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Ciao,

questa settimana voglio parlarti del più grande impostore della letteratura moderna.

…o almeno, questo era quello che pensava di sé stesso.

Siamo nell’estate del 1938, in un ranch di Los Gatos, in California. Ogni mattina il nostro “impostore” si siede alla scrivania e apre due quaderni.

Sul primo sta scrivendo, a mano, una media di 2.000 parole al giorno del romanzo che gli cambierà la vita.

Sul secondo, invece, tiene un diario privato, che verrà pubblicato solo mezzo secolo dopo e che tra le sue righe contiene la risposta a una domanda che tormenta molti di noi ancora oggi.

La domanda in questione è la seguente:

“So esattamente cosa devo fare, allora perché non lo faccio?”

In quel diario, in realtà, il nostro “impostore” non risponde mai direttamente a questa domanda. Lo riempie piuttosto di frasi del tipo:

“Non sono uno scrittore. Ho ingannato me stesso e gli altri.”

“Nessuno conosce la mia mancanza di talento quanto la conosco io.”

“Questo libro è diventato una sofferenza, perché non sono all’altezza.”

Insomma, ‘na botta di autostima; eppure, nonostante queste continue auto-fustigate, quell’impostore, ogni santo giorno, continua a mac

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