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La sottile arte di sbattersene

Avatar di Andrea Giuliodori di Andrea Giuliodori - aggiornato il 17 Agosto 2020 Home » Crescita Personale 92 commenti

La maggior parte di noi lotta per tutta la vita preoccupandosi troppo di cose che non lo meriterebbero. Tempo di imparare la… sottile arte di sbattersene il c***o.

Mark Manson è indubbiamente uno dei blogger di maggior talento nel panorama della crescita personale e il suo libro, “La sottile arte di fare quello che c***o ti pare“, è stato negli ultimi anni il bestseller indiscusso dell’industria, con più di 6 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Molti però non sanno che quel libro ha un’origine ben precisa… tutto è nato da un articolo del 2015, intitolato appunto: “The subtle art of not giving a fuck” e ad oggi considerato uno degli articoli online più letti e condivisi di sempre.

Con il permesso di Mark ospito qui su EfficaceMente la prima versione italiana di quel famoso articolo.

Se te la cavi con l’inglese ti invito a leggere sia il post, sia il libro in lingua originale: Manson infatti ha uno stile unico e l’incisività dei suoi scritti spesso si perde nelle traduzioni delle varie case editrici.

Per quanto mi riguarda, ho cercato di mantenere intatto lo spirito dell’articolo, concedendomi una traduzione più libera che si adattasse meglio al contesto italiano.

…e sì, Mark è decisamente poco “politically correct” e usa un sacco di parolacce!

C’è chi ne è profondamente infastidito e chi le trova un corredo divertente.

Per quanto mi riguarda, cerco sempre di separare forma e sostanza: sulla prima sono agnostico (de gustibus non est disputandum), sulla seconda invece non faccio sconti a nessuno e se ho deciso di ospitare questo pezzo di Manson è perché credo che abbia un messaggio davvero potente da trasmetterti.

Buona lettura!

Perché dovresti imparare a fottertene di più

La sottile arte di sbattersene

Nella mia vita mi sono preoccupato di un sacco di cose e di un sacco di persone. Ma me ne sono fregato anche di un sacco di cose e di un sacco di persone. E quello di cui me ne sono fottuto ha fatto tutta la differenza di questo mondo.

Non è un caso che molti siano convinti che la chiave per avere più autostima e più successo sia proprio “fregarsene”.

Ed è per questo che ammiriamo le persone che hanno questo atteggiamento:

  • “Hai visto Anna? La prendevano in giro tutti per i suoi video su YouTube e adesso ha milioni di visualizzazioni! È stata una grande a fregarsene!”
  • Hai sentito che Luca ha dato del cog**one a quell’incompetente del suo responsabile e ha comunque ottenuto una promozione dall’Amministratore Delegato in persona? Lui sì che se ne sbatte!
  • “Ti ho raccontato di Laura? Ha preso, si è alzata e ha messo fine al suo primo appuntamento con quel pallone gonfiato di Giovanni dopo solo 20 minuti. Cavolo, quella ragazza ha davvero fegato!”

Insomma, è probabile che tu conosca qualcuno che in più di un’occasione se ne è sbattuto, ottenendo risultati incredibili.

Forse c’è stato addirittura un momento nella tua vita in cui hai deciso di fregartene alla grande e hai raggiunto obiettivi inaspettati.

Per quanto mi riguarda, mollare il mio lavoro in banca dopo appena sei settimane e dire al mio capo che avrei iniziato a vendere online consigli per avere successo con le donne è stato uno dei momenti “chissenefotte” più importanti della mia vita.

Per non parlare di quella volta in cui ho venduto tutto ciò che possedevo e mi sono trasferito in Sud America.

Ho passato notti insonni prima di decidermi? No. L’ho semplicemente fatto!

Ora… imparare a fregarsene, in teoria, può apparire semplice, ma nella pratica non lo è affatto.

Per anni ci siamo abituati a preoccuparci di un sacco di cose che non lo meriterebbero affatto:

  • Ce la prendiamo per il benzinaio che ci ha dato indietro il resto di 7 euro in 700 comode monetine da un centesimo.
  • Ce la prendiamo perché Netflix non ha rinnovato quella serie che ci piaceva tanto.
  • Ce la prendiamo perché i nostri colleghi non ci hanno ancora chiesto come abbiamo trascorso il nostro weekend da favola.
  • Ce la prendiamo perché si è messo a piovere quell’unico giorno dell’anno in cui avevamo finalmente deciso di andare a correre.

Sbattimenti ovunque. Come se piovesse. Sbattimenti disseminati nell’aria come il polline in una fottuta giornata di primavera.

[Sbattimenti di primavera]

E per cosa?!

Per proteggere il nostro delicato ego? Per soddisfare i nostri capricci infantili? Per elemosinare una pacca sulle spalle?

Il vero problema…

Sai, è proprio questo il problema amico mio.

Ci facciamo un sacco di pippe mentali per qualsiasi str***ata perché siamo convinti che sia un nostro diritto inalienabile essere felici e coccolati tutto il santo tempo. Ed è questa convinzione che ci fotte alla grande.

Preoccuparci dell’essenziale e sbattercene di tutto il resto è un talento raro e ci renderebbe la vita dannatamente più semplice.

I fallimenti farebbero meno paura.
I rifiuti sarebbero meno dolorosi.
Le spiacevoli necessità diventerebbero più tollerabili.
E quegli sgradevoli panini di m***a che ogni tanto la vita ci rifila diventerebbero un po’ più gustosi.

Insomma, se solo ce ne sbattessimo un pochettino di meno delle caz**te e ci preoccupassimo un pochettino di più di ciò che conta davvero, la nostra vita sarebbe decisamente più facile.

Fottersene è un’arte

Le persone non nascono con la capacità di fregarsene del superfluo.

Anzi, è vero il contrario.

Nasciamo dando importanza alle cose più insignificanti.

Ti è mai capitato di vedere un bambino frignare perché la mamma ha dimenticato il suo cappellino preferito e l’unico a disposizione è di un blu un pelino più sbiadito?

Ecco. Fan**lo quel bambino! ;-)

Imparare a controllare e gestire ciò a cui diamo attenzione è la definizione stessa di forza di carattere e integrità.

Perfezionare questa abilità richiede anni, se non decenni, come accade per i migliori vini.

[Sbattimenti corposi annata 2011]

Nella realtà, la maggior parte di noi, per la maggior parte del tempo, viene risucchiata dalle insignificanti piccolezze della vita e asfaltata da minuscole tragedie esistenziali; viviamo – e moriamo – di note a margine, distrazioni e situazioni trascurabili.

Non puoi continuare a vivere così. Non puoi fare di qualsiasi sassolino una montagna. La tua vita non può essere una brutta puntata di Beautiful.

Tempo di cambiare. Lascia che ti mostri come…

Sottigliezza #1: sbattersene non vuol dire essere indifferenti. Vuol dire non avere paura di essere differenti

Per molte persone fottersene significa raggiungere una sorta di perfetta e serena indifferenza verso tutto e tutti, un innato senso di calma che resiste a qualsiasi tempesta.

Ma non è affatto così.

Non c’è niente da ammirare in chi è indifferente.

Gli indifferenti sono persone deboli e impaurite.
Sono i leoni da tastiera che spalano me**a su chiunque, senza aver mai realizzato nulla nella propria vita.
Sono i culoni da divano che urlano agli atleti in televisione di correre di più.

Queste persone usano l’indifferenza come una corazza, perché in realtà se la prendono per un sacco di cose.

Hanno paura del mondo e delle conseguenze delle proprie scelte. Quindi, non scelgono niente.
Sono degli egoisti pieni di autocommiserazione che si nascondono in una fossa grigia senza emozioni che si sono scavati da soli, distraendosi perennemente da questa spiacevole cosa che gli ruba tempo ed energie: la vita.

Di recente, mia madre è stata truffata da un amico che le ha portato via una grossa somma di denaro.

Se fossi stato indifferente, avrei scrollato le spalle, sorseggiato un caffè e guardato un’altra serie del Trono di Spade.

Invece no, ero incazzato nero.

Ho detto: “Eh no, mamma, col ca**o! Adesso andiamo dall’avvocato e gliela facciamo vedere a questo str**zo. Perché? Perché me ne sbatto!”

Spero che questo episodio ti aiuti a capire bene questa prima sottigliezza.

Imparare a fottersene non significa essere indifferenti a tutto e a tutti.

Al contrario significa che di fronte ai tuoi obiettivi più ambiziosi…

  • Te ne freghi delle difficoltà.
  • Te ne freghi se qualcuno si incazza vedendoti diventare la versione migliore di te stesso.
  • Te ne freghi di chi si metterà tra te e quello che ritieni giusto, importante o nobile.

Fottersene davvero significa guardare il fallimento dritto negli occhi e mostrargli ancora una volta il dito medio. Significa farsi una risata dell’ultima caduta e riprovarci di nuovo. Significa andare avanti nonostante tutto e tutti perché sai che quello che stai facendo è giusto e che è più importante di qualsiasi momentaneo disagio, del tuo orgoglio o di un instante di imbarazzo.

Per farlo devi imparare a mandare affan**lo tutto ciò che non ha importanza e riservare le tue preoccupazioni solo a ciò che conta davvero.

Gli amici. La famiglia. Il tuo vero scopo. La pizza.

Sottigliezza #2: per sbattertene delle difficoltà devi prima sbatterti per qualcosa di più importante delle difficoltà

[Ecco uno che si sbatte per qualcosa a cui tiene] 

Eric Hoffer una volta scrisse:

“Di solito un uomo si fa gli affari suoi quando ha qualcosa di importante di cui preoccuparsi. Altrimenti si libera la mente facendosi gli affari degli altri.”

Eric Hoffer.

Il problema delle persone che fanno di qualsiasi cosa una tragedia è che non hanno davvero nulla di più importante di cui preoccuparsi.

Immagina di essere in un negozio di alimentari.

C’è una anziana signora che urla al cassiere, rimproverandolo per non aver preso il suo buono sconto da 30 centesimi.

Perché secondo te questa signora si sbatte così tanto per questa cosa? In fondo sono solo 30 centesimi!

Beh, te lo dico io il perché.

Quell’anziana signora, probabilmente, non ha niente di meglio da fare che starsene seduta a casa ogni giorno a tagliare buoni sconto per la spesa.

Magari è vecchia e sola.

I suoi figli sono delle teste di minchia che non la vanno mai a trovare.
Non fa sesso da più di 30 anni.
Prende la pensione minima e probabilmente morirà col pannolone pensando di essere a Gardaland.
Appena va di corpo le viene un gran mal di schiena.
E non può nemmeno guardare la tv per più di 15 minuti senza addormentarsi o dimenticarsi la trama.

Quindi taglia buoni sconto.

È tutto quello che ha nella vita.
Lei e i suoi dannati buoni sconto.
Tutto il giorno, ogni giorno.

È tutto ciò di cui si preoccupa perché non ha altro di importante di cui preoccuparsi.

E così, quando quel cassiere diciassettenne brufoloso rifiuta di accettarne uno, quando lui difende la purezza della sua cassa come i cavalieri difendevano la verginità delle fanciulle, puoi scommetterci, cavolo, che la nonnina esploderà e gli spaccherà – a parole – la sua fottuta faccia.

Ottant’anni di frustrazioni pioveranno giù tutti in una volta (una grandinata micidiale di “Ai miei tempi!” e “La gente mostrava più rispetto!”), mentre lei tedierà a morte tutto il circondario con la sua vocetta malferma.

Se ti ritrovi costantemente a prendertela per ogni cacchetta di cane che ti infastidisce – la nuova foto profilo della tua ex, le batterie del telecomando della tv che si scaricano ogni volta che danno la tua televendita preferita di materassi – è possibile che in questo momento tu non abbia cose più importanti per le quali valga la pena sbattersi.

E questo è il tuo vero problema.

Non il fatto che il tuo attuale materasso non ha 32 diverse posizioni reclinabili.

Sottigliezza #3: ci possiamo preoccupare solo di un numero limitato di cose; fai attenzione a chi e a che cosa riservi i tuoi sbattimenti

[Una ragazza che valuta attentamente i propri sbattimenti]

Quando siamo giovani, abbiamo tonnellate di energia.
Tutto è nuovo ed eccitante. E tutto sembra così importante.
Motivo per cui diamo importanza alla qualunque.

Ci preoccupiamo di tutto e di tutti – ci preoccupiamo per quello che le persone dicono di noi, ci preoccupiamo di quel/la ragazzo/a carino/a e del fatto che abbia letto il nostro ultimo messaggio senza averci ancora risposto, ci preoccupiamo di coordinare le calze con lo smalto delle unghie, ci preoccupiamo per il colore dei nostri palloncini di compleanno.

Man mano che invecchiamo, acquisiamo esperienza e iniziamo a notare che la maggior parte di queste cose non conta un ca**o.

Abbiamo ormai dimenticato le opinioni di quelle persone a cui davamo così tanta importanza.
Abbiamo scoperto cosa significhi davvero amare e sorridiamo per le notti insonni passate ad aspettare un messaggino che non è mai arrivato.
Abbiamo capito che solo le persone mediocri danno importanza agli aspetti superficiali.

In sostanza, crescendo impariamo a diventare più selettivi e iniziamo a preoccuparci solo di ciò che conta davvero.

Tecnicamente questa cosa si definisce ‘maturità’.

È bella, dovresti provarla qualche volta.

Maturando scopriamo che non ha poi così tanto senso prendersela per tutto.

La vita, in fondo, è quel che è.

Impariamo ad accettarla, difetti compresi.

Realizziamo che forse non troveremo la cura per il cancro, non viaggeremo sulla luna e non toccheremo le tette di Jennifer Aniston.

Ma va bene così. Si va avanti.

E con nostro grande stupore capiamo che questo ci basta. Questa semplificazione, in realtà, ci rende fottutamente felici.

Un giorno, molto più tardi, ci svegliamo e siamo vecchi.

E insieme alle nostre gengive e ai nostri appetiti sessuali, anche la nostra capacità di prendercela per qualsiasi stro**ata si è ritirata fino a scomparire.

Nel crepuscolo dei nostri giorni, viviamo un’esistenza paradossale.

Non abbiamo più le energie per preoccuparci dei grandi problemi della vita, così ci ritroviamo a sbatterci dei piccoli problemi quotidiani: l’adesivo da usare per la nostra dentiera, l’appuntamento con l’urologo, i buoni sconto da 30 centesimi per il supermercato, rimanere svegli al volante uscendo dal parcheggio del super per evitare di lasciare un piazzale pieno di orfani.

Sai, le solite preoccupazioni pratiche di tutti i giorni.

Arriva poi il fatidico giorno in cui ci ritroviamo sul letto di morte, circondati (si spera) da quelle persone per cui ci siamo sbattuti di più durante la nostra vita.

E tra le lacrime, i suoni ovattati dell’elettrocardiogramma e la luce fluorescente dell’ospedale che ci ingloba come un alone divino, scivoleremo in un vuoto ignoto e senza più sbattimenti.

Namastè, stronzetto.

Allora, piaciuto? Te l’ho detto, lo stile di Manson è unico nel suo genere e spero davvero di essere riuscito a conservarlo in questa traduzione esclusiva per EfficaceMente.

Fammi sapere nei commenti cosa ne pensi della “sottile arte di sbattersene” e in quale ambito l’applicherai nei prossimi giorni.

A presto.

Andrea Giuliodori.

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92 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar
    Genny ha detto:

    Buongiorno e grazie per questa efficacissima colazione del lunedì!
    È bello scoprire , leggendoti, che un poco di maturità, spesso, mi appartiene❣️

    Rispondi
    • Avatar
      Meraviglioso! ha detto:

      Semplicemente meraviglioso.
      E anche molto divertente….

      Rispondi
  2. Avatar
    Ale ha detto:

    Quando vivi una vita dura o al contrario una vita facilissima capisci quanto è vero tutto quello scritto nell’articolo, quando i condizionamenti della buona educazione e di una società eurocentrica passano in secondo piano. P. S. secondo un articolo chi dice parolacce è sincero.

    Rispondi
    • Avatar
      Lino ha detto:

      Sinceramente, esclusa la differenza tra fottersene ed essere indifferente, non ho trovato tanto altro. Niente di pratico come conviene agli “efficaci”. Si, uno scritto colorito, forte, che un po’ smuove i culoni dal divano, ma per chi è già abituato a fottersene e lottare tutti i giorni, poca roba.

      Rispondi
      • Avatar
        Andrea Giuliodori ha detto:

        Grazie del feedback Lino. Sì, esistono articoli più “emozionali” e articoli più pratici. Questo rientra indubbiamente nella prima categoria.

      • Avatar
        Vesper ha detto:

        Ciao Lino,
        Non siamo tutti uguali..
        Esiste anche qualcuno che ha bisogno di queste parole oltre che di pratica 😉

      • Avatar
        Massimiliano ha detto:

        Troppi figo!!!!

        Ho 50 compiuti e sto nell’impresa da sempre !
        E da sempre faccio autoformazione sia leggendo che facendo determinati corsi!

        E per quanto mi riguarda stare concentrati nello strafottersene quanto basta rimane fondamentale per non inca..armi per tutte le cose che accadono quotidianamente, vuoi che un po’ lo sono di carattere e che quindi lo ritengo un mio punto debole da migliorare sempre.
        Grazie Andrea :)

      • Avatar
        Uforepka ha detto:

        top!!!!

    • Avatar
      Maura ha detto:

      Adoro tutto ciò che non è ipocrisia… questo articolo è fantastico!!!

      Rispondi
  3. Avatar
    Vito Nacci ha detto:

    Mi ritrovo in tutto questo. Sono ormai Maturo. Il mio ambito di attuazione è lo sport. Sono un coach di sport di endurance e me ne sbatto di quello che gli altri pensano e dicono dei miei metodi. Io bado al sodo, la performance dei miei atleti.

    Rispondi
    • Avatar
      Sergio ha detto:

      Tutto bello a parte un passaggio cruciale che mi ha fatto prendere consapevolezza di una cosa terribile 😢

      “Non toccherò mai le tette di Jennifer Aniston”

      Peggio di scoprire che Babbo Natale non esiste…vita crudele…

      Rispondi
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        Andrea Giuliodori ha detto:

        AHAHAHA

  4. Avatar
    Elena ha detto:

    Uno dei libri più belli che abbia mai letto! Uno dei concetti che più ha cambiato il mio modo di pensare è quello della “colpa/responsabilità”. Quando per esempio capita qualcosa e tu reagisci con “non è colpa mia” oppure “non sono stato io a fare questo” è comunque tua responsabilità fare qualcosa per cambiare quello non ti va bene. Come ad esempio quando vedi le spiagge piene di plastica e pensi “la gente dovrebbe ripulire le spiagge da questo schifo”. È vero, non è colpa tua ma se non vuoi vedere tutta quella sporcizia, è anche tua responsabilità alzarti e dare il tuo contributo per pulire. E questo chiaramente può essere applicato a qualsiasi contesto della vita!

    Rispondi
    • Avatar
      Ilaria ha detto:

      Ciao, articolo molto interessante, anche se non è molto chiara secondo me la distinzione tra sbattersene ed essere indifferenti…
      Per esempio, nel post si fa l esempio di prendersela magari perché un collega ha 4 giorni in più di ferie. Bisognerebbe sbattersene e godersi i propri, o non essere indifferenti e andare a pretenderli anche noi?

      Rispondi
      • Avatar
        Andrea Giuliodori ha detto:

        Ciao Ilaria, è spiegato nel dettaglio nella prima “sottigliezza” quella che è la differenza tra sbattersene ed essere indifferenti.

      • Avatar
        Michelangelo ha detto:

        Sono d’accordo con Ilaria. Il concetto non è chiaro perché non si capisce di chi e cosa sbattersene.
        Alla fine penso che ognuno di noi sappia di cosa fregarsene e di cosa no.
        Cosa è importante e cosa non lo è?

      • Avatar
        Nadia ha detto:

        ilaria, a me sembra molto chiara invece la differenza: dipende solo dal tuo obiettivo.
        se quei 4 giorni di ferie sono fondamentali per te per fare cose a cui tieni tantissimo, o perchè sei stanchissima e hai veramente bisogno di staccare per un periodo più lungo, vale la pena combattere fregandosene di cosa possono pensare i colleghi i capi (nei limiti della civile convivenza). se invece quei 4 giorni di ferie non ti cambiano la vita, ma che te frega se il tuo collega ne ha di più?

  5. Avatar
    Roberto Bertucci ha detto:

    il messaggio è stato interessante.

    Rispondi
    • Avatar
      Betty ha detto:

      Sono Betty , ho scritto un commento , però poi ho visto che invece che scrivere Grazie Andrea , in automatico e’ uscito il nome Giacomo , e vorrei scusarmi per l’errore , e se si può correggere , sarei grata . Saluti Betty

      Rispondi
      • Avatar
        Andrea Giuliodori ha detto:

        Ahahah, certo Betty, no problem. Grazie dei commenti!

    • Avatar
      Margarita ha detto:

      Con grande piacere vedo di seguire l’evoluzione, coordinare i palloncini, lo smalto, ma oggi a 44 anni tante cose non mi infastidiscono più.. il fatto di iniziare a seguire Manson mi obbligherà ad imparare l’inglese…
      Namaste a tutti

      Rispondi
    • Avatar
      Dany ha detto:

      Leggere l’articolo di Manson mi ha dato carica, e mi fa accorgere di quante volte restiamo imbrigliati nella rete di cosa dare veramente importanza. Trovo difficile a volte condividere questo atteggiamento con le persone con cui vivi, soprattutto perché sono genitore di due adolescenti, e quello che è importante per me non lo è per loro.

      Rispondi
      • Avatar
        Lucia ha detto:

        Spesso molte persone si arrabbiano in ” automatico”, per abitudine, di fronte a tante cose senza rendersi conto della sproporzione tra reazione ed evento scatenante. A volte non ci si arrabbia per un fatto in sé ma per qualcosa del passato che quel fatto ha richiamato alla mente.
        Io personalmente quando ho cominciato a fregarmene di quello che la gente pensa di me ho intrapreso la giusta direzione per una ” sostenibile leggerezza dell’essere.

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