[Sono le 22 e 22 di sabato sera].
L’altro giorno, scrollando il feed di Instagram, mi sono imbattuto in una frase:
“Non tutti reagiamo a questa quarantena con mille piani e attività. E va bene così. Smettiamola di colpevolizzarci per non avere voglia di fare.”
È un adagio che ha iniziato a muoversi sotto traccia, tra il video di una coppia di anziani che balla sul balcone, i meme, le dirette, i Ferragnez alla finestra, le iniziative benefiche, le polemiche sui runner e le piccole-grandi preoccupazioni con le quali ciascuno di noi sta facendo i conti ogni giorno:
finalmente avremmo tempo per fare, ma non riusciamo a far nulla.
Mi è capitato di rileggerlo, declinato in formule diverse, condiviso nelle stories di amici, spiegato più diffusamente in articoli di esperti e psicologi: non dobbiamo pretendere troppo da noi stessi.
In una situazione di angoscia e pericolo come quella che viviamo, una reazione iperattiva non è la regola, ma una possibilità.
Possibilità alla quale mi vien da credere abbiano aderito tutti gli influencer che seguo, che hanno fatto partire una “Trenta ore per la vita” di live da far invidia a Lorella Cuccarini, e i runner dell’ultimo minuto, colti da una voglia
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