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Ansia da Prestazione: Perché ne Soffriamo e i Rimedi per Combatterla

Avatar di Andrea Giuliodori di Andrea Giuliodori - aggiornato il 20 agosto 2018 Home » Mente 14 commenti

Ti è mai successo di soffrire di ansia da prestazione? Magari ti è capitato prima di quell’esame importante, di quel colloquio di lavoro o addirittura… in camera da letto! In questo articolo, lo Psicologo Clinico Davide Lo Presti ci spiega quali sono i meccanismi alla base dell’ansia da prestazione e i rimedi per liberarcene.

ansia da prestazione

“L’ansia da prestazione, come una perfida profezia, trasforma la paura di non riuscire, da temuta possibilità in effettiva realtà.”

Davide Lo Presti.

A volte, siamo i nostri peggiori nemici.

Se la mente umana ha infatti la capacità di trasformare i sogni in realtà, purtroppo è in grado di trasformare anche gli incubi in realtà.

Così, l’ansia da prestazione, ovvero il timore, spesso esagerato e ingiustificato, che qualcosa vada storto alla nostra prossima performance, diventa per noi un enorme freno a mano che ci fa vivere male i momenti che precedono la prova e che rischia di danneggiarci durante la prova stessa.

Come possiamo liberarcene?

Ho posto questa domanda a Davide Lo Presti, Psicologo Clinico, curatore della rubrica “Libri per la Mente” della storica rivista Psicologia Contemporanea e autore dell’ottimo libro “La profezia che si autorealizza. Il potere delle aspettative di creare la realtà” (2018, Flaccovio Editore).

Il dott. Lo Presti ha dedicato gli ultimi tre anni allo studio del fenomeno delle profezie autoavveranti, ovvero quelle previsioni mentali che tendono a concretizzarsi nella realtà, per il solo fatto di essere state immaginate continuamente (ti è mai capitato di ripeterti all’infinito “non supererò mai questo esame” e poi di venir bocciato? Ecco, questo è un classico esempio di profezia che si autorealizza).

Vien da sé che le profezie autoavveranti e l’ansia da prestazione siano strettamente legate tra loro.

Il dott. Lo Presti ci spiega in che modo ci diamo da soli la famosa “zappa sui piedi“, ma soprattutto come possiamo smettere di farlo nei più disparati ambiti della nostra vita: dalle meeting room aziendali, alle aule universitarie, dalla palestra alla camera da letto.

Lascio la parola al nostro ospite.

Il fantasma dell’ansia da prestazione

ansia da prestazione fantasma

L’ansia, questa maledetta!

Come un fantasma che si diverte a metterci i bastoni tra le ruote sul più bello, l’ansia da prestazione può sabotare la nostra vita perseguitandoci praticamente ovunque:

  • C’è l’ansia da prestazione scolastica, che può cogliere impreparati gli studenti di ogni età.
  • C’è l’ansia da prestazione lavorativa, di cui possono essere vittime professionisti e manager.
  • C’è l’ansia da prestazione sportiva, che può portare un campione a cocenti sconfitte.
  • Per non parlare poi dell’ansia da prestazione sessuale, di cui possono soffrire sia gli uomini, sia le donne e che può spegnere la passione sotto le lenzuola.

In questo articolo vedremo insieme i meccanismi psicologici che si celano dietro questa trappola mentale, ma soprattutto ci concentreremo sui rimedi per combattere l’ansia da prestazione.

Per iniziare ti parlerò di ciò di cui molti soffrono, ma pochi vogliono parlare: l’ansia da prestazione a letto.

Seguimi, perché anche se questo problema non ti riguarda direttamente, comprenderne le dinamiche ci aiuterà a sconfiggere questo fantasma dispettoso anche nelle altre sfere della nostra vita.

Ansia da prestazione sessuale: pochi ne parlano, molti ne soffrono

Nella mia esperienza di Psicologo Clinico, posso assicurati che l’ansia da prestazione sessuale è molto più diffusa di quanto si possa immaginare.

Sorprendentemente poi, sono soprattutto le giovani coppie ad essere afflitte da questa problematica; e spesso, dopo averle provate tutte, affidandosi senza risultati a rimedi popolari, come i cibi afrodisiaci, o a rimedi farmacologici, come la pillola azzurra (il Viagra), decidono infine di varcare la porta di uno psicologo, non senza un comprensibile imbarazzo.

Tipicamente la situazione iniziale consiste in ripetute défaillance a letto, che hanno l’effetto di gettare un’ombra tetra sul rapporto di coppia.

A soffrirne è soprattutto l’autostima dell’uomo, che si sente privato della sua virilità, e si trova sempre più a rimuginare sulla preoccupazione di essere diventato “impotente”, e quindi di non essere più in grado di avere un rapporto sessuale adeguato.

Naturalmente, basterebbero queste preoccupazioni per far passare la voglia a chiunque. E infatti, il meccanismo che fa scattare la trappola, consiste proprio nelle aspettative negative che accompagnano il rapporto sessuale, ossia nel timore di un imminente fallimento.

Ne “La profezia che si autorealizza” presento un approfondimento proprio su questo tema:

“A chiunque può capitare qualche volta di fare cilecca; tuttavia, ad alimentare il problema è la paura che possa risuccedere in futuro. L’aspettativa negativa di una défaillance genera quella che è comunemente chiamata ansia da prestazione, ovvero una condizione di estremo disagio scatenata dalla sola prospettiva di avere un rapporto sessuale. Queste sgradevoli sensazioni d’ansia, che agiscono come un freno a mano psichico, finiscono per bloccare l’individuo, inibendo l’erezione. Ecco che l’aspettativa negativa di fare cilecca si è realizzata.” (pag. 240)

Ma come possiamo superare l’ansia da prestazione?

Come combattere l’ansia da prestazione a letto (e non solo)

ansia da prestazione a letto

Come detto, la pilloletta blu non sempre è una soluzione. E dire di tranquillizzarsi a chi soffre di ansia da prestazione, benché sia puro buon senso, non basta.

La persona sa benissimo che dovrebbe rilassarsi. Solo che proprio non ci riesce. Lo spettro di una figuraccia – ovvero l’aspettativa di fare cilecca – nonché l’idea di essere impotente, è molto più forte. Dunque proprio questa paura va ad innescare e ad alimentare l’ansia, realizzando così le più nefaste profezie.

Per uscire dall’empasse, solitamente chiedo ai miei pazienti di seguire una prescrizione paradossale:

“Da adesso fino alla prossima volta che ci vedremo, dovrete seguire il divieto di penetrazione. Potrete baciarvi, accarezzarvi, provocarvi e stuzzicarvi l’un l’altra, ma niente penetrazione.” (pag. 243)

Come si può intuire, la reazione dei pazienti davanti a queste parole è tipicamente incredula: sgranano gli occhi e mi guardano come se fossi matto. In realtà però, c’è una logica in questa follia.

Come scopriranno nelle sedute successive abbandonare l’idea della performance da dover compiere ad ogni costo ha il potere di alleggerirci e di farci entrare in contatto con le nostre emozioni, senza restare intrappolati nelle nostre nefaste aspettative.

Inoltre, in questo modo, il rapporto sessuale, proprio perché negato dalla prescrizione paradossale, da “problema” diventa qualcosa di “desiderabile, esattamente come tutti i frutti proibiti.

Espediente che funziona dai tempi di Adamo ed Eva!

Bene, ora usciamo dalla camera da letto e vediamo alcuni rimedi per affrontare l’ansia da prestazione anche nelle altre sfere della nostra vita. Una su tutte? L’università…

Ansia da esame: riconoscerla e superarla

ansia da prestazione universitaria

Meccanismi del tutto analoghi, in cui le nostre aspettative negative possono diventare delle vere e proprie profezie che si autorealizzano, si manifestano nei casi di ansia da esame, di cui sono spesso vittime gli studenti universitari.

È comprensibile che gli esami, con la loro mole di pagine e pagine da studiare possano intimorirci.

«Ce la farò?», «Riuscirò a prepararmi in tempo per l’esame?» «Riuscirò a ricordare tutto?» .

Domande legittime, certo. Che però, se troppo insistenti, possono finire per alimentare la nostra ansia. E da preoccupate domande possono trasformarsi in nefaste convinzioni come «Non posso farcela» «È impossibile!», che hanno l’effetto di bloccarci, sabotando le nostre capacità cognitive.

Ma perché ci diamo la zappa sui piedi (prima e durante un esame)?

Lasciami fare un po’ il Piero Angela della situazione…

Il nostro cervello è formato da due parti:

  • una emotiva (più veloce e ancestrale),
  • e una razionale (più lenta ed evolutivamente recente).

Il cuore della parte emotiva è il “sistema limbico“, mentre la parte razionale è rappresentata dalla “neocorteccia“, la parte più esterna del cervello.

Davanti a qualsiasi evento, la nostra prima reazione è quella emotiva, proprio perché nei millenni di evoluzione umana sono stati selezionati quegli individui in grado di rispondere in maniera veloce e istintiva ai possibili pericoli (o alle possibili opportunità), a scapito di altre capacità più fini di ragionamento, che seppur utili, hanno il difetto di essere lente.

…e con una tigre con i denti a sciabola che ci alita sul collo, è meglio fare in fretta.

Ciò significa che la paura (nel caso specifico, la paura di non farcela), essendo un’emozione, è molto più veloce della ragione.

Ecco spiegato perché pur sapendo perfettamente che dovremmo studiare, non riusciamo proprio a concentrarci. E anche qui, come nel caso dell’ansia da prestazione sessuale, finiamo per rimanere intrappolati in un micidiale meccanismo neurale.

A lanciare i segnali di allarme è una parte del sistema limbico, grande quanto una mandorla, che si chiama “amigdala”, la quale provoca quelle sgradevoli sensazioni psicofisiche che chi è in preda all’ansia da esame conosce bene:

  • senso di sopraffazione,
  • accelerazione del battito cardiaco,
  • sudori freddi,
  • e persino tremori agli arti a seconda dell’intensità dell’emozione.

Tutto ciò, come spiegato anche da Daniel Goleman nel libro “Intelligenza emotiva“, ha il non trascurabile effetto di bloccare, a livello neurale, l’accesso alla nostra parte del cervello più razionale, dove risiedono proprio quelle capacità cognitive che ci sarebbero utili per affrontare il nostro compito.

Personalmente chiamo questo meccanismo “Freno a mano psichico“, proprio perché ha l’effetto di bloccare le nostre capacità psichiche.

Il freno a mano psichico

ansia da prestazione freno a mano psichico

Ecco uno schema sintetico del funzionamento di questo meccanismo mentale:

Situazione da affrontareAspettative negativeFreno a mano psichicoFallimento reale

Ed ecco invece la spiegazione più dettagliata che fornisco all’interno de “La profezia che si autorealizza“:

Qualsiasi prova, esame, compito, evento o più genericamente qualunque circostanza con cui dobbiamo misurarci (Situazione da affrontare) che genera in noi il timore di fallire o, addirittura, un istintivo presagio di insuccesso (Aspettative negative), può innescare una reazione fisiologica di blocco neurale (Freno a mano psichico) che ci tiene ostaggio di emozioni intense come la paura, sbarrando l’accesso alle più evolute funzioni cognitive senza le quali, nel complesso mondo attuale, dove non ci si può comportare da impulsivi cavernicoli, si è destinati ad un fragoroso insuccesso (Fallimento reale). (pag. 118)

Da ciò emerge come, anche in questo caso, la paura sia beffardamente “profetica”: ovvero, più le diamo ascolto, più finiremo per realizzare le aspettative negative che temiamo.

In questo consistono le insidiose trappole della profezia che si autorealizza. E per questo è bene conoscerle: per non caderne vittima, ma anzi per beneficiare dei suoi influssi positivi.

Infatti, se impareremo a gestire la nostra ansia, affrontando le nostre paure senza evitarle, ma al contrario guardandole in faccia animati da più fiduciose aspettative positive, allora potremo soggiogarla.

E quello che ci aspetta, al di là della paura, al di là dell’ansia da prestazione, è il fantastico mondo del flusso.

Il flusso: surf neurale

Se le aspettative negative, come un perfido incantesimo, hanno l’effetto di bloccarci, le aspettative positive possono rendere possibili meravigliose magie.

La condizione diametralmente opposta a quella paralizzante di “freno a mano psichico” corrisponde a uno stato di grazia psicologica nota come flow (o flusso).

Il concetto di flusso è stato introdotto dallo psicologo ungherese Mihaly Csikszentmihalyi per indicare quelle esperienze di estrema concentrazione e impegno in cui sportivi, artisti, musicisti, ma anche persone comuni sembrano immergersi mentre sono intente a svolgere un’attività che trovano estremamente appagante.

Se il freno a mano psichico ci blocca, piantando le quattro frecce in mezzo alla strada, il flusso al contrario è una sorta d’onda verde che attraversa il nostro sistema neurale, permettendoci di scorrazzare liberi per le vie della creatività, con tutte le nostre preziose risorse cognitive a disposizione. (pag. 125)

Ma come si fa ad accedere allo stato di flusso?

Dagli studi di Csikszentmihalyi emerge che le persone che esperiscono questi stati, soprattutto in ambito sportivo (ma non solo), trovano il compito di per sé appagante: sono dunque mosse da una motivazione intrinseca e non da ricompense esterne. Ciò le porta a spendere le fatidiche 10.000 ore di allenamento nella cosiddetta “pratica deliberata“, che come emerge da numerosi studi (Anders Ericsson, 1993) sono necessarie per raggiungere risultati significativi nei più disparati ambiti umani, sportivi o professionali in genere.

Infine, un altro elemento fondamentale per accedere al flusso consiste nel calibrare l’asticella leggermente più in alto di quanto siamo capaci di saltare, ma non troppo né troppo poco: quel tanto che basta per stimolarci senza però scoraggiarci. In questo modo potremo tenere a bada le aspettative negative che potrebbero schiacciarci, beneficiando invece del potere delle aspettative positive.

Perché anche qui, le aspettative negative possono avere il potere nefasto di farci tremare le gambe, bloccando le nostre capacità a causa della perfida trappola del “freno a mano psichico”, che con le sue sgradevoli sensazioni d’ansia può finire col sabotare la nostra performance. E senza rendercene conto finiremo per compiere la nostra corsa col freno a mano tirato. Oppure, peggio ancora, finiremo per pensare di essere “impotenti”, quindi non in grado di compiere le prestazioni che vorremmo.

Le aspettative positive invece, ci permettono di attingere alle nostre preziose risorse psico-fisiche, consentendoci di migliorare continuamente le nostre capacità. Ma soprattutto di goderci il percorso.

Ecco svelati alcuni dei poteri delle aspettative, che subdolamente influenzano le nostre performance sessuali, scolastiche lavorative o sportive.

Ma come si può intuire quello della “profezia che si autorealizza“, è un fenomeno ubiquitario, presente in molti ambiti della nostra vita. Un fenomeno che possiamo subire, se ne ignoriamo i perfidi tranelli, oppure che possiamo padroneggiare, se ne conosciamo i meccanismi, diventando così artefici del nostro destino.

Conclusioni

Ringrazio il dott. Lo Presti per questo approfondimento sull’ansia da prestazione.

Prima di salutarti vorrei fare un breve riassunto di quanto abbiamo imparato oggi e come possiamo metterlo in pratica da subito, nel classico stile di EfficaceMente:

  1. L’ansia da prestazione è come un fantasma dispettoso che non fa altro che sabotarci nei più disparati ambiti della nostra vita (all’università, al lavoro, a letto!).
  2. Una delle forme più diffuse (anche se poco discusse) di ansia da prestazione è quella sessuale, che può inibire il desiderio sotto le lenzuola.
  3. Una soluzione molto efficace per l’ansia da prestazione a letto è la prescrizione paradossale, che sposta l’attenzione dei pazienti da una performance da compiere a tutti i costi ad un’attività proibita e quindi desiderabile.
  4. Meccanismi analoghi si presentano anche negli altri abiti in cui l’ansia da prestazione si manifesta, come ad esempio l’ansia che precede un esame. A tal riguardo il dott. Lo Presti spiega come semplici preoccupazioni possano trasformarsi in vere e proprie convinzioni che influenzano negativamente i risultati degli studenti. Su questo tema specifico ti rimando ad un articolo di approfondimento in cui ho spiegato nel dettaglio quali accorgimenti pratici puoi adottare per tenere sotto controllo l’ansia da esame (clicca qui).
  5. Nell’articolo è stato poi introdotto il concetto di freno a mano psichico, che è la diretta conseguenza dell’ansia da prestazione e il vero motivo che trasforma le nostre preoccupazioni in realtà. Se impariamo ad abbassare il freno a mano psichico, ci liberiamo dall’ansia da prestazione: ma come possiamo farlo?
  6. Dobbiamo entrare nel cosiddetto stato di flow (o flusso). Vivere in uno stato di flusso non solo ci permette di abbassare l’ansia da prestazione, ma ci consente di sfruttare a nostro vantaggio le profezie autoavveranti. Per accedere allo stato di flusso dobbiamo infatti impegnarci in attività che siano al contempo appagantisfidanti, in altre parole dobbiamo immaginare quotidianamente di superare traguardi leggermente al di là della nostra zona di comfort e farlo ci aiuta di fatto a superare questi nostri limiti.

Bene, mi auguro che anche questo articolo ti sia stato utile. A me non resta che darti appuntamento al prossimo contenuto di EfficaceMente.

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14 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar di Christofer

    Christofer

    ha detto:

    Ottimo articolo.

    La psicologia personalmente mi affascina molto. Curiosare un pò sull’argomento e leggere qualche libro inerente, può veramente aprire gli occhi sotto molto aspetti

    Buona giornata a tutti ! :)

    Rispondi
  2. Avatar di Juan Cruz Barrionuevo

    Juan Cruz Barrionuevo

    ha detto:

    Articolo molto utile, grazie mille!

    Rispondi
  3. Avatar di Gioele

    Gioele

    ha detto:

    Curiosamente lo psicologo Nardone suggerisce di prendersi del tempo per immaginare i pensieri più catastrofici possibili riguardo un evento futuro che ci genera ansia. Sono due approcci differenti, sicuramente il banale pensiero positivo è poco efficace (se sei colto dall’ansia la positività funge solo da menzogna verso le proprie emozioni), ma usato nell’ottica dell’approccio “frutto proibito” ha molto senso. Giustissimo il discorso del flow.

    Rispondi
    • Avatar di Andrea Giuliodori

      Le peggiori fantasie suggerite da Nardone hanno un’applicazione specifica Gioele, ad esempio nel trattamento degli attacchi di panico.

      In realtà la prescrizione paradossale suggerita dal dott. Lo Presti credo che provenga dalla stessa scuola di Psicologia Strategica, ma dovrei chiedere all’autore dell’articolo.

      Rispondi
      • Avatar di Davide Lo Presti

        Confermo che la tecnica delle peggiori fantasie è usata nell’approccio breve strategico prevalentemente nei casi di disturbi d’ansia e attacchi di panico, dove tra l’altro rappresenta uno dei trattamenti più efficaci.

        La prescrizione del divieto di penetrazione viene usata in molti approcci, e i primi a teorizzarla mi risulta siano stati i sessuologi William Master e Virginia Johnson.

  4. Avatar di Francesco

    Francesco

    ha detto:

    Scusate ma trovo che questo articolo non sia assolutamente all’altezza di Efficacemente. Una valanga di parole per descrivere due concetti.
    Lasciando perdere il divieto di penetrazione che trovo sconcertante (a tutti puó capitare di fare cilecca ma dopo qualche giorno ci si riprova e passa la paura), forse il dottore parla di casi estremi che necessitano di aiuto medico.
    Ma onestamente ho trovato banale descrivere l’ansia da esame in questa maniera. Cioè in pratica se penso di fallire un esame forse lo falliró più facilmente? La soluzione è studiare in uni stato di FLOW??
    Scusate ma tutto questo mi ricorda certi libri americani che scrivono in 500 pagine due cose in croce. Probabilmente il dottore è un’autorità nel suo campo, ma ho trovato proprio povero il “succo” del suo discorso.

    Rispondi
    • Avatar di Davide Lo Presti

      Ciao Francesco, grazie per aver letto l’articolo.

      Non so a quali libri americani ti riferisci, ma in effetti il mio stile di scrittura non è sintetico. I miei modelli sono Nassim Nicholas Taleb (autore de “Il cigno nero” e i fratelli Heat (autori di “Switch”), ai quali mi sono ispirato per scrivere il mio libro. E anche qui, pur trattandosi di un articolo, ho mantenuto uno stile leggermente narrativo.

      Quanto al divieto di penetrazione, mi rendo conto che può sembrarti “sconcertante”, ma è una tecnica di comprovata efficacia nel campo dei disturbi sessuali. E naturalmente i casi che arrivano all’attenzione di uno psicologo non sono quelli che “uno ci riprova dopo due giorni e passa la paura” ;-)

      Quanto all’ansia da esame, ti invito a non sottovalutare il potere delle aspettative negative nel sabotare le nostre performance. Soprattutto quando le nostre convinzioni di fallire sono molto forti.Perché certe emozioni, come spiego nell’articolo ma approfondisco meglio nel mio libro, hanno davvero il potere di bloccarci.

      Magari può sembrare qualcosa di banale. Ma è semplice soltanto all’apparenza. Ti assicuro che chi si trova vittima di questa trappola neurale può davvero rimanere bloccato. Vedi i tanti studenti fuori corso che non riescono a ripartire con gli esami. E ti posso assicurare che da quando ho iniziato la mia attività clinica, ne ho aiutati davvero tanti a ripartire.

      Un’ultima cosa, a scanso di equivoci: non sono un’autorità nel mio campo ;-)

      Buona giornata

      Davide

      Rispondi
  5. Avatar di Luca

    Luca

    ha detto:

    Trovo una certa contraddizione nel trattare l’ansia da prestazione in ambito sessuale con quanto suggerito per qualsiasi altro ambito dove il timore di una cattiva prestazione induce la realtà della scadente performance. La prescrizione paradossale infatti funziona perché distoglie del tutto dal raggiungimento di un obiettivo: non dovendo realizzare quel che si crede essere il fine dell’incontro amoroso si ha la effettiva possibilità di rilassarsi, e cosí di esplorarsi, di conoscersi. Incontrarsi, realmente.
    Prescrivere invece di stare nel flusso per qualsiasi altra circostanza diventa, questo, un obiettivo in sé, che va perseguito se si vuole riuscire, e questo è di per sé sufficiente a porre in ansia e conseguire la messa in azione di quel freno a mano psichico.

    Rispondi
    • Avatar di Andrea Giuliodori

      Ciao Luca, perché?

      Stare nel flusso è un invito a spostare la nostra attenzione sul momento presente, a perdersi nel piacere della pratica. Così facendo la nostra mente si sposta dall’ossessione per i risultati futuri, al piacere del processo presente.

      Spero che ora il concetto di flow ti sia più chiaro.

      Rispondi
      • Avatar di Luca

        Luca

        ha detto:

        Anche quello di rilassarsi, in caso di ansia, è un invito.
        Fallisce, sovente, perché in uno stato di agitazione diventa difficile mantenere la barra del timone e dirigere verso una meta qualsivoglia.
        Ho un obiettivo: temo di non riuscire, devo però riuscire. Agitazione: ansia da prestazione.
        L’invito a distogliere la attenzione dal risultato futuro, a stare nel presente, a vivere il processo può essere parimenti fallimentare perché vissuto esso stesso come un (meta)obiettivo: se voglio riuscire devo entrare in uno stato di flusso. Non è molto differente da: se voglio riuscire devo entrare in uno stato di rilassamento.
        Quel dovere denuncia un obiettivo.
        Distolgo si la attenzione da quello perseguito ma ne accolgo un altro, quello di stare nel presente.
        La prescrizione paradossale è di non dare alcuna attenzione, e importanza quindi, a quello che, in taluni casi, è vissuto come un obiettivo: è vivere lo stare insieme in modo del tutto altro rispetto a quello. Non c’è possibilità di fallimento perché non c’è più obiettivo: si realizza allora il rilassamento, c’è attenzione al presente.
        Si è in uno stato di flow.
        Dovere vivere in tale stato, in qualsiasi altra circostanza in cui l’obiettivo ha un suo valore e quindi una sua importanza inalienabile, invece, può rinforzare nuovamente il circolo vizioso tra dovere e timore perché è ciò che bisogna fare se lo si vuole realizzare.

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