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Autoefficacia: la tua arma segreta quando pensi di non farcela

Avatar di Andrea Giuliodori di Andrea Giuliodori - aggiornato il 15 ottobre 2018 Home » Autostima 7 commenti

Sviluppare un sano senso di autoefficacia è uno degli ingredienti segreti per affrontare le sfide più ardue della nostra vita e realizzare i nostri obiettivi più ambiziosi. Ma cos’è questa autoefficacia teorizzata dallo psicologo Albert Bandura e, soprattutto, come possiamo aumentarla?

autoefficacia

“Che tu creda di farcela oppure no, avrai comunque ragione.”

Henry Ford.

C’è una parolina che i lettori di Autostima Passo Passo conoscono molto bene, ma che è quasi del tutto sconosciuta al restante pubblico di EfficaceMente.

Sto parlando dell’autoefficacia, ovvero…

“l’insieme delle credenze che un individuo ha circa le sue abilità di pianificare ed eseguire le azioni necessarie per raggiungere un determinato obiettivo.”

Fammi indovinare: sei più confuso di prima?!

Se la definizione ufficiale del prof. Bandura, ideatore della teoria dell’autoefficacia, ti ha un po’ frastornato, seguimi! In questo articolo scopriremo:

Partiamo da una definizione di autoefficacia un po’ più digeribile.

Una semplice definizione di autoefficacia

definizione di autoefficacia

Immagina questa scena…

Ci sono due studentesse, Laura e Anna, che devono affrontare un esame di matematica.

Laura e Anna hanno la stessa intelligenza, la stessa abilità nelle materie scientifiche, per questo esame hanno addirittura studiato insieme e perdindirindina indossano anche le stesse scarpe!

Insomma Laura e Anna sono praticamente gemelle… c’è soltanto un aspetto che le differenzia.

Laura è fiduciosa di poter affrontare questo esame, perché crede molto nelle proprie abilità di studentessa; Anna al contrario non è affatto sicura di poter affrontare questa prova.

Secondo te chi delle due avrà maggiori probabilità di superare brillantemente il test di matematica? La sicura Laura o la poco fiduciosa Anna?

Già, a parità di condizioni, credere o meno nelle proprie abilità può fare un’enorme differenza.

…ed è qui che entra in gioco l’autoefficacia.

“Il senso di autoefficacia è infatti il grado di fiducia che abbiamo nelle nostre capacità, nello specifico nelle nostre capacità di poter affrontare le sfide che ci attendono e completare con successo determinati compiti”.

Vabbé Andre’, in pratica ‘sta autoefficacia non è altro che un sinonimo di autostima, inventato da qualche professorone annoiato!

Non proprio: esiste infatti una differenza chiave tra autoefficacia e autostima.

Autoefficacia e Autostima: due “Auto” molto diverse (ma complementari)

differenze tra autoefficacia e autostima

Come visto qualche riga fa, l’autoefficacia indica quanto crediamo nelle nostre abilità di poter affrontare situazioni sfidanti.

Al contrario, l’autostima indica quanto stimiamo noi stessi, ovvero il livello di rispetto e amore che abbiamo nei nostri confronti.

Ti faccio un esempio che sono sicuro ti aiuterà a comprendere ancor meglio la differenza tra questi due concetti psicologici così importanti.

Prendi un perfezionista: ne conosci qualcuno? Magari qualcuno molto vicino a te?! :-D

Bene, se fai parte anche tu del club dei maniaci della perfezione, questo esempio ti sarà ancor più chiaro.

Chi è affetto da perfezionismo cronico ha generalmente un elevato livello di autoefficacia, ma una scarsa autostima. Insomma, Mr. Perfettino sa di avere le abilità per affrontare le sfide della vita, ma qualsiasi risultato ottenga, tenderà ad essere eccessivamente critico nei propri confronti.

Ti suona familiare? ;-)

Chiarita questa importante differenza, è necessario sottolineare che pur essendo concetti diversi, autoefficacia e autostima sono strettamente correlati tra loro.

Aumentando la nostra autoefficacia infatti abbiamo maggiori probabilità di superare i “test” della vita (ricordi la storiella di Anna e Laura?); superando queste prove la fiducia in noi stessi aumenta, in un circolo virtuoso in cui autoefficacia e autostima si sorreggono a vicenda.

Già, ma per iniziare, come l’aumentiamo questa benedetta autoefficacia?!

I 5 fattori che influenzano la nostra autoefficacia

i 5 fattori che influenzano la tua autoefficacia

Arrivato a questo punto dell’articolo probabilmente ti starai chiedendo come ce la costruiamo la nostra autoefficacia. Insomma, perché alcune persone sembrano averne a pacchi e altre invece sembrano averla dimenticata in cantina? Cos’è che influenza la nostra autoefficacia e, in definitiva, come possiamo aumentarla?

Secondo Albert Bandura, che per primo teorizzò il concetto di autoefficacia, sono 4 i fattori che possono accrescerla (studi successivi ne hanno individuato anche un quinto). Partiamo però dai 4 fattori originali:

1. L’esperienza del successo

Ottenere una vittoria è il modo più rapido ed indolore per acquisire maggiore sicurezza nei nostri mezzi. Ciò che molti non sanno però è che le piccole vittorie ripetute nel tempo sono molto più funzionali al nostro senso di autoefficacia rispetto ai grandi successi da copertina.

Morale della favola: definisci micro-obiettivi giornalieri/settimanali e focalizza tutte le tue attenzioni e le tue energie su di essi.

Questo ti assicurerà un rafforzamento della tua autoefficacia.

Ps. sul tema “micro-obiettivi” ti consiglio di guardare questo video del canale Youtube di EfficaceMente: ti aiuterà ad evitare l’errore che commette il 99% delle persone quando si pone un obiettivo (vabbé l’anteprima del video mi è venuta con la faccia da brillo: capita!).

Ma vediamo il secondo elemento che influenza la nostra autoefficacia…

2. L’esperienza vicaria

Con questo termine astruso Bandura sottolinea come osservare altre persone che riescono a compiere un determinato compito con successo può di riflesso incrementare la nostra autoefficacia.

Provo a spiegarmi meglio. Ti è mai capitato di pensare: “cavoli, se ci riesce lui, perché non ce la dovrei fare anche io?“.

Purtroppo chi ha una scarsa autostima quando si trova di fronte a delle persone di successo sviluppa spesso un senso di invidia o impotenza, piuttosto che di autoefficacia.

L’errore principale in questi casi risiede nella scelta dei modelli di riferimento. Se ad esempio in questo momento sei fuori forma e ti confronti con una top model indovina che fine fa il tuo senso di autoefficacia? Già, va a farsi benedire!

Ecco se vuoi utilizzare l’esperienza vicaria per rafforzare la tua autoefficacia devi imparare a sceglierti modelli migliori: fai una lista di 5 persone che hanno raggiunto gli obiettivi che vuoi realizzare, partendo da una condizione simile alla tua: contattali, intervistali, scopri quali azioni hanno messo in atto e prendi ispirazione da loro come il migliore degli artisti.

3. La persuasione verbale

autoefficacia persuasione verbale

Ti ricordi quando abbiamo parlato della paura del giudizio degli altri?

Fortunatamente non siamo circondati unicamente da teste di cactus e spesso sono proprio le persone a noi più care (genitori, amici, mentori, etc.) a ricordarci che abbiamo tutte le abilità necessarie per affrontare le nostre sfide.

Se vuoi migliorare il tuo senso di autoefficacia impara a circondarti di persone che ti siano di sostegno, che ti spronino continuamente ad essere la migliore versione di te stesso, che ti ricordino costantemente che col giusto impegno puoi affrontare qualsiasi sfida.

4. Gli stati fisiologici ed emotivi

Se ogni volta che ti trovi ad affrontare una situazione sfidante sei teso, agitato o di cattivo umore sarà sempre più difficile per te desiderare di ripetere quella stessa esperienza in futuro!

Come esseri umani è per noi naturale rincorrere il piacere e rifuggire il dolore.

Cosa tentiamo di fare allora? Semplice, facciamo di tutto per reprimere il disagio legato a questi stati fisiologici ed emotivi non piacevoli evitando determinate situazioni.

Al contrario, chi ha un’elevata autoefficacia ha imparato ad interpretare diversamente (e in maniera più costruttiva) quelle stesse sensazioni. Ha ad esempio imparato a vedere l’agitazione come energia e il nervosismo come attenzione.

Questo cambio di “interpretazione” di fronte ai medesimi stati fisiologici ed emotivi vissuti da tutti gli altri, può essere incredibilmente di aiuto nelle nostre performance.

Sì, ma come possiamo cambiare prospettiva?

Per trasformare gli stati fisiologici ed emotivi da nemici ad alleati, uno degli aspetti chiave su cui dobbiamo lavorare è il nostro dialogo interiore. Sì, esatto: la vocina interiore che ci ronza continuamente nella nostra testa (se vuoi approfondire il tema del “dialogo interiore” e come modificarlo, ti rimando a questo articolo).

 

Come detto, oltre ai 4 fattori originali individuati da Bandura, studi successivi hanno fatto emergere un quinto fattore in grado di influenzare la nostra autoefficacia…

5. Le esperienze immaginate

Secondo lo psicologo James Maddux il quinto elemento che impatta sul nostro senso di autoefficacia sono le esperienze immaginate.

No no, non parlo delle seghe mentali che ci facciamo dalla mattina alla sera! Oddio, anche quelle influenzano la nostra autoefficacia… in peggio!

Le esperienze immaginate che contribuiscono ad aumentare la fiducia nelle nostre abilità sono particolari visualizzazioni in cui vediamo noi stessi agire efficacemente nelle situazioni più sfidanti.

Come ho spesso ripetuto non tutte le tecniche di visualizzazione funzionano: alcune rientrano nella categoria “fuffa fuffosa fuffò“, altre invece, quelle a cui si riferisce Maddux e che spiego qui, possono davvero contribuire al nostro senso di autoefficacia e, in generale, al raggiungimento dei nostri obiettivi. Provare per credere.

 

Bene, finora abbiamo visto cos’è l’autoefficacia, come si differenzia rispetto all’autostima e quali sono i 4 + 1 fattori che la influenzano. Scommetto però che ciò che ti interessa davvero è sapere quanta autoefficacia hai tu e come puoi aumentarla nel caso in cui dovessi esserne a corto.

Nella parte conclusiva di questo articolo vedremo proprio come misurare il tuo attuale livello di autoefficacia e in base ai risultati che otterrai ti fornirò dei consigli specifici per la tua situazione. Seguimi!

Test per misurare l’autoefficacia

Con l’aiuto dei miei collaboratori abbiamo sviluppato un test per misurare l’autoefficacia basato sulle linee guida del Prof. Bandura. Il test prevede 14 domande a risposta multipla e appena concluso, riceverai i tuoi risultati specifici direttamente nella tua email.

Completarlo non ti richiederà più di 5-10 minuti, ma i risultati che otterrai potranno aiutarti ad intraprendere un serio percorso per rafforzare la tua autoefficacia e a sbloccare finalmente quel potenziale che sonnecchia dentro di te da troppo tempo.

Clicca pure sul pulsante arancione qui sotto per iniziare il test:

VAI AL TEST 》

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7 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar di Irene
    Irene ha detto:

    Ciao Andrea. Sono una casalinga di 47 anni e ti seguo da pochissimo. Sono sempre interessata di tutti articoli per la crescita personale e davvero ti faccio i miei complimenti. Questo articoli è davvero interessante e fenomenale. Ti faccio una domanda….i tuoi articoli si possono trovare anche in forma audio-poadcast? Grazie mille

    Rispondi
    • Avatar di Andrea Giuliodori

      Ciao Irene,
      sì, ho avviato giusto da qualche mese un progetto in collaborazione con Audible. Stiamo pubblicando delle raccolte tematiche degli articoli di EfficaceMente. Abbiamo già pubblicato quelle sulla motivazione, la felicità e la forza di volontà. A breve ne usciranno altre.

      Le raccolte sono disponibili per gli abbonati Audible.

      Rispondi
  2. Avatar di anna gasparini
    anna gasparini ha detto:

    Grazie. Splendidi articoli

    Rispondi
  3. Avatar di Max
    Max ha detto:

    Ciao Andrea,
    il suggerimento del tuo video di concentrarsi sull’output piuttosto che sull’outcome mi ricorda molto ciò che leggevo poco tempo fa riguardo all’opportunità di investire le nostre energie nel “processo” anziché nell’obiettivo.

    Rispondi
  4. Avatar di Michele
    Michele ha detto:

    Ciao Andrea,
    cosa ne pensi del fatto di migliorare la propria autoefficacia con i metodi del prof. Nardone?
    Lui ci incoraggia ad ingigantire VOLONTARIAMENTE le nostre ansie, in modo che il cervello, alla lunga, si annoia di queste ultime aiutandoci così a creare un certo distacco dalle ansie stesse.

    Rispondi
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