Immagina questa scena.
Seconda metà di agosto, il gate di un aeroporto.
Sei di ritorno dalle vacanze: valigia imbarcata, telefono pieno zeppo di foto e la testa già proiettata a settembre, il mese del “si riparte”.
Siete tu e la tua voce interiore (io la mia l’ho soprannominata “Enza“, diminutivo di “cosciEnza“).
Tra un annuncio di imbarco e uno di voli in ritardo, Enza si fa strada tra i tuoi pensieri:
Enza: “Cosa stai aspettando?”
Tu: “…l’imbarco?!”
Enza: [Ti fissa in silenzio].
Tu: “Ok, va bene: sto aspettando di diventare la versione ideale di me prima di provare a cambiare ed espormi davvero nella vita. Contenta?
Dai, fammi ascoltare un po’ di musica, sono ancora in ferie, se ne riparla a settembre.”
Enza: “Sai già cosa sto per dirti, vero?”
Tu: “Sì, lo so. Ti odio, lo sai, vero?
Stai per dirmi che quando separiamo chi siamo adesso dalla persona che vorremmo diventare, non facciamo che creare distanza tra ciò che siamo e ciò che sappiamo di poter essere.
Che invece di sporcarci le mani e confrontarci con le difficoltà di essere da subito quella persona, preferiamo costruire nella nostra mente una versione idealizzata di noi stessi e mette
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