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Qualche settimana fa ero a New York.

Uno dei posti dove adoro tornare ogni volta che capito nella Grande Mela è il Rizzoli Store, sulla Broadway.

Sembra una piccola oasi di pace in mezzo al caos cittadino: gli eleganti mobili di mogano, i pavimenti di marmo scuro e quell’inconfondibile odore di libri nuovi che non vedono l’ora di essere sfogliati.

…e naturalmente, anche al Rizzoli Store, dopo una puntatina allo scaffale dei nuovi manuali di “Crescita Personale“, mi sono diretto alla sezione “Architettura“.

Mi capita spesso quando entro in una libreria.

C’è stato un periodo, in V liceo, in cui la Facoltà di Architettura è stata un’opzione che stavo prendendo seriamente in considerazione.

…e così, sfogliando uno di quei libroni fotografici dedicato alle Ville degli Hamptons ho pensato:

Chissà come sarebbe stato fare l’architetto?“.

Probabilmente capita a tutti noi, di tanto in tanto, di pensare alle nostre vite “parallele“:

Chissà come sarebbe stato se:

– Mi fossi trasferito a vivere in quella città.
– Avessi continuato a frequentare Tizio o Caia.
– Avessi fatto una scelta professionale diversa.
– …

Sono dei classici rimpianti, dei pensieri all’appa

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