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Nel 2001, i ricercatori dell’Università di Pavia hanno condotto uno studio molto particolare…

Hanno chiesto a 23 persone, credenti praticanti, di indossare tutta una serie di sensori durante le loro preghiere quotidiane per misurarne la frequenza cardiaca e l’attività del sistema nervoso / vascolare.

Dai dati analizzati è emerso che i partecipanti, recitando l’Ave Maria (la versione originale latina), iniziavano a respirare ad un ritmo costante di circa 5,5 respiri al minuto ed entravano in un particolare stato psico-fisico noto come stato di coerenza cardiaca.

In questo stato il nostro cuore, il nostro sistema nervoso e il nostro sistema circolatorio si “sincronizzano“.

Ne deriva un significativo impatto (positivo) su diversi parametri fisiologici, ma anche e soprattutto un generale senso di benessere e rilassamento.

La cosa più curiosa è stata che i ricercatori hanno notato questo fenomeno anche nelle pratiche di altri credi religiosi:

nella recitazione del mantra buddhistaOṃ Maṇi Padme Hūṃ“; nella pratica delle antiche posizioni induiste note come Mudrā; ma anche in svariate tecniche e preghiere della tradizione Giapponese, Hawaiana, Africana, Taoista e dei Nativi americani.

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