Siamo nel marzo del 1899 a Renfrew, in Canada.
Un vagabondo gallese di 27 anni sta correndo lungo i binari, dietro a un treno merci in movimento.
È diretto verso il Klondike, come decine di migliaia di altri disperati che in quegli anni inseguono la febbre dell’oro. Sono anni ormai che attraversa l’America saltando sui treni in corsa: praticamente è diventata la sua specialità.
Non quel giorno, però.
Un attimo di distrazione, la presa della sua mano scivola e il suo piede finisce sotto la ruota del treno. Per salvargli la vita, i medici decidono di amputargli la gamba destra sotto il ginocchio.
Fine della corsa all’oro.
Il vagabondo gallese torna a Londra con una gamba di legno e senza più un soldo. Passa le notti tra i dormitori pubblici più malfamati della città, in mezzo a ubriachi e senzatetto; ma è proprio in quei gironi danteschi della Londra vittoriana che scopre l’amore per la poesia.
Scrive ogni notte e nel 1905, con i pochi risparmi che ha, si autopubblica il primo libro, vendendolo per corrispondenza per raccogliere qualche spicciolo.
Tre anni dopo, George Bernard Shaw in persona (il futuro premio Nobel per la letteratura), firmerà la prefazione