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Assertività: ovvero come imparare a farsi rispettare

L’assertività è una delle caratteristiche chiave delle persone di successo: in questo articolo scoprirai cos’è e come puoi svilupparla per guadagnarti il rispetto degli altri.

assertività

“Nessuno ti regalerà libertà, giustizia o rispetto. Devi andare a prendertele.”

Malcom X.

Prova ad immaginare queste tre scene:

Scena #1: sei alla cassa del supermercato, una persona ti passa avanti in modo sgarbato, inizi a guardarti intorno con faccia sorpresa, sbuffi, cerchi il sostegno di qualche altro cliente, ma alla fine te ne stai buono e a cuccia.

Scena #2: il tuo capo continua a darti lavoro extra sempre 5 minuti prima dell’orario di uscita o, peggio ancora, nel weekend. Non lo sopporti, ma è il tuo capo e non riesci a dirgli di “no”.

Scena #3: quando sei in mezzo ai tuoi amici vorresti rispondere a tono alle prese in giro del solito str***o, ma tutto quello che ti riesce di fare è abbozzare un sorrisetto imbarazzato, mentre dentro di te stai esplodendo dalla rabbia per essere sempre così debole.

Se ti sei ritrovato in almeno una di queste scene, è perché cerchi continuamente l’approvazione degli altri ed eviti qualsiasi scontro diretto. In altre parole: non riesci a farti rispettare. Questo atteggiamento è generalmente legato ad una scarsa assertività: se non hai la più pallida idea di cosa diamine stia parlando, continua a leggere. In questo post parleremo di comunicazione assertiva e dei migliori stratagemmi studiati dalla psicologia per imparare a non farti mettere i piedi in testa.

Definizione di assertività

L’assertività deriva dal verbo latino “asserere” (sì, vabbé Andre, è che è la canzone delle Las Ketchup?! “Aserejè, ja de, jè de jebe tu de jebere…”), che indica la capacità di affermare sé stessi. Essere assertivi significa dunque comunicare in modo chiaro ed efficace (no, dico… efficace) le proprie emozioni e le proprie opinioni senza avere un atteggiamento aggressivo nei confronti dell’interlocutore, per questo motivo spesso si parla anche di comunicazione assertiva.

Secondo Sue Hadfield e Gill Hasson, autrici del libro “Come essere assertivi in ogni situazione“, nello studio della psicologia l’assertività è quel comportamento che consente ad un individuo di difendere i propri interessi, affermare il proprio punto di vista ed esprimere i propri pensieri, con disinvoltura, senza ansia e nel rispetto degli altri. Non male vero? Ma per farti comprendere ancor meglio il concetto di assertività, voglio parlarti di un triangolo: il Triangolo dell’Assertività.

Il Triangolo dell’Assertività: Passivo, Aggressivo, Assertivo

Ti ricordi quando ti ho parlato dei 4 archetipi dell’essere umano adulto (Guerriero, Amante, Mago e Re)? Ogni archetipo era contraddistinto da due “ombre“, ovvero i due estremi di cui l’archetipo rappresentava la sintesi ed il punto di equilibrio. Ecco, lo stesso discorso vale anche per l’assertività. Essere assertivi significa aver trovato la via di mezzo tra due comportamenti opposti: il comportamento passivo ed il comportamento aggressivo. Anzi, l’individuo assertivo è all’apice di un triangolo, quello che io chiamo il Triangolo dell’Assertività. Per spiegartelo utilizzerò i personaggi di uno dei miei film preferiti: Ritorno al Futuro.

Triangolo dell'AssertivitàL’individuo passivo, all’estremità inferiore sinistra, è rappresentato dal vecchio Marty McFly. Il vecchio Marty lavora per una Corporation, ha abbandonato il suo sogno da rockstar, e dopo essersi fatto ingannare come un pollo da un suo collega, viene licenziato su due piedi dal classico capo “despota”. La stragrande maggioranza delle persone assume spesso lo stesso atteggiamento del vecchio McFly. Queste persone, non rispettando sé stesse, non riescono a farsi rispettare dagli altri: non hanno mai una propria posizione (e se ce l’hanno, la tengono ben nascosta). Seguono sempre il “gregge” e si fanno facilmente manipolare. Subiscono la vita invece di darle una direzione.

All’estremità inferiore destra abbiamo invece l’individuo aggressivo, rappresentato da Biff Tannen. Biff è il classico bullo di quartiere, sempre pronto ad imporsi sugli altri. Questi individui (fortemente insicuri), cercano di farsi rispettare dagli altri attraverso l’aggressività: vogliono dominare qualsiasi persona, in qualsiasi contesto. Tendono a prevaricare gli altri. Vogliono affermare a tutti i costi la propria opinione, anche se non rilevante o del tutto errata.

All’apice del triangolo abbiamo invece l’individuo assertivo, rappresentato dal giovane Marty McFly. Marty è intelligente, sicuro di sé e sempre pronto a difendere le idee in cui crede. Epica la scena del primo film della trilogia, in cui il giovane Marty si esibisce sul palco suonando con la chitarra un pezzo Rock ‘n’ Roll. Essere assertivi significa anche dimostrare agli altri le proprie capacità, senza temerne il giudizio.

Ma quali sono gli ingredienti essenziali per sviluppare la propria assertività? Come evitare di rimanere passivi, o ancor peggio, trasformarsi in un pallone gonfiato?

Come essere assertivo: i 6 ingredienti dell’assertività

Se vuoi farti rispettare dagli altri, devi innanzitutto lavorare su te stesso e sulla tua assertività. Ecco i 6 ingredienti per essere assertivo:

  1. Avere una buona autostima. Senza autostima non può esserci assertività. Lo sai meglio di me, l’autostima è importante nei più svariati ambiti: sul lavoro, a scuola, nella conquista di una ragazza, ecc. Chi pensa di non valere nulla, inevitabilmente adotta un atteggiamento passivo o aggressivo. Solo nel momento in cui impariamo a rispettare noi stessi, riusciamo a farci rispettare dagli altri. Smettila di ricercare in modo ossessivo l’approvazione altrui: questa è solo una conseguenza di una maggiore autostima. Se non hai idea di come essere più sicuro di te, ti suggerisco questi 16 modi per aumentare la fiducia in sé stessi.
  2. Comunicare EfficaceMente. Spesso non riusciamo a far valere le nostre posizioni perché abbiamo scarse abilità comunicative. Certo, non si diventa bravi comunicatori leggendo l’articolo di un blog, ma se vuoi aumentare la tua assertività, questa è un’area su cui iniziare a lavorare. Alcuni Spunti? Parla lentamente e con un tono di voce che possa essere facilmente udito; usa pronomi personali e verbi incisivi (evita parole come “dovrei”, “forse”, “cioè”, etc.); esprimi le tue idee in modo chiaro e conciso: soggetto, verbo, complemento oggetto. I campioni di qualsiasi disciplina sanno che per eccellere bisogna praticare i fondamentali. Da dove iniziare? Prova a leggere 52 libri all’anno.
  3. Esprimersi senza remore. Guarda che ti ho visto! Se leggessi di più non dovresti cercare “remore” su Google! Sto scherzando :-) Esprimersi in modo libero, senza indugi, è un altro dei tratti peculiari di un persona assertiva. Quando credi in te stesso e nelle tue idee, non hai paura di esprimerle, di fronte a nessuno.
  4. Saper accettare le critiche. Le critiche possono rappresentare degli strumenti di crescita personale eccezionali, eppure pochi di noi riescono davvero ad accettarle. La nostra insicurezza ci costringe a vedere una critica come un attacco al nostro io e non come un’osservazione ad un nostro comportamento. Le persone passive subiscono le critiche, mettendo in discussione la loro già fragile autostima. Le persone aggressive semplicemente non accettano le critiche, rispedendole al mittente con tanto di francobollo d’odio allegato. Se vuoi diventare assertivo devi sviluppare una capacità d’ascolto fuori dal comune, mantenendo sempre un atteggiamento oggettivo e distaccato quando ti vengono mosse delle critiche. Se sei permaloso, impara ad accettare le critiche con il metodo LATTE.
  5. Riconoscere i pregi altrui. Fare un complimento sincero agli altri è forse ancor più difficile dell’accettare una critica. Alcuni di noi proprio non ci riescono. Temiamo sempre di essere fraintesi o, ancor peggio, di essere sminuiti nel confronto. La verità è che un complimento, tempestivo, preciso e sincero è uno degli strumenti più potenti per rafforzare le nostre abilità relazionali e guadagnare il rispetto altrui.
  6. Gestire i conflitti. Di fronte ad un conflitto, la stragrande maggioranza delle persone, o si fa controllare (individuo passivo), o perde il controllo (individuo aggressivo). L’individuo assertivo, al contrario, ha nervi d’acciaio ed è sempre padrone di sé stesso e della situazione. Egli è infatti consapevole che ogni conflitto, se opportunamente gestito, può rappresentare un’ottima occasione di crescita. Se vuoi farti un’idea migliore di come un individuo assertivo si comporta nei momenti di crisi, leggi la poesia  “Se” di Rudyard Kipling.

Mi auguro che questo articolo sull’assertività e la comunicazione assertiva ti sia piaciuto. Troppo spesso ci facciamo mettere i piedi in testa, ed altrettanto spesso, per reagire, rispondiamo con aggressività. Possiamo essere molto meglio di questo: possiamo essere sicuri di noi stessi, forti delle nostre idee e determinati nel raggiungere i nostri obiettivi.

E se questa settimana fossi più assertivo e meno asservito? Alla prossima, Andrea.

Ps. Esiste uno stretto legame tra assertività ed autostima: per farti rispettare dagli altri devi innanzitutto imparare a rispettare te stesso. Parlo proprio di questa tematica nel modulo #4 della mia nuova guida APP – Autostima Passo Passo. Se sei stanco di non essere preso sul serio forse è arrivato il momento di tornare a credere maggiormente in te stesso. Puoi andare alla pagina di presentazione di APP e scaricare la tua copia cliccando qui.

Foto tratte da Google Immagini e rielaborate dall’Autore.

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  • Fabrizio

    Ciao
    Ottimo post come sempre.
    Quanto è vero ciò che scrivi…ed ora…bisogna applicarsi

    • Ciao Fabrizio,
      grazie!

      A presto.
      Andrea.

  • Capperi, ero sicuro che la scena del Rock n Roll fosse di RaF 2. :P

    Secondo me l’assertività richiede pratica, e tanto lavoro su sé stessi: se non credi nelle tue opinioni, tutto il resto va a farsi benedire. Quindi sì, l’autostima è il primo e più importante passo per l’assertività.

    E già che menzioni la comunicazione, do uno consiglio che, da solo, rende la propria abilità comunicativa migliore della media: gli avverbi sono il tuo peggior nemico! :P

    • Ciao Stefano,
      no no, è verso la fine del primo film della trilogia ;-)
      Poi la scena viene ripresa anche nel secondo film, visto dagli occhi di Marty #2… insomma un bel intreccio!

      Per quanto riguarda gli avverbi, mi spiace, ma non posso accettare questo commento! Caspita sei su… EfficaceMente!!! XD

      A presto,
      Andrea.

  • sabner

    Il primo punto è quello principale! Se c’è l’autostima si è già fatto 3/4 del lavoro per essere assertivi

    • Concordo: l’assertività è legata in modo indissolubile all’autostima.
      Non a caso, sia il passivo, sia l’aggressivo hanno una bassissima autostima.

      Andrea

  • Viking

    Giusto ieri pensavo a quanto scarsa autostima e quanta ancor minore capacità di farmi valere possiedo!!

    Sarai mica un veggente? :P

    • Eccerto! Io lo dico sempre che leggo nella mente… solo che non mi fila nessuno XD

  • Claire

    Buongiorno Andrea!
    Geniale! Riferirti a Ritorno al futuro è geniale, del resto è un grande film ;)
    Las Ketchup, da quale remoto scomparto sei andato a tirarle fuori?? Incredibile che qualcuno ancora le ricordi! :D
    Bello, grande post, c’è tutto. Non è troppo lungo, ci sono i riferimenti giusti, ai post precedenti e alla vita pratica … insomma, centro! come al solito!
    Buona settimana!

    • Grazie Claire,
      sì, inizialmente il riferimento non era previsto, ma mentre scrivevo, non so perché, ma mi è venuto in mente il film e l’ho inserito ;-)

      A presto,
      Andrea.

  • Elena

    Buongiorno Andrea, ottimo post come sempre. Io però ho un problema, che mi si presenta così spesso da provocarmi un senso di frustrazione e di rabbia veramente odioso.
    Negli articoli/libri che leggo, in merito alla comunicazione e alla relazione interpersonale, immancabilmente trovo il suggerimento “imparate ad ascoltare”, “ascoltate con attenzione il vostro interlocutore” e così via.
    Io posso affermare, anzi asserire di essere una buona ascoltatrice. Ma non faccio che incontrare persone col vizio di interrompere il prossimo, di sovrapporsi alle mie parole. Non mi lasciano parlare, insomma, o non mi lasciano finire di parlare.
    E’ una cosa che mi sta creando dei problemi anche di tipo psicologico, perché quando conosco persone nuove e si chiacchiera, mi aspetto ormai di essere sempre interrotta e mi viene un’odiosa ansia che poi mi porta magari ad evitare di frequentare chicchessia.
    Io non so davvero come arginare questa gente, che non sempre è consapevole di essere così maleducata. Alzare la voce per coprire la loro, oltre che inutile, è una fatica immane perché loro alzeranno la propria a loro volta. Non so davvero come fare anche perché è estenuante dover ripetere ogni volta “posso parlare? Mi fai finire?”.
    Se ci fai caso è un vizio tutto italico, prendi trasmissioni come Ballarò ad esempio. Non fanno che litigare interrompendosi a vicenda.
    Non so, se qualcuno avesse dei suggerimenti, vi sarei davvero grata.
    Buona giornata!

    • sabner

      1) Parli di tutto con tutti? o parli di certi argomenti solo con le persone per cui VEDI che tale argomento suscita INTERESSE?
      .
      2) Quanto spazio lasci alle repliche? fai interventi da 20-30 secondi o da 10 minuti?
      Una volta un tipo mi stava parlando ma era a flusso continuo, mi venivano in mente un sacco di domande, commenti e obiezioni ma non mi lasciava spazio. Risultato: avrei interloquito meglio con un televisore, a fine discorso avevo dimenticato tutto quello che volevo dire, è stato molto frustrante.
      .
      3) Poi se si parla di un argomento che sta molto a cuore al nostro interlocutore, lui sentirà un forte impulso ad intervenire quindi bisogna essere coincisi

    • Angrilu’

      Ciao Elena,mi permetto di risponderti in merito (non me ne voglia il padrone di casa!),anche se bisognerebbe prima chiederti in maniera piu’ approfondita con chi parli e di cosa?ci parli in ambito lavorativo/scolastico o per caso?Comunque dal mio piccolo credo che sbagli approccio,se,come dici tu,hai di fronte persone maleducate,bhe’ non e’ un problema tuo,il problema e’ loro!Avere un dialogo con qualcuno presuppone uno scambio di idee o di informazioni reciproco,se questo non avviene allora e’ un monologo!Anche a me capita ad esempio di interloquire con persone alle quali non interessa niente di cio’ che dico,magari iniziano con una frase del tipo “Ciao come stai?” non mi danno il tempo di rispondere e attaccano a parlare dei loro problemi,dei loro figli e delle loro cose,io li ascolto finche’ posso,quando la situazione diventa insopportabile li interrompo educatamente con un pretesto (“mi piacerebbe continuare a parlare con te ma ho un impegno!”)e mi dileguo!Se poi mi capita di incontrare di nuovo queste persone (almeno che non sei costretta ad averle attorno ogni giorno,per lavoro ad esempio.)le evito!Diversamente,mi capita di interloquire con mia madre,la quale,per non perdere il filo del discorso,parla tutto di un fiato e non lascia spazio di intervento se non ha finito di dire tutto quello che ha da dire!In questo caso lascio che parli e si sfoghi e quando e’ sazia prendendo spunto da un punto in comune,finalmente parlo anch’io!Tra i libri che hai letto,c’e’ quello di Dale Carnegie?Ci sono degli ottimi consigli a riguardo.Io l’ho letto seguendo la top list dei libri da leggere di Andrea,lo tengo sempre a portata di mano,perche’ questo e’ uno di quei libri che non puoi leggere tutto di un fiato,ma e’ da leggere piano piano e da mettere in pratica volta per volta.
      Ciao Elena e in bocca al lupo per tutto!

    • Marco

      Ciao Elena prova altre strategie.. hai provato, quando ti interrompono, a guardarli fissi negli occhi e ad aspettare qualche secondo con calma prima di rispondere? (se ti hanno fatto una domanda)..
      Può anche essere utile parlare con ragazze e ragazzi con più scarse capacità sociali di te (magari un pò timidi) e quindi poco propensi a interrompere.. se riesci a gestirli e a dominare le conversazioni con loro probabilmente a livello intuitivo capirai come farti rispettare anche dagli altri.. e soprattutto ti dai il riferimento inconscio che non è vero che TUTTI ti interrompono, ma solo alcuni.

      • sabner

        si, in effetti varia molto da un’interlocutore all’altro. Kmq in genere noto che l’attenzione che ricevo dipende dall’argomento (interessante o meno) e dalla STIMA che la persona ha di me

    • Ciao Elena,
      ho visto che il tuo commento ha suscitato una bella discussione.
      Non mi sento di aggiungere altro: ho trovato suggerimenti molto interessanti da parte degli altri lettori.

      Andrea.

  • hayley

    Ciao Andrea! Grazie per l´articolo!
    Cade proprio a fagiolo :)

  • Bel post e bei consigli … e ora al lavoro!!
    Praticare praticare praticare… giusto? ;)
    Grazie Ciao Moira

    • Ciao Moira,
      sempre: la pratica è la madre di ogni percorso di crescita.

  • Interessante articolo, ma, per la prima volta da quando seguo il blog, non sono d’accordo su qualcosa, su almeno un paio di punti (per altro trascurabili rispetto al senso del post nella sua essenza).
    Mi riferisco ai personaggi del film.
    Il vero passivo di Ritorno al futuro è il padre di Marty, nel primo episodio: George McFly! Non riesce a parlare con le ragazze, fa il guardone, non ha fiducia in se stesso, non reputa le storie fantascientifiche che scrive degne di essere lette (teme il giudizio altrui). In una parola: passivo.
    Il Marty del futuro è tra il rassegnato e l’idiota.

    Il Marty McFly del primo episodio ma, se vogliamo, quello filmato nel suo continuo “presente”, non è per niente assertivo. Non dice quello che pensa, dice quello che la pancia gli fa dire. Tant’è vero che, nel corso della saga, si scopre che, continuando a comportarsi come si comporta di solito, finisce col fracassarsi la mano a causa di una inutile scommessa fatta con uno dei suoi buffi ed bulleggianti amici, perdendo, di fatto, la sua capacità di suonare la chitarra. Bell’idiota!

    L’unico sul quale concordo è Beef, aggressivo e bullo di primo pelo.

    • Ciao Francesco,
      sì, mi piace la tua alternativa, soprattutto per quanto riguarda il giovane padre di Marty! ;-)

      A presto,
      Andrea.

  • Danilo

    Ciao andrè , ho letto il libro come trattare gli altri e farseli amici e ho letto che ogni volta che dobbiamo fare una critica , affermare una nostra ragione o far cambiare opinione al nostro ascoltatore , non dobbiamo mai iniziare un discorso con affermazioni dirette; quindi è preferibile utilizzare vocaboli tipo “dovrei”, “forse”, “cioè” , non è un pò un controsenso a ciò che dici tu nell’articolo ?ciò che insegna dale carnegie non è mancanza di assertività ?

    Ciao andrea , buona settimana !!

    • Ciao Danilo,
      il libro di Dale Carnegie è stato il mio primo libro di crescita personale in assoluto, non per questo lo considero una bibbia.

      Detto questo, sul “dovrei”, “forse”, “cioè”… forse, dovrei dire che, cioè… te le sei inventate XD. Carnegie sostiene che è opportuno non criticare mai direttamente un interlocutore, ma se ben ci pensi questo non è incoerente con il comportamento assertivo. E’ il soggetto aggressivo che sente l’esigenza compulsiva di criticare e smontare l’interlocutore. All’individuo assertivo, non gliene può fregare di meno: all’individuo assertivo interessa esprimere in modo chiaro la propria posizione. Un altro punto di contatto tra Carnegie e la psicologia dell’assertività, è l’ascolto. Carnegie insiste molto sull’importanza di ascoltare gli altri, di ascoltarli veramente, non limitandosi a fingere interesse. Ecco, anche anche l’individuo assertivo, come specificato nel post, ha una capacità d’ascolto fuori dal comune.

      Spero di aver risposto al tuo commento,
      a presto,
      Andrea.

  • Rossella(Kibi)

    Ciao Andrea,bellissimo articolo tra l’altro che capita a fagiolo. Stavo proprio pensando a come reagire al continuo darmi fastidio dei miei compagni, tra l’altro io a loro non ho fatto niente quindi non so nemmeno il perché.Pensavo a quanto fosse brutto il fatto che sto sempre zitta perché non so che dire e loro continuano,diciamo che mi rivedo nell’individuo passivo in pieno!Infatti alla fine mi sono ritrovata nelle sue caratteristiche:ricerca continua di approvazione,poca personalità e scarsa autostima…il fatto è che sono una persona molto sola e non so come uscirne!Saluti da una tua quasi nuova lettrice :D

    • Ciao Rossella,
      sei in buona compagnia: la stragrande maggioranza di noi ha comportamenti passivi.
      L’importante è non fare l’errore e reagire in maniera aggressiva. Per quanto riguarda la solitudine e la difficoltà nel fare amicizie, io sono molto restio a scrivere post sulle relazioni, ma nella mia esperienza personale, l’interesse sincero nei confronti degli altri è un magnete di amicizie molto potente.

      Andrea.

  • miha

    E anche il mio film preferito lo porto sempre con me

  • Gabriele

    Ciao Andrea, si mi hai beccato mentre andavo a cercare remore su google! Complimenti per l’articolo!

    • Ahahaha ;-)
      Grazie.

      A presto,
      Andrea.

  • Marco

    Ciao Andrea,
    ti ringrazio innanzitutto per quello che fai, e sopratutto per i consigli che dai. Sei diventato il mio (pseudo??) guru!!!
    Io sono una persona troppo ansiosa e ripetitiva.
    Mi illudo che la mia vita cambierà ma tendo sia a procrastinare e sia a fare sempre le stesse cose. (Alzarmi tardi, uscire con la fidanzata, mangiare, e stare su internet).
    Certo che la mia vita è diventata una palla assurda.
    Mi sento vuoto e vorrei fare nuove esperienze e sopratutto trovare un lavoro.
    Ma puntualmente il giorno dopo faccio sempre le stesse cose, non cerco lavoro, sto piantato nel letto e sopratutto da questa routine la mia ansia aumenta e crescono pure i sintomi fisici. Vuoto interiore, giramenti di testa, palpitazioni, tremori a contatto con le persone (bassa autostima direi?).
    E sopratutto mi lascio sopraffare dagli eventi! Cavolo ho 19 anni!
    Cosa posso fare per “rialzarmi”?
    Non ho idea…mi sento senza scopo negli anni dove dovrei essere un leone!
    Grazie anticipatamente delle tue risposte.

    • sabner

      Io mi sono reso conto che trovare uno scopo, definire uno o più obiettivi è FONDAMENTALE per dare un senso alla propria vita, per definire un futuro, un qualcosa a cui tendere, un qualcosa per cui valgano la pena sacrifici e sofferenze
      .
      Se hai un obiettivo e AGISCI (dando il massimo) ogni giorno per realizzarlo –> tutta la vita ha più senso (molto di più)

      • Sabner mi ha preceduto nella risposta.
        Il mio consiglio è quello di utilizzare la strategia “Stanlio e Olio”. Ne devo assolutamente parlare in un post, ma te la anticipo già qui: datti un obiettivo “grosso” (Olio), ovvero importante, ambizioso e a lungo termine (es. 5 anni). Poi però, individua una piccola abitudine quotidiana (Stanlio), che puoi iniziare ad instaurare immediatamente, oggi stesso; questa abitudine deve essere collegata al tuo grosso obiettivo, devi poterla praticare ogni giorno e deve rappresentare il focus della tua vita per i prossimi 30 giorni.

        Prova ad utilizzare questa strategia e fammi sapere come va,
        Andrea.

  • Marco

    Ciao Sabner, grazie del tuo commento.
    Hai perfettamente ragione.
    Ma se uno non riesce a trovare il suo scopo?
    C’è una regola per farlo?
    Grazie mille

    • Se può aiutarti, ho scritto un post su questo argomento.

      Come trovare lo scopo della tua vita.

      Andrea.

      • Marco

        Grazie mille Andrea,
        aspetto con ansia la tua tecnica Stanlio ed Onlio!

        Ci provo…. ti faccio sapere al più presto.

        Spero di averli altri 5 anni.

        Chissà la vita è un mistero, mi spaventa un obiettivo così a lungo termine.

        Ora metto subito nei segnalibri il tuo articolo e dopo mangiato lo leggo.

        Grazie di nuovo!

  • paolo

    Asservito devo cercarla su Google

  • Maria Grazia

    Sarà che questo argomento mi interessa particolarmente (sono una “passiva” con qualche guizzo di aggressività fuori luogo ogni tanto), ma spero proprio di leggere altri tuoi post di approfondimento sull’assertività. Questo mi è sembrato un’ottima introduzione all’argomento, ma i vari punti sono tutti da approfondire, caro Andrea. Allora io rimango in attesa e ti mando tanti auguri di bun Natale.

    • Ciao Maria Grazia,
      sì, ti confermo che si tratta senza dubbio di un primo articolo introduttivo sull’argomento. Tra l’altro, assertività ed autostima sono strettamente legate e l’autostima sarà il tema della mia nuova guida in uscita ad inizio 2014.

      Grazie per gli auguri di Natale, che ricambio :-)

      Andrea.

  • Laura

    Ciao Andrea,

    ti leggo da un po’ e ho deciso di non rimandare ulteriormente ;-) e aggiungere anche i miei complimenti ai tanti (meritatissimi)che già ricevi.
    Grazie per i preziosi spunti di riflessione che ci offri e soprattutto per le indicazioni pratiche! Mi capita spesso di intuire il problema ma di avere qualche difficoltà a definirlo con lucidità e quindi a trovare le giuste strategie per affrontarlo.
    Un po’ alla volta sto mettendo in pratica i consigli che mi sembrano più adatti a me e già vedo i risultati.
    Trovo molto interessante il tema della gestione dei conflitti che hai inserito in questo articolo e spero proprio di leggere presto un tuo approfondimento sul tema.
    ti auguro una giornata grandiosa

  • Gabriele

    Ciao Andrea

    davvero un articolo interessante.
    Uscire dai propri schemi mentali e minursi di un po’ di autoconsapevolezza, guardandosi “da fuori”, è secondo me il livello 0 per iniziare a miscelare i 6 ingredienti che ti portano ad una buona centratura di se stessi.

    Gabriele

  • gattolibero

    Bellissimo articolo, scritto apposta per me! Mi interessa molto il tema dell’assertività perché faccio fatica ad essere assertiva, tendo ad essere passiva. La magagna di fondo è la bassa autostima, non sembra da fuori e vedendomi in superficie, ma mi sono resa conto che di fondo e “in automatico” ho una bassa autostima (tendo inoltre a giudicarmi molto severamente e lo faccio sempre in modo automatico). Purtroppo fuori non c’è un mondo perfetto ad aspettarci, anzi mi sembra sempre di dover lottare troppo per ottenere risultati miseri. L’assertività va allenata.

  • Ciao Andrea,
    complimenti per il post! Da psicologa constato che l’aspetto più sofferto, diciamo così “l’effetto collaterale” più doloroso della passività è la sensazione di estraneità rispetto agli altri. Essendo inclusa nell’assertività anche la capacità di esprimere chiaramente anche i propri bisogni e le proprie emozioni -oltre ad idee, preferenze ed opinioni- la passività porta anche a non confidare emozioni e bisogni, cosa che abbassa enormemente la possibilità di ricevere comprensione, aiuto e conforto. E questo, portato agli estremi, conduce ad una profonda solitudine. Esistono persone circondate da tantissimi “amici”, ma con le quali intrattengono solamente relazioni superficiali (una birra e una pizza, chi s’è visto s’è visto), convinti che se esprimessero ciò che veramente sentono e pensano, verrebbero escluse o abbandonate dagli altri. Ma purtroppo questa “accettazione condizionata” fa sentire ugualmente soli, poiché non ci si sente accettati se non a condizione che…
    Imparare a condividere le proprie emozioni ed i propri bisogni è una grande sfida e non è per niente facile, ma vale la pena imparare a farlo: gli effetti sono sensazionali ^_^

  • Elia

    Mi e proprio piaciuto questo!
    Ora che so dove e come.. Posso aggiungere un Nuovo buon proposito al 2014

  • erez

    ciao :)

    non viene citata una tipologia, i passivi manipolativi: generalmente affetti da narcisismo (peste psichica attuale) o cattiveria subdola te la mettono nelle chiappe perché assetati di potere ma senza reali capacità per ottenerlo (perché non evoluti completamente). Credo che purtroppo non possa esistere assertività reale senza una reale evoluzione emotiva, che implica il profondo rispetto di se stessi e degli altri, riaprire il cuore per intenderci. :)

  • Carmine

    Ciao Andrea,

    io adoro back to the future. Quoto tutto quello che hai scritto e su alcuni punti devo ancora lavorare. Ho iniziato ad interessarmi di miglioramento avvicinandomi pian piano, anche per ambiti totalmente diversi. Tutto é iniziato guardando ai miei obbiettivi e ai miei risultati e vedendo come i modelli che avevo a disposizione non erano sufficenti. Sicuramente il tuo blog é un punto di riferimento in Italiano.

    Ottimo

  • Rubens

    Ciao Andrea, sei di genova?

    • Ciao Rubens,
      no, non sono di Genova.

      Andrea.

  • massimo

    Ciao Andrea, mi interessa molto l’argomento assertività e voglio porti una domanda.
    Fin da piccolo nella mia famiglia c’è stata una grossa mancanza di comunicazione ed ora (che ho 37 anni, ma comunque fin da bambino) ne pago le conseguenze.Sono una persona timida ,a scuola ero un disastro e non sono stato aiutato,ho lasciato la vecchia cerchia di amici perché mi sentivo un pesce fuor d’acqua,quello un po strano del gruppo,e il solito tran-tran di uscite con loro mi era distante perché quando ci si trova in più di due è difficile parlare di cose personali :mi sono sempre adattato alla maggioranza. La mia difficoltà è quella di ricordare le cose, perciò in una conversazione parto già col timore di quello che pensa l’altro e dò l’impressione di non essere interessante.se comincio un discorso non mi vengono le parole e nono riesco a esprimere un concetto perché non l’ho elaborato e fatto mio.
    …Come posso essere assertivo se ho queste difficoltà a ricordare e di comunicazione?
    Ora vado a leggermi i tuoi consigli sull’autostima…intanto grazie per lo sfogo

  • gianna

    Fatastico, cerchero’ di leggere tutto cio’che parla dell’assertivita’. Io devo avere piu’autostima e pian piano diventero’ASSERTIVA grazie
    Gianna

  • gianna

    Leggero’ sempre tutto cio’ che verra’ scritto.grazie

  • Elena

    Ti volevo ringraziare per l’articolo,ho sempre sofferto per il mio comportamento passivo però forse mettendo in pratica i tuoi consigli potrei trovare più fiducia e autostima in me. Ps.usare come esempio Ritorno al futuro,scelta perfetta,mi hai risollevato il morale :)

  • Pamela

    Grazie per aver condiviso su facebook nuovamente questo articolo, che avevo letto tempo fa. Giusto giusto per trovare il coraggio di affrontare una persona che sta tentando di mettermi i piedi in testa.
    Ce la posso fare!

    • Pam, se hai bisogno di 3-4 lettori robusti per “parlare” con questa persona, li troviamo ;-)

    • Supermenn

      Spero sia andata bene… Attenta, l’articolo è interessante ma mancano degli esempi di situazioni pratiche. Senza di esse, andare ad “affrontare” qualcuno alla base della teoria generale qui descritta potrebbe essere un poco rischiosetto.

  • Alessandra

    Ciao Andrea,
    Mi piace il tuo blog, scrivi articoli interessanti, e questo in particolare mi ha colpita.
    Perciò, se vorrai/potrai, per favore, toglimi una curiosità..
    ..Secondo te, perché la gente si fa “mettere i piedi in testa”?
    Pensi che chi “brama” approvazione lo fa perché “si diverte”?
    Non può essere che dietro ci siano motivi molto più seri e profondi, come una grande sofferenza e un gran desiderio di un minimo di Riconoscimento?

    Io ho avuto il “privilegio” di crescere in una famiglia dove la violenza e la mancanza assoluta di rispetto erano all’ordine del giorno. Di anni ne ho 27, e sì, se qualcuno in coda mi passa davanti, mi scoccio, ma sto zitta.
    Perchè sono “una sfigata”? Perchè “non ho le palle”?
    Forse. Ma se lo sono diventata, è stato anche perché fin da piccola ho imparato che per non “prenderle” era meglio stare zitta. Diventare “invisibile”.
    E , si sa, quello che si impara in casa, poi lo si replica fuori.
    Credimi, purtroppo diventa davvero molto difficile già solo “pensare” di poter reagire.
    Sì, se c’è volontà i traumi si possono superare; a volte però certe situazioni ti cambiano fin nelle ossa, e ti lasciano come “rotto”.
    Perciò.. Sì, l’assertività è una bellissima cosa, utile e necessaria.
    Ma per impararla, ci vuole il “terreno” adatto. Finché si è immersi in ambienti “sterili” (leggi:precari e violenti), per la propria sicurezza, la passività, purtroppo, resta l’unica strada sicura.

    Grazie per l’attenzione,
    Alessandra

    • nhdanieleferrante

      Stessa cosa per me. La strada per raggiungere l’assertività è molto lunga, e parte da molto dietro, da episodi della nostra vita che ci hanno tolto l’autostima e che non abbiamo superato.
      Firmato un’aspirante docente che sta cercando di non farsi mettere i piedi in testa.

  • Luca Rallasinni

    Perdonami se te lo dico (e già da questa prima frase avrai capito che non sono molto assertivo poichè tendo sempre a scusarmi per le opinioni che ho) ma credo che tu confonda cause con conseguenze.
    Non riesco a trovare molto utile quest’ articolo perchè tu dici cosa farebbe una persona se fosse assertiva, e non cosa dovrebbe fare una persona non assertiva per diventarlo.
    Sarebbe un pò come spiegarmi in che modo devo diventare una persona raffinata spiegandomi che le persone raffinate sono educate, fini, rispettose… ok, che una persona raffinata è cosi lo sapevo già, ma come fare per diventarlo?
    Paradossalmente, per fare quelle cose che indichi dovrei già di mio essere assertivo ma a quel punto non avrei bisogno di questo articolo perchè non avrei problemi con gli altri.
    L’ unica cosa che forse posso trovare vagamente utile è quella di accettare le critiche, di fare uno sforzo di umiltà e cercare di capire il punto di vista degli altri… ma anche quello credo sia comunque una questione di essere assertivi.

    • Ti sei risposto Luca…

      “tu dici cosa farebbe una persona se fosse assertiva, e non cosa dovrebbe fare una persona non assertiva per diventarlo”

      Una persona non assertiva per diventarlo dovrebbe fare quello che fanno le persone assertive.

      Non è che nasciamo col marchio “assertivo” o “non assertivo”, si tratta di comportamenti appresi. Se vuoi diventare assertivo DEVI COMPORTARTI come una persona assertiva.

      Ciao.

      • Luca Rallasinni

        Non sono d’ accordo con te. Il comportamento visibile e’ solo “la punta dell’ iceberg” della personalita’.
        A parte il fatto che per una persona con autostima veramente bassa e’ molto difficile comportarsi come vorrebbe.
        La personalita’ non e’ una cosa cosciente che si puo’ cambiare a piacimento. Se uno e’ timido e’ timido e lo rimane.
        Per cambiare queste cose ci sono le psicoterapie. Se fosse come dici te ogni persona potrebbe diventare nel modo in cui vuole. I comportamenti sono determinati da credenze, sentimenti, stili di personalita’ appresi dai genitori… chi fuma e non riesce a smettere sa benissimo quant’ e’ vera questa cosa.

      • Caro Luca,
        su una cosa concordo: le nostre menti sono intasate di “convizioni”. Ci sono convinzioni utili ai nostri obiettivi e altre molto meno.

        Leggendo solo questo tuo commento ne emergono molte che, a mio avviso, non ti sono particolarmente utili.

        Riprendendo il commento precedente, è proprio attraverso la pratica e l’esperienza che un convizione può essere modificata, e questo è dimostrato dai più recenti studi psicologici.

        Pensa ad esempio all’approccio della Terapia Breve Strategica del Prof. Nardone, in cui il cambio di paradigma mentale avviene proprio attraverso l’esperienza.

        Per il resto, che tu sia d’accordo o meno con me è indifferente: ciò che conta sono i risultati che ottieni. Se le tue attuali posizioni e convinzioni ti stanno dando risultati positivi, continua e fregatene altamente di un post letto su Internet. Se così non è invece, provare un approccio diverso, non può che esserti di aiuto.

        A presto.
        Andrea.

      • Luca Rallasinni

        Grazie per la risposta.
        Le convinzioni possono modificare la percezione degli avvenimenti, per cui ti do ragione sull’ accettare le critiche altrui (che significa percepirle come qualcosa di costruttivo) e sul cercare di vedere i pregi altrui (che significa anche modificare convinzioni dannose del tipo ”tutti mi evitano” o ”non incontrerò mai persone veramente degne”).
        Il problema però è che queste convinzioni sono difficili da cambiare.
        Il mio era un discorso proprio di pragmatica, quello che dico è che una cosa è dire cosa fare e una cosa è dire come farlo.
        Per esempio se io ti dico di studiare di più questo è un consiglio che però non ti da nessuna informazione su come ottenere la motivazione necessaria per studiare.
        Se io invece ti do delle indicazioni su come studiare più efficacemente, questo può essere utile.
        Una terapia che cambia pattern comportamentali è già una cosa diversa dal dire: sii assertivo, di quello che pensa, parla di più.
        Il cambiamento di ”paradigma mentale” avviene tramite l’ esperienza ma non tramite le parole, per questo ti dico che non ritengo utile il tuo topic (non ti offendere).

      • Supermenn

        Sì ci sono delle strategie, come ho scritto sopra:
        – essere morbido con le persone, duro coi problemi
        – co-vincita (win-win): quando una discussione si fa dura, cercare di notare sinceramente quanto l’interlocutore ha ragione, sottolineando la sua ragione ma anche perché sulle altre cose non si è d’accordo. Bisogna che ovviamente l’interlocutore abbia un poco di ragione, bisogna saper fare autocritica (non è che mi sto impuntando solo per contrariarlo?).
        Arrivare al compromesso, ovviamente se ragionevole.
        E ovviamente cambiare idea se ci si rende conto (sinceramente) di non aver ragione: la prossima volta il tizio potrebbe anche imparare da noi a riconoscere il proprio torto, ricambiando.
        Ma mai prendere la colpa se non si ha colpa, altrimenti si rischia il livello fantozziano.
        E conoscere quali sono le cose che vuole un individuo: la coerenza ad esempio, porta persone ad impuntarsi. Di per sé è una cosa buona, ma la paura di apparire incoerenti impedisce alle persone di riconoscere il proprio torto ed andare avanti per non perdere la faccia, risultando antipatici e… incoerenti.
        Non sono bravo a spiegarmi, ma forse come infarinatura va bene.

      • Supermenn

        Non concordo, scusa.
        Ci sono dei “trucchetti del mestiere” che alcuni conoscono inconsapevolmente ed altri non sono in grado di vedere.
        Uno per tutti in un negoziato: «essere duro coi problemi, morbido con le persone». Magari ne avrai scritto, è un modo per essere assertivi.
        Prima di sapere questa cosa, rischiavo di passare all’aggressività per evitare di essere sottomesso negoziando qualcosa.
        Parlo di negoziazioni normalissime, come i turni di pulizia da studente, o il mio non riuscire a dire al coinquilino A una critica per non irritarlo, ma poi sentire il coinquilino B che, infastidito per il comportamento di A, gli comunicava il suo errore così bene, che quello capiva e non iniziava nessuna discussione.
        Ora vedo che lui usava delle tecniche inconscie, che io ho imparato in seminari di psicologia.
        Ci sono delle strategie per imparare, e così come per imparare a suonare il pianoforte non basta sentire uno che lo suona, per diventare un assertivo bisogna almeno sapere COME osservare un assertivo, e seguire delle indicazioni.

      • Flame

        Ciao Superman,
        Leggendo le tue risposte ho letto che hai seguito dei seminari riguardo l’ assertivitá. A questo proposito vorrei chiederti se mi potresti consigliare qualche libro e poi come hai fatto a venire a conoscenza di dove si tenevano questi seminari. Grazie

      • Supermenn

        Ciao, ti ho risposto ieri ma il commento non è stato ancora approvato, forse perché conteneva un link. Riscrivo cancellandolo.

        In pratica il primo contatto l’ho avuto ad una fiera del lavoro. Un tizio offriva un seminario di prova, ma il suo lavoro era offrire corsi agli imprenditori. Non si parlava di assertività ma tecniche di negoziazione, ma poi quando ho approfondito l’argomento ho notato che è tutto collegato, anche se non è la stessa cosa.

        Di assertività e tipi di comunicazione ne ha parlato poi direttamente un mio insegnante di psicologia. Era parte del programma, ma non l’argomento centrale, e non si richiedevano libri o altro materiale rispetto a quello fornito.
        Aiuta molto un test (che non trovo più in internet) è parte di un libro e piuttosto approfondito rispetto agli altri test che si trovano su internet. Vale la pena comunque dare un’occhiata ai risultati della ricerca “test di assertività”.

        Aiutano molto a capire l’argomento perché ti fanno immedesimare in prima persona.
        Poi, cerca di osservare le persone che attorno a te sanno comunicare ciò che vogliono senza iniziare conflitti.

        Io ad esempio avevo problemi perché ero o passivo, o aggressivo. In pratica stavo zitto spesso perché avevo paura della mia reazione esagerata. Quindi ho iniziato a “studiare” le persone che riuscivano a far notare “civilmente” i torti subiti, senza gridare o agitarsi, senza stare zitti, e arrivando a ricevere scuse senza sforzo, o riconoscere la colpa se ce l’avevano. Oppure (i migliori) quelli che riescono a far notare un tuo difetto o mancamento con un sorriso…

        (PS. Supermenn non Superman ;) non è un errore)

      • Flame

        Grazie per la risposta Supermenn :)
        Il test sull’ assertività sono stati un buon punto di partenza. Grazie per il consiglio.
        Proverò a seguire anche l’ altro sicuramente.
        Se hai altri consigli, manuali o indicazioni direttamente dalla tua esperienza di vita, non esitare a scrivermi, mi farebbe molto piacere.

        Una cosa contro cui devo ”lottare” , personalmente, sono le mie espressioni facciali. Se qualcuno mi fa un torto o io sono in disaccordo, lo esprimo con il viso e questo mi crea seri problemi in ambito sociale e lavorativo. Il mio problema è che non so comunicare in modo efficace, quindi rimango in silenzio e comunico la mia disapprovazione con i gesti, con espressioni facciali o con risposte tipo: ” si” , ”ok” , ” va bene”, ” no non sono arrabbiata, sono solo dispiaciuta” ,” si si non ti preoccupare, ho detto che tutto ok”.
        Pessimo modo di gestire delle situazioni. pessimo.

      • Supermenn

        Il problema del mio carattere è la reazione all’istante.
        Se rifletto su una situazione in cui ho reagito male, riesco a trovare un modo migliore, ma se una cosa mi sorprende non sempre riesco a ricordare di prendermi un secondo di pausa per rispondere in un certo modo (ad esempio rifiutare di fare qualcosa che non devo fare e che un altro al mio posto non farebbe). O anche se prendo quel secondo, non riesco a riordinare velocemente le idee.
        Però se questa situazione mi succede spesso, allora ho il tempo di decidere come fare la prossima volta, e come farlo bene.
        È una cosa che facevo anche prima ma prima tendevo a pensare che per farsi rispettare bisogna “mostrare i denti”.
        C’è da lavorare :)

        Per il linguaggio del corpo, in particolare la mimica, so che viene controllata da parti involontarie del cervello.
        Se un tizio viene spaventato all’improvviso, per una frazione di secondo la sua faccia avrà un’espressione di paura, si tratti anche di Mike Tyson in persona. Solo passata quella frazione di secondo possiamo controllare la mimica. I giocatori di poker professionisti spesso indossano occhiali per questo motivo (e sono professionisti che ogni giorno guardano carte…).

        PS io nella vita mi occupo di tutt’altro, per questo non posso andare in certi dettagli. Negli ultimi 2 anni sto “studiando me stesso”

  • Grazie mille: mi hai dato ottimi spunti di riflessione :)

  • Salvatore1965

    Cosa vuol dire assertivo? Un membro appartenente ai marine americani può essere perfettamente assertipo e al contempo rispondere all’ordine di un superiore che causerà la morte di donne e bambini.

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