Andrea voglio complimentarmi con te per l’articolo è perchè sei uno di quelli che c’è la fatta.
    Ma ti voglio fare una domanda: Io per 16 anni ho fatto il muratore in proprio e nel 2014 ho provato a buttarmi nelle vendite ma non è andata benissimo.
    Ora ho 32 anni è non ho un centesimo di euro credimi, ma avendo una dannata passione per i motori auto/moto vorrei tirarci fuori un lavoro ma non ho soldi da investire e non me ne danno.
    COME DIAVOLO POSSO FARE????

    Ti ringrazio in anticipo…
    Saluti

  • Fabio

    Ho scoperto il tuo blog efficacemente, solo ieri e leggendo i tuoi articoli devo ammettere che sono interessanti. Ciao Andrea@

  • Andrea

    Devo dire ….forse l’unico blog serio che mi sia capitato
    di visitare

    • Grazie Andrea,
      mi ha fatto particolarmente piacere leggere questo tuo commento.

      Alla prossima,
      Andrea.

  • Architetto Giuseppe Barra

    Credo che molto dipenda dalla Forma Mentis che abbiamo. Come hai ottimamente spiegato in questo articolo, le problematiche attuali sono per lo più una questione di testa ed in base al quale segue un determinato atteggiamento in linea con le proprie convinzioni.

    Passare da Consumatore a Produttore di certo non è facile, è il Retaggio degli anni passati o del contesto familiari in cui si è nato che ci ha inculcato questa Impostazione Mentale.

    Va cambiata una abitudine e di conseguenza il modo di pensare oltre che di agire.

    Il Tutto è spiegato cosi bene che negli articoli lo fai sembrare un gioco da ragazzi.

    • Come ripeto spesso Giuseppe: la crescita personale è semplice, ma tutto fuorché facile. Le teorie della supercazzola con scappellamento a destra non mi sono mai piaciuto. I fondamentali sono pochi e non particolarmente difficili da apprendere, ma come diceva Jim Rohn: se qualcosa è semplice da fare è anche semplice da NON fare.

  • Irina

    Ciao! Ho 24 anni e penso che i tuoi articoli siano molto utili. Credo di aver capito di voler realizzarmi ed intraprendere una carriera, ho passione per la psicologia, libri e scrittura. Ma per arrivare alla laurea d’avanti a me si estendono bei lunghi sette anni come minimo e mi piacerebbe iniziare a fare già qualcosa che mi gratifichi e che dia una soddisfazione alla mia vita! Sono russa e me la cavo bene nelle traduzioni ma non so come fare un unico mazzo di tutte queste abilità per metterle insieme e far nascere qualcosa.
    Avresti qualcosa da dirmi a riguardo?

    • ZETA first.com

      Anche io son appassionata di psicologia, ma ho appena iniziato la laurea! Se ti va di contattarmi, fammi sapere! Se vai sul mio sito c’e’ il link per il mio facebook! E in bocca al lupo!! Ciaoooo :)

      • Irina

        Mandami l’indirizzo del tuo sito

  • Valentina Lombardi

    ciao Andrea, ho letto con molto interesse questo tuo articolo; ho 45 anni e da qualche mese ho iniziato un secondo lavoro molto particolare, la consulente di immagine, che affianco al lavoro quotidiano di impiegata, una gran fatica come sai bene gestire entrambi contemporaneamente :-D una domanda, mi sono ritrovata nel profilo “forti competenze verticali, gran passione ma non ho ancora individuato i bisogni del mercato”. A parte il tuo commento su FB, hai qualche consiglio da darmi per imparare ad individuare i bisogni?

  • alegacuk

    ma, sbaglio o il 98% dei tuoi lettori sono uomini?

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