26
5 min

Cosa mi ha insegnato cucire un bottone sull’avere successo e l’importanza di fare pratica.

bottone

“Tutte le cose sono difficili prima di diventare facili.”

John Norley.

La settimana scorsa in ufficio, sfilando la giacca, ho perso il bottone di un polsino della camicia: il dramma.

In 29 anni di vita (lo ammetto pubblicamente con una certa vergogna) non mi sono mai cucito un bottone della camicia: vuoi la mamma in passato, vuoi la fidanzata o la signora delle pulizie più recentemente, ho sempre schivato questa incombenza.

Fatto sta che mi sono ritrovato un sabato mattina con ago, filo e video di youtube per le istruzioni!

Questa piccola esperienza da casalingo disperato mi ha fatto riflettere sulla crescita personale, il successo e una verità scomoda che spesso preferiamo non raccontarci, ma che è l’unico vero segreto per avere successo e realizzare i nostri sogni.

L’imbranato

Vuoi sapere come mi sono sentito con ago e filo in mano? Un totale imbranato.

Ti giuro, se avessi filmato la scena, sarebbe stata da Paperissima: non sapevo come tenere l’ago, continuavo a far cadere il bottone e mi sono addirittura piccato una decina di volte!

Insomma, una situazione a dir poco frustrante!

Ma te lo immagini?! Ingegnere laureato a pieni voti, consulente d’alta direzione, nonché blogger di crescita personale, che non è neanche in grado di cucirsi un bottone della camicia!

La verità è che tutti noi, ad un certo punto della nostra vita, ci siamo sentiti imbranati in qualcosa in cui oggi siamo dei veri e propri campioni.

Da neonati eravamo dei perfetti imbranati quando si trattava di mettere un piede di fronte all’altro; in prima elementare leggevamo come dei veri e propri imbranati (anzi che tecniche di lettura veloce); e magari oggi ci sentiamo imbranati in qualcosa che domani ci sembrerà dannatamente semplice.

Per quanto mi riguarda, mettendoci un po’ di sana tigna marchigiana, ho cucito il mio bel bottone sul polsino della camicia, rendendomi per altro conto che al termine dell’operazione mi sentivo molto più sicuro di me stesso, di quanto non mi fossi sentito appena mezz’ora prima (si, ci ho impiegato mezz’ora, inutile che ridi!).

Questa nuova abilità appresa, come ti ho già anticipato, mi ha fatto riflettere sulla differenza tra Talento e Pratica, e sulle balle che spesso ci raccontiamo pur di non inseguire i nostri sogni.

Talento vs. Pratica

Posso considerarmi un talento del taglio & cucito?! Assolutamente no, ma con un po’ di pratica ho raggiunto il mio piccolo obiettivo.

Nel suo saggio Fuoriclasse, il sociologo canadese Malcolm Gladwell sostiene che chiunque può diventare un fuoriclasse realizzando 10.000 ore di pratica. Questo naturalmente varia a seconda della disciplina che si sta praticando, ma il concetto di per sé è molto affascinante.

Viviamo in una società che esalta il talento naturale e la fortuna: pensa soltanto a quanti soldi sono buttati al vento nei giochi d’azzardo (soprattutto in questo periodo di crisi) o a come sono osannati i giocatori di calcio, che rispetto ad altri sportivi di resistenza (trail runners, maratoneti, iron men, etc.) sono delle schiappe malefiche.

Allo stesso tempo, questa società che ci vuole far credere che il successo debba essere facile, immediato e privo di ostacoli, tende a minimizzare o addirittura mettere in cattiva luce chi ha saputo realizzarsi grazie alla determinazione, alla resilienza e al duro lavoro, magari partendo da condizioni considerate svantaggiate.

La stessa industria della crescita personale ci ha voluto illudere, facendoci credere che per realizzare i nostri sogni più sfrenati sia sufficiente poterli immaginare vividamente, magari entrando in risonanza con le giuste “vibrazioni cosmiche“: le milioni di copie vendute da The Secret la dicono lunga su quanto le persone desiderino ottenere tutto e subito, senza essere disposte a dare nulla in cambio… mah si, al massimo un quarto d’ora di visualizzazioni al giorno (ho già detto la mia in passato sulla Legge d’Attrazione).

La verità è che se non abbiamo avuto il dono di un talento naturale, se siamo nati in condizioni di apparente svantaggio, se siamo appena dei dilettanti, beh… abbiamo ancora un’arma molto potente dalla nostra parte: la pratica.

Ma la pratica non è facile.

Fare pratica significa smettere di procrastinare. Fare pratica significa accettare la frustrazione dell’essere inizialmente degli imbranati. Fare pratica significa affrontare la paura della sconfitta e del fallimento. Fare pratica significa rinunciare al piacere immediato, in cambio di una più grande felicità futura. Fare pratica significa mettersi in gioco. Adesso.

Se sei disposto ad allenarti ogni giorno, senza soste, senza scuse, senza frigne, credi veramente di poter essere sconfitto? E se anche sarai sconfitto… una volta, due volte, dieci volte! dopo aver imparato a dare il 100% (e oltre) per i tuoi obiettivi, credi veramente che ti arrenderai? E se anche sarai costretto ad arrenderti, credi veramente di aver fallito?

Buona settimana.

Foto di ZeRo`SKiLL

Avatar di Andrea Giuliodori
Sono un Ingegnere, nato e cresciuto tra le ridenti colline marchigiane ed oggi vivo e lavoro a Londra. Ho lavorato a Milano come Manager per una multinazionale della Consulenza Direzionale per 7 anni. Da inizi 2015 ho deciso di dedicarmi a tempo p...

scopri di più

Commenta

Devi eseguire il login per inserire un commento.

Claudio

Bell’esempio di come possiamo rendere fattibili delle imprese apparentemente difficili!

Iniziando (senza procastinazione)e accumulando pratica comettendo i normali errori di percorso, (qualche puntura e bottone per terra, per poi portare a casa un risultato.

Difatto in questo modo sappiamo di POTERE ed un domani possiamo richiamare alla memoria una esperienza di successo per poterne affrontare altre con più sicurezza.

Regalandoci questa riflessione permetti a ciascuno di noi di portare alla luce esperienze positive, esemplari ed allo stesso tempo di autorizzarcia a provare a fare anche quando ci sentiamo impacciati, permetterci di pungerci e fare cadere i bottoni e permetterci di SAPER FARE

Andrea

Ciao Claudio,
si il messaggio di fondo di questo articolo vuole essere il seguente: lascia da parte il talento, lascia da parte la fortuna, concentrati solo sulla pratica. Se farai abbastanza pratica, nessun obiettivo ti sarà precluso.

Andrea.

Ilaria Cardani

Ah ah ah ah! L’idea del video di istruzioni su YouTube è straordinaria! Ma senza, come avresti fatto? A me, confesso, non sarebbe venuto in mente. Anche se, io, senza internet e le ricette con foto in diverse versioni e in base agli ingredienti che hai in casa, non inviterei mai nessuno a cena.
Bella la tua storia, simpatica e intelligente. Come al solito e un po’ di più…

P.S. Sai stirarla, la camicia? E fare una lavatrice? :) ;)

Andrea

Ciao Ilaria, è da quando ho 18 anni che sono fuori casa… diciamo che mi so arrabattare piuttosto bene, ma cucire no: è stata proprio una delle cose che ho sempre schivato! ;-)

alessandro

Ti e’andata bene.io ci ho messo piu’tempo.pero’alla fine ho imparato come ho imparato a stirare,cucinare,pulire la casa,fare la lavatrice e tante altre cose che prima venivano considerate delle facende femminili.si tratta solo scoprire il potenziale che abbiamo dentro di noi e che ci e’stato negato per via delle convinzioni degli altri,parenti e familiari inclusi.ma quando la vita ti porta a vivere solo,non ti restano che due opzioni:o resti immobile vedendoti sprofondare oppure ritrovi te stesso e torni su’piu’forte di prima…….P.S.saper fare tutte queste cose ti rende anche attraente perche’togli alle donne quelle armi che le rendevano indispensabili…

Andrea

Ciao Alessandro,
indubbiamente l’articolo può essere letto su più livelli: l’indipendenza intesa come “sapersi arrangiare da soli” è uno di questi.

Buona giornata.

Andrea.

Elena

articolo davvero centrato!! parlavo proprio ieri con mia madre di questa cosa: ho cominciato da poco ad andare al poligono a sparare con la mia pistola… lei sosteneva che se uno non ha mira e non è portato è inutile che ci provi, non diventerà mai bravo. Io, per contro, insistevo sul fatto che con la giusta pratica magari non andrò alle olimpiadi come tiratrice, però sono certa che un giorno metterò buona parte dei miei colpi nel centro dell’obiettivo! e la cosa più importante è che mi sto divertendo nel far pratica. Se non si perde di vista l’obiettivo e si prende l’esercizio come un divertimento, i risultati arrivano anche prima!

Andrea

Ciao Elena,
quando hai parlato di “articolo centrato” e poligono di tiro mi sono spaventato! ;-)

Grazie del commento,
Andrea.

Claudio

“sapersi arrangiare da soli” (oltre a chiedere aiuto ai tutorials di youtube :) ) mi ricorda la scritta che troneggiava all’ingresso della mia scuola elementare montessoriana:

“insegnami a fare da solo”

Credo molto nella qualitá di aiuto che responsabilizza chi è aiutato, anche in questo blog respiro questo clima e mi fa piacere.

Carica altri commenti

Registrati gratis per continuare a leggere. Iscrivendoti riceverai anche l’esclusiva newsletter del lunedì di EfficaceMente

Sono già registrato