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Biohacking: cos’è e perché può aiutarti a vivere meglio

Avatar di Andrea Giuliodori di Andrea Giuliodori - aggiornato il 28 Settembre 2020 Home » Biohacking 96 commenti
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Hai mai sentito parlare di Biohacking? Scopriamo di cosa si tratta e come può aiutarci a vivere meglio insieme al dott. Nicola Triglione.

biohacking

La crescita personale, nata negli Stati Uniti agli inizi del ‘900, è una filosofia di vita estremamente eterogenea e dalle molteplici ramificazioni.

In questo stesso blog, considerato da molti il riferimento italiano per gli appassionati di crescita personale, ho pubblicato centinaia di articoli negli ultimi 12 anni, articoli che vanno dalla gestione del tempo alla formazione di nuove abitudini, dalla crescita finanziaria alle tecniche meditative.

In questo nuovo contenuto di approfondimento voglio parlarti di uno degli ambiti più nuovi ed innovativi del miglioramento personale, un ambito che mi incuriosisce da alcuni anni e che sono certo avrà un ruolo sempre più rilevante nella nostra vita nel prossimo futuro…

…il Biohacking.

Dott. Nicola TriglionePer parlartene ho scelto di ospitare un intervento del Dott. Nicola Triglione, fondatore di Cuorelongevo.

Il Dott. Triglione è Medico Specialista in Cardiologia e Sports Cardiology Fellow presso la University of Washington, nonché membro del medical staff di Ferrari Corse.

Come Medico crede fortemente nel ruolo dell’attività fisica, della nutrizione e dello stress management per migliorare il benessere e prevenire le più diffuse patologie croniche.

In questo suo intervento il dott. Triglione ci farà un’introduzione al Biohacking, spiegandoci cos’è e come può aiutarci a vivere meglio e in salute.

Bene, lascio la parola al dott. Triglione.

Cos’è il Biohacking

Il biohacking è il tentativo di influenzare positivamente il nostro funzionamento generale grazie allo studio della biochimica e della fisiologia.

Esso consiste nell’apportare modifiche allo stile di vita al fine di ottenere risultati a lungo termine.

Alla base c’è il concetto secondo cui migliorare la propria salute in forma preventiva sia più vantaggioso di trattare le malattie.

Le origini del biohacking

Le radici di questo movimento affondano nella cibernetica, che il suo fondatore Norbert Wiener definiva nel 1948 come:

“l’ambito degli studi a confine tra la biologia, la neurofisiologia e la gestione delle informazioni”.

Il fondamento della cibernetica è il “ciclo di retroazione” (feedback loop): l’essere umano riceve informazioni sull’ambiente e reagisce a questi segnali adattandosi.

L’ispirazione per questo termine deriva dal greco kybernetes – timoniere della nave – ed ha contribuito anche all’idea di cyborg: organismi cibernetici dotati di componenti esterni che estendono le funzioni di controllo e autoregolazione.

Gli hacker del corpo

L’hacker è un esperto di sistemi informatici capace di penetrare in reti protette.

Il biohacker si propone invece di utilizzare le conoscenze scientifiche per comprendere e ottimizzare i sistemi biologici.

Tra i tratti comuni troviamo:

  • La voglia di sperimentare in autonomia su se stessi.
  • La tendenza a condividere le proprie scoperte.
  • L’uso della tecnologia (a volte smodato).

È difficile dare una definizione univoca del movimento di biohacking.

Questo campo risulta in continua evoluzione grazie ai progressi della scienza e alla commercializzazione di nuovi dispositivi biometrici indossabili (wearables) che permettono di monitorare parametri in passato misurabili solo in laboratori specializzati.

Nata come “biologia in garage”, negli ultimi anni questo mondo sta vivendo un’enorme trasformazione ed è uscito dagli scantinati per attirare gli investimenti di colossi tecnologici.

Per esempio Elon Musk, fondatore di SpaceX e Tesla, ha finanziato l’azienda Neuralink al fine di sperimentare l’integrazione tra cervello e computer grazie all’impianto di microchip e all’intelligenza artificiale.

Lo so, sembra la trama di un romanzo distopico come “Il mondo nuovo” di Huxley o di un episodio della serie “Black Mirror”.

La realtà è che siamo dannatamente complessi

Anche se ci sono similitudini tra biologia e informatica, la complessità dei sistemi biologici è su un altro livello.

La nostra evoluzione, infatti, è in corso da milioni di anni tra continui meccanismi di adattamento e feedback.

Per questo motivo il biohacking implica la percezione dell’essere umano come un network integrato e la necessità di implementare modifiche all’intero sistema per ottenere un cambiamento significativo nel lungo periodo.

Di fatto, solo il tempo e l’osservazione aiutano a individuare i diversi fattori in gioco.

Invece l’approccio metodologico e la raccolta dei dati permettono di comprendere e modificare una variabile che si sta monitorando.

Il tema è di grande attualità e la diffusione di questi concetti sta interessando sia la sanità che il mondo dello sport. Inoltre, in un futuro non molto lontano, l’analisi di dati biometrici potrebbe condizionare la vita sociale e alcune dinamiche del mercato lavorativo come le assunzioni e il riconoscimento di bonus ai dipendenti.

“Se non si può misurare qualcosa, non si può migliorarla”.

Lord William Thomson Kelvin.

Non esistono scorciatoie per la salute

Definirsi biohackers non richiede saper modificare il DNA con la tecnologia CRISPR o iniettare cellule staminali per vivere in eterno.

Non è nemmeno un modo per giustificare le 40 pillole di integratori assunte ogni giorno o un impianto di microchip sottopelle.

Non c’è neanche bisogno di mezzi sofisticati: abbiamo già a disposizione strumenti molto efficaci che, una volta trasformati in abitudine, garantiscono risultati esponenziali.

Volete alcuni esempi?

Queste attività migliorano lo stato di salute grazie alla capacità di modulare l’espressione di specifici geni:

  • Esporsi alla luce solare.
  • Meditare.
  • Fare digiuno intermittente.
  • Trascorrere del tempo a contatto con la natura.

Biohacker è chiunque sia sulla strada del cambiamento personale per diventare la migliore versione di se stesso.

Questo traguardo viene perseguito nel rispetto degli altri e cercando un equilibrio tra l’ambiente esterno e quello interno.

Dunque, siete pronti? Per cominciare è essenziale comprendere i quattro pilastri della salute:

  1. Nutrizione.
  2. Esercizio fisico.
  3. Gestione dello stress.
  4. Sonno.

Io li considero fondamentali e li paragono alle gambe di un tavolo, perché hanno tutti la stessa importanza e richiedono una distribuzione equa degli sforzi. Quando ottimizzati, questi aspetti diventano superpoteri capaci di accorciare le distanze tra te e i tuoi obiettivi.

Scienza o pseudoscienza?

Il termine pseudoscienza indica ogni teoria o pratica che vuole apparire scientifica ma non possiede i criteri di scientificità.

In questo senso il biohacking è pieno di contraddizioni perché popolato da individui dal dubbio background scientifico che promettono risultati clamorosi consigliando tecniche o prodotti non testati.

In questi casi il confine tra realtà e finzione può essere sottile e un efficace discernimento è possibile solo studiando in maniera approfondita e ricordando che l’essere umano non è un sistema lineare: quello che funziona per gli altri, non necessariamente può funzionare per noi.

Consiglio di diffidare di presunti biohackers che invece di promuovere uno stile di vita si concentrano su barrette energetiche, integratori miracolosi e consumo elevato di caffè.

Ci sono passati tutti

Beh, se non tutti, almeno quelli che hanno visto il film “Limitless” (2011).

A chi non è mai capitato di ricercare online strategie per ridurre il bisogno di dormire o migliorare la concentrazione con l’ausilio di un rimedio non farmacologico?

Sentiamo sempre più spesso di persone che sono riuscite ad hackerare la propria fisiologia ottenendo risultati notevoli nella sfera personale e in quella lavorativa.

Per esempio, quanti di voi hanno mai pensato di provare i nootropi?

Molte persone sono attratte dalla possibilità di migliorare le funzioni cognitive con una pillola.

Vediamo cosa c’è di vero su queste molecole:

  • Poche sono realmente innocue.
  • Molte sono incompatibili con la nostra chimica cerebrale.
  • Alcune richiedono dosaggi elevati per avere un impatto significativo.
  • Altre causano effetti collaterali o hanno un elevato potenziale d’abuso (creano dipendenza).
  • La maggior parte delle pillole assunte servirà solo a produrre urine costose.
  • Spesso i benefici sono paragonabili a quelli ottenibili con una modificazione intensiva dello stile di vita.

Cosa può darci dunque il Biohacking?

I Biohackers hanno in comune l’intento di modificare la biologia per ottenere migliori prestazioni psicofisiche:

  • Aumentata energia.
  • Maggiore concentrazione.
  • Miglior tono dell’umore.
  • Accresciuta abilità di gestire lo stress.

Esistono inoltre tecniche di Biohacking per influenzare positivamente qualsiasi cosa, dal recupero dopo un allenamento intenso alla forza di volontà.

Di contro giocare con la chimica dei neurotrasmettitori o rendere estremo lo stile di vita può comportare dei rischi.

Se è vero che alla base del Biohacking vi è la ricerca individuale, in molti casi è meglio affidarsi ad un esperto.

Perché lo facciamo?

I Biohackers sono animati dal desiderio di creare, esplorare e innovare.

Però, se davvero intendiamo superare alcuni limiti fisici e mentali è opportuno chiedersi perché desideriamo questo cambiamento.

Biohacking è un termine che racchiude varie forme di miglioramento della salute e solo una profonda consapevolezza del proprio corpo e dei propri obiettivi può aiutare a scegliere la tecnica più compatibile con la propria indole.

Personalmente il motivo per cui da anni studio, sperimento e applico il biohacking è per mantenere uno stato di benessere duraturo sul piano psicofisico e sociale.

Questo è diventato anche un aspetto del mio lavoro: proporre strategie pratiche e fungere da filtro per argomenti che mi appassionano e che per me rappresentano l’unione tra sfera personale e professionale.

Il Biohacking è per tutti

Il nostro stile di vita è a dir poco frenetico e logorante.

Le conseguenze a lungo termine non sono trascurabili perché implicano l’insorgenza di disturbi fisici, mentali, emotivi e relazionali.

Per questo motivo sempre più persone sono alla ricerca di soluzioni per migliorare il proprio benessere e gestire lo stress della vita moderna.

Il biohacking si propone come strumento per ottimizzare questo percorso utilizzando la scienza, la tecnologia e una profonda comprensione della fisiologia umana.

L’aspetto più importante per cominciare è capire cosa funziona meglio per te.

“Il miglior investimento che puoi fare è su te stesso”

Warren Buffett.

Conclusioni

Ringrazio il dott. Nicola Triglione per questa introduzione al Biohacking :)

Se vuoi iniziare subito il tuo viaggio nel mondo del Biohacking, ti invito a leggere i primi articoli di approfondimento che abbiamo già pubblicato in questa nuova rubrica di EfficaceMente:

E fammi naturalmente sapere nei commenti se ci sono ambiti toccati dal Dott. Triglione che vorresti vedere approfonditi in articoli futuri e se in generale il Biohacking è un argomento che potrebbe interessarti.

Buona settimana e a presto.

Andrea Giuliodori.

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96 Commenti. Lascia un Commento!

  1. Avatar
    Maurizio ha detto:

    Sono interessatissimo all’argomento ben vengano argomenti di approfondimento…
    Grazie mille Andrea sei un mito.

    Rispondi
    • Avatar
      Alessandra ha detto:

      Interessante. Volentieri approfondisco

      Rispondi
      • Avatar
        Gianluca ha detto:

        Ciao Andrea, grazie per il curioso articolo. Credo sarebbe geniale un approfondimento sull’argomento del sonno e su come gestirlo al meglio. Ti saluto con grande stima.

      • Avatar
        Maria Silvia ha detto:

        Moooolto interessante, non conoscevo l’argomento che gradirei assolutamente approfondire. Grazie mille

      • Avatar
        Fancesco ha detto:

        Argomento per me nuovo,molto interessante

      • Avatar
        Andrea Giuliodori ha detto:

        Felice che ti interessi ;-)

    • Avatar
      Samuele ha detto:

      Ciao, anche a me interessa molto l’argomento! Grazie Andrea per i tuoi articoli sempre interessantissimi.

      Rispondi
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      Francesca ha detto:

      Grazie per questo interessante approfondimento, non avevo mai sentito parlare di “biohacking”!

      Rispondi
    • Avatar
      Silvia ha detto:

      Sì il biohacking è un argomento che mi interessa moltissimo e vorrei approfondirlo!

      Rispondi
    • Avatar
      Marco ha detto:

      Salve, vorrei sapere come il dottor Triglione valuta l’affidabilità o meno dei warables come gli orologi, per monitorare l’attività cardiaca, e le funzioni respiratorie piuttosto h è la qualità del sonno. Grazie :)

      Rispondi
  2. Avatar
    Nello ha detto:

    Ottimo articolo! Consiglierei un”articolo apprfondito ogni mese su un’aspetto del Bio Hacking! Grazie mille

    Rispondi
    • Avatar
      Chiara ha detto:

      A volte ci sono giorni dove proprio faccio fatica a concentrarmi al lavoro. Il problema so per certo che da un lato è causato dal fatto che mi sto moooolto disaffezionando al lavoro che ho, e infatti ho il piano per mettermi in proprio a metà 2021, tuttavia in qualche modo a metà 2021 ci devo arrivare.

      È un lavoro estremamente noioso senza un vero valore aggiunto dal punto di vista intellettuale, quindi il mio obiettivo sarebbe “minimo sforzo massima resa”, nel senso di “rapidità” soprattutto, dato che la qualità non è che abbia chissà che ruolo… temo che la risposta sia soltanto “autodisciplina” e basta.

      Rispondi
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        Luca ha detto:

        Ciao a tutti, sono in una situazione molto simile a quella di Chiara. Il problema è portare avanti ad un livello accettabile gli impegni presi in passato e non più interessanti, per me è diventato difficile (a volte impossibile) rispettare le scadenze imposte dall’attività che sto progressivamente abbandonando ma che mi è ancora utile per campare. L’autodisciplina fallisce continuamente, anche con l’aiuto di alcune pillole che dovrebbero (in base alle recensioni di chi già le usa) aumentare la concentrazione, qualche consiglio?

    • Avatar
      Kauko ha detto:

      Tutto qui???… aspettavo il seguito della lunga introduzione… Vabbè aspetto i nuovi articoli.

      Rispondi
      • Avatar
        Andrea Giuliodori ha detto:

        Se il tema è piaciuto, possiamo valutare degli approfondimenti ben più specifici e concreti :)

      • Avatar
        Cami75 ha detto:

        Moooolto interessante, propongo anch’io approfondimenti periodici entrando anche nello specifico della fisiologia umana “sperimentale”… Con evidenti sperimentazioni su se stessi… Mi offro volontario… Condivisione dei dati … Gruppo sperimentale volontario…

      • Avatar
        Marco ha detto:

        Sono d’accordo, basterebbe anche consigliare magari qualche sito o libro in cui approfondire l’argomento visto che il web è pieno di biohackers o presunti tali.

    • Avatar
      Giovanni ha detto:

      “l’analisi di dati biometrici potrebbe condizionare la vita sociale e alcune dinamiche del mercato lavorativo come le assunzioni e il riconoscimento di bonus ai dipendenti.” Piuttosto inquietante, ai limiti della teoria della razza… ma avrò capito male.

      Rispondi
      • Avatar
        Andrea Giuliodori ha detto:

        Beh, paradossalmente ci siamo già… non c’è responsabile risorse umane che non faccia un controllo sui profili social di un candidato prima di assumerlo. In futuro i dati disponibili saranno molti di più e di carattere biometrico. In merito al passaggio sul bonus ai dipendenti, ci sono già oggi aziende che riconoscono un premio ai dipendenti che fanno tot. passi ogni giorno, come incentivo alla buona salute.

        Bello? Brutto?

        Spetterà alla società e alla politica dare risposte e porre vincoli. La tecnologia di per sé tende ad essere neutra.

      • Avatar
        Marco ha detto:

        Molto interessante, se ci fossero altri articoli a riguardo li leggerei sicuramente!

      • Avatar
        Molto Interessante ha detto:

        Faccio biohackeraggio inconsapevole da un po’ e quindi senza raccolta dati per il conforto “scientifico”. Nutrizione, esercizio fisico e meditazione. Manca il lavoro sul quarto pilastro che sarebbe bello approfondire.
        Simone

    • Avatar
      Lapo ha detto:

      Ciao Andrea, grazie per l’interessante articolo. Da tempo infatti stavo pensando di studiare biologia per comprendermi “al microscopio”, cioè per capire quali sono i meccanismi biochimici interni che ci governano, come si modificano a seconda delle attività e abitudini e quindi quali sono i cambiamenti che portano e che si possono osservare esternamente. Biohacking è un bellissimo nome con cui chiamarlo! Grazie per i tuoi spunti

      Rispondi
  3. Avatar
    Raffaella Manzotti ha detto:

    Ciao Andrea e grazie al Dott. Triglione per questo articolo.
    Non conoscevo assolutamente il biohacking ma dal termine avevo vagamente intuito di cosa potesse trattarsi.

    A questo punto non vedo l’ora di leggere ulteriori articoli, questo mi ha ingolosita molto.

    Mi piacerebbe sapere se ci sono dei libri consigliati dai quali partire per un iniziale approfondimento teorico e quali attività pratiche è possibile fare per sperimentare su sè stessi e trovare quindi ció che davvero ci fa bene.

    Buona giornata

    Rispondi
  4. Avatar
    Luigi ha detto:

    Sono appassionato di crescita personale, a volte sperimento su me stesso tecniche apprese da libri o da internet (blog,etc,etc )
    Eppure sono sempre qua, bloccato nei miei limiti e nel mio modo di pensare. Dov’è che sbaglio?

    Rispondi
    • Avatar
      Sabrina ha detto:

      Argomento che andrebbe diffuso e reso popolare, penso che sia un passaggio evolutivo, in grado di aumentare le proprie consapevolezze. Forza, vediamo approfondimenti Andrea! Sempre utilissimo

      Rispondi
  5. Avatar
    Elisabetta ha detto:

    Trovo molto interessante il biohacking e mi piacerebbe approfondire!
    Grazie 🙏

    Rispondi
    • Avatar
      Barbara ha detto:

      Sei sempre bravissimo, Andrea, lasciatelo dire. Come divulgatore ma ancor prima come studioso, professionista e persona corretta, trasparente e preparatissima. Lodi, Lodi Lodi.
      PS: il biohacking mi interessa soprattutto dal punto di vista della gestione dello stress e aumento della concentrazione. Grazie

      Rispondi
      • Avatar
        Alessio ha detto:

        Articolo molto bello Andrea!
        Fortunatamente, vuoi per abitudini trasmesse dalla mia famiglia, vuoi per il benessere che ricevo quando pratico una delle attività descritte nell’articolo, ormai sono un Biohackerato di diritto!! 😂😂
        A parte gli scherzi…
        Ormai dopo quasi 10 anni che ti seguo, prendo ogni “cosa nuova” che proponi come uno stimolo di approfondimento sull’argomento.. e, in questo caso, farò lo stesso!

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