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Qualche settimana fa ho ricevuto un’email da un mio lettore, Alberto.

La apro di sfuggita: è un papiro infinito e ci sono almeno altre 100 email da leggere ancora nella inbox.

Sto per archiviarla, ma qualcosa mi trattiene…

Decido di leggerla e sono davvero grato per averlo fatto.

La storia di Alberto è infatti una di quelle storie di “ordinaria” rivoluzione personale che ti ricorda che non siamo nati per vivere nella mediocrità e che non è mai troppo tardi per realizzare i nostri sogni.

Buona lettura.

“Ciao Andrea,

ti scrivo questa email per condividere alcuni fatti accaduti nell’ultimo anno e mezzo, ovvero da quando ho realizzato che le cose che scrivi hanno un senso solo se seguite da fatti concreti.

Ti seguo dall’estate del 2017.

Lo faccio con un sano combattimento interiore; sì “sano”, perché dopo un travaglio nasce sempre qualcosa di nuovo.

Leggere i tuoi articoli e frequentare i tuoi corsi online, mi ha fatto riflettere sulla mia vita lavorativa di perito elettrotecnico.

Una carriera senza infamia e senza lode, che mi ha dato la sicurezza di un “posto fisso” in cambio di pochissime soddisfazioni professionali.

Ah, dimenticavo! Mi chiamo Alberto, ho 52 anni e vivo a Terni.

Questa è la mia storia.

Capitolo I – Cambiare lavoro

Quell’estate del 2017 ho iniziato a pensare che essere troppo prudenti nel cercare un’alternativa lavorativa poteva portarmi ad una situazione di stallo che si sarebbe potuta prolungare per troppo tempo, fino a far sopire del tutto il mio desiderio di cambiamento.

Sempre di più, ogni giorno, mi sono convinto che c’era una sola cosa da fare: lasciare il lavoro.

Anche se non ne avevo un altro, anche se alla mia età è ancora più difficile fare un passaggio così azzardato, ma non avevo scelta, dovevo tentare e mettermi in gioco.

Sempre in quell’estate, forse per via del fatto che è stata particolarmente calda (e si sa, il caldo dà alla testa), dopo una vacanza morta allo stato embrionale, ho deciso che non mi sarei mai più accontentato di “villeggiature” in compagnia di “Ragionieri Filini”.

Capitolo II – L’unica catena che mi rende libero

“L’unica catena che mi rende libero è quella della bicicletta.”

Così è accaduto che un giorno, mentre me ne tornavo a casa dopo un’escursione in bici ho avuto un flash improvviso: l’anno dopo sarei andato a Capo Nord e lo avrei fatto proprio con la mia bicicletta, un mezzo che amo perché la sua è l’unica catena che mi rende libero.

Ho calcolato i chilometri che avrei dovuto percorrere e i giorni che avrei dovuto impiegare (circa 4.300 km, in 40 giorni) e, seguendo un tuo consiglio, ho condiviso questa mia decisione sui social, così che impegnandomi pubblicamente sarei stato vincolato a fare sul serio.

Capitolo III – L’inverno

Mentre già iniziavo a programmare il viaggio ho cominciato a seguire il pre-corso introduttivo a #365 – Un anno epico, e con l’esercizio dei 101 obiettivi di Canfield ho scelto di concentrare le mie energie su: “Spedizione a Capo Nord” e ”Nuovo Impiego”.

Su quest’ultimo fronte ho iniziato, nei primi mesi del 2018, ad inviare il mio CV a varie aziende e ad avere dei colloqui.

Non è emerso però nulla di interessante, così ho deciso di bruciarmi le navi alle spalle…

Venerdì 15 Giugno mi sono licenziato, praticamente senza preavviso, e Domenica 17 sono partito per questo viaggio in solitaria attraverso l’Europa con la mia bicicletta, un piccolo bagaglio e nessuna certezza.

È iniziata così la più irrazionale avventura della mia vita.

Ti risparmio il diario della mia spedizione, voglio però riportare in questa email, due delle più profonde (almeno per me) riflessioni che ho avuto modo di fare durante le lunghe giornate trascorse in solitudine sulla mia bici.

Capitolo IV – Essere soli

La prima riflessione riguarda proprio lo stare da soli.

Prima di partire, in molti, con mal celata meraviglia, hanno esclamato… “ma vai da solo?!”, alcuni con ammirazione altri con un pizzico di compassione che gli si leggeva negli occhi.

Altri ancora mi hanno elencato una serie di possibili disgrazie che mi sarebbero potute capitare senza il supporto di un compagno di viaggio.

Eppure uno degli elementi che maggiormente ha contribuito a rendere affascinante ed indimenticabile questa esperienza è stato proprio l’averla fatta in solitaria.

Per cultura siamo portati ad associare la solitudine a qualcosa di negativo e ci lasciamo andare a giudizi superficiali e distorti.

L’amicizia e la compagnia sono bellissime e non se ne può fare a meno, ma è importante che le nostre relazioni sociali non diventino una “osteria della mediocrità”, come l’hai chiamata tu in una vecchia email della newsletter.

Per contrastare questa deriva è utile ritagliarsi, di tanto in tanto, dei momenti di solitudine, per riflettere e lavorare su noi stessi e sui nostri progetti, uno spazio indispensabile come lo è il porto per una nave che solca le onde del mare.

Capitolo V – Oltre il confine

L’altra riflessione l’ho fatta sulla via del ritorno, guardandomi indietro ed emozionandomi per quello che ero riuscito a fare.

Ripensavo alla vigilia della partenza, alla mia forma fisica non proprio perfetta, a quei chili di troppo che facevano nascere spontaneamente la domanda che più frequentemente mi era stata rivolta: “ma sei allenato?” .

No, non ero allenato, nonostante i buoni propositi, durante l’inverno non ero riuscito a mantenere l’impegno di seguire un percorso di preparazione fisica.

Ma volevo comunque provare, sicuro com’ero che il viaggio stesso mi avrebbe fatto da allenamento e che durante quei giorni avrei migliorato le mie prestazioni… e così è stato.

L’insegnamento che ne ho tratto è che per realizzare i nostri sogni non serve aspettare che sia tutto perfetto.

Bisogna buttarsi nonostante le paure e le insicurezze, perché le abilità necessarie si acquisiranno facendo esperienze concrete oltre il confine della nostra zona di confort.

Quando abbiamo un sogno nel cassetto dobbiamo metterci in gioco senza esitazione.

È l’unico modo per scoprire di cosa siamo capaci, è l’unico modo per scoprire che nel nostro DNA c’è scritto che possiamo fare imprese straordinarie, di quelle che, erroneamente, riteniamo siano riservate solo a pochi, solo agli altri.

Capitolo VI – Il ritorno

Per la cronaca, sono arrivato a Capo Nord la mattina del 19 Luglio, dopo 32 giorni (un po’ meno del previsto) e 4650 km (un po’ più di quelli programmati).

E sulla strada del ritorno ho avuto un’altra bella sorpresa…

Mentre attraversavo la Svezia ho ricevuto per telefono una nuova proposta di lavoro.

La fortuna, si sa, aiuta gli audaci, e questa volta ho accettato.

Ora sono impiegato presso una nuova azienda, ancora come manutentore ma con prospettive di crescita professionale, i cui sviluppi dipenderanno in gran parte dalla mia disponibilità a mettermi in gioco. Ancora una volta.”

Alberto.

Mi auguro che la storia di Alberto ti abbia ispirato.

In troppi infatti viviamo la nostra vita come una sequela di anni “fotocopia”: uno identico all’altro.

Ci ritroviamo così a commettere sempre gli stessi errori, a ripetere sempre le stesse routine, senza mai realizzare i nostri sogni e i nostri obiettivi più ambiziosi.

Ho realizzato #365 – Un anno epico, il (per)corso a cui ha accennato Alberto nella sua storia, proprio per aiutare i miei lettori ad uscire dalla trappola degli anni “fotocopia”.

Le iscrizioni all’edizione 2019 apriranno per pochi giorni a Dicembre.

Se anche tu sei stanco di accontentarti di una vita mediocre e vuoi che il 2019 sia finalmente un anno epico, iscriviti alla lista di attesa e non perdere le novità di questa edizione e la data di apertura delle iscrizioni.

Puoi farlo da questa pagina:

Iscriviti alla lista di attesa di #365 (clicca qui)

Noi ci rileggiamo lunedì prossimo.

Sto preparando un articolo di approfondimento davvero bello sul potere delle parole e come possono aiutarci a (ri)scrivere il nostro futuro.

Ci rileggiamo la prossima settimana.

Andrea Giuliodori.

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