1° aprile 1978. Tokyo. Stadio Jingu. La partita inaugurale della squadra di casa è iniziata da poco.
Sulla collinetta del settore esterno, c’è un ragazzo di 29 anni sdraiato sull’erba con una birra in mano.
Capelli lunghi, barba incolta e sguardo stanco di chi non dorme abbastanza e quando lo fa sogna solo preoccupazioni.
Quattro anni prima quel ragazzo ha aperto un piccolo jazz bar a Tokyo insieme a sua moglie. Lo hanno chiamato “Peter Cat”, come il gatto che abbracciano di notte per scaldarsi nel loro appartamento con i termosifoni sempre al minimo per risparmiare.
Da allora lui passa le giornate dietro al bancone: lava bicchieri, sceglie i dischi di Jazz, prepara da bere, chiude il locale a notte fonda.
A 29 anni, non ha mai scritto un libro. Non ha mai neanche pensato di scriverne uno.
Ma guardando quella partita di baseball, scatta qualcosa nella sua testa…
Un giocatore americano di nome Dave Hilton entra in battuta. Colpisce la palla in pieno e la spedisce lontano, fino in fondo al campo. Il rumore della mazza che incontra la palla rimbomba nello stadio.
E in quell’esatto instante, che quel ragazzo di 29 anni ha un pensiero che non c’entra niente con