Buon lunedì,
l’altro giorno mia moglie mi ha fatto notare questa differenza:
In italiano diciamo “PRESTARE attenzione” (a qualcosa o a qualcuno).
In inglese invece si dice “PAGARE attenzione” (to PAY attention).
È un po’ come se per noi italiani l’attenzione fosse la penna di nome Pietro: te la diamo, sperando che torni indietro.
Per gli anglosassoni, invece, sempre molto pragmatici, l’attenzione, una volta che l’hai “spesa”, è andata.
Su questa sfumatura linguistica in particolare, credo che i nostri amici britannici ci abbiano visto giusto.
Nell’Attention Economy, come l’ha definita il premio Nobel Herbert A. Simon, in cui i colossi del Tech fanno a gara per succhiarci quanta più attenzione possibile, questa nostra risorsa ha un valore economico ben preciso e se non stiamo attenti, col ciuffolo che TikTok, Instagram e compagnia bella ce la restituiscono.
Ma al di là che tu creda di prestarla o spenderla, una competenza chiave di questo decennio sarà imparare a guadagnare attenzione.
Guadagniamo attenzione quando:
- Riusciamo a rimanere focalizzati su un’attività impegnativa per un lasso di tempo significativo (deep work).
- Passeggiamo a lungo in mez
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