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Difficoltà di concentrazione? Ecco come scrivere un intero libro in 36 ore

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3 strategie pratiche per superare le difficoltà di concentrazione e migliorare la tua attenzione (anche se non sei uno scrittore).

difficoltà di concentrazione

“Il vero problema non è la mancanza di tempo, ma di concentrazione. Abbiamo tutti giornate di 24 ore.”

Zig Ziglar.

Peter Shankman è uno dei maggiori esperti di PR (Public Relations) a livello mondiale. Ha tenuto conferenze in più di 22 paesi ed è autore di libri best-seller, ma ha un serio problema di ADHD: sindrome da deficit di attenzione e iperattività.

Insomma Shankman ha una difficoltà di concentrazione patologica e questo si ripercuote pesantemente sul suo lavoro, soprattutto quello di scrittore.

Nel 2014, ad esempio, a pochi giorni dalla data di consegna concordata con l’editore per il suo ultimo libro, il contatore di parole del file Word del suo manoscritto era ancora a… ZERO!

In quell’occasione il nostro esperto di PR ha preso una decisione drastica, che non tutti possono replicare, ma che è alla base della prima strategia anti-distrazioni di cui voglio parlarti oggi…

1. Aumenta la concentrazione eliminando le opzioni

difficolta-di-concentrazione-opzioni

Una delle principali cause della nostra difficoltà di concentrazione è l’avere troppe… opzioni.

Ogni volta che ci mettiamo a studiare o lavorare, abbiamo mille distrazioni alla distanza di un centimetro, di un click o di un tap. Tutte queste possibilità, queste opzioni, competono per la nostra attenzione (e spesso vincono).

Consapevole di ciò, Shankman, per completare il suo manoscritto in 36 ore filate, ha costretto sé stesso a lavorare in un luogo in cui le uniche due opzioni fossero: scrivere o andare in bagno.

Per la precisione un volo andata/ritorno New York – Tokyo – New York: metà libro lo ha scritto all’andata e l’altra metà al ritorno! Soluzione un tantino drastica, ma di sicuro effetto.

Ora… il mio consiglio non è certo quello di prenotare un volo A/R Roma – Tokyo da 5.000€ per preparare il tuo esame di diritto privato, ma se hai una scadenza stringente e vuoi portare a casa il risultato, devi metterti nelle condizioni (e nel luogo fisico) in cui l’unica opzione è quella di rimanere focalizzato sul tuo obiettivo.

Se vuoi approfondire questa tematica, ti consiglio di leggere la “strategia del vuoto“.

2. Ritrova il focus allenando il muscolo della concentrazione

difficolta-di-concentrazione-muscolo

Diciamo che conosco una o due cosine sui procrastinatori seriali: ad esempio so quanto amiamo raccontarci balle. Una su tutte?

“Oggi ormai è andata così, ma domani sarò super-concentrato!”

Mi spiace principessina, ma non funziona esattamente così: la concentrazione è un muscolo. Più lo indebolisci e meno potrai contarci al momento del bisogno.

Se hai difficoltà di concentrazione e ti distrai ogni due per tre, le cose non potranno che peggiorare.

Inizia allora a rafforzare il tuo “muscolo” della concentrazione con questa semplice sfida:

  1. Fai partire il timer sul tuo smartphone ed inizia a studiare/lavorare.
  2. Interrompi il timer alla prima distrazione (es. hai risposto ad un messaggio su whatsapp, hai controllato qualcosa su internet, etc.)
  3. Ripeti la sfida fino a quando non arriverai a 90 minuti filati di studio/lavoro focalizzato.

Accetti?

3. Supera le difficoltà di concentrazione facendo pulizia (in testa!)

difficolta-di-concentrazione-vuoto

Cal Newport, professore della Georgetown University e autore del libro “Deep work: rules for focused success in a distracted world“, utilizza nel suo testo l’espressione “attention residue“, per indicare la perdita di concentrazione ogni qualvolta passiamo da un’attività all’altra.

In pratica, anche quando torniamo a studiare o lavorare, una parte della nostra attenzione rimane “appiccicata” alla distrazione, e impiega del tempo prima di allinearsi al nuovo compito.

Questo significa che per entrare nella “zona” di massima concentrazione serve del tempo (in media 15-20 minuti) e se continuiamo a cedere alle distrazioni in questo periodo, di fatto avremo bisogno di impegnarci più a lungo e per raggiungere risultati spesso mediocri.

Il fenomeno dell’attention residue non è però legato esclusivamente ai passaggi da un’attività all’altra (il famoso multitasking). Si presenta infatti anche in un’altra circostanza.

Prova a pensarci: ti sono mai capitate quelle giornate in cui sei abbastanza bravo da non cedere alle tentazioni, ma in cui hai comunque difficoltà a concentrarti a causa dei 1.000 pensieri che ti ronzano in testa?

In questo caso a rubarti l’attenzione sono tutte quelle attività che non hai ancora portato a termine.

Beh, il tuo cervello le odia queste attività! Non può infatti sopportare che ci siano problemi irrisolti nella tua vita e quindi non fa altro che ripresentarteli alla tua attenzione, anche quando non vorresti.

Per liberarti di questi pensieri e concentrarti esclusivamente sulle attività prioritarie devi:

  1. Mettere per iscritto tutto ciò che ti ronza in testa (e fino a qui probabilmente c’eri arrivato).
  2. Decidere un piano di attacco: ovvero quando ti occuperai del problema irrisolto e come intendi farlo.

In questo modo riuscirai a scacciare queste “mosche mentali” e a dedicare tutta la tua concentrazione all’attività sottomano.

“Devo comprare il latte” o “devo comprare quest’azienda” occupano entrambe lo stesso spazio nella tua mente. Scrivile. Rileggile. Completale o dì a te stesso “Non ora”.

D. Allen.

Conclusioni

Questi sono i punti chiave che vorrei ti rimanessero di questo articolo:

  • Meno opzioni hai per distrarti e meno ti distrarrai: crea il tuo “tempio” di studio/lavoro.
  • La concentrazione è un “muscolo” che va allenato quotidianamente: ogni volta che cedi ad una distrazione diventi un po’ più debole.
  • A causa del fenomeno dell’attention residue, per raggiungere il massimo livello di concentrazione abbiamo bisogno di tempo : smettila di passare da un’attività all’altra e se sei distratto da altri pensieri, mettili per iscritto e stabilisci un piano di attacco per affrontarli.

That’s it. Spero di averti fornito anche questa settimana nuovi strumenti pratici per essere sempre più efficace e per raggiungere i tuoi obiettivi :-)

Se pensi che questo articolo possa essere utile ai tuoi contatti, condividil usando i pulsanti social qui sotto (e facci ‘sto “mi piace” a zio Andrea!).

Alla prossima!

Ps. Sei uno studente universitario? Nella terza sezione del mio manuale “Studia meno, Studia meglio” trovi strategie specifiche per ritrovare la concentrazione nello studio. Dacci un’occhiata ;-)

Foto di Matej Kastelic

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30 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar di Andrea De Leonibus

    Andrea De Leonibus

    ha detto:

    Per il punto 2 consiglio un’app che può aiutare a distaccarsi dal cellulare (la distrazione per eccellenza). L’app si chiama Forest, in pratica quando tu decidi che devi studiare o fare un lavoro pianti un alberello e fissi un tempo per il tuo studio o lavoro (ad esempio 30 minuti) se in quei 30 minuti lascerai crescere l’alberello senza rinunciare contribuirai a costruire la tua foresta :) se rinunci l’albero si secca e rimane privo di foglie… È simpatico! Così quando sblocchi il cellulare per distrarti l’alberello che sta crescendo ti ricorderà che devi rimanere concentrata sul tuo lavoro senza usare il cellulare. Se vi interessa guardatevi un paio di video e fatemi sapere cosa ne pensate a riguardo.

    Rispondi
    • Avatar di Andrea Giuliodori

      Grande Andrea! Sì, ne abbiamo parlato qualche mese fa nel gruppo Facebook: davvero un’ottima app ;-)

      Rispondi
      • Avatar di Antonio D'Onofrio

        Antonio D'Onofrio

        ha detto:

        Io uso OFFTIME.
        Una volta deciso quali app disabilitare e per quanto tempo, l’app me le blocca.
        Non ho più scuse!

  2. Avatar di Leonardo

    Leonardo

    ha detto:

    Buongiorno Andrea… Parto dal presupposto che secondo me se hai mosche per la testa nemmeno il volo Roma – Tokyo può garantirti concentrazione…
    Comunque trovo utilissimo impostare i timer e obbligarsi di fare solo ciò che si deve fare durante il periodo che abbiamo impostato… in più io mi trovo anche abbastanza bene a cambiare attività dopo lunghi periodi. ES: lavoro alla tesi di laurea, faccio due ore filate a studiare e ricercare, pausa mezz’ora anche essa col timer, poi cambio e faccio un’ora e mezza a montare il Power Point… Questo perché mi sembra che quando sei fisso su un unico argomento cominci a non vedere più gli errori e ad alienarti…
    Ovviamente non sono un pazzo, ma uso questa strategia solo quando ho scadenze davvero stringenti che mi obbligano a razionalizzare il tempo..
    Inoltre trovo davvero una cattivissima abitudine il Multitasking, così come gli Smartphone, dove non basta avere il telefono per ricevere telefonate che si presuppone servano a qualcosa, ma si hanno una marea di informazioni inutili che ci stancano solamente.
    Buon lavoro a tutti, ora attacco il timer, suonerà fra un’ora, prima del caffè. ahahaha ciaooooooooo

    Rispondi
  3. Avatar di Rocco Laurino
    Rocco Laurino ha detto:

    Penso che il primo punto sia quello più importante. Per raggiungere un obiettivo non dobbiamo avere possibilità alternative.

    Rispondi
    • Avatar di Andrea Giuliodori

      Sicuramente uno dei più efficaci. Ma non è da sottovalutare neanche il discorso sul “muscolo”.

      Rispondi
  4. Avatar di Architetto Giuseppe Barra

    Architetto Giuseppe Barra

    ha detto:

    Un ottimo metodo per combattere quelle malsane abitudini che abbiamo appreso per non concentrarci

    Rispondi
  5. Avatar di Ailuig Inisac

    Ailuig Inisac

    ha detto:

    Andrea ,
    devo correggerti ! Ad aver coniato l’espressione “attention residue” è stata Sophie Leroy, business professor dell’Università del Minnesota, in un paper del 2009 intitolato : “Why is it so hard to do my work?”. Cal Newport usa questa felice espressione per supportare la tesi principale attorno a cui ruota tutto il suo libro, ma l’espressione NON l’ha coniata lui.
    Grazie per la cortese attenzione.
    PS. Vedi pag.41 del libro di Newport da te citato ;)

    Rispondi
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