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Reinventarsi: quello che sbagli quando cerchi di cambiare

Avatar di Andrea Giuliodori di Andrea Giuliodori - aggiornato l'11 Febbraio 2019 Home » Abitudini 40 commenti

Cambiare abitudini, cambiare vita, reinventarsi: chi di noi non lo ha desiderato almeno una volta nella propria esistenza? Eppure quando decidiamo di dare una svolta spesso commettiamo questo errore. Scopriamo di cosa si tratta e come evitarlo.

reinventarsi

“La motivazione è ciò che ti fa iniziare, ma sono le abitudini che ti fanno andare avanti.”

Jim Rohn.

Con grande piacere oggi ospito qui su EfficaceMente un articolo di Luca Mazzucchelli: psicologo, divulgatore e autore del libro “Fattore 1%: piccole abitudini per grandi risultati“.

Luca ci parlerà di come reinventarsi e cambiare in maniera efficace. Nello specifico affronteremo insieme a Luca il tema delle abitudini basate sull’identità e di quanto utili possano essere nel nostro percorso di rivoluzione personale.

Lascio la parola a Luca.

Essere, fare, avere: quello che sbagli quando cerchi di reinventarti

Reinventarsi“, “Cambiare“, “Voltare pagina“: queste parole ed espressioni spesso evocano emozioni ambivalenti.

Da una parte ci accendono, ci danno la carica, ci entusiasmano, ci avvicinano all’idea di quello che potremmo avere, o alla persona che potremmo diventare.

Dall’altra ci spaventano, ci paralizzano, ci fanno essere dubbiosi delle nostre capacità perché implicano un nostro impegno fattivo e concreto a percorrere quel tragitto che dal punto A in cui ci troviamo oggi, ci farà approdare al tanto ambito punto B in cui desideriamo trovarci.

Tutti insomma vorrebbero cambiare, ma in pochi siamo disposti a compiere il sacrificio necessario per affrontare la transizione che ci porterà alla nuova conquista.

Storicamente, l’arma alla quale ci siamo sempre affidati per affrontare nel migliore dei modi la sfida del cambiamento è stata quella della motivazione: ricercare quella spinta di ispirazione e buona volontà che potesse sorreggerci e ricaricaci di energie, in modo da non scoraggiarci e completare la nostra missione.

Ma la motivazione ha dei limiti che sicuramente avrai già sperimentato sulla tua pelle.

Quando la motivazione c’è, infatti, ti senti forte, sicuro di te stesso, determinato, quasi invincibile. E magari decidi – come fanno ogni anno milioni di persone – di metterti a dieta!

Quando però, dopo un paio di giorni o un paio di settimane, la motivazione cala, ti ritrovi scarico e disorientato a fare i conti con le solite cattive abitudini.

…e questo è proprio quello che succede al 90% delle persone che, a 12 mesi dall’inizio della dieta, si scopre più grassa di prima!

Ecco perché se vogliamo promuovere dei cambiamenti effettivamente sostenibili nel tempo, dobbiamo andare a cercare non tanto (o non solo) la motivazione, ma delle abitudini efficaci che sostengano questo cambiamento nel lungo termine.

Insomma, per reinventarsi non basta la spinta motivazionale iniziale: serve la costanza che solo le abitudini ci possono dare.

Sono proprio le abitudini, infatti, che un 1% alla volta modellano il tipo di persona che sei e che diventerai: grazie alla loro natura di automatismi, in maniera lenta ma inarrestabile scandiscono le tue azioni, i tuoi modi di essere, di relazionarti con te stesso, con gli altri e con tutto ciò che ti circonda.

Andrea ha in più occasioni lanciato stimoli pratici e interessanti sul come si creano nuove abitudini.

Ecco perché oggi vorrei affrontare l’argomento da un’angolazione differente e spiegarti cosa sono le abitudini basate sull’identità e come mai sono così efficaci.

Per farlo, inizieremo col vedere una buona abitudine che molti Efficaci probabilmente già hanno: la to-do list (l’elenco delle cose da fare). Ecco, nelle prossime righe ti svelerò come il 99% delle persone utilizza questa abitudine in modo sbagliato.

La to-do list ingenua: cosa devo fare per avere?

reinventarsi to-do list

La to-do list non è altro che un elenco di cose da fare.

Prendere l’abitudine di tenere traccia di queste attività è un’operazione piuttosto semplice, ma con un potere enorme: libera la mente da un sacco di preoccupazioni, ti aiuta a non perdere colpi e a sfruttare al massimo il tempo che hai a disposizione.

Sul come trascrivere le azioni all’interno della to-do list si sono spesi moltissimi manuali, e non è mia intenzione presentarti una rassegna delle diverse variazioni in materia.

Voglio invece analizzare la tecnica standard con la quale la maggior parte delle persone crea il suo elenco di cose da fare. La dinamica che emerge, infatti, ci aiuterà a comprendere qualcosa di molto importante su ognuno di noi.

Quando arriva il momento di pianificare un determinato cambiamento, la domanda che tendiamo a porci è:

“cosa devo fare per avere X?”

Pensiamo quindi a quali comportamenti nel concreto ci serve fare, e riportiamo nella nostra lista un elenco di azioni necessarie ad avvicinarci all’obiettivo (avere).

Ti faccio un esempio personale.

Metti che io mi sia posto di pubblicare un nuovo libro nel giro di un annetto. Procedendo secondo il ragionamento standard della creazione della to-do list penserò: cosa devo fare per avere il libro pubblicato tra 12 mesi?

Guidato da questa domanda, mi verrà in mente che devo fare delle ricerche bibliografiche, che devo fare una bozza di indice, che devo fare delle sessioni di scrittura quotidiana, che devo fare delle riunioni col mio agente, e così via.

Tutte azioni giuste, sia chiaro, ma senza accorgermene ho appena combinato un bel pasticcio: ho pensato a cosa devo fare per potere avere.

Qual è il problema in tutto questo?

Non ho fatto i conti con la parte più importante di tutta la giostra del cambiamento: lessere.

Vorrei allora proporti un’alternativa…

Reinventarsi grazie alla to-BE list

reinventarsi grazie alle to-be list

Facciamo un esperimento.

Diciamo che per capire come avere il mio libro tra le mani in 12 mesi, invece di chiedermi “cosa devo fare?“, io mi domandi “chi devo essere?“.

Noterai che in questo modo si aprono porte segrete mai considerate prima.

Forse per avere un libro nelle librerie tra 12 mesi devo essere più autentico. Forse devo essere maggiormente in contatto con i miei valori. Devo essere più organizzato, con tante energie e ispirazione.

E allora, per essere tutto questo, cosa devo fare?

Magari un po’ di meditazione ogni giorno, magari un viaggio in un luogo che mi ispiri, oppure tenere un diario per entrare maggiormente in contatto con le mie emozioni. Forse dovrei frequentare un corso di gestione del tempo, o, ancora, dovrei circondarmi di persone che mi ispirino ed energizzino.

Come vedi sono comunque arrivato a stilare un elenco delle cose da fare, ma questo è un fare al servizio dell’essere, non dell’avere.

Una “to-be list” sviluppata in affiancamento a una “to-do list” ti permette di mettere in campo dei comportamenti più significativi, incisivi ed efficaci nell’accompagnarti verso i tuoi obiettivi.

E arriviamo dunque a parlare delle abitudini basate sull’identità…

Le abitudini basate sull’identità

Anche quando parliamo di abitudini non dobbiamo fermarci allo strato del fare per avere, ma piuttosto dobbiamo addentrarci nel nocciolo del cambiamento, ovvero cercare di intervenire a livello identitario.

Immaginiamo il cambiamento come se fosse una cipolla composta da tre strati:

  • Quello esterno possiamo chiamarlo strato dell’apparenza,
  • quello mediano è lo strato della performance,
  • mentre nel cuore della nostra cipolla ci sarà l’identità.

Ora, diciamo che io voglia avere un corpo più in forma, e quindi decida di perdere 20 kg (cambiamento a livello dell’apparenza).

Ottimo: cosa devo fare per dimagrire (azioni di performance)? Andare in palestra? Mangiare differente? Correre? Certo che sì, ovviamente non si dimagrisce solo con il pensiero.

Però, se mi fermo a queste riflessioni senza agire sul livello dell’essere (ossia la parte identitaria), dopo poco avvertirò una difficoltà a essere continuativo nel cambiamento, inizierò a procrastinare alcuni comportamenti e potrei addirittura abbandonare l’idea di rimettermi in forma.

Un cambiamento che miri a essere sostenibile a lungo termine deve quanto meno interrogarsi su come coinvolgere il nocciolo del nostro essere. Dobbiamo, insomma, addentare la cipolla fino in fondo e domandarci:

chi dovrei essere per perdere 20 kg?”

Forse dovresti essere una di quelle persone che non saltano mai nemmeno un allenamento. Magari potrebbe tornarti comodo conoscere un po’ più da vicino chi già è riuscito in questa impresa, comprendere come pensa, cosa mangia, come affronta le crisi o gli ostacoli lungo il suo percorso di vita. Conoscere i suoi valori, i suoi obiettivi, quali letture predilige e in quali attività non spreca tempo ed energie: sono tutti elementi che ti aiuteranno a impostare una direzione al tuo essere, più funzionale a raggiungere lo scopo che ti sei posto.

Il lavoro sull’identità, come avrai capito, può essere molto lungo e a volte richiedere anche l’intervento di uno psicologo.

Tuttavia, alcuni strumenti che appartengono alla sfera del self-help possono aiutarti a fare un primo importante passo nel modificare la tua identità.

Vediamoli.

Sviluppare un nuovo mindset in tre passaggi

Reinventarsi, rivisitare la propria identità e quindi acquisire un nuovo mindset è un po’ come salire una scala fatta di tre gradini.

Il primo step ha a che fare con lo studio del nuovo mindset.

1. Conoscere il nuovo mindset che vogliamo acquisire

Diciamo che tu voglia diventare più produttivo nel mondo del lavoro e, per fare questo, avessi piacere di acquisire prima di tutto una mentalità imprenditoriale.

Il primo passaggio che ti suggerisco di compiere è quello di comprendere i bisogni che muovono gli imprenditori nelle loro azioni: cosa li accende, cosa li ricarica, come sbrogliano i problemi, cosa non li fa dormire la notte.

Per mettere a fuoco questi elementi devi innanzitutto frequentare degli imprenditori.

Potresti leggere alcuni libri scritti da loro, iscriverti a un workshop per avvicinarli, pranzare assieme a un imprenditore che vorresti assumere come tuo modello di sviluppo, e così via.

L’idea alla base di questo primo scalino è che devi studiare ciò che vorresti acquisire, non tanto per copiarlo esattamente com’è nella tua vita, ma per lasciarti piuttosto ispirare da nuovi modi di approcciare il mondo, in modo da integrare nuovi input nel tuo abituale modus operandi.

2. Pratica la tua nuova identità

Dopo avere compreso la logica del funzionamento mentale di quella determinata identità, devi metterla in pratica, in modo da padroneggiarla al meglio. Tanto più sperimenterai quanto hai intuito dall’analisi del gradino precedente, tanto più riuscirai a fare tuo il nuovo atteggiamento.

In questa fase è importante mettere da parte la paura del giudizio degli altri, ed essere pronti a fallire.

Non ci interessa, infatti, portare a termine un determinato obiettivo, ma esplorare il tragitto che potrebbe condurci a lui.

3. Condividi con gli altri la tua esperienza

L’ultimo scalino prevede il condividere con gli altri la tua esperienza. Potresti parlarne con amici, familiari o anche con sconosciuti incontrati sul web.

Un’idea che puoi considerare è quella di pubblicare un tuo articolo online, nel quale riporti quello che hai capito alla luce dell’esperienza appena fatta. Puoi scrivere le nuove idee che ti sei portato a casa, le modifiche che implementerai nella tua vita, o le dinamiche che proprio non ti sono piaciute.

Mi sono reso conto dell’importanza di questo step nella mia attività di video making.

Fare ogni giorno un video diverso per il mio canale YouTube, che spiegasse ai non addetti ai lavori in che modo la psicologia potesse portare valore nelle loro vite, è stata una operazione che mi ha profondamente cambiato.

Da una parte il fatto di dovere parlare in pubblico di psicologia mi faceva ripassare mentalmente più e più volte le cose che dovevo dire in video, mi obbligava a interrogarmi sul filo logico che legava le varie argomentazioni e mi spingeva a imparare alla perfezione alcune teorie psicologiche.

Dall’altra parte, l’idea che ci fossero delle persone che mi ascoltavano, mi criticavano o mi dicevano che si ritrovavano in quello che dicevo, mi aiutava a impersonificarmi nelle potenziali obiezioni altrui, e a scavare sempre più nel profondo della mia posizione rispetto ad un determinato argomento. Non solo diventavo sempre più competente, ma quelle nozioni mi entravano quasi nel DNA, diventavano – per l’appunto – una parte della mia identità.

Conclusioni: Essere, Fare, Avere

In buona sostanza ci sono due treni che possiamo considerare di prendere per arrivare alla nostra meta.

  • Il primo parte dalla fine e ci fa chiedere: se voglio avere questa cosa, cosa devo fare per poterla ottenere ed essere finalmente felice?
  • Il secondo ribalta invece questo paradigma e procede verso la direzione opposta: chi devo essere per potere fare quelle azioni che mi permetteranno di avere?

La strada per il cambiamento – ma anche per la felicità – non deve mai partire solo ed esclusivamente dall’avere. Perché nella vita prima diventi, poi fai e infine ottieni.

“Perché nella vita prima diventi, poi fai e infine ottieni.”

Se ignori questa legge di natura, temo che a un certo punto sentirai di girare a vuoto e ti scoprirai totalmente insoddisfatto della tua esistenza.

E tu che ne pensi? Hai mai provato a lavorare in maniera seria e scientifica sulle tue abitudini per costruirne di solide, virtuose e “vincenti”?

Sono curioso di leggere nei commenti a questo articolo la tua esperienza.

Nel frattempo, se ti interessasse approfondire l’argomento, sappi che il famoso libro che ti ho citato come esempio alla fine l’ho scritto. Si intitola “Fattore 1%: piccole abitudini per grandi risultati“. In questo manuale fornisco indicazioni pratiche, concrete e semplici per avvicinarti ogni giorno un po’ di più alla migliore versione di te stesso ;-).

Ringrazio nuovamente Luca per il suo ottimo approfondimento e ne approfitto per fargli i complimenti per il suo libro che ho avuto modo di leggere in anteprima.

Per quella che è la mia esperienza nell’ambito della crescita personale, spesso sono proprio questi cambi di paradigma, all’apparenza banali, a fare una grande differenza nel nostro percorso di miglioramento.

Spero che le abitudini basate sull’identità siano per te questo cambio di paradigma.

Ci rileggiamo presto nella newsletter di EfficaceMente.

Andrea.

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40 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar di Elisa
    Elisa ha detto:

    Solo una parola: GRAZIE a entrambi!

    Rispondi
    • Avatar di Luca
      Luca ha detto:

      Grazie a te!
      Luca

      Rispondi
  2. Avatar di Denis
    Denis ha detto:

    Assolutamente vero, e da corsista di #365 sto vedendo gli effetti dei piccoli passi, delle piccole sfide quotidiane (quelle proposte dal corso e non solo) che, se affrontate col giusto mindset, cambiano poco per volta abitudini e risultati… chiaramente questo è anche effetto dell’aver individuato prima dei punti di arrivo. Prima diventi.

    Rispondi
    • Avatar di Andrea Giuliodori
      Andrea Giuliodori ha detto:

      Ciao Denis, mi fa davvero piacere che #365 si stia dimostrando utile. Sì indubbiamente l’idea dei piccoli passi quotidiani è una delle idee chiave del corso.

      Rispondi
    • Avatar di Anna
      Anna ha detto:

      Andrea I tuoi articoli sono sempre interessanti ma questo devo dire che mi impressiona particolarmente. Fa riflettere, davvero ti porta a meditare. Grazie molto costruttivo. Buon lavoro

      Rispondi
  3. Avatar di Roberto
    Roberto ha detto:

    Grande Luca! Approccio molto pragmatico che…Va dritto al nocciolo. Leggerò il tuo libro.
    Grazie Andrea per averlo proposto, come sempre attento a queste belle letture

    Rispondi
  4. Avatar di Giuseppe
    Giuseppe ha detto:

    Ho avuto il piacere di leggere il libro. Molto semplice ed essenziale per orientare le proprie abitudini verso l’essere migliori per ottenere il meglio
    per te e gli atri.

    Rispondi
  5. Avatar di Francesco
    Francesco ha detto:

    L’idea di modificare l’identità non mi piace affatto. L’identità è la nostra essenza e non può essere cambiata. Solo il fatto di pensarlo appare come un rinnegare noi stessi. Meglio parlare di un cambiamento nel mindset ma in coerenza con chi siamo nel profondo. In questo modo le azioni fluiscono senza forzarsi. Da come è impostato l’articolo sembrerebbe che si possa diventare tutto ciò che si vuole. Non è così. Possiamo diventare tutto ciò che è coerente con ciò che già siamo.

    Rispondi
    • Avatar di Giorgia
      Giorgia ha detto:

      Io non sono d’accordo. Modificare le proprie abitudini, il proprio stile di vita, le proprie aspirazioni, le proprie capacità e competenze, magari anche la propria apertura mentale, migliorare la fiducia in se stessi, sconfiggere le proprie paure, tutti questi cambiamenti (che sono senz’altro possibili) modificano, secondo me, l’identità di un soggetto. Del resto, chi può dire quando cambia il mindset o l’identità di una persona? Dove si pone il confine? Siamo noi a deciderlo, se ci sentiamo cambiati vuol dire che lo siamo, e sarebbe un errore imporsi un limite come quello della coerenza con ciò che siamo (o siamo stati), vorrebbe dire mettere in discussione qualunque cambiamento che non sia in linea con quanto è stato fatto finora. Questo frenerebbe qualunque vero progresso personale.

      Rispondi
    • Avatar di Luca
      Luca ha detto:

      Ciao Francesco ti confermo: non si può essere tutto ciò che vogliamo e non credo di averlo mai scritto in nessun articolo e nemmeno affermato in alcun video.
      Però non devi nemmeno pensare che l’identità sia un costrutto rigido e inammovibile, anzi è qualcosa di molto fluido. Pensa a come era la tua identità a 6 anni, a 20 o a 40: cambia e anche di molto.
      Il punto è: visto che cmq cambia e lo fa in continuazione, perchè non indirizzarla verso la direzione che tu auspichi?

      Rispondi
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